mercoledì 15 novembre 2017

[Dal libro che sto leggendo] Occhi chiusi spalle al mare

Fonte: Pixturi
E oggi è davvero un libro che sto leggendo, anzi che ho appena iniziato a leggere stamattina. Il libro, uscito ad ottobre, è arrivato ieri e sono passata all'alba a ritirarlo da mia madre e, mentre ero in coda, non ho resistito e l'ho aperto. Mi sono fermata dove ora interrompo questo estratto, che sostituisce quello che era programmato, proprio perché è talmente accattivante che non potevo non farvelo sbirciare! 

Non è la prima volta che parlo e leggo questo autore (19 Dicembre '43) ma confesso che non mi aspettavo che mi attirasse così. E invece la storia Piero parte subito avvolgendo il suo lettore nelle ombre e scandendo il passaggio da una inquadratura e l'altra con il rintocco dell'orologio. In mezzo quel sentore di noir che Cutolo porta con sé naturalmente e che sa distribuire con grande maestria. 

Piero vive al Sud in un posto che è crocevia di storie italiane e di immigrati. Piero è anche uno che ha una sua storia che inizia con un padre distante e autoritario, forse anche troppo ingombrante con la sua pretesa di controllo. Poi una mattina, quel che troviamo alla guida non è il padre, ma Piero. 

Non aggiungo altro perché non credo ci sia da aggiungere nulla in più. Dopo aver letto questo pezzo, forse anche voi darete una chance a Cutolo per stupirvi o farlo nuovamente come ho fatto io. Ci vediamo alla fine del libro... io continuo a leggere!

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Uno

Serrande abbassate, finestre socchiuse, il silenzio galleggia fra la penombra delle case e il nero delle strade, avvolge gli oggetti che lo prendono in consegna e lo rilasciano a intermittenza nello spazio circostante. Un viavai muto attraverso spiragli e fessure, posti segreti, un moto che tiene in perfetto equilibrio la quiete delle cinque e ventiquattro del mattino.
Soprammobili, tende, alberi, fontane, tutto sembra sospeso nel tempo.
Dopo aver lavorato al silenzio e in silenzio tutta la notte, ogni cosa ritrae la sua anima in attesa del nuovo giorno. I lampioni si spengono a chiazze e cedono il passo al primo bagliore di un cielo terso.
E' una meravigliosa giornata di fine giugno.
La città dorme.
Un vento leggero sale dal mare portando con sé storie di vite lontane. Granelli di sabbia.
Il sibilo del SUV di Piero è l'unico rumore percepibile nell'aria ovattata delle cinque e venticinque del mattino, un bisturi che incide il silenzio e con esso si fonde. All'interno delle case il suono  arriva attutito quasi impercettibile. Anche l'angolo più remoto e dimenticato sembra pervaso dalla pace.
Ma dentro quel SUV accade qualcosa di diverso.
Il cuore di Piero sferra colpi massicci, a intervalli brevissimi l'uno dall'altro. Tonfi sordi, continui, che nelle sue orecchie assomigliano ai rintocchi di un pendolo.
La tensione è così forte che l'impugnatura stretta di tutte e due le mani sul volante non impedisce agli avambracci di tremare, la muscolatura si contrae a tal punto da provocargli dolore alla spalle, al collo. Una vertigine.
Le pupille compiono movimenti rapidissimi in ogni direzione. Gocce di sudore gli tagliano la fronte e si fermano sugli occhi. Le palpebre, inzuppate, diventano così pesanti che potrebbero chiudersi da un momento all'altro.
Ma sono le cinque e ventisei del mattino.
E, nonostante tutto, Piero arriverà in perfetto orario all'appuntamento più importante della sua vita.

Questo pezzo è tratto da:

Occhi chiusi spalle al mare
Donato Cutolo
Edizioni Spartaco, Ed. 2017
Collana "Dissensi"
Prezzo 13,00€ 

venerdì 10 novembre 2017

"Shakespeare and Company", Sylvia Beach - Dei ruggenti anni '20 parigini...

Parigi 1925 Fotografia di Roger-Viollet
Fonte: Venets

Ci sono storie del passato della letteratura che riescono ad essere, ancora oggi, più affascinanti di quelle inventate per la letteratura. Ci sono persone che hanno fatto per la letteratura internazionale molto più dei patinati autori. Hanno permesso che questa evolvesse e diventasse quello che è oggi, un immenso patrimonio culturale di memorie e di storie che, se lette, ci rendono persone migliori e ci fanno vivere, guardare e ascoltare saltando fra le epoche o vivendo nella fantasia, mille vite diverse. È un concetto un po’ strano detto così, diventa più chiaro se pensiamo all'immedesimazione che avevamo da ragazzini leggendo le gesta dei nostri amati eroi nei fumetti e nei libri illustrati. Ecco molte delle persone che si incrociano nel libro di oggi, avevano lo stesso sguardo trasognato e vivevano i libri, le fascinazioni del linguaggio e degli stili narrativi in maniera talmente totalizzante che, leggendo questo memoir, non si può fare a meno di rimanere coinvolti.

Siamo nella prima metà del ‘900, il periodo di cui parliamo è fra le due guerre fra il 1920 e la fine della seconda guerra mondiale. Il luogo è Parigi. Parigi è quel luogo in cui tutto il mondo che si distacca per convinzione o curiosità, nonché rifiuto delle convenzioni sociali si ritrova. È quel luogo dove in ogni angolo il pullulare delle conversazioni, che ai più sembrano astruse, ti raggiungono e stuzzicano la tua curiosità. Se tendete l’orecchio potreste sentire la voce baritonale di Gertrude Stein che commenta nel suo studio il primo quadro di Picasso che ha acquistato dicendo che la ragazzina rappresentata ha i piedi grossi o sentire Apollinaire e Picasso che parlano impauriti della collezione di oggetti africani che hanno acquistato e la cui provenienza non è così chiara, oppure vi capiterà di osservare un omino minuto con il cappello di paglia e gli occhialini. Ieri spendeva e spandeva, oggi è di nuovo povero, ha una moglie e dei figli e ha vissuto per un certo periodo in Italia, a Trieste per la precisione. Si chiama James ma tutti lo conosceranno e ne parleranno solo come Joyce, cognome che ci fa pensare a quel mastodontico mattone che è l'Ulisse. Ecco, lo troviamo a Parigi perché lì c'è una simpatica e scavezzacollo americana che, supportata dalla amica che fa anche lei la libraia, ha aperto un negozio di libri che poi ha spostato dopo un anno per stare più vicino alla sua Adrienne. L'Adrienne in questione noi la conosciamo già, è Adrienne Monnier, e qui l'abbiamo incontrata con la raccolta degli scritti che ha redatto per varie occasioni nella sua libreria che in Italia si trova sotto il titolo "Rue de l'Odeòn. La libreria che ha fatto il Novecento"(era pubblicato da :duepunti Edizioni). La nostra intrepida americana invece si chiama Sylvia Beach e s'innamora subito del progetto di Joyce e lavora alacremente per pubblicare quello che nessuno mai oserebbe fare con un autore così. E' affascinata dal suo eterno spingersi oltre il linguaggio convenzionale per creare nuovi percorsi comunicazionali.

