mercoledì 15 novembre 2017

[Dal libro che sto leggendo] Occhi chiusi spalle al mare

Fonte: Pixturi
E oggi è davvero un libro che sto leggendo, anzi che ho appena iniziato a leggere stamattina. Il libro, uscito ad ottobre, è arrivato ieri e sono passata all'alba a ritirarlo da mia madre e, mentre ero in coda, non ho resistito e l'ho aperto. Mi sono fermata dove ora interrompo questo estratto, che sostituisce quello che era programmato, proprio perché è talmente accattivante che non potevo non farvelo sbirciare! 

Non è la prima volta che parlo e leggo questo autore (19 Dicembre '43) ma confesso che non mi aspettavo che mi attirasse così. E invece la storia Piero parte subito avvolgendo il suo lettore nelle ombre e scandendo il passaggio da una inquadratura e l'altra con il rintocco dell'orologio. In mezzo quel sentore di noir che Cutolo porta con sé naturalmente e che sa distribuire con grande maestria. 

Piero vive al Sud in un posto che è crocevia di storie italiane e di immigrati. Piero è anche uno che ha una sua storia che inizia con un padre distante e autoritario, forse anche troppo ingombrante con la sua pretesa di controllo. Poi una mattina, quel che troviamo alla guida non è il padre, ma Piero. 

Non aggiungo altro perché non credo ci sia da aggiungere nulla in più. Dopo aver letto questo pezzo, forse anche voi darete una chance a Cutolo per stupirvi o farlo nuovamente come ho fatto io. Ci vediamo alla fine del libro... io continuo a leggere!

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Uno

Serrande abbassate, finestre socchiuse, il silenzio galleggia fra la penombra delle case e il nero delle strade, avvolge gli oggetti che lo prendono in consegna e lo rilasciano a intermittenza nello spazio circostante. Un viavai muto attraverso spiragli e fessure, posti segreti, un moto che tiene in perfetto equilibrio la quiete delle cinque e ventiquattro del mattino.
Soprammobili, tende, alberi, fontane, tutto sembra sospeso nel tempo.
Dopo aver lavorato al silenzio e in silenzio tutta la notte, ogni cosa ritrae la sua anima in attesa del nuovo giorno. I lampioni si spengono a chiazze e cedono il passo al primo bagliore di un cielo terso.
E' una meravigliosa giornata di fine giugno.
La città dorme.
Un vento leggero sale dal mare portando con sé storie di vite lontane. Granelli di sabbia.
Il sibilo del SUV di Piero è l'unico rumore percepibile nell'aria ovattata delle cinque e venticinque del mattino, un bisturi che incide il silenzio e con esso si fonde. All'interno delle case il suono  arriva attutito quasi impercettibile. Anche l'angolo più remoto e dimenticato sembra pervaso dalla pace.
Ma dentro quel SUV accade qualcosa di diverso.
Il cuore di Piero sferra colpi massicci, a intervalli brevissimi l'uno dall'altro. Tonfi sordi, continui, che nelle sue orecchie assomigliano ai rintocchi di un pendolo.
La tensione è così forte che l'impugnatura stretta di tutte e due le mani sul volante non impedisce agli avambracci di tremare, la muscolatura si contrae a tal punto da provocargli dolore alla spalle, al collo. Una vertigine.
Le pupille compiono movimenti rapidissimi in ogni direzione. Gocce di sudore gli tagliano la fronte e si fermano sugli occhi. Le palpebre, inzuppate, diventano così pesanti che potrebbero chiudersi da un momento all'altro.
Ma sono le cinque e ventisei del mattino.
E, nonostante tutto, Piero arriverà in perfetto orario all'appuntamento più importante della sua vita.

Questo pezzo è tratto da:

Occhi chiusi spalle al mare
Donato Cutolo
Edizioni Spartaco, Ed. 2017
Collana "Dissensi"
Prezzo 13,00€ 

venerdì 10 novembre 2017

"Shakespeare and Company", Sylvia Beach - Dei ruggenti anni '20 parigini...

