martedì 31 gennaio 2017

"Raffles: the amateur Cracksman", E. W. Hornung - Il segreto del genio sta nel motore...

Fonte: HiloBrow

Ricordate che vi avevo detto che non avevo letto il primo volume delle raccolte dei racconti di Raffles pubblicati da CasaSirio? Beh, eccoci qui, ho rimediato all'errore praticamente il mese successivo, cosa che solitamente avviene di rado ma complici le #BBB, il café che dedica ogni mese ad un editore diverso, mi sono ritrovata ad averlo per le mani e a leggerlo anche con molto piacere. Lo stile è sempre lo stesso, forse un po' meno sciolto di quello successivo ma, in fondo, questa serie di racconti mette le basi per quelli successivi e quindi, come avviene per il secondo volume, vengono raccontati nell'ordine temporale che va dall'incontro di Raffles e Bunny dopo tanti anni (visto che sono stati anche compagni di scuola), fino al periodo di separazione dei due che finisce quando inizia il volume di "Raffles. Caccia al ladro". 

Raffles e Bunny, infatti, rievocano anche i tempi della scuola in uno dei racconti e, ad un certo punto, riusciamo anche a scorgere lo strano magnetismo che contraddistingue il loro rapporto. Perché, come dicevo nella precedente recensione, questo connubio si regge su un assunto di base immutabile: il vero motore, quello che scatena, foraggia e spinge Raffles e crea queste storie è Bunny. Nonostante la raccolta sia intitolata al celebre ladro, anche Raffles ammette in uno dei racconti che, senza Bunny, non c'è gusto a fare quello che fa. Non c'è infatti artista che non abbia bisogno del ritorno entusiastico del pubblico per le sue opere per sentirsi tale. E Raffles concepisce il furto proprio come una forma d'arte e il suo creatore Hornung, per sottolineare questa sua inclinazione di pensiero, lo fornisce anche di uno studio da artista perché possa mettere a punto i suoi piani.

Ci sono addirittura punti in cui Raffles sembra più interessato al progetto di un furto, rispetto che al furto stesso perché affascinato dal meccanismo dell'impossibile realizzabile. E' un po' come quando si programma un viaggio, la costruzione dell'itinerario, la selezione dei luoghi da vedere,  la scelta dei mezzi, dei pernottamenti sono la parte più bella ed emozionante del viaggio stesso a volte. Ecco, Raffles vive il tutto proprio così ma poi, se quando sei riuscito a portare a casa un oggetto di valore, non hai nessuno con cui condividere l'impresa, il tutto perde di smalto. Bunny, in questo senso per Raffles è perfetto: lo segue ciecamente,  lo ammira, ha bisogno di spiegazione (per questo è anche funzionale all'autore per spiegare i meccanismi che non si vedono) e infine e ammirato di ogni impresa che si svolge davanti ai suoi occhi.

L'altro grande aspetto di questa raccolta è che, come succedeva per il libro precedente, anche in questo la prosa è scorrevole, a volte appare forse anche troppo semplificata. In Hornung è evidente lo stesso interesse del suo beniamino nella concezione del furto, nello svolgimento e nell'eliminare i fattori pericolosi. Nel momento di svolgimento, la prosa semplice è congeniale perché permette di creare quella tensione nell'attesa di qualcosa che deve avvenire che altrimenti, nelle storie di un ladro che rifiuta lo scontro diretto con le forze dell'ordine, non ci sarebbe. Invece l'insieme di diversi fattori come la scrittura, il motore Bunny, il contesto - ovvero la Londra benestante - collabora a creare quel campo di gioco perfetto perché Raffles possa emergere e divertire.

E' stata una lettura decisamente divertente e piacevole,
buone letture,
Simona Scravaglieri

Raffles: the amateur Cracksman
E. W. Hornung
CasaSirio editore, ed. 2015
Traduzione a cura di Chiara Bonsignore
Prezzo 14,00€ 




Fonte: CasaSirio

lunedì 30 gennaio 2017

Le letture della Centuriona: Il segreto di Black Rabbit Hall

E siamo arrivati alla recensione di fine mese di Natascia Mameli che, come ogni mese, ci racconta una delle sue letture. Siete pronti? Allora sediamoci tutti comodi e lasciamoci raccontare questo nuovo libro consigliato dalla libraia!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Fonte: Amazon

Nuovo anno, nuova vita, si dice.
Qui la vita procede come sempre, e, a dirla tutta, vi auguro lo stesso.

Titolo: Il segreto di Black Rabbit Hall (titolo originale: Black Rabbit Hall)
Autore: Eve Chase
Casa editrice: Rizzoli
Traduttrice: Beatrice Masini


Partiamo con una considerazione estetica che, come si suol dire, pure l'occhio etc... etc... La copertina, di cui la elaborazione grafica è stata curata da Librofficina, Roma, secondo quanto riportato all'interno del libro, è bellissima. La realizzazione, leggermente in rilievo, del cancello e della scritta da quella sensazione di profondità e lontananza dalla casa, laggiù, in basso, che trovo veramente aggiunga valore al libro.

Nel libro si alternano due storie ambientate in due tempi separati da "più di trent'anni".
Alla fine degli anni '60 troviamo la famiglia Alton, a raccontarci la loro storia è, in prima persona, Amber, 14 anni, figlia di Mr e Mrs Anton (che, si sa, gli inglesi ci tengono), sorella maggiori di due piccoli diavoletti di 3 e 5 anni e sorella gemella di Toby, ragazzino irrequieto e indomabile.
L'azione si svolge tra Londra (ma ci interessa poco) e le colline della Cornovaglia, in cui la famiglia Alton passa ogni periodo di vacanza, dove hanno una residenza. Black Rabbit Hall, direte voi. Beh, quasi. La residenza in realtà ha il banalissimo nome di Pencraw Hall ma i residenti la chiamano Black Rabbit Hall perché le colline sono piene di tane di conigli e questi, al tramonto, stagliati contro il sole della sera, disegnano delle nere sagome di loro stessi. Poi c'è quell'assonanza tra hall e hole, che forse non vi sarà sfuggita.

Più di trent'anni in avanti nel tempo, troviamo Lorna, la scrittrice ci parla attraverso i suoi occhi ma, al contrario di Amber, non è lei stessa a raccontarsi: è in procinto di sposarsi e approda a Black Rabbit Hall durante la disperata ricerca di un posto caratteristico dove farlo.
Quella residenza estiva sembra aver tutte le carte in regola per essere la scelta giusta. Ma solo nelle idee di Lorna. Da subito, il promesso sposo è, infatti, contrario: la casa è in vistosa decadenza, la gente del posto non ne parla in maniera entusiasta e la padrona di casa sembra un pochino fuori dagli standard degli anni correnti. Anzi, sembra decisamente rimasta anchilosata ai vecchi modi inglesi. Per di più la casa non sembra avere né le autorizzazioni né la sicurezza adatta a ospitare un evento con tanti ospiti.
Tutti notevoli motivi che spingerebbero chiunque a andare oltre. Ma non Lorna. Lorna sa che quella casa ha qualcosa di speciale per lei. Perché aveva sicuramente qualcosa di speciale per sua madre. E lei deve scoprire cosa.

Ovviamente lo scoprirà, che ve lo dico a fare. Ma la cosa interessante è cosa scoprirà, e come. Perché è la strada che fa l'avventura, mica la destinazione. Capitolo dopo capitolo, l'alternarsi della storia di Lorna con quella di Amber ci racconta cosa è successo alla famiglia Alton, che dalla allegra brigata delle prime paginearriva alla triste commiserazione della signora Alton, sola e senza quasi più contatti con i rimanenti membri della famiglia.

Sono approdata al libro dopo qualche disavventura con altri possibili 'libri di gennaio'. Dopo averne scartato uno che proprio non era nelle mie corde, mi sono arrivati 3 libri che avevo selezionato: me li sono messi sulla scrivania e ho iniziato a leggere le prime pagine per vedere quale mi 'chiamava'. E Black Rabbit Hall aveva decisamente il registro giusto. Ho scoperto quasi subito cosa, del libro, mi stesse attirando.
Pur non avendone trovato traccia nella trama ufficiale né sui commenti di Goodreads che ho letto prima di iniziare il libro, mi sono resa conto che quello di cui parla il libro non è quanto dichiarato dalla scrittrice (vedi suo profilo Goodreads): antiche dimore e storie di famiglie sono un pretesto per parlare di qualcosa che forse era importante per la scrittrice (o forse è il contrario, ma in questo momento riesco a vederla solo così).

Sia Lorna che Amber si trovano ad avere a che fare con una delle cose più difficili da accettare nella vita di una donna: la perdita della propria madre. Pur non essendo uno dei libri più lacrimevoli che io abbia mai letto, alcune delle frasi in cui la scrittrice racconta il dolore di Lorna e di Amber per la morte della propria madre, sono molto commoventi, e credo che sia difficile che le abbia potute scrivere senza aver provato lei stessa quelle sensazioni. Anche perché non parliamo di stucchevoli cliché sulla perdita e il dolore, ma di elaborazioni anche 'negative' nei confronti di chi ci ha messi al mondo e ci ha cresciute. Nella prima parte del libro la scrittrice parla di 'liberazione': un termine difficile da usare in questi contesti. Amber è spaventata all'idea di essere improvvisamente diventata 'la mamma' della famiglia, o, per lo meno, colei che deve sostituirla nel ruolo di persona che si preoccupa per gli altri.