Parigi non è solo la culla delle arti in quel periodo ma anche di una nuova libertà: il vivere fuori dalle convezioni. Colette aveva divorziato, aveva pubblicato libri scritti in cui campeggiava il suo nome e si era data al teatro facendosi anche un amante giovane, Gertrude Stein viveva con Alice Toklas, compagna da una vita e Sylvia e Adrienne erano molto più che unite da una sola amicizia, eppure il fatto di fare lo stesso lavoro, di vedere alla vita e all'esplorazione dei nuovi mondi letterari come un'opportunità da perseguire, fu un'amplificazione dei sentimenti che le univano così profondamente. Fece sì che quella strada che, prima di giungere sulla Senna doveva passare accanto al teatro, diventasse essa stessa il teatro delle gesta che molti autori, scrittori, architetti, artisti e giornalisti fecero per rendere quella porzione di Novecento magico e che gli sopravvivessero parte delle correnti che diventeranno i pilastri della cultura contemporanea. 

In questo rutilante mondo sono ambientate le memorie di Sylvia e, se pensate al fatto che quello che vi ho presentato è solo la minima parte di quel che smuove l'ambiente parigino, e poi leggere il libro lo troverete un po' sottono. Le descrizione dei metodi alquanto alternativi di Joyce di approcciare alla scrittura e gli aneddoti su di lui e su Hemingway rendono l'idea di quanto fossero uomini e al contempo geni questi artisti. Ce li rende più vicini, ma sebbene abbia dedicato una vita all'Ulisse, della Parigi fuori dal negozio ce n'è davvero poca rispetto ai lasciti della compagna. E' questo il neo di questo libro, che comunque andrebbe letto per avere una conoscenza in "presa diretta" e non solo accademica di Joyce. Perché Joyce, a quanto ci dice Sylvia non è l'Ulisse, è il contrario. Ogni parola scritta è una parola che non era abbastanza per significare il pensiero di colui che scriveva. L'ansia di comunicare una storia al di là della semplice comunicazione sino ad allora conosciuta e utilizzata è la stessa di Picasso alla ricerca del segno grafico unico e schematizzato che racconti la stessa storia. Se, come diceva la Stein, Picasso produceva tanti quadri e si accompagnava con soli scrittori perché in fondo era lui stesso uno scrittore e i suoi quadri pagine di storie, Joyce è uno scrittore pittorico che ha necessità di cesellare il linguaggio per poter tirare fuori tra le mille sfumature del significato quello nuovo, nascosto fino ad oggi ai più.

In questo Sylvia è più che puntuale, quasi una biografa d'eccezione e con un gran talento nella ricostruzione di questo ritratto così particolareggiato da risultare completamente diverso da quelli che si leggono in giro. La scrittura è scorrevole e piacevole, gli eventi sono raccontati in maniera che si susseguano uno dietro l'altro e mantengano il livello di coinvolgimento del lettore sempre alto; non sai mai che ti aspetterà alla pagina successiva eppure lo spirito voyeristico, che sobilla la scrittrice e che non sapevi di avere, ti porta a continuare a leggere per vedere che succederà ancora. Un libro bello, tutto sommato, anche se con questo neo di una occasione in parte persa perché, giusto da questi resoconti, abbiamo l'opportunità di tornare in quegli anni e continuare a sbirciare fra le strade di una città come nasce un nuovo mondo, quello che oggi abitiamo ma che non possiamo, perdendo la memoria, imparare ad apprezzare fino in fondo.

p.s.: L'originale libreria Shakespeare&Company è quella di Sylvia e non l'attuale. Venne chiusa all'inizio della guerra e Sylvia andò a lavorare con Adrienne a la "Maison des amis des livres" che invece rimase aperta anche durante tutto il periodo bellico. L'attuale Shakespeare&Co, ex Mistral, prese questo nome alla morte della Beach in suo ricordo.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Shakespeare and Company
Sylvia Beach
Edizioni Sylvestre Bonnard, ed. 2004
Traduzione a cura di Elena Spagnol Vaccari
Collana "Il piacere di leggere"
Prezzo 26,00€



mercoledì 8 novembre 2017

[Dal libro che sto leggendo] La lotteria

Fonte: Today found out


E' difficile parlare del libro di oggi non perché sia complicato ma perché è semplicissimo. E' la trasposizione su carta di quanto possa essere perfettamente agghiacciante la semplicità della realtà. Non sono racconti lunghi, quelli della Jackson, di cui oggi vi faccio sbirciare la prima pagina. Sono però lucidi, cristallini e disarmanti.  La raccolta di oggi prende il nome dal primo racconto ma si potrebbe anche definire come la raccolta dell'orrore della normalità.

E la semplicità di cui sopra si riscontra in racconti, dalle tinte nere, che si svolge in piena luce del giorno. E' un gran talento quello che non deve dipendere dallo scenario per rimanere nel genere e farlo vivere ai suoi lettori. Lo è di più quando questo viene messo al servizio di un racconto e non di un romanzo. Perché il racconto ha regole diverse di gestione dei tempi, non sempre ascrivibili al fatto che siano brevi, ma che sono sempre riferite al fatto che, nel racconto, il ritmo è diverso e la situazione generale è già, per grandi linee, chiara a tutti sin dall'inizio. Serve quindi non poca maestria per nascondere o celare il punto della storia.

Un libro sicuramente da leggere e che, tra parentesi, si legge in un soffio che che è davvero davvero coinvolgente. Sotto i dettagli del libro.
Buona sbirciata e buone letture,
Simona Scravaglieri


LA LOTTERIA 
La mattina del 27 giugno era limpida e assolata, con un bel caldo da piena estate; i fiori sbocciavano a profusione e l'erba era di un verde smagliante. La gente del paese cominciò a radunarsi in piazza, tra l'ufficio postale e la banca, verso le dieci. In certe città, dato il gran numero di abitanti, la lotteria durava due giorni, e bisognava iniziarla il 26 giugno; ma in questo paese, di sole trecento anime all'incirca, bastavano meno di due ore, sicché si poteva cominciare alle dieci del mattino e finire perché i paesani fossero a casa per il pranzo di mezzogiorno.

I primi ad arrivare furono naturalmente i bambini. La scuola era terminata da poco per le vacanze estive, e il senso di libertà dava ai più un certo disagio; tendevano a riunirsi pian piano in crocchi per qualche momento prima di sfrenarsi nel gioco, e parlavano ancora della classe e del maestro, di libri e reprimende. Bobby Martin si era già riempito le tasche [...]