Parigi 1925 Fotografia di Roger-Viollet
Fonte: Venets

Ci sono storie del passato della letteratura che riescono ad essere, ancora oggi, più affascinanti di quelle inventate per la letteratura. Ci sono persone che hanno fatto per la letteratura internazionale molto più dei patinati autori. Hanno permesso che questa evolvesse e diventasse quello che è oggi, un immenso patrimonio culturale di memorie e di storie che, se lette, ci rendono persone migliori e ci fanno vivere, guardare e ascoltare saltando fra le epoche o vivendo nella fantasia, mille vite diverse. È un concetto un po’ strano detto così, diventa più chiaro se pensiamo all'immedesimazione che avevamo da ragazzini leggendo le gesta dei nostri amati eroi nei fumetti e nei libri illustrati. Ecco molte delle persone che si incrociano nel libro di oggi, avevano lo stesso sguardo trasognato e vivevano i libri, le fascinazioni del linguaggio e degli stili narrativi in maniera talmente totalizzante che, leggendo questo memoir, non si può fare a meno di rimanere coinvolti.

Siamo nella prima metà del ‘900, il periodo di cui parliamo è fra le due guerre fra il 1920 e la fine della seconda guerra mondiale. Il luogo è Parigi. Parigi è quel luogo in cui tutto il mondo che si distacca per convinzione o curiosità, nonché rifiuto delle convenzioni sociali si ritrova. È quel luogo dove in ogni angolo il pullulare delle conversazioni, che ai più sembrano astruse, ti raggiungono e stuzzicano la tua curiosità. Se tendete l’orecchio potreste sentire la voce baritonale di Gertrude Stein che commenta nel suo studio il primo quadro di Picasso che ha acquistato dicendo che la ragazzina rappresentata ha i piedi grossi o sentire Apollinaire e Picasso che parlano impauriti della collezione di oggetti africani che hanno acquistato e la cui provenienza non è così chiara, oppure vi capiterà di osservare un omino minuto con il cappello di paglia e gli occhialini. Ieri spendeva e spandeva, oggi è di nuovo povero, ha una moglie e dei figli e ha vissuto per un certo periodo in Italia, a Trieste per la precisione. Si chiama James ma tutti lo conosceranno e ne parleranno solo come Joyce, cognome che ci fa pensare a quel mastodontico mattone che è l'Ulisse. Ecco, lo troviamo a Parigi perché lì c'è una simpatica e scavezzacollo americana che, supportata dalla amica che fa anche lei la libraia, ha aperto un negozio di libri che poi ha spostato dopo un anno per stare più vicino alla sua Adrienne. L'Adrienne in questione noi la conosciamo già, è Adrienne Monnier, e qui l'abbiamo incontrata con la raccolta degli scritti che ha redatto per varie occasioni nella sua libreria che in Italia si trova sotto il titolo "Rue de l'Odeòn. La libreria che ha fatto il Novecento"(era pubblicato da :duepunti Edizioni). La nostra intrepida americana invece si chiama Sylvia Beach e s'innamora subito del progetto di Joyce e lavora alacremente per pubblicare quello che nessuno mai oserebbe fare con un autore così. E' affascinata dal suo eterno spingersi oltre il linguaggio convenzionale per creare nuovi percorsi comunicazionali.

Parigi non è solo la culla delle arti in quel periodo ma anche di una nuova libertà: il vivere fuori dalle convezioni. Colette aveva divorziato, aveva pubblicato libri scritti in cui campeggiava il suo nome e si era data al teatro facendosi anche un amante giovane, Gertrude Stein viveva con Alice Toklas, compagna da una vita e Sylvia e Adrienne erano molto più che unite da una sola amicizia, eppure il fatto di fare lo stesso lavoro, di vedere alla vita e all'esplorazione dei nuovi mondi letterari come un'opportunità da perseguire, fu un'amplificazione dei sentimenti che le univano così profondamente. Fece sì che quella strada che, prima di giungere sulla Senna doveva passare accanto al teatro, diventasse essa stessa il teatro delle gesta che molti autori, scrittori, architetti, artisti e giornalisti fecero per rendere quella porzione di Novecento magico e che gli sopravvivessero parte delle correnti che diventeranno i pilastri della cultura contemporanea. 