La storia d'amore, immancabile, è delineata in modo superficiale, come quasi tutte le figure maschili. Ci sono, ma fanno poco la differenza, anzi, apparentemente, giocano a far diventare le cose difficili ancora più difficili. La scrittrice ci rassicurerà del contrario alla fine dei giochi, che è pur sempre qualcosa, ma non tanto.
Una piccola bacchettata sulle mani alla scrittrice per il continuo uso, nei dialoghi, dei nomi propri che, a meno che non sia una caratteristica inglese, è veramente sfinente e un errore abbastanza da principianti (vero è che questo è il suo primo libro e fare la giornalista non insegna certe cose). Però la ringrazio sentitamente per l'utilizzo della parola 'temeraria' che non dovrebbe mai passare di moda.

Citazione preferita:
"E sto diventando troppo grande per i castelli di sabbia"
"Non essere sciocca. Non si è mai troppo grandi per i castelli di sabbia"
(chi non vorrebbe avere/aver avuto una madre che ti dica queste cose?)

Al prossimo mese, allora!
Natascia Mameli

NB: non è che io mi sia dimenticata della promessa della doppia recensione dell'ultimo libro di Zafon, eh, ma provateci voi a fare doppie recensioni in periodo natalizio e in periodo di inventario. Portate pazienza! 

Marassi Libri
CORSO DE STEFANIS 55 R
16139
GENOVA
tel 010815182


mercoledì 25 gennaio 2017

[Dal libro che sto leggendo] I nerd salveranno il mondo

Fonte: Las Vegas Edizioni


E' uscito la seconda settimana di Gennaio che, sia io che Daniela di Appunti di una lettrice, abbiamo preso in fiera a Dicembre e di cui lei ha pubblicato la recensione giust'appunto il 13 (che trovate qui: I nerd salveranno il mondo). E sempre su questo libro abbiamo discusso a lungo in tre, io e Daniela appunto, con Librangolo Acuto. In questo caso si scontrano due generazioni: la mia vissuta sotto una campana di vetro che considera il "nerd" come "lo smanettone tecnologico" e comunque legato alla fantascienza e quella loro, che invece ha vissuto appieno tutto il "mondo nerd", nella sua evoluzione, specie ultimi anni, spaziando dalla fantascienza al fantasy, ai videogiochi e infine, ma non ultimo per importanza, alla filmografia. 

Chiaramente per chi non è propriamente un nerd come me, occorre pensare a questo testo un po' come un insieme di suggerimenti per capire da dove cominciare a conoscere e riconoscere il contesto e, in alcuni altri casi, come la spiegazione di come sia stato possibile che un mondo ristretto e oscuro degli smanettoni, isolati e diffidenti al mondo colorato esterno, sia diventato così gradito al più vasto pubblico di gente che "il pc che si accende è un miracolo giornaliero" e "la mail che esce dalla posta è presa in mano da uno postino che la consegna brevi mano al destinatario". Mentre per quanto attiene il mondo più avvezzo ai temi è sicuramente più semplice carpire i sottintesi. Non che io sia completamente a digiuno di cultura pop, ma il mio bagaglio in tal senso potremmo definirlo come frutto di una curiosità personale e non come una consapevole adesione al "sistema nerd". Tranquilli, se ci sono arrivata io, ci potete arrivare anche voi!

E' un libello divertito e divertente, che non ha velleità di insegnarvi uno stile di vita ma solo di darvi l'opportunità di identificare e distinguere un fenomeno degli ultimi anni che, nostro malgrado, fa comunque parte della nostra quotidianità. Ha un buon ritmo, è interessante al punto giusto, L'autore è davvero simpatico e il prezzo è davvero abbordabile. Quindi perché ci state ancora pensando? Comunque ne riparleremo nella recensione e intanto vi lascio sbirciare nelle prime pagine dell'introduzione.

Aggiornamento: anche Claudia de "Il giro del mondo attraverso i libri" ha pubblicato una recensione sul libro e quindi vi segnalo anche la sua "I nerd salveranno il mondo" che vi consiglio di leggere. 

Buone letture,
Simona Scravaglieri


INTRODUZIONE 
Essere Ellie Sattler 
Sei Ellie Sattler, di professione paleobotanica. Uno stravagante miliardario convoca te e un tuo collega Alan Grant, paleontologo, su un'isola; sostiene di aver creato qualcosa di straordinario, nonché direttamente legato alle vostre competenze specifiche. Casomai foste distratti, chiamiamo le cose per nome: il miliardario è John Hammond e la destinazione Isla Nublar, sede di uno dei più celebri parchi mai pensati da uno scrittore e trasformati in immaginario da un registra e da un film, il Jurassic Parck.
Sattler e Grant sono scienziati e, in quanto tali, impegnati a studiare, fare ricerche e ampliare la conoscenza su argomenti a cui l'uomo medio di solito presta attenzione non più di quell'ora all'anno, in cui si ferma per noia a osservare un documentario su un canale satellitare.
Dal Canto suo Grant ha il vantaggio di occuparsi di dinosauri, e perciò di poter spaventare con i suoi racconti sulle "lucertole del tuono" qualche ragazzino insolente, reo di aver sbuffato di fronte a un tema così noioso.
Ma, davvero, a chi interessano le piante preistoriche?
Esseri viventi la cui vita sulla terra milioni di anni fa ha implicato, nel migliore dei casi, essere calpestati da un dinosauro e magari finire nello stomaco di uno degli erbivori?
Per Ellie Sattler l'esistenza stessa del Jurassic Parck apre prospettive di studio, diffusione e persino comprensione della sua materia- da parte di chiunque non sia uno scienziato- fino a quel momento incomprensibili. Meglio potrebbe andare solo nel caso in cui, come da finale del romanzo originario di Michael Cricton, i dinosauri evadessero da Isla Niblar raggiungendo la terraferma, portandosi dietro anche frammenti di flora preistorica. Da ignota esperta di una disciplina di scarso interesse per i più, il suo ruolo nella comunità mondiale finirebbe per diventare centrale.
Il preambolo che avete appena letto è una metafora. Sta a simboleggiare il modo in cui ogni singolo nrd, nell'anno del signore 2016, sia più o meno come Ellie Sattler dopo la visita a Jurassic Parck; anzi ci sarebbe da azzardare che il suo ruolo sia analogo a quello che avrebbe Ellie nell'ipotesi apocalittica in cui i dinosauri e piante antichissime tornassero a dominare il pianeta.
Piccoli gruppi di appassionati, cresciuti attraverso gli anni attorno al culto di questo e quello scrittore, questo o quel regista, questa o quella saga cinematografica-multimediale, che improvvisamente scoprono che dal punto di vista dell'industria culturale l'universo gira già letteralmente attorno a loro.
Jurassic Parck, citato non a caso per la metafora di apertura, è solo uno degli esempi: ci sono stati sequel, ci sono stati i videogiochi, ora un quarto capitolo con un nuovo protagonista iconico e l'ambizione neanche troppo nascosta di ripartire dall'inizio con una nuova serie. Avengers, Il trono di spade, Star Wars, Batman, Terminator, Harry Potter: serve davvero dire cosa lega tra loro questi titoli? Franchise seguitissimi, multimediali in senso letterale per via della produzione continua di nuove opere su diverse piattaforme, dal cinema alla narrativa ai comics, alla televisione fino ai (vari generi di) videogame, questi titoli vanno a comporre una Hollywood riscopertasi "macchina dei sogni" come da una sua antica definizione; sogni, precisiamo, di provenienza spiccatamente nerd.
Questo pezzo è tratto da:

I nerd salveranno il mondo
Fulvio Gatti
Las Vegas Edizioni, ed. 2017
Collana "I Jolly"
Prezzo 10€ 

venerdì 20 gennaio 2017

"La legge e la signora", Wilkie Collins - Modernità al femminile...


Fonte: LettureSconclusionate

Scegliere di leggere classici, e in particolare del periodo dell'800 inglese, una soddisfazione me l'ha data di certo. Nel caso di Collins, e in parte di Dickens, mi ha regalato l'opportunità di vedere una parabola di crescita dello scrittore, il caro Wilkie, e della sua ascesa alla formazione di un genere: quello poliziesco. Quando ho letto la quarta di copertina in cui D'Orrico sostiene che ogni testo di letteratura inglese riconosce in Collins il padre del poliziesco moderno, con il suo romanzo del 1868, ecco, mentalmente un paio di accidenti glieli ho inviati confesso. Poi mi sono calata nella nuova situazione di Collins e devo ammettere che il "qualsiasi testo", in fondo, potrebbe aver ragione: Valeria, la nostra protagonista è la summa di tutte le donne cardine che abbiamo incontrato nella parabola di crescita collinsiana scandita dai suoi romanzi scritti per le testate di Dickens e, per il periodo in cui è scritto il romanzo, è molto vicina all'idea di detective moderno senza però tralasciare quei particolari, tipici dell'era vittoriana, come gli svenimenti, l'amor devoto, i sali e la pudicizia...

Siamo sul finire del 1800, e una giovane coppia è di fronte ad un anziano parroco per sposarsi. Sono Valeria ed Eustace e, la nostra sposa, è la nipote del parroco in questione. A parte la zia di lei non c'è nessuno a questo matrimonio, nemmeno la madre di Eustace che era contraria già al corteggiamento che il giovane uomo ha fatto a questa dolce e riservata ragazza di non grandi risorse. Poi il viaggio di nozze verso una località marina, la scoperta di una foto della madre di lui con dietro un cognome, "Macallan", che non è quello con cui il marito l'ha sposata e, infine, l'incontro "fortuito" in spiaggia con la suocera. Tutti fatti che fanno scoprire a Valeria che il marito nasconde un segreto, che non vuole che lei venga a sapere e che, per questo, è disposto a lasciarla a dubitare di lui per tutta la vita. Ma Valeria è decisa a non lasciare andare la questione e a scoprire di cosa si tratta e, alla fine, ci riesce ma, a quel punto, Eustace, sotto il peso di questo terribile segreto svelato, la lascia mentre lei è decisa comunque a risolvere la questione per riavere indietro suo marito.

