martedì 18 luglio 2017

Diario di un mese di libri... Giugno (e qualcosa che avevo dimenticato a Maggio!)

Fonte: Democrat and Chronicle



Libri comprati:
"Non disturbare", Claudio Marinaccio - Miraggi Edizioni
"Quello che dice la cameriera", Nicola Manuppelli - Miraggi Edizioni
"Atlante leggendario delle strade d'Irlanda", J.R. Hjalmarsson - Iperborea
"Il racconto dell'ancella", Margaret Atwood - Ponte Alle Grazie


Libri regalati
"Le sorelle Misericordia", Marco Ciriello - Spartaco Edizioni
"Al buio", Carlotta Borasio, Andrea Malabaila - Intermezzi Edizioni
"Zia Favola. Una storia siculish", Cono Cinquemani- Aut Aut Edizioni
"FreakShow", Pee Gee Daniel - Avatar Edizioni
"L'interpretazione dei sogni di Freud Astaire", Angelo Zabaglio AKA Andrea Coffami - Gorilla Sapiens Edizioni
"La passione secondo Matteo", Paolo Zardi - NEO Edizioni
"Grande Nudo", Gianni Tetti - NEO Edizioni
"Scritti", Roberto Bazlen - Adelphi
"Lizzie", Shirley Jackson - Adelphi
"I Piccini di Gashlycrumb", Edward Gorey - Adelphi
"Sylvia", Leonard Michaels - Adelphi
"La casa dei Krull", Georges Simenon - Adelphi
"Propizio è avere ove recarsi", Emanuel Carrère - Adelphi
"A futura memoria", Leonardo Sciascia - Adelphi
"Vite minuscole", Pierre Michon - Adelphi
"Questo è Kafka?", Reiner Stach - Adelphi
"Sotto una stella crudele. Una vita a Praga – 1941-1968", Heda Margolius Kovály - Adelphi




Libri letti
"Le cento vite di Nemesio", Marco Rossari - E/O Edizioni
"Come siamo diventati nordcoreani", Krys Lee - Codice Edizioni
"Overlove", Alessandra Minervini - Liberaria
"Le sorelle Misericordia", Marco Ciriello - Spartaco Edizioni
"Vaffanguru. Come diventare Zen in 90 minuti", Ka Bizarro - Edizioni Tlon
"Special Exits", Joyce Farmer - Eris Edizioni
"Non disturbare", Claudio Marinaccio - Miraggi Edizioni

Libri in lettura

"The Dome", Stephen King - Sperling&Kupfer
"La bambola di Kokoachka", Alfonso Cruz - La Nuova frontiera  (finito Luglio)
"La vita immortale di Henrietta Lacks", Rebecca Skloot - Adelphi (finito Luglio)
"Da principio venne il diavolo", Agatha B. - Walkabout Literary Agency (finito Luglio)
"Vangelo di malavita", Claudio Metallo - Casa Sirio
"Challenger", Guillem López - Eris Edizioni
"Una più del Diavolo", Lorenzo Vargas - Las Vegas Edizioni
"Fame Plastica", Nicola Brizio - Funambolo Edizioni
"Oggetto d'amore", Edna O'Brien - Einaudi
"Il sangue non si lava", Fabrizio Capecelatro - AB Editore