In questo rutilante mondo sono ambientate le memorie di Sylvia e, se pensate al fatto che quello che vi ho presentato è solo la minima parte di quel che smuove l'ambiente parigino, e poi leggere il libro lo troverete un po' sottono. Le descrizione dei metodi alquanto alternativi di Joyce di approcciare alla scrittura e gli aneddoti su di lui e su Hemingway rendono l'idea di quanto fossero uomini e al contempo geni questi artisti. Ce li rende più vicini, ma sebbene abbia dedicato una vita all'Ulisse, della Parigi fuori dal negozio ce n'è davvero poca rispetto ai lasciti della compagna. E' questo il neo di questo libro, che comunque andrebbe letto per avere una conoscenza in "presa diretta" e non solo accademica di Joyce. Perché Joyce, a quanto ci dice Sylvia non è l'Ulisse, è il contrario. Ogni parola scritta è una parola che non era abbastanza per significare il pensiero di colui che scriveva. L'ansia di comunicare una storia al di là della semplice comunicazione sino ad allora conosciuta e utilizzata è la stessa di Picasso alla ricerca del segno grafico unico e schematizzato che racconti la stessa storia. Se, come diceva la Stein, Picasso produceva tanti quadri e si accompagnava con soli scrittori perché in fondo era lui stesso uno scrittore e i suoi quadri pagine di storie, Joyce è uno scrittore pittorico che ha necessità di cesellare il linguaggio per poter tirare fuori tra le mille sfumature del significato quello nuovo, nascosto fino ad oggi ai più.

In questo Sylvia è più che puntuale, quasi una biografa d'eccezione e con un gran talento nella ricostruzione di questo ritratto così particolareggiato da risultare completamente diverso da quelli che si leggono in giro. La scrittura è scorrevole e piacevole, gli eventi sono raccontati in maniera che si susseguano uno dietro l'altro e mantengano il livello di coinvolgimento del lettore sempre alto; non sai mai che ti aspetterà alla pagina successiva eppure lo spirito voyeristico, che sobilla la scrittrice e che non sapevi di avere, ti porta a continuare a leggere per vedere che succederà ancora. Un libro bello, tutto sommato, anche se con questo neo di una occasione in parte persa perché, giusto da questi resoconti, abbiamo l'opportunità di tornare in quegli anni e continuare a sbirciare fra le strade di una città come nasce un nuovo mondo, quello che oggi abitiamo ma che non possiamo, perdendo la memoria, imparare ad apprezzare fino in fondo.

p.s.: L'originale libreria Shakespeare&Company è quella di Sylvia e non l'attuale. Venne chiusa all'inizio della guerra e Sylvia andò a lavorare con Adrienne a la "Maison des amis des livres" che invece rimase aperta anche durante tutto il periodo bellico. L'attuale Shakespeare&Co, ex Mistral, prese questo nome alla morte della Beach in suo ricordo.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Shakespeare and Company
Sylvia Beach
Edizioni Sylvestre Bonnard, ed. 2004
Traduzione a cura di Elena Spagnol Vaccari
Collana "Il piacere di leggere"
Prezzo 26,00€



mercoledì 8 novembre 2017

[Dal libro che sto leggendo] La lotteria

Fonte: Today found out


E' difficile parlare del libro di oggi non perché sia complicato ma perché è semplicissimo. E' la trasposizione su carta di quanto possa essere perfettamente agghiacciante la semplicità della realtà. Non sono racconti lunghi, quelli della Jackson, di cui oggi vi faccio sbirciare la prima pagina. Sono però lucidi, cristallini e disarmanti.  La raccolta di oggi prende il nome dal primo racconto ma si potrebbe anche definire come la raccolta dell'orrore della normalità.

E la semplicità di cui sopra si riscontra in racconti, dalle tinte nere, che si svolge in piena luce del giorno. E' un gran talento quello che non deve dipendere dallo scenario per rimanere nel genere e farlo vivere ai suoi lettori. Lo è di più quando questo viene messo al servizio di un racconto e non di un romanzo. Perché il racconto ha regole diverse di gestione dei tempi, non sempre ascrivibili al fatto che siano brevi, ma che sono sempre riferite al fatto che, nel racconto, il ritmo è diverso e la situazione generale è già, per grandi linee, chiara a tutti sin dall'inizio. Serve quindi non poca maestria per nascondere o celare il punto della storia.

Un libro sicuramente da leggere e che, tra parentesi, si legge in un soffio che che è davvero davvero coinvolgente. Sotto i dettagli del libro.
Buona sbirciata e buone letture,
Simona Scravaglieri


LA LOTTERIA 
La mattina del 27 giugno era limpida e assolata, con un bel caldo da piena estate; i fiori sbocciavano a profusione e l'erba era di un verde smagliante. La gente del paese cominciò a radunarsi in piazza, tra l'ufficio postale e la banca, verso le dieci. In certe città, dato il gran numero di abitanti, la lotteria durava due giorni, e bisognava iniziarla il 26 giugno; ma in questo paese, di sole trecento anime all'incirca, bastavano meno di due ore, sicché si poteva cominciare alle dieci del mattino e finire perché i paesani fossero a casa per il pranzo di mezzogiorno.