Non è necessario sapere altro. Valeria diventa un investigatore: legge atti, cerca testimoni, cerca di capire la vicenda e di trovare validi alleati per risolverla, guarda gli atteggiamenti, scruta nella psicologia delle persone con cui entra in contatto e tira soluzioni innovative facendo deduzioni apparentemente semplici. Un'antesignana di Poirot insomma, con un'unica differenza rispetto ai suoi contemporanei maschili dell'epoca: è una donna e non lo fa per la gloria ma per amore, tende a svenire, ha bisogno di lunghi periodi di riposo, s'intende dei soldi poco e non bada a spese come ad una svendita, odora i profumi e trema come una foglia al freddo dell'atmosfera di una casa di campagna, adora passeggiare e prendersi cura dell'uomo che ha scelto per la vita. Queste due componenti, donna+investigatore, diventano vincenti nel prendere in più anche l caratteristiche vincenti delle donne che l'hanno preceduta nei romanzi scritti dal suo creatore: da Laura (La donna in bianco) prende il candore e l'essere cagionevole, ma anche la forza di portare avanti una scelta, da Miss Gwilt (Armadale) ha preso il decisionismo e l'analisi delle opportunità, da Magdalene (Senza Nome) l'intelligenza di scegliersi, volta per volta, non solo gli avversari giusti ma anche il sapersi trasformare nella donna diversa a seconda dell'uomo a cui si trova davanti. Sicuramente c'è anche altro, tipo qualcosa di "Moonstone", in Italia tradotto in mille declinazioni di cui la più gettonata è "La pietra di luna", ma faccio outing: Io ancora non ho avuto il coraggio di aprirlo perché l'edizione che ho in casa è Garzanti ed è scritto in caratteri minuscoli! Ma la leggerò, perché a questo punto sono proprio curiosa!

In più, cosa interessante, qui troviamo un'altra donna che in altri ruoli abbiamo già trovato: Marianne, che non si chiama più così ma che ha la stessa caparbietà e decisionismo, caratteristiche fisiche simili, tra cui l'incarnato. Io lo so che ve lo state chiedendo se qui ci sono tutte donne solamente, e invece no, ci anche sono molti uomini ma se, nelle volte precedenti, gli uomini erano protagonisti, qui sono volta per volta dei co-primari chiamati a svolgere il ruolo di dare supporto alla svolta che ogni volta la vicenda deve prendere. Perché, non scordiamoci che siamo nella Londra vittoriana e se Valeria può prendersi qualche libertà in più è perché riesce a farsi supportare da una serie di figure maschili che però non spiccano per decisionismo e nemmeno per coraggio. Nonostante Collins ad un certo punto tenga a precisare che le donne, non sono inferiori agli uomini, ma sono "suggestionabili" perché i loro sentimenti offuscano la  visione analitica del contesto, per questa volta il nostro Wilkie forse per la prima volta, non si affeziona solo alla sua protagonista ma la rende davvero eterna.

In più l'espediente di pescare da tutte queste donne del passato ha, dalla sua, anche una facilitazione. I lettori dell'epoca, che potrebbero sentirsi spiazzati da questa presenza così incisiva e decisa, potrebbero non ritrovarsi totalmente ad affezionarsi ad una creatura che per trovare un indizio crea una situazione che è una via di mezzo fra una tragedia greca e un'opera lirica. Valeria sviene, ma prima ha cercato inutilmente ed era talmente frustrata da essere sul punta di prendere a calci un cassetto, cosa peraltro poco femminile. Utilizza espedienti arguti, che nessun contemporaneo di Wilkie avrebbe mai messo in campo e le ha lasciato condurre il gioco da sola. Ma riunendo caratteristiche già viste, Valeria ha tutte le carte in regola per farsi volere bene dai lettori di Collins proprio perché ha degli atteggiamenti di una donna che vista da altri punti di vista è sicuramente congeniale anche all'epoca: è consapevole delle arti amatorie, è discreta e pudica, è anche aggraziata seppur non bella e sviene. E l'apporto di Collins in questo è dato dal fatto che la sua protagonista spinge per poi farsi consigliare, o per fermarsi dalla paura, o per dover cercare il consiglio di qualcuno. Il dosa gli scatti e i ravvedimenti, Valeria è e rimane eroina del passato ed esempio di un classico poliziesco con un'effettiva indagine.

Poliziesco, anche qui possiamo dedurre che l'insieme delle esperienze passate viene in aiuto a Collins, perché se il primo  libro di cui vi ho parlato (La donna in bianco) è, a tutti gli effetti, un "caso" ma senza indagine, è un mistero svelato dal banco dei testimoni, ma non è proprio un caso poliziesco. Gli altri pendono decisamente dal lato romanzo con quel sapore di mistero che non guasta. Ma qui invece l'indagine è chiara e dichiarata: si prendono in analisi le prove, si leggono le testimonianze, si fanno i sopralluoghi e si interrogano coloro che potrebbero essere a conoscenza dei fatti e il tutto ha una sua coerenza e armonia anche data dal fatto che questo è, tra quelli che ho letto, il romanzo più breve e coinciso di questo autore. Le descrizioni, fisiche e dei luoghi sono funzionali alla raccolta delle prove eppure, il lettore arriverà ad un certo punto a capire chi, ma di certo non come dimostrando il grande talento di questo autore. Solo all'ultimo c'è un rallentamento che non è un allungamento di brodo ma un innalzamento della tensione della storia con la creazione di un contesto in cui tutti i protagonisti possano essere nello stesso luogo e nello stesso momento per comprendere l'architettura di tutta la vicenda.

Questo libro è talmente bello da dimenticarti che stai leggendo perché la vicenda ti avvolge. Quindi ad un certo punto le vicenda decolla e arrivi in un attimo a concluderla chiedendoti come hai fatto a finirla così velocemente Conserva tutte le caratteristiche collinsiane che fanno si che la vicenda abbia svolte decisive dopo la metà del libro stesso rimangono perché la svolta decisiva va guadagnata anche con un po' di sofferenza, ma la bellezza di questa storia, continuerò a dirlo all'infinito, risiede proprio nell'attenzione data ad un ruolo femminile un gesto di amore secondo solo all'attenzione e alla dedizione dedicata a Miss Gwilt di Armadale.
E' un libro moderno in tutto, registro narrativo, vicenda, orchestrazione della trama e personaggi e secondo me è imperdibile anche se non si conoscono i precedenti.
Sono certa che anche Dickens sarebbe, da appassionato delle opere di Collins, d'accordo con me. Chissà se voi sarete della stessa opinione.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

La legge e la signora
Wilkie Collins
Fazi Editore, ed. 2016
Traduzione di Luca Scarlini
Collana "Le strade"
Prezzo 18,00



Fonte: LettureSconclusionate


mercoledì 18 gennaio 2017

[Dal libro che sto leggendo...] Raffles: the amateur Cracksman

Fonte: CasaSirio
Finito in pratica ieri (domenica) l'ho letto praticamente nei momenti liberi della giornata - quindi non ci è voluto nemmeno tanto a leggerlo!- e mi è piaciuto tanto quanto il primo. Questa è la prima raccolta di storie che riguarda il profilo del celebre personaggio creato da Hornung (la recensione della seconda raccolta: Raffles. Caccia al ladro). In questo caso c'è proprio l'inizio di tutto, ovvero il momento in cui i due ex compagni di scuola di incontrano dopo tanti anni e Bunny, l'assistente di Raffles nelle future ruberie, è completamente al verde.

Lo stile, come nella seconda raccolta è fresco e divertente. I due sono amici nella misura in cui Bunny dipende dalle soluzioni geniali di Raffles, ne limita l'irruenza rifiutando qui e lì di tornare a rubare solo per sfizio e sa perfettamente di essere sacrificabile. Raffles per contro è sicuro della sua genialità ma soffre il fatto di essere il solo a conoscere le sue imprese. L'apparizione di Bunny nella sua vita è un modo per avere finalmente qualcuno con cui confrontarsi e con cui gloriarsi dei furti riusciti.

Per Hornung, alla fine, Bunny corrisponde a quell'espediente letterario che permette all'autore di spiegare l'azione nei dettagli, anche dopo che si è svolta. Vedetela così: se Poirot ha sempre bisogno di riunire tutti i coinvolti del caso, e partire dall'inizio della vicenda per arrivare a svelare il colpevole dopo una serie infinita di percorsi tortuosi , Bunny è quel pubblico necessario perché il tutto possa avere un senso logico proprio come succede per Poirot e anche per Sherlock Holmes.