Ed eccoci di nuovo qui. Mese di Giugno e qualche arrivo che avevo dimenticato, volutamente, il mese scorso per non morire e non farvi morire di inedia. È stato un mese rovente per il caldo e si è chiuso in maniera altrettanto rovente con una polemica fra colui che gestisce il profilo di Einaudi e gli utenti, blogger e qualche polemico di default. Il punto della questione verte intorno al social che sta sempre più prendendo piede, Instangram, che, per sua natura, è fatto e vive di immagini. Negli ultimi mesi si sono aumentati a dismisura gli utenti che postano le immagini di libri e, in particolare, le fotografie di quelli che si leggono a colazione. Cominciamo con il dire che, la qui presente lettrice, non posta tali immagini nel suo profilo ma gatti e libri a qualsiasi ora del giorno necessiti di fare una foto. E no non è perché sia d'accordo con il profilo einaudiano, ma solo perché è notorio che alla mattina io sia uno zombie e difficilmente capirei che cosa sto leggendo, quindi mi crederebbero in pochi se dichiarassi che sto leggendo! Se poi aggiungiamo che: 
- meglio di cinque minuti in più di sonno che svegliarsi un'ora prima per avere la necessaria autoconsapevolezza; 
- il terrore del traffico;
- la necessità di non arrivare tardi per non uscire dal lavoro ancora più tardi.
avete il quadro completo. 
Però concordo con le blogger che hanno lanciato varie iniziative contro questo stile di pensiero e hanno fatto le loro rimostranze a Einaudi. Già è complesso essere lettori in un mondo in cui leggere è poco "cool", "fashion" e via dicendo, se poi ci si arroga dietro posizioni inutilmente snob è ancora peggio, tenendo conto che poi uno dei propri spazi ne fa ciò che vuole. O no? Polemica di cui mi sono resa conto una settimana dopo, ma visto che c'ero ve ne ho parlato. Poi non dite che non faccio informazione eh!
Tra le altre novità c'è che "La nave di Teseo", la casa editrice nata dalla volontà di Elisabetta Sgarbi di fare un'editoria di qualità diversa da quella che si trova in circolazione e che ha riunito sotto la propria egida quei grandi e piccoli scrittori -alcuni provenienti da Bompiani- per costruire un catalogo decisamente già corposo, ha acquistato il 95% di Baldini&Castoldi oltre ad una casa editrice di Graphich Novel -decisamente impegnate quindi lasciate perdere entusiaste dei manga!- che si chiama Oblomov Edizioni che, vi dirò, mi piace davvero tanto.
Finito lo sconclusionato TG, andiamo oltre eh?

Io comunque questo mese ce l'avevo messa tutta. In lista, tra i comprati, ci sono praticamente solo quattro libri. Quattro eh?? Quattro!!! 
Ma è destino che noi si debba star dietro alle liste lunghe: quindi siete pronti? Prendiamo un bel respiro e via!
Tra i libri comprati spiccano l'accoppiata Marinaccio - Manuppelli. Non hanno scritto lo stesso libro ma, non si capisce perché -prima o poi mi toccherà chiederglielo-, escono sempre in libreria in contemporanea. Nel mio immaginario, visto che Manuppelli sembra molto posato, c'è Claudio che, come ha finito di scrivere, corre a casa  Nicola e che lo sollecita ossessivamente finché non ha messo la parola fine al suo libro. Sembrano una coppia di amici affiatata ed è un piacere leggerli. Scrivono sicuramente in maniera totalmente differente, Claudio, che si dichiara "stronzo", in effetti è la classica faccia da schiaffi. Il suo libro è irriverente e allegro e riunisce immagini della vita di provincia affiancate a ciò che più temiamo quando siamo a casa. È inutile che fai il vago, lo so che pensi... di che potranno avere paura in provincia? Delle stesse cose che temi tu in città... Il citofono o le chiamate pubblicitarie. Con i suoi post con, cinici e  divertentissimi, dialoghi con operatori telefonici o testimoni di Geova ha conquistato praticamente tutti sul web intercettando un ambito di cui pochi hanno percorso la strada. "Non disturbarequindi è una raccolta che mescola serio e faceto lasciandoti con il sorrisetto sghembo di soddisfazione. Altro tono quello di Nicola che con "Quello che dice la cameriera" invece presenta una raccolta di poesie. Poesie?!? Tu leggi poesie? Fermo lì poeta, le leggo in via eccezionale e solo per curiosità. La raccolta di Manuppelli, sì ne ho già letto circa la metà, è più una lunga sonata che una raccolta vera e propria. Ha quel gusto stranamente americano che va dal vuoto alla ricerca di una persona che lo riempia. È come quelle inquadrature nei film che con crudo realismo inquadrano una persona in una stanza piena di vecchi oggetti. È affascinante, detta da una come me che come dici amore ti risponde "chi?!?", e se anche non vi farò altolocati commenti in merito sarà comunque un libro, ripeto poeta, di cui vi parlerò in via eccezionale e a modo mio. Tanto Manuppelli non sa dove abito quindi non mi può venire a cercare!