I primi ad arrivare furono naturalmente i bambini. La scuola era terminata da poco per le vacanze estive, e il senso di libertà dava ai più un certo disagio; tendevano a riunirsi pian piano in crocchi per qualche momento prima di sfrenarsi nel gioco, e parlavano ancora della classe e del maestro, di libri e reprimende. Bobby Martin si era già riempito le tasche [...]

Questa pagina è tratta da:

La lotteria
Shirley Jackson
Edizioni Adelphi, Ed. 2007
Traduzione a cura di Franco Salvadorelli
Collana "Piccola biblioteca Adelphi"
Prezzo 8,00€ 

mercoledì 18 ottobre 2017

[Dal libro che sto leggendo] Non disturbare

Claudio Marinaccio
dal profilo FaceBook dell'autore


E ripartiamo questa settimana dall'ultima recensione della scorsa, sbirciando nel libro di Claudio Marinaccio "Non disturbare". Il bello di questo libro è che, non essendo un romanzo, ma una raccolta di dialoghi e racconti si può leggere anche un po' per volta mentre il problema è che, come inizi a leggerlo, è talmente divertente che non lo metti più giù fino all'ultima pagina. Come detto è un modo diverso con il quale guardare a tutto ciò che ci da fastidio abitualmente: i call center, i venditori porta a porta, i testimoni di Geova, i tuttologi e chi più ne metta. Possiamo scegliere di subirli o seguire l'esempio di Claudio che, a quanto pare, coglie l'opportunità per ridicolizzare, con lo stile e il semplice buon uso dell'italiano, tecniche di marketing che sono diventate obsolete e controproducenti e che però in Italia vengono ancora utilizzate largamente nella speranza che il malcapitato abbocchi.

Si legge bene questo libro, in parte perché, Marinaccio, ha dalla sua l'esercizio continuo nello scrivere pezzi per riviste online e cartacee -e quindi ha quella naturale propensione dei giornalisti a individuare e perseguire il punto di quello che si racconta in poco spazio- e per il resto perché riesce a tenere un ritmo incalzante, a sottolineare lo scambio di battute, e a rallentarlo ove occorre, per evidenziare immagini particolari.
Come titolava il libro di Sini premiato allo strega qualche anno fa "Resistere non serve a nulla", a buon intenditore poche parole!

Buone letture!
Simona Scravaglieri



7. 

-Che bello! Oggi è il PPP day!-PPP day?-Il giorno di Pier Paolo Pasolini.-Ti piace Pasolini?-Sì, da morire. Cito sempre le sue frasi.-Che cosa hai letto di suo?-Be' qualche frase e qualche poesia...-Quale?-Non ricordo il titolo.-E poi?-Be', ho letto tanto sulla sua vita.-Cosa sai della sua vita?-Che era comunista e gay e anche che gli piaceva giocare a calcio.-Almeno qualche suo film l'hai visto?-Sì sì, quello che si mangiano la merda.-Intendi Salò o le 120 giornate di Sodoma?-Esatto! Anche se non l'ho visto tutto perché era un po' forte.-Mi fai un favore?-Certo, dimmi!-Fai il pieno alla tua macchina, poi guida fino a che non finisce la benzina in direzione Friuli. A quel punto scendi dall'auto e corri finché non hai più energie verso il comune di Casarsa.-E poi?-Poi entri dentro il cimitero e vai a chiedere perdono direttamente a Pasolini. Sulla sua tomba.-Ma...-E non è finita, uscito da lì corri verso la prima libreria e compri un suo libro e te lo leggi per intero.-Ma io...-Tu fottiti. Punto!

Questo pezzo è tratto da:


Non disturbare
Claudio Marinaccio
Miraggi Edizioni, Ed. 2017
Collana "Golem"
Prezzo 12,00€

venerdì 13 ottobre 2017

"Non Disturbare", Claudio Marinaccio - Due risate d'autore...

Fonte: Pinterest


In queste ultime settimane vi ho parlato un po' di tutto: gialli, romanzi, thriller, saggi sulla vita di grandi personaggi e via dicendo. Ieri mi domandavo cosa mancasse e poi mi è venuto in mente che io, ultimamente, ho letto anche alcuni libri divertenti. L'aspetto bello di leggere un libro divertente è non solo che ridi dall'inizio alla fine ma che anche, se ben scritto, rimani con quella bella sensazione di aver avuto e di essertela pure goduta. Questa è la storia di un autore capellone e figo, che gira in moto e che si inginocchia solo davanti ad un re, suo figlio. E' la storia di casa Marinaccio dove arrivano telefonate dei call center che ti vogliono vendere la qualunque e di un citofono gettonatissimo da venditori di robe varie e compratori di anime per la propria congrega. E' la storia di come affrontare diversamente la pesantezza della vita moderna anche se guardandola questa vita, a volte, pare di scorgere anche il passato da cui viene. Questa è la storia che raccoglie post pubblicati per divertimento che poi sono diventati un libro spassosissimo che fa piacere anche rileggere.