Libro davvero divertente e consigliatissimo! E ora, vi lascio sbirciare fra le prima pagine...
Buone letture,
Simona Scravaglieri




Le Idi di marzo  

IRintoccava la mezzanotte quando tornai all’Albany per un ultimo, disperato tentativo. Il teatro della mia disfatta era più o meno come l’avevo lasciato: le fiches del baccarà, ancora sparse sul tavolo, si confondevano tra bicchieri vuoti e posacenere pieni; la finestra, aperta per far uscire il fumo, al suo posto lasciava entrare la nebbia. Lo stesso Raffles si era limitato a cambiare la giacca da sera con uno dei suoi innumerevoli blazer. Ciò nonostante, inarcò le sopracciglia come se l’avessi tirato giù dal letto. 
-Dimenticato qualcosa?- disse al vedermi sulla soglia. 
-No- dissi io. E lo superai senza cerimonie, facendomi strada nella sua camera con un’impudenza che stupiva me per primo. 
-Non è che vuoi la rivincita, vero? Perché temo di non potertela dare così, su due piedi. È dispiaciuto anche a me che gli altri...- eravamo faccia a faccia accanto al caminetto, e lo interruppi. 
-Raffles- dissi, è normale che ti sorprenda vedermi tornare così, e a quest’ora. Ti conosco appena. Non sono mai entrato in casa tua prima di stanotte. Però ti ho fatto da attendente a scuola e hai detto che ti ricordavi di me. Non che sia una buona scusa ma… mi ascolteresti per due minuti? 
All’inizio avevo dovuto lottare per far uscire ogni singola parola, tanto ero scosso; eppure, man mano che andavo avanti, il suo viso mi aveva rassicurato e pensavo di non sbagliarmi nel decifrarne l’espressione. 
-Certo, mio caro, tutti i minuti che vuoi. Prenditi una Sullivan, siediti- disse e mi porse il portasigarette d’argento.
-No- risposi controllando la voce meglio che potevo. - No, non fumerò e non mi siederò, grazie. E non mi chiederai di nuovo di farlo, quando avrai sentito che che cosa ho da dire.. Uh, davvero? - disse accendendosi una sigaretta. teneva i suoi chiari occhi azzurri fissi su di me. - E come lo sai?
- Perché probabilmente mi metterai alla porta, e farai bene - gridai con amarezza. - Ascolta, non ha senso menare il can per l'aia... Hai presente che ho appena perso duecento sterline?
Annuì.
- Non avevo soldi in tasca.
- Mi ricordo.
- Però avevo il libretto degli assegni e, infatti, ne ho scritto uno per ciascuno di voi proprio sopra quel tavolo.
- Quindi?
- Non valgono la carta su cui sono scritti, Raffles. Il mio conto è in rosso.
- Ma è un temporaneo, giusto?
- No. ho speso tutto.
-Ma qualcuno mi diceva che stavi benissimo. Non si diceva che avevi ereditato?
- Infatti. Tre anni fa. E' stata la mia maledizione e ora è finito tutto. Anche i centesimi! Sì, sono stato un idiota. Non c'è mai stato né ci sarà mai un altro idiota come me. Che c'è, non ti basta? Perché non mi cacci via?
Raffles camminava avanti e indietro per la stanza, indossando una faccia che più cupa non si poteva.
- La tua famiglia non può far niente?- chiese dopo un po'.
- Dio santo, non ho famiglia - gridai. -Sono rimasto solo io. Ho ereditato tutto quello che c'era. La mia sola consolazione è che sono morti e nessuno di loro ne saprà mai nulla!
Mi lasciai cadere su una sedia e nascosi il viso tra le mani. Raffles continuò a percorrere l'elegante tappeto che faceva gioco con il resto dell'arredamento. Non c'erano variazioni nell'incedere attutito, regolare, dei suoi passi.
- Ricordo che eri un piccolo disadattato tutto lettere - disse alla fine. - Non eri anche il redattore della rivista prima di andartene? Comunque, se non sbaglio, come mio attendente ti facevo scrivere le composizioni al posto mio e la letteratura in generale è il massimo di questo periodo. Qualsiasi scemo saprebbe viverci.
Scossi la testa:- qualsiasi scemo non riuscirebbe a cancellare questi debiti.
- Almeno avrai un appartamento da qualche parte - proseguì.
- Sì, a Mount Street
- D'accordo, e l'arredamento?
Ero talmente infelice che scoppiai in una risata: - C'è un'ipoteca su ogni singolo pezzo, da mesi!
A quel punto Raffles si fermò, le sopracciglia inarcate sopra un sguardo saldo che riuscivo a sorreggere ora che sapeva il peggio; poi diede una scrollata di spalle e riprese a camminare. Ma su quel viso, bello e immutato, credetti di leggere il mio destino e la mia condanna a morte; fu allora che ogni parte di me maledisse la codardia che mi aveva trascinato din là. Folle! Poiché a scuola era stato gentile col sottoscritto, quando era capitano della squadra e io solo il suo attendente, avevo osato adesso presentarmi con una simile bega. E per cosa poi? Perché ero rovinato e lui invece abbastanza ricco da poter giocare a Cricket tutta l'estate e non fare niente tutto il resto dell'anno? Avevo stupidamente contato sulla sua pietà , sulla compassione, sul suo aiuto... Sì, in cuor mio  mi ero affidato a lui, a scapito di ogni diffidenza e falsa modestia. Eccomi ben servito! Non c'erano né pietà e né compassione in quelle narici arcuate, nella mascella dura, nei freddi occhi azzurri che non incrociavano mai i miei.

Questo pezzo è preso da:

Raffles: the amateur Cracksman
E. W. Hornung
CasaSirio editore, ed. 2015
Traduzione a cura di Chiara Bonsignore
Prezzo 14,00€  


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martedì 17 gennaio 2017

I terribili segreti di Maxwell Sim, Jonathan Coe - Era meglio leggere altro...

"Verena's choice" di Saturno Buttò (2013)
Fonte: Worldsocialforum

Ci sono storie eterne e ce ne sono altre che avrei potuto fare a meno di conoscere come succede per il libro di cui vi parlo oggi. L'unico apporto alla mia vita di lettrice è stato sapere, quando lo avevo già in lettura che, forse, non era la prova migliore da cui iniziare e la profonda noia che mi ha avvolto dopo i primi capitoli quando, ad un certo punto, ho capito che l'andazzo generale non sarebbe cambiato fino all'ultima pagina. 
Io ho un cattivo rapporto con la frase "forse per iniziare con questo autore questo non è il libro giusto" perché mi ricorda il periodo in cui lessi "Imperial Bedrooms" e lo stroncai - lo farei anche ora!- e per dar retta ad altri lessi dopo "Meno di zero" che fu esperienza altrettanto pessima. 
Quindi, alla recensione di un libro bello come quello della scorsa settimana, in questa, ne segue una molto poco entusiastica. Il libro non è eterno, la storia non è incisiva, i personaggi sono sbiaditi e la narrazione è decisamente pesante. Sembra una brutta copia della Gee e di Del Amo e questo me l'ha resa ancora più antipatica.

La storia, narrata ovunque nella sinossi, è quella dell'ex responsabile del servizio reclami di un grande magazzino che, in preda ad una profonda depressione e solo come un cane perché lasciato da moglie e figlia, senza amici e con un cattivo rapporto con il padre, un giorno decide di partecipare ad un progetto di una ditta di spazzolini per denti ecologici che prevede che quattro veicoli, guidati da altrettanti agenti, portino i loro spazzolini ai quattro lati più lontani dell'Inghilterra. Arriva il giorno "x" e Maxwell Sim è pronto, pieno di buone intenzioni e di programmi eppure non tutta va per il verso giusto: il libro, infatti, si apre con il ritrovamento del nostro protagonista nudo e ubriaco in una macchina ferma sotto un cumulo di neve in una stradina secondaria della sperduta provincia inglese.

Tutto qui? Ebbene sì, tutto quello che può essere rilevante è qui. Non c'è nemmeno una situazione in più o una in meno. La vita di Maxwell rispecchia completamente il tono di questo libro che tenta, in fondo alla storia, una chiusa a sorpresa che invece non ha nulla di sorprendente se non il "perché" si sia scelto di finire così. In mezzo un'infilata di situazioni che sembrerebbero poter smuovere la situazione in cui si è arenato Maxwell e che invece rimangono statiche ci sono le vecchie conoscenze che non diverranno nuove, i vecchi ricordi che non renderanno più vivibile il presente, ci sono incontri che non riallacceranno rapporti perduti e c'è il navigatore della macchina (che sembra non c'entri un bel nulla in tutto ciò ma per scoprire perché sta qui dovete leggervi il libro!). 
In questo "avere una trama quasi inesistente e puntare sulle storie secondarie che si collegano alla vita del protagonista", Coe sembra prendere la strada di libri decisamente più belli e incisivi, a parer mio, come "Il sale" (Neo Edizioni) e "The White family" (Spartaco Edizioni). Probabilmente fallisce perché di solito, questo tipo di trame, si fonda su un nucleo compatto e sui rapporti stretti che hanno vissuto i protagonisti fra loro e che hanno decretato le persone che oggi, nel presente della narrazione, sono. Quindi, le storie secondarie parlano a due o più voci e, anche se non si concludono, hanno una parvenza di piccoli quadri rappresentativi della percezione del singolo protagonista di un comportamento o di una azione.

Nel caso in questione questo non avviene: Maxwell non ha alcuna visione personale della situazione, ha un ricordo sfuocato di quello che ha vissuto e lo rivive con una decisa anaffettività e inerzia tale da rallentare il ritmo della storia e va a ricomporre un quadro della propria esistenza passata inconsistente. Quello che è oggi, non è quello che ha costruito nella sua vita, è un uomo frustrato e insoddisfatto che ha subito gli eventi, partecipandovi in maniera guidata. Ed è probabilmente questo il motivo perché ad alcuni piace, perché empaticamente si fa il tifo  per lui. Il problema che si aggiunge poi è che, alla fine, la chiusura dell'intera vicenda è fuori contesto e sembra essere messa lì per "metterci una pezza"; da l'idea di un libro iniziato con un'idea che poi, scritta su carta, non è così eccezionale come è stata pensata e che, alla fine, ha bisogno di aiuto esterno per essere almeno portata a termine. Ottiene l'effetto contrario, oltretutto: se uno fino alla fine pensa che il vero messaggio in fondo non si nasconda nella trama di superficie e che invece sia nascosto nella metafora racchiusa dalla interra vicenda, con il finale che vi è stato appiccicato sopra si sente un po' preso in giro e l'insieme diviene un "divertissement" davvero poco gustoso e decisamente piatto. Prova ne è che se per la Gee e per Del Amo alla fine della lettura, a volte un po' snervante, la storia rimane con te per tutta la vita, questa invece è destinata a sbiadire presto, cancellata da letture successive, nel mio caso, in quel periodo, raramente entusiasmanti, e credo ci ricorderemo per la bella copertina o per i "terribili segreti" evidentemente dimenticabili. 