Chiaramente, rintracciare i libri di questi due giovani e baldi scrittori è come sperare di trovare un diamante al mercatino della bigiotteria. Scelgono sempre case editrici che si comprano da un'altra parte rispetto a quella che pratico io. Quindi questi due libri sono stati comprati su IBS e per non pagare le spese di spedizione, che mi sembra cosa cretina all'alba del 2017, mi sono presa anche "Atlante leggendario delle strade d'Irlanda", di questo scrittore: J.R. Hjalmarsson. Iperborea vuole mandarmi in rovina e in un mese ha pubblicato due libri che io sono curiosissima di leggere e uno dei due era proprio questo. L'ho già iniziato, anche se non compare nella lista dei libri in lettura, perché è una raccolta di favole e credenze su luoghi dell'Irlanda e ne costituisce sia una guida fisica a posti poco conosciuti e al contempo anche una sorta di viaggio "sentimentale" nei meandri del folklore irlandese. Quindi leggerlo tutto di seguito ha decisamente poco senso, mentre un capitolo al giorno invece sì. Per "Il racconto dell'ancella" di Margaret Atwood, invece la colpa è tutta di Libri in valigia e della sua bellissima recensione. Me ne avevano parlato di questo libro ma non ero affatto convinta, poi ho letto la recensione e ho deciso di prenderlo. È un romanzo distopico ambientato in un futuro di uomini e donne sterili. Le donne che sono ancora fertili vengono chiamate e trattate come ancelle. La maggior parte del lavoro l'ha fatto Barbara, scrivendo il pezzo che vi ho linkato e che vi consiglio caldamente di leggere.

Visto? Finiti i comperati! Non era difficile no? Mese interessante fra gli arrivi, quello di Giugno, si apre con una serie di arrivi inaspettati tra cui campeggia il famoso Marco Ciriello. Sì, hai ragione, è famoso per me perché tutte le mie conoscenze di una certa parte della "Campania che scrive" prima o poi mi citano Marco Ciriello. "Ma lo hai letto Ciriello? Ah ma lo devi fare!". Ecco io non l'avevo letto, non ci ero mai incappata di Ciriello... e sbagliavo, va bene Miryam? L'ho scritto! Per quello che ho potuto leggere in "Le sorelle Misericordia", Marco ha tre caratteristiche: scrive in maniera scorrevole ma non rinuncia alla bella scrittura, porta avanti uno sviluppo di trama che verta sul personaggio e non si perde in inutili e facili descrizioni sulla capocchia dello spillo. 
La storia in questione si legge in pochissimo, sono ottanta pagine, ma ha un grande cuore. È quello di due sorelle che sono una l'opposto dell'altra: una bella, brava e di successo e l'altra un po' meno bella, che si deve impegnare e che sta morendo. La bella crede, l'altra no, la prima vorrebbe aiutare e l'altra invece vorrebbe solo rinunciare. In mezzo c'è quel vuoto che si crea quando tu non vuoi lasciare andare qualcuno e quando quel "qualcuno" vorrebbe almeno riuscire ad ottenere quel che si può avere fin quando non sarà l'ora di andare. È un tira e molla etico ma anche decisamente amorale. Chi può decidere cosa sia meglio per l'altro? Dove il nostro amore giustifica lo sguardo che perdona la rabbia di chi sa che non c'è speranza? Due donne rappresentate alla perfezione, finanche nel loro parlarsi senza ascoltarsi e senza comprendersi. Da leggere assolutamente!