Questa pagina è tratta da:

La lotteria
Shirley Jackson
Edizioni Adelphi, Ed. 2007
Traduzione a cura di Franco Salvadorelli
Collana "Piccola biblioteca Adelphi"
Prezzo 8,00€ 

mercoledì 18 ottobre 2017

[Dal libro che sto leggendo] Non disturbare

Claudio Marinaccio
dal profilo FaceBook dell'autore


E ripartiamo questa settimana dall'ultima recensione della scorsa, sbirciando nel libro di Claudio Marinaccio "Non disturbare". Il bello di questo libro è che, non essendo un romanzo, ma una raccolta di dialoghi e racconti si può leggere anche un po' per volta mentre il problema è che, come inizi a leggerlo, è talmente divertente che non lo metti più giù fino all'ultima pagina. Come detto è un modo diverso con il quale guardare a tutto ciò che ci da fastidio abitualmente: i call center, i venditori porta a porta, i testimoni di Geova, i tuttologi e chi più ne metta. Possiamo scegliere di subirli o seguire l'esempio di Claudio che, a quanto pare, coglie l'opportunità per ridicolizzare, con lo stile e il semplice buon uso dell'italiano, tecniche di marketing che sono diventate obsolete e controproducenti e che però in Italia vengono ancora utilizzate largamente nella speranza che il malcapitato abbocchi.

Si legge bene questo libro, in parte perché, Marinaccio, ha dalla sua l'esercizio continuo nello scrivere pezzi per riviste online e cartacee -e quindi ha quella naturale propensione dei giornalisti a individuare e perseguire il punto di quello che si racconta in poco spazio- e per il resto perché riesce a tenere un ritmo incalzante, a sottolineare lo scambio di battute, e a rallentarlo ove occorre, per evidenziare immagini particolari.
Come titolava il libro di Sini premiato allo strega qualche anno fa "Resistere non serve a nulla", a buon intenditore poche parole!

Buone letture!
Simona Scravaglieri



7. 

-Che bello! Oggi è il PPP day!-PPP day?-Il giorno di Pier Paolo Pasolini.-Ti piace Pasolini?-Sì, da morire. Cito sempre le sue frasi.-Che cosa hai letto di suo?-Be' qualche frase e qualche poesia...-Quale?-Non ricordo il titolo.-E poi?-Be', ho letto tanto sulla sua vita.-Cosa sai della sua vita?-Che era comunista e gay e anche che gli piaceva giocare a calcio.-Almeno qualche suo film l'hai visto?-Sì sì, quello che si mangiano la merda.-Intendi Salò o le 120 giornate di Sodoma?-Esatto! Anche se non l'ho visto tutto perché era un po' forte.-Mi fai un favore?-Certo, dimmi!-Fai il pieno alla tua macchina, poi guida fino a che non finisce la benzina in direzione Friuli. A quel punto scendi dall'auto e corri finché non hai più energie verso il comune di Casarsa.-E poi?-Poi entri dentro il cimitero e vai a chiedere perdono direttamente a Pasolini. Sulla sua tomba.-Ma...-E non è finita, uscito da lì corri verso la prima libreria e compri un suo libro e te lo leggi per intero.-Ma io...-Tu fottiti. Punto!

Questo pezzo è tratto da:


Non disturbare
Claudio Marinaccio
Miraggi Edizioni, Ed. 2017
Collana "Golem"
Prezzo 12,00€

venerdì 13 ottobre 2017

"Non Disturbare", Claudio Marinaccio - Due risate d'autore...

Fonte: Pinterest


In queste ultime settimane vi ho parlato un po' di tutto: gialli, romanzi, thriller, saggi sulla vita di grandi personaggi e via dicendo. Ieri mi domandavo cosa mancasse e poi mi è venuto in mente che io, ultimamente, ho letto anche alcuni libri divertenti. L'aspetto bello di leggere un libro divertente è non solo che ridi dall'inizio alla fine ma che anche, se ben scritto, rimani con quella bella sensazione di aver avuto e di essertela pure goduta. Questa è la storia di un autore capellone e figo, che gira in moto e che si inginocchia solo davanti ad un re, suo figlio. E' la storia di casa Marinaccio dove arrivano telefonate dei call center che ti vogliono vendere la qualunque e di un citofono gettonatissimo da venditori di robe varie e compratori di anime per la propria congrega. E' la storia di come affrontare diversamente la pesantezza della vita moderna anche se guardandola questa vita, a volte, pare di scorgere anche il passato da cui viene. Questa è la storia che raccoglie post pubblicati per divertimento che poi sono diventati un libro spassosissimo che fa piacere anche rileggere.

Cosa c'è in questo libro insomma? Non una storia unica ma una serie di dialoghi surreali intervallati da dei piccoli racconti che sono dei castoni estremamente affascinati. Immaginate che in una casa vi siano due coniugi, nell'altra stanza sentite il loro figlio mentre mugugna concentrato sul gioco che sta facendo. Squilla il telefono di casa e lei sospira quando vede il marito partire di gran carriera per andare a rispondere. Lui alza la cornetta e si pregusta tutti i possibili modi per poter ingarbugliare la precisa scaletta che ogni operatore deve per forza seguire per poter costringere il malcapitato ad acquistare quello che sta vendendo. Ecco, questo è quello che immagino avvenga giornalmente in casa Marinaccio. Il resto come i dialoghi, la perplessità del povero operatore incappato in questa situazione surreale o il testimone di Geova che ha citofonato al campanello -che si sa essere l'antro della prova più ardua della sua vita-, è tutto scritto da Claudio e, sebbene sia fatto di botta e risposta velocissimi e che non danno scampo, il tutto è davvero divertente.

Ecco se non siete pronti ad accettare che si possa comprare un buon libro possa anche suscitare ilarità avete un concetto ben strano della letteratura. Se c'è una cosa che ricordo come la prima volta che l'ho letto, è le risate che mi sono fatta quando leggevo dell'annosa lotta per smettere di fumare ne "La coscienza di Zeno" e come mi sono stupita che un "classico" potesse esser così divertente, non tutto d'accordo, ma quel pezzo era davvero spettacolare. E Claudio ce lo dimostra con quelle piccole ma sentite piccole foto di situazioni, che ci racconta a puntino, in piccoli capitoli che intervallano i dialoghi. Non è solo un interrompere il ritmo dell'ironia, ma è un vero e proprio momento di relax fra lettore e scrittore  a dimostrazione che la realtà ci riserva più di quel che ti aspetti e che suscita emozioni solo se la si sa raccontare senza orpelli di sorta. Così la coppia anziana che mangia al ristornate, il saccente del bar e via dicendo, tradiscono il senso del mondo che passa e ci permettono di guardare in faccia un'altra epoca e un altro modo di pensare. Non è che non si evolva, ma solo che, ad una certa età, non si è più flessibili come una volta - sia fisicamente che intellettualmente - e certe volte l'adattamento richiede più volontà e tempo del previsto.