I personaggi secondari, decisamente anglosassoni nelle loro peculiarità, sono interessanti e denotano una predilezione alla descrizione minuziosa del dettaglio e del carattere; il problema esce quando sono insieme. Le voci sovrapposte che si accavallano sono confusionarie, quelle che si intervallano in un discorso sono decisamente più armoniche, i momenti di silenzio non sono il forte dell'autore. Il resto rimane solo un fondale ad una vicenda, che non porta da nessuna parte, visto che anche i luoghi non vengono descritti dettagliatamente, e c'è sicuramente una ricerca di coinvolgimento del lettore all'emozione spicciola, quella tenerezza o quell'odio che viene istigato ma che non significa che poi, dietro, abbia una spiegazione. Parteggi e basta.

La domanda è: se avessi letto altro di questo autore il mio giudizio su questo libro sarebbe differente? Per esperienza non credo, ma sono disposta a dare a Coe altre due possibilità (perché ho altri suoi due libri non è che tiro numeri a caso eh!) anche se non credo che questo libro lo rileggerei, anzi sono decisamente certa che posso fare a meno di approfondirlo ulteriormente perché non credo possa riservarmi altri e nuovi punti di vista in merito. Le riletture sono quelle che dedico a libri di cui intuisco le potenzialità e non o anche altri particolari rilevanti che me li fanno odiare oppure quelli che amo, per altri casi, tipo questo, preferisco andar oltre senza guardarmi indietro. E dire che questo libro l'ho cercato per lungo tempo e invece dovevo dar retta al destino che non me lo voleva far trovare!
Buone letture,
Simona Scravaglieri



I terribili segreti di Maxwell Sim
Jonathan Coe
Mondolibri Edizioni, ed. 2011
Traduzione di Delfina Vezzoli
Prezzo 1,50€ (prezzo mercatino, mancando il prezzo Mondolibri)



Fonte: LettureSconclusionate

lunedì 16 gennaio 2017

Diario di un mese di libri... Novembre e Dicembre 2016

Fonte (Immagine di sfondo): Image Story


Libri comprati:

I libri presi a "Più libri più liberi" 2016"Se gioventù sapesse"
Doris Lessing - Feltrinelli (Scambio) 
"Al mio giudice", Alessandro Perissinotto - Corriere della Sera (Scambio)
"La lettera Scarlatta", Nathaniel Hawthorne - BUR (Scambio)
"La via del tabacco", Erskine Caldwell - Einaudi (Scambio)   
"Dentro la foresta", Roddy Doyle - Edizioni Guanda (Usato)
"La sposa a nudo", anonima - Edizioni Guanda (Usato)
"Quando Hitler rubò il coniglio rosa", Judith Kerr - BURragazzi (Usato)
"Una gardenia nei capelli", Giampaolo Rugarli - Marsilio Editore (Usato)  
"Il buio oltre la siepe", Harper Lee - Feltrinelli (Usato) 
"Butcher's crossing", John Williams - Fazi Editore (Usato) 
"Memorie di Adriano", Marguerite Youcenar - Einaudi Editore (Usato) 
"Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde", Stevenson - Garzanti (Usato) 
"Una famiglia americana", Joyce Carol Oates - Il saggiatore (Usato)
"Il cielo color melograno", Louise Soraya Black - 66thand2nd (Usato)
"La bambina che amava Tom Gordon", Stephen King -  Sperling&Kupfer 
"L'albero delle storie",  Saira Shah - Bompiani Editore (Usato)
"Il nuotatore", Joakim Zander - Bompiani Editore (Usato)
"La setta dei libri blu", Gordon Dahlquise - Bompiani Editore (Usato)
"Ieri ha chiamato Claire Moren", Giuseppe Aloe - Perrone Editore 
"La sera che ho deciso di bloccare la strada", Walter Comoglio - Gorilla Sapiens Editore
"Tempo assassino", Michel Bussi - Edizioni E/O
"Fine turno", Stephen King - Sperling&Kupfer
"Il mistero di Edwin Drood", Charles Dickens - Utet Libri
"Lo schiavista", Paul Betty - Fazi Editore
"Gli anni", Annie Ernaux - L'orma Editore


Libri regalati

"Raffles. Caccia al ladro", E.W. Hornung - CasaSirio Editore
"La forza della vita", Will Eisner - Fandango libri
"Maus", Art Spiegelman - Einaudi editore
"Grandi momenti", Franz Krauspenhaar - Edizioni Neo. (grazie a Vincenzo Zonno)
"Mailand", Nicola Pezzoli - Edizioni Neo. (grazie a Vincenzo Zonno)
"Le rose del volto", Maria Luisa Nasorri Laviron - I libri delle stelle (pure quando faccio gli scambi mi fanno regali a sorpresa!)
"L'uomo che scrisse il romanzo perfetto", Charles J. Shields - Fazi Editore
"Mary Lavelle", Kate O'Brien - Fazi Editore
"La tua ombra sta ridendo", Gianfranco Mascia - Arkadia Editore




Libri letti

"Follia", Patrick McGarth -  Adelphi
"I terribili segreti di Maxwell Sim", Jonathan Coe -  Mondolibri
"Di grammatica non si muore", Massimo Roscia - Sperling&Kupfer
"Raffles. Caccia al ladro", E.W. Hornung - CasaSirio Editore
"Sottomissione volontaria", Lena Andersoon - Edizioni E/O
"Sulla letteratura", Umberto Eco -  Edizioni Bompiani
"Rufolo", Fabio Tonetto - Eris Edizioni
"Il celestiale Bibendum", Nicolas de Crécy - Eris Edizioni
"Le vicende relative al caso della scomparsa di Miss Finch", Neil Gaiman - Magic Press
"Il nostro tragico universo", Scarlett Thomas - Newton Compton
"La legge e la signora", Wilkie Collins - Fazi editore (Gennaio)
"I nerd Salveranno il mondo", Fulvio Gatti - Las Vegas Edizioni (Gennaio)
"Raffles. The Amateur Cracksman", E.W. Hornung - CasaSirio Editore (Gennaio)

Libri in lettura

"Raffles. The Amateur Cracksman", E.W. Hornung - CasaSirio Editore"Sicilia terra bruciata", Vincenzo Maimone - Fratelli Frilli Editori
"Girl with green eyes", Edna O'Brien -  Penguin UK
"Gli ultimi eretici", Vasile Ernu- Hacca Edizioni (in lettura)
"Città in fiamme", Garth Risk Hallbergh - Mondadori Editore (in lettura)
"Alla ricerca del tempo perduto Vol.1: Dalla Parte di Swann", Marcel Proust - Mondadori Editore (in lettura)


Lo so, ho saltato l'appuntamento della scorsa settimana e anche di Dicembre, trasportata dalla miriade di incombenze che, come ogni anno, si ripropongono e che mi sommergono ogni volta. Oltretutto quest'anno molti miei colleghi erano in ferie e ci siamo ritrovati in pochi, a gestire le chiusure della fine dell'anno dovendo altresì gestire sia le indicazioni aziendali che quelle contabili e, non sempre, queste due cose vanno nella stessa direzione. Così il 27 Dicembre, nonostante avessi già una bella lista di libri da leggere, in preda all'umor nero sono entrata in un mercatino riemergendone un'ora dopo con ben 14 libri. Il malumore lavorativo era passato e l'ansia di quante cose devo ancora leggere è rimasta, ma ce la possiamo fare. Dunque alla metà di Dicembre è finita la challenge a squadre a cui ho partecipato insieme a Rowizyx di Occhio verde acido (caposquadra), Monica, *Giulia*, Auntie e Micol e siamo arrivate terze. Devo ammettere che, per una squadra che fino ad un certo punto era rimasta in testa e a Dicembre ha perso qualche posizione, ce la siamo cavata egregiamente e in più, come già detto, ho conosciuto persone eccezionali che ora ho fra i miei contatti e che mi piace pensare che un giorno avrò l'opportunità di conoscere dal vivo perché hanno veramente qualcosa da dire e si capisce dalle loro visioni articolate e precise dei libri che abbiamo letto.