Tre titoli che mi sono arrivati in piena crisi del lettore:
"Zia Favola. Una storia siculish" una storia della fine dell'ottocento che narra un viaggio dalla Sicilia verso New York, di cui la protagonista è appunto Zia Favola. È una storia con una morale; vuole ricordare che cosa significa mettersi in viaggio verso una vita migliore.
"FreakShow". Lui chiama Pee Gee Daniel ed è molto apprezzato, ho trovato due persone che lo hanno letto. Si parla di un pianeta lontano in cui il FreakShow è quello show che mette in mostra le più strane creature. Poi un giorno i protagonisti dello show si convertono ad una religione e tutto cambia aspetto.
"L'interpretazione dei sogni di Freud Astaire", in questo caso ho delle difficoltà a capire se l'autore sia solo uno o due - sono ignorante e lo dichiaro con una certa mestizia-, ma quando mi è stato proposto di leggerlo, non sapevo che fosse un Gorilla Sapiens. L'ho scoperto dopo e mi sono anche accorta di non averlo comprato e quindi la mia collezione Gorilla difetta di un libro! Comunque, rimedierò a Dicembre per l'oggetto fisico, ma credo che leggerò molto prima il digitale soprattutto perché è complicato descriverla per ora ho capito che è una raccolta di racconti surreali e tragicomici.

Mi accorgo ora che questa sarà l'estate dei dialetti, in questo momento sto leggendo "Vangelo di malavita" che mi sta mettendo in non poca difficoltà con la parlata calabrese e ne ho altri due come quelli sin qui citati che presentano difficoltà a livello dialettale o linguistico. Bene così, Simona!

Di recente invece è arrivato "Al buio" di Carlotta Borasio e Andrea Malabaila, che è un libro che parte da un mistero su un morto ritrovato di cui non si conosce l'identità e nemmeno la causa della morte. No, ma facciamole un po' più stringate queste descrizioni eh!!! È considerabile come un racconto lungo o un romanzo breve e quindi a "breve" probabilmente sarò più specifica. 
Se dovessi mettere i nomi di coloro che hanno foraggiato questo blog posso tranquillamente dire che oltre alla Fatina della lettura, l'Amico di Murakami c'è anche Vincenzo Zonno che mi ha regalato altri due Neo Edizioni "La passione secondo Matteo"di Paolo Zardi e "Grande Nudo" di Gianni Tetti. Come avviene per gli altri foraggiatori spesso la cessione del libro è anche un "leggilo così poi ne discutiamo"! Loro ci provano ma le mie tempistiche non sono sempre così veloci. Sono stati entrambi libri molto chiacchierati. Il primo, quello di Zardi, esce dopo "XXI secolo" che è stato in lizza per lo Strega. In quel caso una distopia molto particolare,  in questo una storia che inizia in vacanza quando il nostro protagonista viene svegliato da una telefonata inaspettata. È il padre che non sente da anni e che lo invita a mettersi in contatto con la sorellastra e raggiungerlo in Ucraina. Mentre nel caso di Tetti, era stato decretato capolavoro già da chi lo aveva letto prima che uscisse. È un tomo che dovrebbe iniziare da un momento catastrofico per il mondo e la cui salvezza arriverà dalla Sardegna. 

Mondo Adelphi. A "La lotteria" di cui vi ho parlato il mese scorso nel Diario, possiamo aggiungere un altro Jackson, ovvero "Lizzie", la cui protagonista "pare" ambire ad una vita tranquilla anche se effettivamente non è così. Lizzie è sempre soggetta a numerose emicranie e altri problemi di cui nessuno sa effettivamente la natura finché, un bel giorno, un medico con il quale ha fatto delle sessioni di ipnosi scopre che dentro questa donna elegante e altolocata vivono effettivamente tre donne decisamente diverse: quella buona e amorevole, una cattiva e amorale e la donna che ogni giorno va a fare le sedute. "È solo l'inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un successo terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre: tanto che il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l'identità e la realtà." conclude la sinossi e, conoscendo "La lotteria", diciamo che non stento a crederlo! Sempre fatto di tensione pura "La casa dei Krull" in cui viene raccontato il montare della rabbia dei residenti di un paesino, verso i tedeschi che vivono al margine del paese, per il ritrovamento del cadavere di una ragazza nei pressi di casa loro. Sono sempre stati emarginati, ed è per questo che vivono al confine con il centro abitato, ma questo non li salverà dall'ennesima condanna.
 "I Piccini di Gashlycrumb". Volevo regalarlo a mio nipote e invece è ancora troppo piccolo per questo incantevole lavoro un po' gotico. Disegni bellissimi e dettagliati, immagini ironiche, a tratti ciniche rendono bene l'idea delle intenzioni dell'autore. "L'alfabeto più nero di Edward Gorey" che pare essere pure il più apprezzato dai ragazzini. Purtroppo, in questo caso ,il fatto che sia per "bimbi da 7 anni in su" fa la differenza e quindi Lorenzo, che ora ne ha 5, dovrà aspettare un altro po'!