A questo fa da contraltare la considerazione che il marketing stia impoverendo il mondo della vendita e l'uomo in generale. La normalizzazione dell'uomo e l'incasellamento in tipologie di utenza fanno sì che l'operatore non possa inizialmente e non voglia successivamente andare oltre la strada che gli viene imposta. Diventa difficile capire che chi stai chiamando è una persona e che devi interagire con lei per arrivare al nocciolo duro e poter vendere. Così quando l'operatore che immagina e rappresenta nitidamente Marinaccio arriva a chiamare proprio lui la contrapposizione fra marketing e uomo diventa come quella fra ordine limitante e caos creativo. Inutile che vi dica chi vince. Dei dialoghi qui riportati solo alcuni sono usciti su FaceBook e hanno avuto un gran successo e io non nascondo che, contrariamente alla mie abitudini, ogni tanto vado sulla bacheca di Claudio a vedere se ne ha pubblicato un altro.
La scrittura è fresca, ritmata e divertente. Non è eccessiva, l'alternaza fra dialoghi ironici e i piccoli castoni è ben dosata. Ben scritto, nessuna parola più del necessario serve né per la battuta e tanto meno per i momenti un po' più seri. Nella speranza di non ritrovarmelo davanti a qualche cantiere, ne sarebbe capace, a commentare con i nonnetti lo stato dei lavori, io vi consiglio di darci uno sguardo a questo libro, di certo non lo rimetterete giù. Ricordate che una risata non ha mai fatto male a nessuno.

Buone letture,
Simona Scravaglieri 


Non disturbare
Claudio Marinaccio
Miraggi Edizioni, Ed. 2017
Collana "Golem"
Prezzo 12,00€



giovedì 12 ottobre 2017

"Lizzie", Shirley Jackson - Il tradimento de "La lotteria"...

Eleanor Parker in "Lizzie"
Fonte: Eleanor Parker Blog

E mi piange davvero il cuore a scrivere questa recensione probabilmente perchè, a mia memoria, mai un libro Adelphi mi aveva lasciata più sconcertata e in più perché io, su Shirley Jackson, riponevo un sacco di speranze dopo aver letto "La lotteria" una piccola, ma davvero stupenda, raccolta di racconti. Il problema del libro di oggi è quello che sembra che l'idea geniale sia sfumata ancora prima di arrivare a metà libro. La storia, che avrebbe potuto percorrere strani e tortuosi anfratti della psiche umana contando sulla malattia di un unico personaggio, si sgretola pian piano perdendo tutto il suo smalto risolvendosi in un, per nulla atteso, finale che suona un po' farlocco. Non c'è soddisfazione nell'aver percorso tutto questo viaggio con la nostra Elisabeth e le sue altre proiezioni, perché nessuno dei possibili inferni  paradisi prospettati si rivela un'evoluzione della giovane ma si fa solo notare per poi sfumare in attesa del successivo. 

Elisabeth è la protagonista di questa storia che sembra essere stata scritta immaginandola come tradotta per essere messa in scena. Con lei un medico, riconosciuto psichiatra di valore, e la zia di lei, altera e bisbetica ed egocentrica zitella, sorella della madre di Lizzie. Immaginate un sipario che si apre su una scena di un ufficio di un museo e una giovane ragazza vestita, almeno nel mio personale immaginario, come le sue coetanee degli anni '40. Appoggia la borsetta sul tavolo, si siede alla scrivania e sbircia il tavolo che ha lasciato prima di uscire a pranzo. C'è un foglio con qualcosa scritto sopra, con la mano lo prende per leggerlo con più comodità nel mentre si siede. E' una serie di minacce e, la nostra, non mostra alcun segno di paura ma si domanda chi sia stato a lasciarla lì incompiuta. La riguarda, piega il foglio e lo infila in borsetta; lo porterà a casa e lo chiuderà nella cappelliera dove custodisce, da occhi indiscreti, tutto ciò che ritiene personale e privato. Elisabeth non parla, è schiva e riservatissima, talmente tanto che in ufficio nemmeno notano se ci sia oppure no. Ha perso la madre da giovane e erediterà i soldi lasciati dal padre solo alla sua maggiore età, vive con la zia che ha il compito di amministrare con estrema parsimonia e profitto il suo lascito. Poi un giorno scatta una parola fuori posto, dopo qualche tempo un'intera serata di ingiurie, di cui Elisabeth non ricorda assolutamente nulla. Tutti questi fatti strani per una giovane così educata  convincono la zia che, la nipote, si debba far vedere da un medico visto che oltretutto lamenta dolori vari. E' così che Elisabeth conoscerà il suo psichiatra e che, il dottor Wright, conoscerà tutte le sfaccettature della giovane.

E' in pratica un'evoluzione de "Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr Hyde" questa storia, lì c'era una trasformazione dello stesso protagonista grazie ad una pozione e qui avviene grazie alle sedute ipnotiche. Solo che non sono solo tre Elisabeth quelle che si presentano a Wright ma quattro. Hanno tutte un elemento distintivo: la schiva, la dolce, la birichina e la sboccata. Ecco, per quanto mi riguarda il "thriller" si ferma qui, quando le quattro capiscono che una deve surclassare le altre per continuare ad esistere e il "nero" si era già fermato alla prima descrizione dell'austera carta da parati della casa della zia di Lizzie. Quando finalmente tutte le personalità si manifestano, il tutto diventa più confuso perché le varie voci non sono così riconoscibili e quindi in più punti tocca rivedere tutto il dialogo che si sta leggendo per capire chi sta parlando. In più, mano a mano che la storia va avanti rallenta il ritmo fino a diventare quasi statica in alcuni momenti descrittivi che nulla aggiungono, anzi ammazzano, l'attenzione del lettore. E' in quei momenti che, conoscendo altro dell'autrice, sembra quasi che si sia persa anche lei. Le situazioni stagnano e non vanno avanti e persino una fuga si risolve in un nulla di fatto. Non coglie alcuna occasione di quelle che si creano e quindi la tensione andando avanti scema e diventa difficile proseguire con la lettura.

Ed è un peccato perché l'idea di partenza era davvero accattivante e anche i personaggi sembravano adatti a quello che doveva essere un thriller in continuo crescendo che, nella realtà invece, si risolve in poche azioni e in lunghe descrizioni che non portano ad ulteriori sviluppi. Potremmo dire che questa incostanza nel ritmo è una metafora degli stadi di cura? No, affatto, persino lo psichiatra ad un certo punto perde di credibilità, l'unica che rimane perfettamente nitida e coerente è la zia, sebbene ogni tanto le si metta in bocca discorsi senza senso perché non sono premonizioni di cose che in realtà avverranno. 
Nulla è rimasto della raccolta di racconti che avevo letto tempo fa, non c'è genialità, creatività o capacità di far sentire il gelo dell'ansia anche in una giornata di sole. La penna della Jackson invece diventa noiosa e tortuosa, quasi persa in un mare di strade che non vuole percorrere e decide di rimanere ai margini annichilendo ogni possibilità di rendere tangibili le emozioni dei suoi personaggi.
E' per questo che rimane persistente questa sensazione che sia stato scritto non per leggerlo ma solo per metterlo in scena.