A Dicembre c'è stata anche la fiera della Piccola e Media Editoria "Più libri più liberi" e vi risparmio tutto l'elenco di quello che ho preso - e ho già scritto qui Più libri più libri 2016 e #blognotes - La fiera attraverso i libri...- perché l'elenco è molto lungo e con quelli riportati qui, probabilmente morireste di inedia e vi troverebbero in versione mummia davanti al pc per colpa mia. Quindi proseguiamo con le entrate da scambi e quelle che vedete qui sono titoli che ho richiesto tra il finire di settembre e gli inizi di ottobre e che grazie a "piego di libri" sono arrivare "celermente" gli ultimi giorni di Dicembre con mia somma sorpresa visto che io, oramai, li avevo dati per persi! La grande sorpresa è stata "La via del tabacco", Erskine Caldwell che è arrivata con un'edizione bellissima degli anni sessanta con la copertina cartonata ed esternamente telata che è un vero spettacolo per gli occhi e per il tatto. L'avevo messo in lista dei desideri un paio di anni fa per colpa di Fazi e di un libro di narrativa contemporanea che avevo letto - e che se non conoscete io vi consiglio caldamente di recuperare - che si chiama "La prossima volta" di Holly Goddard Jhones. Ora, come mi sembra di aver già scritto, lasciate perdere la frase di copertina che la paragona alla serie TV di Twin Peacks, che ha il valore delle frasi a caso di Saviano messe per attirare possibili lettori civili di polpettoni non sempre validi e che nulla hanno a che vedere con i contenuti; il libro in questione è veramente una bellissima rappresentazione della dannazione della provincia americana moderna, secondo solo a Tom Perrotta, ed è lì che per la prima volta ho letto la definizione "Via del tabacco". E' particolare e cercando ho trovato questo titolo (non sono certa che lei abbia fatto un riferimento a Caldwell anche se è uno scrittore che, dalla descrizione, sembra scrivere nello stesso modo della Goddard Jhones)  che però è definito da Einaudi come uno dei più famosi romanzi del '900. Oggi è pubblicato da Fazi l'ho scoperto dieci minuti fa cercando la storia del libro. L'ambientazione è quella dell'america del sud del periodo della grande depressione del '29. Un mondo chiuso, semplice e anche dannato dalla povertà e dalla fatica dei giorni in cui la violenza la fa da padrona, "La via del tabacco" nel '32, per questa sua narrazione cruda di un mondo che ne usciva così reale venne censurato e fu sdoganato solo più di dieci anni dopo grazie al film che ne fu tratto e successivamente venne inserito nella lista dei "100 libri più importanti del '9002 dalla Modern Library. 
Per la "La lettera Scarlatta" di Nathaniel Hawthorne, che ho letto al liceo e che avevo davvero odiato, l'interesse è venuto fuori, credo lo scorso anno, dalle letture di Angela Cannucciari alla quale, se non ricordo male, era piaciuto tranne in qualche punto in cui lo avrebbe tagliato. E quindi, visto che questa abitudine a #unclassicoalmese non la voglio perdere, mi porto avanti per quando avrò finito con Collins e Dickens. Dopo tutto bisogna anche cambiare ogni tanto e quindi perché non dare un'altra chance a Hawthorne?
Altra donna che non è propriamente nei miei favori perché al tempo la trovavo sfiancante è Doris Lessing di cui non ho letto il libro che ho richiesto, "Se gioventù sapesse", ma alla quale voglio dare un'altra opportunità. Questo è il secondo, di una serie di due libri dedicati a Jane Somers, il precedente è "Il diario di Jane Somers". Quindi, in questo caso, aspetterò il primo per iniziare.
Perissinotto era in voga qualche anno fa, e io ho ancora difficoltà a pronunciare il suo cognome correttamente. Sì parlava di lui come un autore dalla prosa amalianate e dalle trame costruite a regola d'arte. In effetti ha scritto parecchi libri e qualche saggio sulla scrittura e su altri temi ed è stato finalista allo strega con "Le colpe dei padri" . Ora il saggio sulla costruzione della storia dei grandi scrittori l'ho preso anni fa e ancora lo devo leggere, ma tra i suo libri di narrativa quello che mi aveva colpito di più è "Al mio giudice", probabilmente perché mi ricorda "Lettera al mio giudice" di Simenon. Quello di Perissinotto è un libro che attraverso le mail mandate da un detenuto al suo giudice, spiega da dove è venuto il delitto di cui si è macchiato. Il nostro protagonista, torinese di nascita, viene da una famiglia operaia e nell'ansia di appartenere ad un mondo diverso ha scoperto di essere una pedina del sistema a cui si è ribellato. E quando l'ho visto fra i disponibili, mi sono detta che, sì, quel punto lo potevo utilizzare per farmelo spedire.

Smarcata la questione degli scambi tra Novembre e Dicembre ho assistito a due presentazioni tra cui, la prima, quella di Giuseppe Aloe che finalmente dopo due anni torna il libreria con "Ieri ha chiamato Claire Moren" pubblicato con Giulio Perrone Editore. Come avviene sempre con Aloe anche questo libro racconta di un viaggio interiore fatto da Enea, che è stato per anni in carcere per l'accusa di aver ucciso la sua fidanzata, che quando viene liberato si lascia convincere a cercare il vero assassino. Aloe è un mago della descrizione, che non risulta mai pesante e che seppure abbozzata rende panorami, situazioni e persone sempre decisamente vividi. Se non lo conoscete, dovreste leggerlo perché, vi assicuro che vale la pena. Fin'ora, nonostante io ami tutti i suoi libri, il mio preferito è: "Non è successo niente", chiaramente al netto di quello di cui vi parlo oggi che ancora non ho letto ma che staziona sul mio comodino secondo l'ordine che mi sono data (un classico, un libro che mi è stato mandato, un libro da leggere per altre iniziative, un libro cui penso in continuazione e che se non leggo non avrò pace).
L'altra presentazione era di Gorilla Sapiens e relativa al libro di Walter Comoglio che si intitola "La sera che ho deciso di bloccare la strada". E' una raccolta di racconti che suppongo, dalla descrizione che ne ha fatto l'autore, è decisamente surreale. L'autore mi è piaciuto, spigliato, divertente; ha preso a piene mani dai suoi ricordi rimescolando situazioni e immagini e popolandole di personaggi che sembreranno forse male assortiti, ma in realtà quanti di noi agli altri, sembrano bene assortiti? Quando mi calerò in questo paradosso, ne riparleremo.

Ora immaginate la giornata peggiore che possiate avere avuto, ecco, quella del 27 Dicembre ci si è avvicinata molto! Quindi al culmine di una giornataccia mi sono ritrovata a dover cercare un bar ed ero nei pressi di un mercatino dove vado ogni tanto e alla fine sono entrata anche lì. Volevo comprarmi qualcosa per tirarmi su: per la casa non c'era nulla di interessante, oggettini e bigiotteria peggio che andar di notte e alla fine sono finita al reparto libri: in un'ora sono uscita con 14 libri e mi sono limitata!
"Quando Hitler rubò il coniglio rosa" di Judith Kerr è un libro che io non avevo mai sentito nominare fino a qualche anno fa ed è un libro per ragazzi che racconta la fuga di Anna e della sua famiglia da una Berlino assediata dai nazisti. Daniela di Appunti di una lettrice mi ha detto che è uno dei suoi libri preferiti e quindi, non si discute, s'ha da conoscere! 
"Il cielo color melograno" di Louise Soraya Black edito da 66thand2nd è un libro che non potevo lasciare lì per due motivi, la casa editrice è una di quelle che quest'anno ri-adotterò perché nel corso degli anni ha fatto dei passi da gigante raffinando i propri cataloghi già allora decisamente interessanti e perché questo libro racchiude trent'anni della storia dell'Iran che fa da sfondo alla vita di Layla a cui il mondo di Teheran sta stretto con le imposizioni della religione e sogna una vita del tutto diversa lontana dai luoghi in cui è cresciuta e che non sente più suoi. Poi la morte di uno zio, dei segreti rivelati e molte delle certezze si sgretolano.
Poi due Guanda, che non si lasciano mai, uno è "Dentro la foresta"di Roddy Doyle autore contrastato mi dicono, alcuni lo amano e altri lo odiano. Questo è uscito inizialmente come un libro per ragazzi in Irlanda. I temi della famiglia allargata e del ritorno di una madre che ha rinunciato alla propria figlia lasciandola al padre è un tema forte come anche la perdita della madre che è collante del nuovo assetto familiare. I protagonisti, a parte gli adulti, sono per la maggior parte bambini o adolescenti, ma lo stile di Doyle rende questo libro decisamente più profondo di un semplice libro per ragazzi stando quel che ne dicono in giro per la rete. "La sposa a nudo" di autrice anonima mi ha colpito perché dalla descrizione in seconda di copertina la sinossi parla di un diario di un'anonima londinese che è creduta la sposa perfetta e che invece un giorno vede il suo mondo incrinarsi e sente il bisogno di confessarsi attraverso un diario fatto di lezioni che ha imparato nella sua vita nascosta ai più.
"La bambina che amava Tom Gordon"di Stephen King. Io ancora mi sto mangiando le mani di non essermi fidata la mia prima volta in questo mercatino e non aver preso "The dome" di cui invece poi, successivamente, ho visto la serie e me ne sono innamorata. E tra parentesi non sono certa che si tratti di un thriller quanto del mio primo horror(?) - Beh? che c'è? Perché sgranate quegli occhioni? Ebbene sì, io non ho mai letto un horror... oddio, ho letto cose che comunque farebbero impallidire e toglierebbero il sonno a molti, ma di solito sono cose legate a fatti reali... vorrà dire che se è un horror, avrò letto il mio primo libro di questo genere che mi manca!- Comunque Trisha si è persa nel bosco e mentre cerca la strada per tornare a casa riesce a rimanere tranquilla ascoltando dal suo walkman le partite dei Red Soks e le imprese del suo paladino Tom Gordon (e la domanda sorge spontanea ma quanto ci rimane in questo bosco? e Che pile ha per questo walkman che il mio si scaricava solo a guardarlo? oppure quante partite insieme giocano questi Red Soks? Lo scopriremo solo leggendolo!), ma ad un certo punto si accorge di non essere sola nel bosco...   