Cosa c'è in questo libro insomma? Non una storia unica ma una serie di dialoghi surreali intervallati da dei piccoli racconti che sono dei castoni estremamente affascinati. Immaginate che in una casa vi siano due coniugi, nell'altra stanza sentite il loro figlio mentre mugugna concentrato sul gioco che sta facendo. Squilla il telefono di casa e lei sospira quando vede il marito partire di gran carriera per andare a rispondere. Lui alza la cornetta e si pregusta tutti i possibili modi per poter ingarbugliare la precisa scaletta che ogni operatore deve per forza seguire per poter costringere il malcapitato ad acquistare quello che sta vendendo. Ecco, questo è quello che immagino avvenga giornalmente in casa Marinaccio. Il resto come i dialoghi, la perplessità del povero operatore incappato in questa situazione surreale o il testimone di Geova che ha citofonato al campanello -che si sa essere l'antro della prova più ardua della sua vita-, è tutto scritto da Claudio e, sebbene sia fatto di botta e risposta velocissimi e che non danno scampo, il tutto è davvero divertente.

Ecco se non siete pronti ad accettare che si possa comprare un buon libro possa anche suscitare ilarità avete un concetto ben strano della letteratura. Se c'è una cosa che ricordo come la prima volta che l'ho letto, è le risate che mi sono fatta quando leggevo dell'annosa lotta per smettere di fumare ne "La coscienza di Zeno" e come mi sono stupita che un "classico" potesse esser così divertente, non tutto d'accordo, ma quel pezzo era davvero spettacolare. E Claudio ce lo dimostra con quelle piccole ma sentite piccole foto di situazioni, che ci racconta a puntino, in piccoli capitoli che intervallano i dialoghi. Non è solo un interrompere il ritmo dell'ironia, ma è un vero e proprio momento di relax fra lettore e scrittore  a dimostrazione che la realtà ci riserva più di quel che ti aspetti e che suscita emozioni solo se la si sa raccontare senza orpelli di sorta. Così la coppia anziana che mangia al ristornate, il saccente del bar e via dicendo, tradiscono il senso del mondo che passa e ci permettono di guardare in faccia un'altra epoca e un altro modo di pensare. Non è che non si evolva, ma solo che, ad una certa età, non si è più flessibili come una volta - sia fisicamente che intellettualmente - e certe volte l'adattamento richiede più volontà e tempo del previsto.

A questo fa da contraltare la considerazione che il marketing stia impoverendo il mondo della vendita e l'uomo in generale. La normalizzazione dell'uomo e l'incasellamento in tipologie di utenza fanno sì che l'operatore non possa inizialmente e non voglia successivamente andare oltre la strada che gli viene imposta. Diventa difficile capire che chi stai chiamando è una persona e che devi interagire con lei per arrivare al nocciolo duro e poter vendere. Così quando l'operatore che immagina e rappresenta nitidamente Marinaccio arriva a chiamare proprio lui la contrapposizione fra marketing e uomo diventa come quella fra ordine limitante e caos creativo. Inutile che vi dica chi vince. Dei dialoghi qui riportati solo alcuni sono usciti su FaceBook e hanno avuto un gran successo e io non nascondo che, contrariamente alla mie abitudini, ogni tanto vado sulla bacheca di Claudio a vedere se ne ha pubblicato un altro.
La scrittura è fresca, ritmata e divertente. Non è eccessiva, l'alternaza fra dialoghi ironici e i piccoli castoni è ben dosata. Ben scritto, nessuna parola più del necessario serve né per la battuta e tanto meno per i momenti un po' più seri. Nella speranza di non ritrovarmelo davanti a qualche cantiere, ne sarebbe capace, a commentare con i nonnetti lo stato dei lavori, io vi consiglio di darci uno sguardo a questo libro, di certo non lo rimetterete giù. Ricordate che una risata non ha mai fatto male a nessuno.

Buone letture,
Simona Scravaglieri 


Non disturbare
Claudio Marinaccio
Miraggi Edizioni, Ed. 2017
Collana "Golem"
Prezzo 12,00€



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