Da qui in poi sono prettamente memorie, biografie e scritti vari sulle vite dei più diversi personaggi conosciuti e sconosciuti. Tra i conosciuti c'è "Questo è Kafka?". Tenete a mente "99" che è il numero dei casi particolari che Stach ha trovato su Kafka mentre scriveva la sua biografia; per "casi" si intende particolarmente "aneddoti o ricordi" relativi all'autore che vanno dalle lettere ai genitori a quelle che riceveva dai lettori. Invece nel caso "Sylvia", Michaels, per la vicenda e la caratterizzazione del personaggio di questa storia violenta e intensa, si pensa abbia preso spunto dalla storia del suicidio ex moglie. Siamo negli anni sessanta in piena "Bit Generation", nel Village; una giovane coppia di studenti vive una tormentata e dannata storia d'amore con esiti disastrosi. 
Invece è difficile trovare qualcuno che non conosca Sciascia e "A futura memoria"è una raccolta di scritti, note e resoconti che riguardano l'azione di denuncia di questo scrittore che cercava di far capire al mondo cos'era la mafia e quanto era pericolosa. Altro scrittore conosciutissimo è Emanuel Carrère, salito alle cronache del passaparola del "ah lo devi leggere!" con il libro Limonov, che, con il suo "Propizio è avere ove recarsi", parte da una delle risposte che danno i Ching quando vengono interrogati. In questo volume sono raccolti scritti e memorie dei viaggi fatti per lavoro, quelli, chiamiamoli spirituali, fatti leggendo libri o immaginando luoghi, in attesa di andarli a visitare prima o poi. Ora, per me, la risposta sarebbe "torna presto a casa, che hai pile e pile di libri da finire", ma per lui è un po' quel che lo spinge a ricordare tutti i viaggi e che significato hanno avuto nella carriera e nella vita. Sono particolarmente curiosa di leggere questo titolo perché così, magari, è la volta buona che leggo tutti gli altri Carrère che ho sparsi per casa.


Per Bazlen invece credo che sia l'inizio di un altro percorso di lettura, che si perde nei meandri di quello che non c'è e che magari ci sarebbe potuto essere. Bazlen è stato scrittore, critico letterario e traduttore. C'era quando nacque Adelphi e, nelle lettere trovate qualche mese fa in un mercatino da un antiquario veneto, è un uomo di grande intuito. Sono quegli uomini che nascono una volta ogni tanto e che hanno già una visione interiore di come sarà il futuro di ciò che a loro interessa. Bobi aveva dalla sua una passione per la lettura, per la scrittura e una profonda affezione a quello che rappresenta la cultura. Insieme a Calasso, altro grande genio, ha ipotizzato un catalogo rivoluzionario per l'epoca che lo è ancora oggi. Nonostante questo, Bobi, non pubblicò nulla in vita ma, nel catalogo adelphiano, non poteva mancare comunque questa raccolta sotto il semplice titolo:  "Scritti".