E giusto per rimanere allegri "Una gardenia nei capelli" di Giampaolo Rugarli che la sinossi dice che, nonostante si parli di undici omicidi di donne, raccontati da colui che le ha uccise che ha un passato triste e, potremmo definirlo, "logoro" costituiscono la vicenda cardine di questo libro, è narrato con tagliente ironia. Il libro era intonso e anche poco impolverato e ne riparlermo. 
Oltre a non aver mai letto un horror io non ho mai letto "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee. Ma tutti ne parlano bene e avevo anche iniziato a vedere il film che però non mi ha dato grandi soddisfazioni e quindi non l'ho finito, quindi visto he anche questo libro era nuovo nuovo, l'ho preso al volo. Chissà che la storia narrata così mi piaccia di più!
Un bel classico di Stevenson che al liceo marcai come un libro un po' pesante e che invece grazie all'audiolibro ho decisamente rivalutato, credo peraltro di conoscerlo quasi a memoria, è "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" di Stevenson - non ci potevo credere di averlo trovato a 50 centesimi!-.  Siamo in una Londra ottocentesca e un oscuro figuro si aggira per le stradine. Calpesta una ragazzina ma sembra non accorgerse e, una volta inseguito dalla gente, si offre di risarcire la piccola. Peccato che lui dichiari di chiamarsi Mr. Hyde e l'assegno che porge ha la firma dello stimato medico Dottor Jekyll. E' un romanzo che ha fatto scuola e che, ancora oggi, mantiene quella sua aura di fascino dell'oscuro come se fosse stato scritto ieri!
C'è anche "Memorie di Adriano", di Marguerite Youcenar è un saggio su Adriano. Mi piacerebbe sapere a chi di Einaudi è venuta fuori la definizione "lampi di autobiografia"... Lampi? Ma come lampi? Comunque, a parte la metereologica saggistica, questo libro è un po' una "summa" degli studi condotti dalla Youcenar sulle memorie di Adriano e sulla sua biografia che diviene lo spunto anche per confronti fra le visioni sul futuro di ieri e quelle di oggi. E il libro non lampeggia, nel caso qualcuno lo volesse sapere...
"Una famiglia americana" di Joyce Carol Oates era invece un titolo che aveva comprato Nereia di Librangolo Acuto e all'epoca il pacco con cui arrivò questo titolo lo ordinai io e nell'attesa di consegnarglielo ci buttai un occhio e decisi che questo mi sarebbe piaciuto leggerlo. L'autrice dal finale del cognome che io non riesco a pronunciare e che chiamo Joyce qualcosa, scrive di una famiglia perfetta, le tipiche famiglie americane tutte sorrisi e felicità, che, per un incidente che non viene mai nominato, si disgrega. La cosa che mi ha colpito è che ad un certo punto della sinossi si parla di "interruzione dei codici di comunicazione che permettevano agli appartenenti della famiglia di capirsi al volo", che è una cosa decisamente complicata da affrontare e rappresentare visto che l'intesa è una cosa che si percepisce dai comportamenti e dagli sguardi. Ecco, io sono curiosa di capire come ci sia riuscita e se ci sia riuscita. Lo so, sono una brutta persona... E lo sono anche di più perché continuo il mio viaggio nel mondo di Williams per scoprire se quelle ultime 13 pagine di Stoner, che lo rendevano veramente un bravo scrittore, hanno un corrispettivo in altri libri, magari in tutto il libro e non solo nelle battute finali. Quindi ho preso  "Butcher's crossing" di John Williams. Butcher's Crossing è il piccolo villaggio da dove viene Will, che nel  1873 ancora non è nemmeno servito dalla ferrovia e che racchiude quella immagine del vero mondo incontaminato e isolato americano. Will sente il bisogno di tornare alle radici e alle azioni del passato attraverso alla caccia al bisonte. Un viaggio intimistico e metaforico quindi e speriamo che questo libro sia meno "statico" di "Stoner".

Chiaramente quando sono entrata nel reparto libri del mercatino mi ero messa un limite e dovevo sapere che poi alla fine il destino ci mette lo zampino. In questo mercatino io non ho mai trovato dei Bompiani e ci ho fatto caso grazie ad una discussione che, non ricordo con chi ho avuto, in cui si diceva che Bompiani è un po' trascurata dai blogger. In effetti, facendoci caso è vero ci sono pochissimi Bompiani anche in questo spazio, se la memoria non mi inganna dovrebbero essere due di cui una è sicuramente una stroncatura e l'altro non ricordo proprio. Ora, ai tempi che furono quando "In nome della rosa" spopolava - io ho ancora l'edizione con il saggio alla fine! - mi piaceva molto questo editore e quindi entrata al mercatino mi sono detta "Compro solo se ci sono dei Bompiani". Sono certa che ora non vi stupirete se vi dico che era pieno! Tra questi ne ho scelti due a 99 centesimi (che sono quelli che rischiano di più perché vuol dire sono là da tempo immemore) che sono "L'albero delle storie" di  Saira Shah, che se ho ben capito è un resoconto di un ritorno in patria e più precisamente in Afghanistan della scrittrice che narra dei pochi cambiamenti e della grande distruzione a cui è andato incontro questo mondo di cui ancora oggi conosciamo molto poco, e "Il nuotatore" di Joakim Zander che è un thriller che parte con un uomo che porta via una bimba che un atteggiamento protettivo e una donna che entra in una macchina che poco dopo esplode a Damasco. Contemporaneamente a Bruxelles una donna del parlamento europeo riceve delle informazioni riservate di cui non può parlare con nessuno e un uomo viene incaricato da una società americana di raccogliere informazioni sulla parlamentare in questione. I tre personaggi ancora vivi sono legati da vincoli di sangue e da un passato e il problema è capire come e come questo possa aiutarli a sopravvivere.
Poi c'è il tomo, perché c'è sempre un tomo, che è "La setta dei libri blu" di Gordon Dahlquise che, confesso, ho deciso di prendere per la stupenda copertina di una gradazione dal blu all'azzurro che è un vero spettacolo. Ora dalla sinossi è quello che vi induce a pensare il titolo, la protagonista che vive a Londra ed è fidanzata, un bel dì viene lasciata dal suo bello e decide di pedinarlo per scoprire il perché. Un giorno lo segue in un viaggio su un treno che è diretto verso un luogo dove evidentemente ci deve essere una festa in maschera, visto che sono tutti mascherati, ma arrivata sul posto, scopre che si deve quasi spogliare completamente e che l'ambiente sembra un ritrovo di una setta.

Prima della giornata no e intorno al periodo natalizio, avevo svincolato dei buoni giusto per farmi qualche regalo come ogni anno e infatti il regalo è arrivato forte e chiaro con dei titoli di cui volevo leggere, in alcuni casi già prima che uscissero. Dunque a Settembre avevo cominciato a leggere "Drood" di Dan Simons che ho dovuto temporaneamente accantonare per la gara di ottobre. Non lo avevo iniziato con grandi aspettative perché solitamente le riscritture dei grandi classici, in questo caso di un classico non concluso, di solito fatte a distanza di tanti anni rischiano di essere un po' delle sòle. Non avevo tenuto conto sicuramente del fatto che Dickens aveva un approccio di scrittura decisamente moderno e che Dan Simons è talmente bravo e accurato nelle sue ricerche si Collins e Dickens che riesce sicuramente nell'impresa di farli rivivere. Libro davvero bello che ho in programma di iniziare di nuovo e finire a Febbraio con Angela Cannucciari e, visto che c'eravamo, abbiamo preso anche il libro da cui prende spunto questo (a dir la verità è lei che ha cominciato!) "Il mistero di Edwin Drood" di Charles Dickens. E' il giallo che Dickens stava scrivendo quando morì improvvisamente. Di questo credo che ne riparleremo presto, essendo un classico credo che tra marzo aprile ce lo racconteremo. 
Invece come detto nella recensione di "Chi perde paga", il secondo capitolo della trilogia "MR. Mercedes", mi ha convinto talmente tanto che non mi sono accontentata di avere il terzo in ebook ma l'ho voluto in cartaceo come gli altri due e ora fremo per capire come va a finire "Fine turno"di Stephen King.
"Tempo assassino" di Michel Bussi, libro di cui ho sentito parlare un po' ovunque e che aveva creato anche una discreta attesa e che è un giallo. Il primo libro con cui si è fatto apprezzare Bussi non l'ho letto ma questo giallo lo trovo interessante: Clotilde torna in Corsica a più di dieci anni dal tragico incidente che ha decimato la sua famiglia. Sarebbe una normale vacanza in un luogo che non ha ricordi piacevoli ma un bel giorno la nostra protagonista riceve una lettera di sua madre e il giallo è servito.
"Lo schiavista" di Paul Betty, questo lo volevo da parecchio, ovvero da quando ho visto il booktrailer di Fazi. E' il primo americano ad essersi aggiudicato il Manbookprize inglese e ha un tono talmente strafottente da renderlo decisamente irresistibile. Avevo cominciato a leggerlo in lingua grazie alle anteprime di Amazon e devo dire che le prime pagine dell'edizione italiana rendono davvero bene la voce di Betty. Quindi non potevo farmelo sfuggire!
"Gli anni" di Annie Ernaux  invece è un consiglio della mia libraia di Grottaferrata e che quest'anno con il libro in mano si è sentita rispondere "Sicura? Mi hanno detto che per il mio gusto la Ernaux non va bene..." ci ha pensato su un po', l'ha posata, ha guardato in giro, l'ha ripresa in mano e mi ha detto "Secondo me invece lo adorerai!" tocca capire chi aveva ragione, ve lo farò sapere!