E' un peccato dire che non mi è piaciuto, ma purtroppo è successo. Non è un thriller, non ha nemmeno un'anima nera, ha solo una pesantezza di narrazione e di descrizioni evidentemente non generata come effetto voluto ma che sembra sinonimo di una storia sfumata già prima di finire di scriverla. Così le profondità delle situazioni si annullano diventando immagini bidimensionali e statiche, la storia perde di coerenza e il finale sembra un po' farlocco. Leggerò altro della Jackson, ma questo non entrerà fra i suoi lavori, a mio avviso, fra i più riusciti. Peccato, sarà per la prossima volta.  

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Lizzie
Shirley Jackson
Adelphi, Ed.  2014
Traduzione a cura di L. Noulian
Collana "Fabula"
Prezzo 20,00€


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mercoledì 4 ottobre 2017

[Dal libro che sto leggendo] Le sorelle misericordia

Marco Ciriello
Fonte: L'indice dei libri

De "Le sorelle misericordia" ve ne ho parlato venerdì e, a parte la mia necessità di rimettere in pari, quello che ho letto con le recensioni e finalmente destinare il recensito alla libreria o all'oblio di un mercatino, ho scelto volutamente di far uscire l'estratto proprio dopo la recensione. Chiaramente questo non è un libro a oblio, ma da tenere in bella vista in libreria, perché ha talmente tanti aspetti diversi da guardare ed è così veloce e scorrevole da leggere che è quasi un obbligo rileggerlo ogni tanto per vedere "che effetto fa". Sarete d'accordo con la sorella religiosa o con quella atea? Oppure sceglierete di comprendere la posizioni di chi sa già che morirà oppure sceglierete di schierarvi con chi lotta fino all'ultimo? Poi c'è la "divina provvidenza" un po' manzoniana, quella che agisce per smontare ciò che è certo, dando un taglio netto a tutti i fili della storia, che crea effetti decisamente contrastanti, lasciando lettori e protagonisti in sospeso con il fiato.

Fa un po' eretico per me pronunciare Manzoni in una recensione o introduzione ad un romanzo campano. Perché con il tempo, e i libri, ho imparato a leggere e apprezzare la narrativa e la saggistica campana e ne ho scoperto le profonde radici che arrivano ad attaccarsi a secoli di folklore e cultura antecedenti e che sono capaci ancora oggi di stupire i lettori. E sono sempre stata convinta che la letteratura lombarda, che tanto ha dato a quella italiana, abbia surclassato, non sempre a ragione, quella campana in favore della facilità della leggibilità dei testi. Invece è proprio dalla narrativa contemporanea campana viene un'immensa quantità di proposte che rientrano nei generi più letti o che li mischiano ma che creano un ventaglio di storie, racconti e saggi che nulla hanno da invidiare alla proposta contemporanea di altre regioni. Anzi, molto spesso la qualità è così elevata da essere un delitto ignorare questi libri. 

Questo è uno dei casi in cui un racconto lungo diventa come un tomo di quelli in voga oggi, dimostrando che l'immensità delle sfumature umane nelle relazioni con se stessi e con gli altri non necessitano di fronzoli, ma di verità. E per la verità, se lo sai fare, non servono poi tante parole. Bellissimo libro.
Buone letture,
Simona Scravaglieri 

Uno 

La donna che stiamo osservando mentre scopre l'irreversibilità della sua vita per diversi anni è stata il tennis italiano, quarta nella classifica WTA, con un titolo del Grande Slam vinto. Laura Cammarata aveva talento, stile e intelligenza tennistica. Poi c'ha rinunciato, per un balzo d'amore, e religiosità. Non l'ha detto a nessuno, e qui per la prima volta diremo - lasciando comunque all'oscuro gli altri protagonisti di questa storia -, ma quando era uscita inspiegabilmente dalla Road Laver Arena e di fatto dall'Australian Open, interrompendo il match contro Serena Williams che stava vincendo, lo aveva fatto per l'improvvisa apparizione della madre di Cristo, sì, aveva visto la Madonna, dietro la sua avversaria. A lei era sembrato segno evidente, che la invitava a smettere e a cercare una strada diversa. Nemmeno per un attimo aveva provato a pensare che forse quella visione era figlia dell'eccesso di sforzo o concentrazione, che forse era solo un retaggio della sua pur rispettabile ed enorme religiosità. Aveva chiuso e riaperto gli occhi, due volte, guardato meglio e rimesso la pallina in tasca, alzato un braccio, chiamato l'arbitro, si era avvicinata alla rete con più determinazione di Jhon McEnroe, chiesto scusa alla sua avversaria, e via di seguito a tutti quelli che provavano a fermarla, ripetendo sempre le stesse due parole: Non posso, Non posso, Non posso; e poi aveva infilato il tunnel che portava agli spogliatoi fra lo sconcerto generale, recitando averpatergloria a bassa voce. E quando si era voltata, nel casino del campo, la Madonna non c'era più. C'era il suo allenatore che sembrava Tony Soprano quando scopre che uno dei suoi è una spia dei federali. In quasi tutte le tivù del mondo i telecronisti si interrogavano tirando in ballo tensione e depressioni, anche notizie di gossip sulla castità della Cammarata e sulle sue preghiere prima delle gare, roba che Kakà appariva un chierichetto in confronto, frase scritta un mucchio di volte. Lei invece, c'aveva giocato con la pubblicità che la ritraeva come «Angelo dei nostri tempi». Altri giorni.

Questo pezzo è tratto da: 

Le sorelle misericordia
Marco Ciriello
Edizioni Spartaco, Ed. 2017
Collana "Dissensi"
Prezzo 8,00€   

venerdì 29 settembre 2017

"Le sorelle misericordia", Marco Ciriello - Si ferma prima...

"Meditation and Mystery"
JERRY UELSMANN
Fonte:Peter Fetterman Gallery


Il libro di oggi è una storia che "si ferma prima". Prima di cosa Simò? Si ferma un pelo prima della fine naturale. Il lavoro di oggi si costruisce con la stessa materia impalpabile e inspiegabile che costituisce la vita: non c'è istruzione per l'uso e nemmeno un'indicazione di quale strada seguire o che di che pericoli arriveranno. Ciriello racconta quasi in presa diretta un momento particolare in cui un paio di vite, che fino a quel momento erano lontane anni luce fisicamente e spiritualmente, si riuniscono, per un certo verso, solo fisicamente. Sono due sorelle che torneranno a vivere insieme; completamente diverse l'una dall'altra si ritrovano in un spazio compresso a dichiararsi amore e guerra, come succede sempre fra due persone che si vogliono bene, perché si conoscevano e perché parenti e quindi è quasi un'affezione dovuta. E' un gioco delle le parti fra due anime che, dopo aver vissuto così a lungo lontane, devono imparare nuovamente a conoscersi e a capirsi, nonché amarsi, non più per convenzione ma per reciproca comprensione.