Concludiamo la sezione Adelphi con altri due libri particolare "Sotto una stella crudele. Una vita a Praga – 1941-1968" di Heda Margolius Kovály che è l'autobiografia di una scampata ad Auschwitz che si è rifugia a Praga e racconta della sua vita dalla ancora viva minaccia nazista fino al 1968. E' un periodo di grandi cambiamenti che non vertono mai al meglio ma che generano profonde fratture sia nel sentimento nazionale che nella vita dei singoli che ne rimangono segnati. 
E poi "Vite minuscole"di Pierre Michon  che è un esperimento che, in parte, da queste parti si è già visto con un altro libro Adelphi "Vite immaginarie". Il libro di Michon è uscito nel 1984 e ha sortito un grandissimo successo per il suo proporre ai lettori una serie di biografie di illustri sconosciuti. Gente comune che, come dice la sinossi, era "votata all'oblio". Ma sarà riuscito davvero ad essere meglio di Schowb? Io non credo che ci sia qualcosa di migliore della descrizione del motivo per cui l'illustre pittore "Paolo Uccello" veniva chiamato così... ma leggerò questo libro senza pregiudizi e ne riparleremo in recensione.

E parliamo degli altri libri finiti. "Le cento vite di Nemesio" libro davvero adorato, di cui è complesso scrivere la recensione proprio perché mi è piaciuto tanto. Nemo, figlio di Nemesio grande artista celebrato al raggiungimento del 100 anno di età, si ritrova a fare strani sogni in cui ripercorre una ipotetica ma molto realistica vita del padre impersonandolo sul campo di guerra, nelle orgie di Berlino, nel ritiro forzato di un monastero tedesco e via dicendo. C'è un mistero in questo emergere di un mondo che pensava di aver cancellato per sempre dopo un particolare momento della sua vita. E' talmente divertente che le pagine scorrono volentieri, tranne in un punto in cui la storia sembra arenarsi e invece si sta preparando a cambiare direzione drasticamente... ma sta a voi capire se Nemo riuscirà a capire il mistero che si cela dietro questi sogni, saranno solo sogni o c'è qualcosa di vero? 
"Come siamo diventati nordcoreani" è stata invece una bella batosta. Libro che inizia quasi in maniera tranquillizzante, svela quello che c'è al di là della frontiera, in quella che dovrebbe essere la terra dove trovare finalmente la libertà che per tutti noi è un dato di fatto. E' una scrittura scorrevole, quindi davvero lo si legge velocemente, meno scorrevoli sono certe immagini o certi comportamenti.

E sono finalmente riuscita a finire anche "Overlove" di Alessandra Minervini. Finalmente significa solo che ho cancellato ogni pensiero riguardo le pile che attendono e mi sono seduta a finire, in questo caso ho dovuto re-iniziarlo daccapo, il libro con tranquillità e attenzione. Perché quello che mi era rimasto impresso di questo lavoro è che, nonostante il peso specifico della storia che porta, l'atmosfera in cui i protagonisti si muovono rispecchia la Puglia che ricordo e che amo io. Alessandra è anche un editor e per lavoro opera con le parole: ricordate il mese scorso quando, con Rosemary's Baby, vi raccontavo quanto il mestiere di sceneggiatore arricchisca lo scrittore? Ecco, se avete seguito il consiglio di sbirciare nel libro di Levin facendo caso ai particolari, leggendo questo libro vi ritroverete a notare quando il mestiere di editor arricchisca il vocabolario di Alessandra e al contempo non renda pesante la narrazione. 

E parlando di leggerezza ho letto anche "Vaffanguru. Come diventare Zen in 90 minuti" che è solo fintamente leggero. Tra una battuta e un'osservazione sardonica Zen un po' di ci fa divenire, ma partendo da due presupposti importanti: non siamo orientale e non viviamo in oriente e soprattutto, molti di noi -sarebbe più corretto dire di voi, visto che io vivo fuori Roma- vivono in città. Come puoi avere la giusta concentrazione di riportare la pace nel tuo cuore quando sei in coda sul raccordo, con quaranta gradi e senza un incidente segnalato, e i due della macchina che sta dieci metri da te hanno deciso di condividere con te allegra musica techno, mentre davanti hai uno che ascolta accorato Gigi D'Alessio e da qualche altra parte della fila si fa sentire anche un punk rock d'annata? Ecco, fidatevi, l'ho fatto ieri, non erano 40° ma 37° per la precisione: in quella situazione lo "Zen" ti interessa solo se è una spada gratis per fare una strage, soprattutto di autoradio! Ma il concetto è chiaro e soprattutto ha una spettacolare descrizione di cosa significa svuotare la mente... di solito si dice spegnere il cervello, ma dopo averlo letto direte solo "svuotare la mente". Per sapere dovete leggerlo!