Tra i libri che sono arrivati per iniziative varie ci sono "Raffles. Caccia al ladro", E.W. Hornung che è stato oggetto di un Blogtour in occasione della sua uscita e il cui libro precedente l'ho finito ieri e prossimamente sarà oggetto di una recensione e "Sottomissione volontaria", Lena Andersoon che, invece, è il libro che ho scelto di leggere fra quelli che erano oggetto di eventi a "Più libri più liberi" e con il quale ho rotto le scatole al tutto il mondo conosciuto e sconosciuto per quanto l'ho adorato!
Il resto sono regali da amici:
"La forza della vita", Will Eisner  e "Maus", Art Spiegelman sono regali di colui che chiamo "l'amico di Murakami" e sono graphic novel. Visto che sono anni che mi dice di provare e quest'anno l'ho fatto con un fumetto "Rufolo" - di cui devo capire ancora come parlarvene!- e una bellissima storia "Il celestiale Bibendum" di Nicolas de Crécy - di cui so perfettamente che vi racconterò-, ha deciso di regalarmi due grapic novel di peso, la prima è incentrata sul significato della vita in un momento storico in cui il nazismo sta sconvolgendo il mondo e, la seconda, che condivide il periodo storico con la precedente, che invece racconta la vita di una famiglia ebrea dal dopoguerra ad oggi con sullo sfondo il ricordo dell'olocausto da cui sono scampati per poco.
Invece "Grandi momenti"di Franz Krauspenhaar e "Mailand", Nicola Pezzoli  sono  un dono di Vincenzo Zonno. Il libro di Pezzoli è il terzo della serie di Corradino che avevo cominciato a leggere in digitale e poi lasciato perché, come avviene ogni tanto, ho difficoltà a leggere in digitale quando per lavoro sto troppo al pc... e infatti credo che quest'anno un kindle me lo comprerò. Mentre di "Grandi momenti" è un libro di cui ho sentito parlare parecchio e quando Vincenzo mi ha detto che me li voleva donare non me lo sono fatta ripetere due volte!
"L'uomo che scrisse il romanzo perfetto", Charles J. Shields e "Mary Lavelle", Kate O'Brien sono un regalo di mio fratello (quello più piccolo) Simonluca e di sua moglie Martina e pure loro erano nella mia whishlist da quando sono usciti a novembre scorso. Il primo è una biografia di Williams e l'altro è un classico irlandese dei primi del novecento riscoperto da qualche tempo e di cui ne riparlermo prossimamente perché va in lista con i classici di #unclassicoalmese.
"Le rose del volto", Maria Luisa Nasorri Laviron invece è arrivato a sorpresa da uno scambio fatto su Bookmooch che vi nomino perché il bigliettino allegato mi è piaciuto un sacco e lo riporto così come è scritto:
"Ciao.
Aggiungo a quel che mi hai chiesto un libro scritto da una signora di Savona ora novantaduenne.
La conosco, a volte le tengo un po' compagnia...
Se ti va, fammi sapere cosa ne pensi...
Poi lo puoi tenere o regalare ad altri... magari con Bookmooch...
A presto"
Non si capisce molto dalla quarta di copertina ma sommariamente sembra un romanzo della vita di Gaia, donna non molto fortunata, dalla sua infanzia all'età adulta e spero veramente di trovare il tempo di far sapere alla mia corrispondente che cosa ne penso.

"La tua ombra sta ridendo" di Gianfranco Mascia invece è arrivato a Gennaio sebbene sia stato spedito a Dicembre è un libro decisamente particolare visto sfogliandolo per verificare la grandezza del carattere ho scoperto che in alcuni punti ci sono dei codici QR. E io che pensavo che Arkadia si occupasse solo di saggistica e invece no! Non sono ha anche la narrativa ma anche un polposo catalogo molto articolato che ha adocchiato anche mia madre (dopotutto il mio ufficio ricevimento pacchi è lei)! Da quando ce l'ho in mano sto lì a pensare a come incastrarlo con le letture pianificate di questi mesi perché oltretutto è un giallo che si svolge a Roma in cui una serie di omicidi di giovani ragazze sono l'oggetto di un'indagine e devo assolutamente capire che cosa c'entrano i codici QR... Ma lo saprò e forse, se fate in bravi, poi qualcosa ve la dico, oppure no...

Carrellata veloce sui letti in questi due mesi e di: 
sapete già tutto quello che dovreste sapere dalle recensioni.
Libri sì:
"Di grammatica non si muore", Massimo Roscia. Libro godibilissimo in cui si ride anche tanto e di cui sto cercando l'ispirazione giusta con cui parlarvene. La difficoltà è rappresentata dal fatto che, sebbene sia costruito come un tutto unico, credo che leggerlo tutto di seguito e di fretta come ho fatto io, specie se non conoscete Massimo, non rende. Va lasciato sul taolo e consultato con tranquillità. Al di là della simpatia dell'autore è un ottimo modo per ripassare col sorriso sulla bocca il mondo oscuro, e di solito palloso, della grammatica italiana. E' un libro scritto da uno competente ma decisamente non didascalico e, se state pensando che non vi serva, allora vi state sbagliando perché ognuno di noi ha sempre un punto debole e spesso si scoprono leggendo proprio di errori... quando ti ritrovi ad escalamare "Vedi? Questa non la sapevo!"
"Rufolo", Fabio Tonetto: premettiamo che io non sono una nerd, lo sapevo ma ne ho la certezza da quando ho finito a Gennaio il libro di Fulvio Gatti, questo per me è un fumetto, ma se dovesse avere una categorizzazione differente segnalatemelo che aggiorno la definizione perché questo mondo per me è del tutto nuovo. E' una raccolta di situazioni surreali e ciniche che fanno decisamente sorridere, Rufolo e i suoi amici animali, nicchiano, nei loro comportamenti, a quelli umani. Io l'ho trovato decisamente simpatico.
"Il celestiale Bibendum"di Nicolas de Crécy è invece stata la migliore grapich novel che ho letto sin'ora, e sono due questa e la successiva, bella la storia distopica, stupenda la scelta della rappresentazione metaforica di alcuni personaggi come quello "fatto di persone", bello il senso generale del significante che ne viene fuori e io l'ho proprio adorata e finita in meno di due pomeriggi. 
"Le vicende relative al caso della scomparsa di Miss Finch"di Neil Gaiman ce l'avevo da un po' - è parecchio che penso di introdurre nuove letture-, ed è un racconto di nemmeno cento pagine sulla scomparsa di Miss Finch dove il punto non è la scomparsa in se ma sul senso del suo non ritorno nel mondo conosciuto e della sua permanenza in quello dell'insondabile e dell'inesistente. Mi è piaciuta ma decisamente meno di quella di Eris Edizioni.

Libri no:

"I terribili segreti di Maxwell Sim"di Jonathan Coe, ditemi quel che vi pare, ma ho atteso a scrivere la recensione che, per problemi tecnici, esce domani e invece doveva essere in linea venerdì, ma questo libro è un grosso no. Storia inconsistente e inutile, personaggi annacquati, stile da "vorrei ma non posso" chiusura che annulla qualsiasi speranza del lettore di trovare un senso in tutta questa sofferenza. Da un nugolo di commenti positivi riguardo questo autore mi sarei aspettata molto di più e invece mi sono trovata di fronte a un guazzabuglio, organizzato, ma con consistenza pari al nulla cosmico. 
"Sulla letteratura", Umberto Eco. Umbè se da lassù ogni tanto ci leggi, perdonami, ma è proprio un no. Di tutti i saggi, i discorsi, gli articoli qui riportati se ne salvano solo quattro perché comprensibili gli altri rimangono nel limbo. In parte il problema è dovuto al fatto che i discorsi in alcuni casi sono costruiti i risposta ad altri detti da altri nello stesso evento, in altri sono didascalici al punto da far salire l'antipatia anche a me verso il mio amato Oscar Wilde -con i discorsi sugli aforismi citati pedissequamente tutti senza lasciarne uno fuori!- e, infine, per un errore nella concezione del libro.
Ci sta che si voglia tenere traccia di questi discorsi ma se li si commercializza è fatto obbligo fornire un testo completo sia di note che di bibliografia di riferimento che invece manca completamente. Ne viene fuori un testo monco composto di pezzi che non hanno alcuna attinenza l'uno con l'altro e che sono di difficile comprensione ai più. Mi chiedevo il perché di questo libro si parlasse poco e ora lo so.

E ora, lettori della Thomas, un attimo di silenzio perché la nostra eroina alla fine ce l'ha fatta... le ci sono voluti un sacco di libri ma, per la prima volta in "Il nostro tragico universo", ha azzeccato un finale! Se ti stai domandando il perché di questo ingresso non l'hai letta e se stai pensando "beh se questo è l'unico di cui ha azzeccato il finale allora leggo questo!" allora non stai facendo la scelta giusta. La Thomas non è il caso di leggerla per i finali ma per gli intrecci che costruisce che, a questo punto posso dire, le riescono meglio quando si parla dell'insondabile e di mondi paralleli come fa in "Che fine ha fatto Mr. Y?". Ok, in questo libro ad un certo punto sembra andare in confusione in qualche punto dove definisce le caratteristiche della storia ideale che vuole scrivere la protagonista ma quando si chiude e si lascia depositare un po' il quadro appare completo. Tra i suoi libri quello più bello per me rimarrà quello dedicato a Mr. Y anche se ammetto che non è un libro per tutti visto che la Thomas è una donna dai ragionamenti contorti che poi danno vita a storie altrettanto contorte, ma vale comunque la pena di essere letta.

Dei libri di Gennaio ne parleremo più in là e speriamo che la rinnovata voglia di leggere non mi abbandoni per strada. Se siete qui, sappiate che sono felice che voi siate sopravvissuti a tutta questa sfilza di descrizioni che ho cercato di tagliare all'osso e che comunque mi è venuta lunga una quaresima. Ma consolatevi c'è un mese, anzi un po' meno, per poterlo leggere prima del prossimo diario che, visto l'enorme numero di libri pervenuti in casa, mi auguro che sia più scarno negli acquisti e più polposo nelle letture!
Buon gennaio!
E buone letture!
Simona Scravaglieri
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