Sono diversissime, fisicamente e caratterialmente: una bionda e l'altra mora. La prima bella, alta, solare, sportiva e vincente, sceglie di lasciare tutto un giorno, durante una partita: visualizza in un attimo che, quello che sta facendo, non è più quello che vuole per sé stessa. L'altra mora, studiosa e schiva, non così d'impatto come la sorella; ha dovuto costruire, mattone per mattone, quello che è, oggi, il mondo in cui vive da adulta. Eppure, l'immagine che restituiscono, nel confronto una davanti all'altra, è completamente diversa. E poi c'è la malattia che è la scusa e anche il motivo per cui, la casa romana le vede riunirsi, diventa il palcoscenico su cui osservare le schermaglie e le emozioni che regolano le umane relazioni.

La strategia vincente di Ciriello, nel realizzare un lavoro che non rientra nei canoni classici, che è un po' più di un racconto e un po' meno di un romanzo è data dal fatto che prenda, dalle due tipologie, le caratteristiche migliori. Ogni momento, ogni parola, ogni immagine non è un unico ma un insieme come se appartenesse ad un romanzo. E' una storia grande, ingombrante perché gronda di molteplici significati e significanti. Così non esiste solo il confronto fra le due donne, ma quello fra sorelle nella vita e alla ricerca dell'attenzione della madre. C'è anche il pensiero che l'altra abbia avuto quello che invece si voleva per sé stessi. C'è la solitudine del sapere come si è che si acuisce nel momento in cui la tua immagine privata è diversa da quella percepita dagli altri e la profonda frustrazione del non riuscire a spiegarsi con gli altri. C'è l'egoismo di un affetto familiare e il dolore di una perdita, dell'altro e personale, e c'è anche l'accettazione dell'inevitabile. Tutto questo? Ebbene sì e, ironia della sorte, tutto questo non richiede pompose descrizioni, tristi e abbrutite sensazioni da "prossimo al dirupo". Non c'è buio qui, c'è sempre luce. Come avverrebbe per un romanzo, non c'è spazio all'autocompiacimento è necessario non perdere il filo per non distogliere l'attenzione da quel limite naturale della storia, che alla fine "non sarà" anche se arriva.

Ed è questa la cosa che io ho più apprezzato di questo autore: questa storia è viva perché si svolge come si svolgerebbe quella di ognuno di noi. Non ci sono scatti, se non quelli che occorrono nelle questioni di tutti i giorni, la vita qui raccontata è in balia del fato, oggi ci sei, domani anche oppure no. Il problema non diventa più, come succede in molti libri, "cosa sarà dopo di me" ma è cruldemente e semplicemente "cosa rimane di me". Il distacco dalla vita diventa terribile quando pensi di essere dimenticato, ma, quando la morte pensi che sia lontana, la domanda che affiora quando diventi adulto è completamente diversa: riguarda quello che non vedrai, che non sarai, che non proverai. Poi un giorno le tue priorità cambiano, per un qualsiasi motivo e vieni presa da una improvvisa mancanza d'aria. Tutto quello che ti circonda ti è estraneo, tutti coloro che tendono una mano sono fuori luogo, fuori tempo, sconosciuti e lontani. Avviene quando scopri che stai percorrendo una strada che non ti appartiene più e succede altrettanto quando ti comunicano che qualcosa come una malattia ti impedirà di arrivare al prossimo incrocio o a quello successivo. Non c'è deroga, non c'è alternativa: devi adattarti nonostante il mondo vada con un'altra velocità e voglia mantenere lo status quo.

Non vi racconterò altro di questo libro magistralmente scritto, perché non serve. Alla prima riga avevo già detto abbastanza. Come nella vita qui non c'è la speranza che qualcuno possa cambiare il finale ma c'è, comunque, una rassicurante certezza: nessuno può farci nulla, è tutto scritto o lasciato al caso per i più fatalisti. L'ombra che lasci quando non ci sei più non sarà eterna, ma l'intensità delle emozioni che trasmette parla di te ma tu non ci sarai a sentirla e a viverla. Quell'accettazione che alla vista delle emozioni egoistiche di chi non ti vuol perdere è la forma più grande di ribellione che ti permette di vivere intensamente nella tua ombra prima che sia troppo tardi o, almeno, nella speranza di riuscirci. Un concetto profondamente antitetico al sentire del cuore, eppure perfettamente comprensibile.
Ottanta pagine di bellezza senza fine. Leggetelo e basta.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Le sorelle misericordia
Marco Ciriello
Edizioni Spartaco, ed. 2017
Collana "Dissensi"
Prezzo 8,00€



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mercoledì 27 settembre 2017

[Dal libro che sto leggendo] La bambola di Kokoschka


Alfonso Cruz
Fonte: Wook

Ve ne ho parlato venerdì di " La bambola di Kokoschka" e oggi, giusto per battere il ferro finché è caldo, vi faccio sbirciare il primo capitolo. E' un puzzle di vite e di vicende che va sbrogliato leggendo il libro dall'inizio alla fine, un po' come l'ha concepito l'autore. A Roma a Dicembre, in una intervista rilasciata ai blogger, a domanda diretta, ha spiegato di aver costruito le storie quasi simultaneamente e che queste alla fine si sono riunite naturalmente. E, in effetti, ci sta; il racconto ricostruisce la scena finale passo dopo passo creando nel lettore l'effetto di aggirare il tempo e lo spazio mentre, quando lo guardi alla fine, tutto insieme, il tempo non è stato modificato o artefatto. La storia ha seguito passo dopo passo il tempo che scorreva, ma la realtà del lettore sembra rimanere ferma mentre i fotogrammi di queste vite gli scorrono davanti.

Questo permette all'autore di tessere i fili di tutte le vite dei personaggi incastrandoli in una tela ramificata e perfetta che alla fine ti ammalia. È un lavoro complesso ma davvero affascinante che, difficilmente, non vi lascerà incantati. 
Con il capitolo dell'estratto di oggi siamo a Dresda, sotto assedio. C'è un negozio di uccelli, il cui proprietario è Bonifaz Vogel. Non è che lui volesse proprio il negozio, ma i suoi parenti sono tutti morti e quindi il negozio è rimasto a lui che, tutte le mattine, si alza, si lava e si veste e va in negozio. Entra, fa le pulizie e si siede sulla sedia di paglia ascoltando i trilli dei canarini. Poi un giorno, il pavimento parla, poi comparirà un ragazzo e poi anche una donna. Ci sarà un'altra città, che verrà dopo una notte di tantissime bombe e poi tanto altro.