"Special Exits", Joyce Farmer. Cuore, quello con le manine giunte che tutti odiano. Parliamo con una Graphic Novel che ha un unico ostacolo, il primo capitolo. In quel primo capitolo sembra che la Farmer abbia necessità di far capire, al suo lettore, come ci si arriva ad un certo punto. E un po' fa male. Il problema è che andando oltre quel capitolo c'è un mondo che io personalmente conosco da nipote e mai, davvero mai, ho trovato una descrizione più pertinente di questa sulla vecchiaia e su quanto sia bello riuscire a condividere anche questa parte di viaggio con le persone a cui vuoi bene. E' stato un viaggio fra i ricordi e anche un po' un modo per riflettere su cose sulle quali non mi ero mai soffermata. 

Beh dai questo mese in fondo è andata bene, no? Certo, riuscissi a farlo uscire di Lunedì non sarebbe male, lo so! Ma accontentatevi e ce la farò!
Avete un mese per approfondire le righe che io ci metterò un mese a correggere!
Buone letture e buone vacanze per chi ci va... io rimango al chiodo!
Simona Scravaglieri




mercoledì 5 luglio 2017

"Special Exits", Joyce Farmer - A volte ci vorrebbe una corsia preferenziale...

Fonte: Photo rozali

Sul libro di oggi invece devo ritrattare quello che ho scritto nel Diario. Nello specifico avevo scritto che, questo libro, mi aveva immalinconito. Ecco ho scoperto che era solo che il momento, che avevo scelto per leggerlo, che non era propizio come invece lo è stato qualche giorno fa quando, nel giro di 5 ore, l'ho iniziato nuovamente daccapo per chiuderlo all'ultima pagina con un po' di nostalgia. Ora, non è una passeggiata di salute che si fa a cuor leggero, è, sì, la struggente storia di un declino, ma è anche un racconto lucido e anche molto pertinente riguardante una anziana coppia di coniugi che vive la vita giorno per giorno, contrastando come può gli acciacchi, anche con l'aiuto dell'unica figlia e del nipote. È un libro pertinente, detto da una che da buona nipote di nonni per lo più siciliani, non vedeva i telegiornali fino ad una certa età per essere tutelata ma già da ragazzina aveva ben presente che cosa era l'alzheimer, anche se non lo si chiamava così, della nonna paterna: una malattia che le faceva confidare al vicino di treno che noi bimbi e lei eravamo stati rapiti dalla bambinaia di Frosinone e messi di forza sul treno per Milano. So e riconosco tutti gli sforzi che hanno fatto i miei genitori per far vivere l'ultimo tratto di vita dei miei nonni nella maniera migliore possibile e quindi, molte scene che qui ho visto rappresentate, le conosco bene.

La domanda a questo punto sarebbe perché leggere questo libro, anzi, chiamiamola con il suo nome, ovvero graphic novel. Per imparare ad accettare e accettarsi, per capire che quando si cresce tanto si torna piccoli e indifesi, per apprendere che la paura rimane sempre, a qualsiasi età, quel che cambia è la forza per affrontarla. Per capire che significa "fare famiglia" e non scordarselo per un bel pezzo. La storia narrata da Joyce Farmer è una toccante storia di un declino che si affronta a braccetto con la propria compagna di vita e con la famiglia. È il momento in cui ci si conosce di più e si impara ad apprezzarsi, non per quello che i nostri cari ci hanno sempre visto fare, ma per la nostra anima, quella che viene a galla quando siamo più indifesi. Lars e Rachel sono i due coniugi che sono i protagonisti di questa storia.  Hanno una casa un po' malandata che non riescono a manutenere, un gatto un po' isterico che graffia un po' tutti, mangiano scatolette perché non hanno voglia di cucinare, ammucchiano cose, confondono quel che si tiene per ricordo da quello che si tiene per possesso, vivono di abitudini. A questo si aggiungono altri temi importanti e qualificanti: Rachel che si adopera per aiutare la vicina, malmenata dal fratello, che, con due figli a carico, vuole dare una svolta alla sua vita studiando oppure Lars che ha paura di andare dal medico e cura tutto con l'aspirina o anche il passato di povertà di Rachel che la porta ad essere un'accumulatrice seriale e via dicendo. 