In fondo all'estratto ci sono i riferimenti di questo libro.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

La voce che proviene dalla terra 

All'età di quarantadue anni, o più precisamente due giorni dopo il suo compleanno, Bonifaz Vogel cominciò a sentire una voce. All'inizio pensò che fossero i topi. Poi, pensò di chiamare qualcuno per liberarsi dai tarli. Qualcosa glielo impedì. Forse il modo in cui la voce glielo aveva ordinato, con l'autorevolezza delle voci che ci abitano più profondamente. Sapeva che tutto ciò che succedeva nella sua testa, ma aveva la strana sensazione che le parole venissero su dal parquet e passassero attraverso di suoi piedi. Provenivano dalle profondità della terra e riempivano il locale che ospitava il negozio di uccelli. Bonifaz Vogel indossava sempre i sandali, anche d'inverno. Sentiva le parole intrufolarsi tra le unghie ingiallite, tra le dita che si contraevano, e si sforzava di ascoltare frasi intere che sbattevano contro le piante dei suoi piedi, si arrampicavano sulle sue gambe bianche e ossute e rimanevano prigioniere nella sua testa grazie al cappello. Provò più volte a toglierselo, per qualche secondo, ma si sentiva nudo.
I capelli di Bonifaz Vogel, molto soffici, erano sempre pettinati, bianchissimi, e sormontati da un cappello di feltro (che alternava, d'estate, con un altro cappello più leggero).
Passava le sue giornate seduto su una sedia in paglia di Vienna che uno zio gli aveva portato dall'Italia.
Ci si era seduto il duce, gli aveva detto suo zio.
Il giorno in cui ricevette la sedia come regalo di compleanno, Bonifaz Vogel la provò e gli piacque. La trovò confortevole, era un bel pezzo d'arredamento, con delle gambe robuste. La prese, la sollevò sopra la testa e la portò nel negozio di uccelli. Un pappagallo fischiò al suo passaggio e Vogel sorrise. Posò la sedia vicino ai canarini e si sedette sotto ai trilli, lasciando che gli riempissero la testa di spazi vuoti.
Quando gli uccessi cantavano con maggiore  intensità, Bonifaz Vogel se ne stava buono per paura che, se si fosse alzato, avrebbe battuto la testa sui trilli belli.

Questo pezzo è tratto da:

La bambola di Kokoschka
Alfonso Cruz
La Nuaova Frontiera, ed. 2016
Traduzione a cura di Marta Silvetti
Collana "Liberamente"
Prezzo 17,00€

venerdì 22 settembre 2017

"La bambola di Kokoschka", Alfonso Cruz - la giostra degli incastri perfetti...

La sposa del vento
Fonte: RestaurArs



È un po' un'impresa parlare del libro di oggi perché è un lavoro decisamente atipico e non poteva essere altrimenti visto che è nel catalogo La Nuova Frontiera. Come vi dicevo parlando dell'altro lavoro di Paco Taibo II, "L'ombra dell'ombra" e nel Diario in cui facevo riferimento alla lettura di questo libro, leggere i libri di questo catalogo è sempre un'esperienza particolare. In questo caso parliamo di un lavoro complesso, perché, sebbene sembri ci siano due storie disgiunte, queste, vanno a comporre un'unica trama finale annettendo parte della storia di un particolare pittore, realmente esistito e che nemmeno conoscevo, che si chiama Oscar Kokoschka. Anzi potremmo dire che questa storia, sebbene si presenti solo a libro iniziato, ne sembra invece la reale ispirazione e inizio.

Siamo in una Desdra sotto assedio nell'ultimo conflitto mondiale e questa storia si apre riproducendo in parole l'effetto di quei film che necessitano di far ambientare gli spettatori per farli entrare nel mood giusto. Immaginate una strada popolare, due ragazzini stanno correndo, scappano per la precisione. Dei soldati hanno loro intimato di fermarsi, ma loro corrono più veloce che possono. Poi degli spari. Uno dei due viene colpito a morte, ma nell'ultimo istante, mentre cade, tenta di attaccarsi alla gamba dell'amico. L'amico prosegue la sua folle corsa fino ad un negozio di uccelli e si nasconde in cantina, ma la gamba che l'amico ha toccato prima di cadere ucciso non ne vuole sapere di tornare a piegarsi correttamente. È come se l'amico fosse ancora lì aggrappato, come per non farsi dimenticare o non far dimenticare al protagonista la colpa di non essersi fermato ad aiutarlo. Poi c'é Vogel che ha uno stuolo di parenti tutti morti che alla fine gli hanno fatto ereditare un negozio di uccelli, a Dresda, sotto assedio. Ogni mattina apre, pulisce, si siede sulla sedia di paglia di Vienna e aspetta, prega in silenzio e ascolta una voce che viene da chissà dove, e che per lui è Dio, che gli racconta le storie della bibbia. Vogel non parla, ma è una grande presenza con il suo silenzio. Poi una donna che cerca la vita che un artista che l'amava non le sapeva dare e una storia che viene da lontano, dalla Lituania che darà un posto definitivo alle cose e alle persone, svelato da chi lo ha solo immaginato a chi invece lo ha solo vissuto.

Ci ho messo davvero tanto a pensare a come scrivere questo post, perché è una storia che ne ingloba altre e che, alla fine, trova una soluzione, e una definizione insperata dei personaggi e dei ruoli. Sinceramente, però, è davvero complicato dire come sia riuscito a fare la quadratura del cerchio. Se partiamo mettendo alla base di questa immaginaria ricostruzione la vita di colui, che avrebbe fatto costruire una bambola ad immagine e somiglianza dell'amore perduto, non dico sia più semplice ma, forse, sarà meno complesso spiegare come sia fatta la "balena". 
Kokoschka è stato un pittore dagli alti e bassi decisamente reboanti. Era nato con del talento che andava indirizzato, gestito, eppure, con le basi ottenute studiando, la sua forma espressiva  è sempre decisamente marcata, diretta quasi sfacciata. Nel momento in cui va a Berlino e ha l'occasione di conoscere Alma Mahler, vedova di quel Gustav Mahler il compositore. L'amore lo travolge e più di una biografia dice che non si riprese più dopo che lei lo lasciò. Il frutto della passione fra Alma e Oscar, si legge su Restaurars è il dipinto "La sposa nel vento" che si vede all'inizio di questa recensione. E sì, si fece fare una bambola con le sue misure e che imitasse perfettamente l'aspetto dell'amata, e quando la vide rimase decisamente deluso ma la tenne con sé finché un giorno, in uno scatto d'ira e di frustrazione, non ne potè più della sua copia e la distrusse abbandonandola fra i rifiuti.

La storia, nonostante abbia un altro inizio e si svolga in un altro tempo, parte proprio da qui ed è una storia di handicap. Non sono persone menomate, ma chi è protagonista di queste vicende è mancante sempre di qualcosa: di parole anche se non è muto, di amore ma non è solo, di amicizia ma conosce tanta gente e via dicendo. È e rimane la storia di chi non è che non veda quello che ha ma che gli viene nascosto dalla vita stessa. È una storia scritta come l'avrebbe dipinta Kokoschka, a tinte forti, a volte di colori dissonanti fra di loro, che si sviluppa come un vortice dalla bambola e sovverte i principi del tempo e della geometria, finendo nel punto dove è iniziata. Ogni personaggio ha il suo spazio, ogni momento la sua ragione, ogni scelta la sua giustificazione. Ma per soppesare il singolo bisogna avere tutto il quadro d'insieme, altrimenti la singola vicenda sembra caotica come quelle adiacenti. Eppure l'handicap che caratterizza questi personaggi non è un peso o una negatività persistente, ma un'opportunità. La gamba che non vuole camminare è un memento ma anche un momento per fermarsi per carpire il linguaggio del silenzio, la voce -che non si sente- permette di soppesare i battiti delle ali e del cuore, la bambola ricorda l'amore che fu ma anche che la perdizione nel passato è un limite. Così la storia, quella che tutto rimette a posto, diventa il perno da cui dipanare i mille percorsi che queste diverse anime compiono per l'Europa e per mare. È qui che il tutto si trasforma in un tesoro in questo libro; quando improvvisamente ti appare la sua anima di giostra che nel girare muove i fili delle vite dei protagonisti riposizionandoli in incastri nuovi e differenti eppure validi e alimentati da una sopita speranza che non li fa mai fermare o autocommiserarsi. Volendo l'autore potrebbe ancora cambiare le carte in tavola modificando gli incastri disegnati con altri, eppure, il senso generale della storia non cambierebbe il suo effetto. E questo, devo ammettere, è davvero affascinante.

Perché strano a dirsi, ma tutti gli incastri possibili sono ascrivibili allo stesso significante ovvero il trovare l'opportunità anche nel limite. Che sia il grigiore di una vita o la solitudine o altro, l'opportunità si crea proprio dal vivere il tutto come fosse un'eccezionalità, fino in fondo e al meglio delle possibilità. Magari la nostra vita non cambierà, ma noi l'avremo vissuta coltivando l'opportunità. E se i ricordi sbiadiscono, le storie rimangono come immagini ricordo nei punti in cui ci siamo trovati, o incastrati, con altri senza dover far ricorso a feticci ma solo all'emozione assaporata in silenzio. È un gioco di sguardi, come alla corsia del supermarket, non servono parole basta la presenza al lato del capo visivo, per richiamare l'attenzione.
A tutto questo complicato incastro di vicende si contrappone una scrittura semplice e scorrevole e orientata a tenere il ritmo: è diviso in capitoli piccolissimi e capitoli lunghissimi che mimano i "battiti dei cuori" dell'epoca storica che stanno vivendo. Tra li attacchi e le bombe, i capitoli sono veloci, fugaci e brevissimi e nei momenti di calma diventano più lunghi e rilassati, accompagnati, a volte, da immagini grottesche a commento di quanto contengono.

Un lavoro decisamente complesso dunque, quello di Cruz, che rimane imperdibile per lo stile e la soluzione narrativa scelti che portano ad una chiusa insperatamente semplice e al contempo credibile. Ecco, tornando alla recensione della scorsa settimana, questo è davvero un libro da leggere e regalare: quando vi avvicinerete a questa storia seguite il mio consiglio, non tentate di cercare subito il bandolo della matassa dove non c'è ma lasciatevi trasportare. Solo allora, quando avrete seguito i sentieri disegnati dall'autore per i suoi lettori capirete e mi darete ragione.
Consigliatissimo agli impavidi.

Buone letture,
Simona Scravaglieri  

La bambola di Kokoschka
Alfonso Cruz
La Nuaova Frontiera, ed. 2016
Traduzione a cura di Marta Silvetti
Collana "Liberamente"
Prezzo 17,00€


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mercoledì 20 settembre 2017

[Dal libro che sto leggendo] Il libro dei Baltimore

Joël Dicker
Fonte: Telegraph

Ecco, per quanto ne ho detto in recensione, a posteriori io non andrei oltre il prologo, ma so che qualcuno di voi lo farà, per il gusto di vedere se ho ragione o no, ed è una cosa che accetto e stimo. Mi piace verificare quello che leggo e che si dice in giro perché questo mi da un metro di misura sui gusti delle persone che leggo e che frequento. In questo caso non temo smentita a meno che, come avevo scritto in una precedente versione della recensione, e che non è comparso in quella pubblicata, de "Il libro dei Baltimore" ovvero che non si usi la frase ammazza-conversazione del "a me piace così". Se "a me piace così" non è seguito da motivazioni il più possibile oggettive, chi la pronuncia, di solito fa una figura un po' barbina; è un po' come dire "questo è mio e l'ho deciso io!" come bambini viziati. 

Ci sta che uno si faccia rapire da una storia anche se è mal scritta o mal congeniata nella trama, anche a me è successo più di una volta e una delle tante è proprio "L'amore bugiardo" in cui avrei sinceramente menato la Flynn per il finale da quattro soldi e sono passata sopra i vari cliché. Ma in quel caso l'idea di una costruzione così diversa dal consueto, la voce data ai due protagonisti che era così verosimile mi avevano fatto promuovere il libro anche se c'era anche lì molto da tagliare. Quindi non è che non capisco chi legge libri "tomici" per il gusto di leggerli. Quello che mi disturba è che "libro tomico sì" ma, e bisogna pretenderlo, con una storia ben fatta. Qui la trama non va, la scelta narrativa è confusionaria se non addirittura pessima, si utilizzano mezzi da scrittore principiante e l'importanza di leggere questa storia, come dice nel prologo, non rimane evidente nemmeno con la spiegazione finale.

È un romanzo che poteva essere un buon romanzo ma che è invece un ottimo spreco di carta e per una storia decisamente dimenticabile. 
Peccato.
Buone letture,
Simona Scravaglieri 


Prologo
Domenica 24 ottobre 2004.
Un mese prima della tragedia

Domani, mio cugino Woody entrerà in carcere. Vi passerà i prossimi cinque anni della sua vita.
Sulla strada che conduce all'aeroporto di Baltimore a Oak Park, il quartiere della sua infanzia dove sto andando a raggiungerlo per il suo ultimo giorno di libertà, lo immagino presentarsi davanti al cancello dell'imponente penitenziario di Chesire, nel Connecticut.
Passo la giornata con lui, nella casa di zio Saul, dove siamo stati così felici. Ci sono anche Hillel e Alexandra, e insieme ricostituiamo per cinque ore il meraviglioso quartetto che siamo stati. In quel momento, non ho la minima idea dell'influenza che quella giornata avrà sulle nostre vite.

Due giorni dopo, ricevo una telefonata di zio Saul.
"Marcus? Sono lo zio Saul."
"Ciao, zio Saul. Come st..."
Non mi lascia finire
"Ascoltami bene, Marcus: devi venire a Baltimore. Senza fare domande. È successa una cosa grave."
Riattacca . Io penso che sia caduta la linea e lo richiamo subito: non risponde. Dato che insisto, finisce per rispondere e mi dice tutto d'un fiato: "Vieni a Baltimore"
Riattacca di nuovo.

Se trovate questo libro, leggetelo per favore.
Vorrei che qualcuno conoscesse la storia dei Goldman di Baltimore.


Questo pezzo è tratto da:

Il libro dei Baltimore
Joël Dicker
La nave di Teseo, ed (Mondolibri) 2017
Traduzione a cura di Vincenzo Vega
Prezzo (edizione La Nave di Teseo) 22,00€
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