Temi importanti dicevo, che in parte tutti viviamo. Lars e Rachel, come avviene per tutti, non sempre hanno avuto la sensibilità per vedere o hanno frainteso nonostante vivessero un rapporto simbiotico da anni. Ma è in questo lasso di tempo che si aprono l'uno con l'altra attraverso la figlia che diventa un tramite per poter toccare argomenti rimasti sospesi. È un momento importante quello che narra Joyce in cui stranamente i ricordi cambiano valenza, non vengono a galla solo per non dimenticare ma anche per chiarire. C'è un punto in cui alla figlia della coppia viene raccontato il momento del secondo matrimonio di Lars e nella spiegazione di quello che è successo sia per lui che per Rachel c'è tutta la storia dei rapporti e del modo di rapportarsi di un'epoca oramai andata. Mai come in quel momento la Storia è presente e ci mette di fronte a al passato e anche al futuro di cambiamento che noi tutti ci auguriamo. La formula che scelgono per chiarirsi e raccontarsi non è importante quanto il contenuto. E la Farmer pare volerlo affermare anche con l'utilizzo di uno stile grafico essenziale in bianco e nero, che diventa preciso solo con i mille mila oggetti che Rachel colleziona perché per lei è importante che ci siano. E questo l'ho trovato indicativo e un tocco di sensibilità. Ci sono immagini che servono a sottolineare il distacco tra il mondo che i due anziani coniugi vivono e quello degli altri. Potremmo vederla come un sottolineare la solitudine e invece non è proprio così.

Lars e Rachel sono circondati da persone che li apprezzano. La solitudine subentra solo quando si vede e si capisce che la vita ci sta sfuggendo dalle mani; ci si convince che nessuno possa partecipare alla nostra paura e tendiamo a non parlarne ma, spesso, le nostre azione parlano per noi.
È bella questa storia perché, nonostante le tantissime vignette tutte piccole e messe rigorosamente una dietro all'altra come fosse una pellicola di un film, non è pesante e nemmeno ripetitivo. Mette l'accento solo dove serve a sottolineare che, pure per chi rimane o che deve aiutare, non c'è mai una via più giusta di un'altra me c'è solo la scelta che in quel momento, in cuor nostro, ci sembra la più giusta e onesta e che, per quanto possiamo cercarla, la vita -o chiamatelo il destino-, non ci renderà comunque facile l'impresa. Rimarremo sempre con la remora che, per i nostri cari, avremmo potuto fare questo o accorgerci di quello. 
Libro triste? Sostanzialmente no, è un libro realistico che non nasconde né gli aspetti belli di questa situazione e nemmeno quelli brutti. Libro da leggere? Magari sì, come detto, non tanto per sapere come vada a finire quanto per capire.

Dopotutto la vecchiaia è un evento che accade in ogni famiglia ma difficilmente è una cosa che si racconta. In questo caso trova un tramite che la racconta con la delicatezza di qualcuno che descrive qualcosa di personale, con l'accortezza che si profonde per i ricordi che ogni tanto fanno un po' male e con l'amore di chi non li vuole comunque lasciare andare. È quindi il tramite perfetto per capire e vivere momenti di cui spesso, nella letteratura contemporanea, si parla marginalmente magari per sottolineare altri aspetti, e capire che qualsiasi età rappresenta una sfida e che non sempre la vittoria è la vita, a volte è solo rappresentata da un'uscita speciale che si apre verso qualcosa di cui nulla sappiamo.
Libro davvero consigliato.
Buone letture,
Simona Scravaglieri 

Special Exits
Joyce Farmer
Eris Edizioni, ed. 2016
Traduzione di F.R. Ledvinska
Collana "Kina"
Prezzo 17,00€


Fonte: LettureSconclusionate

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...