lunedì 28 novembre 2016

Le letture della Centuriona: Il labirinto degli spiriti

Oh e siamo a fine Novembre ed è tornato il momento di leggere Natascia - che vi ricordo ha cambiato sede a Marassi Libri e in fondo trovate tutti i riferimenti!-, che questo mese ha vissuto qualcosa che a me capita spesso: l'attesa dell'uscita e dell'arrivo di un libro. Non mi capita spessissimo di "attendere" ma quando succede sto in ansia ogni singolo giorno prima che esca e stresso tutti finché non mi arriva! 
Quindi vi lascio alle parole di Natascia,
buone letture e buona settimana, 
Simona

Fonte: Amazon

QUASI-RECENSIONE DEL MESE DI NOVEMBRE

Così come mi era successo con Falcones, anche con Zafon fu amore a prime pagine.
Con Zafon però fu una passione fulminea molto più romantica che intellettuale.
Per quanto non avessi letto, dapprima, 'L'ombra del vento' in spagnolo, sentivo una musicalità e un magnetismo che è esattamente l'effetto che mi fa, tutte le volte, leggere i libri di Zafon in spagnolo.
Non chiedetemi perché, non saprei dirlo. Ho letto altri libri di autori spagnoli in lingua originale ma quello che mi provoca leggere Zafon, non mi capita con nessun altro.

Molti dicono, e mi trovano d'accordo, che il legame che si crea tra una persona e un libro è spesso strettamente collegato a quanto questo libro riesce a toccare certe corde, sensibili proprio nel periodo in cui il lettore lo legge.
Immagino che questo possa, in qualche modo, giustificare il fatto che adoro Zafon, lui, come autore, più di ogni altro autore che mi sia capitato di leggere. Ma non saprei davvero spiegare in quale modo.
Dico di adorare Zafon, specifico, perché mi rendo conto di amarlo più di quanto non sia la somma dell'amore che provo per le sue opere. Mi innamorai davvero terribilmente de 'L'ombra del vento' ma ricordo distintamente di aver provato perplessità e poi addirittura fastidio leggendo 'Il gioco dell'angelo' e poi 'Il prigioniero del cielo'. Però ho amato 'Marina' come pochi altri libri. Riguardo alla trilogia della nebbia il giudizio è ancora sospeso, invece, perché ho iniziato tutti e tre i libri ma non mi hanno toccato nessuna corda e li ho lasciati tutti e tre lì (lì, nello scaffale dedicato a Zafon della libreria di casa, nell'edizione spagnola) e prima o poi li prenderò di nuovo.

Specificare le sensazioni che i diversi libri mi hanno suscitato serve a far capire quanto sia importante per me riuscire a scollegare il libro 'uscito male' dall'autore. 
Se diciamo che il fatto che un libro ci segni e ci tocchi profondamente dipende più da noi che dal libro o dall'autore stesso, non possiamo esimerci dal dire che, anche quando il libro dello stesso autore non ci tocca affatto, sia questo motivato da un nostro non 'collegamento' con quel libro e non dal libro o dall'autore stesso.
Questo è quello che credo.

Come mai sto facendo tutta questa manfrina e non vado direttamente a recensire l'ultimo libro di Zafon?
Semplice: il libro è uscito il 22 e io non ho assolutamente avuto il tempo di leggerlo.
Dato che sto preparando una recensione 'speciale' con un raffronto tra l'edizione spagnola e quella italiana, dovrete pazientare qualche settimana per far diventare questa 'quasi-recensione' una recensione a tutti gli effetti.

Resisterete? (per chi non lo sapesse, questa è auto-ironia)
A presto!
Natascia Mameli


NB: dall'11 luglio 2016 nuovo indirizzo:
CORSO DE STEFANIS 55 R
16139
GENOVA
tel 010815182

venerdì 25 novembre 2016

"Veleno d'amore", Eric- Emmanuel Schmitt - Il gioco di specchi...

Fonte: PerSbaglio


Come vi avevo accennato nel Diario di Ottobre, il libro di oggi è stata una bella riconferma. Confesso, dopo aver letto "Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano" la mia fede aveva vacillato, temevo che "La giostra del piacere" fosse unico nel suo genere e, invece, "Veleno d'amore" conferma il cambio di rotta di uno Schmitt che non confida più sulla semplice emozione del lettore e sulla sociologia dell'integrazione, ma rivolge il suo sguardo al rapporto tra uomo e società, intesa come gruppo e come insieme i singoli. E, mi spiace per voi, ma continuerò a raccontarvi in ogni occasione utile di lui, contenti eh? Ma prima di approfondire le caratteristiche peculiari di Schmitt e le sue evoluzioni in questo lavoro, capiamo di che cosa si sta parlando.

Il racconto è ambientato ai nostri giorni a Parigi. Julia, Anouchka, Colombe e Raphaëlle sono amiche, tutte della stessa età (diciassettenni), e si apprestano a vivere il penultimo anno di liceo. Questo è il racconto di un anno scolastico, che si apre con il resoconto delle loro vacanze e con la confidenza, di Julia alle sue amiche, di esser stata per la prima volta con un ragazzo. La confidenza di aver fatto sesso destabilizza questa amicizia fino a incrinare i rapporti quando cominciano ad esserci segreti e frasi non dette. 
Se pensate di aver capito come va a finire, mi spiace dirvelo, ma Schmitt vi stupirà e non poco.

Dicevamo, all'inizio di questo resoconto, che in questo lavoro ritroviamo le grandi passioni schmittiane: il teatro, la sociologia, l'analisi dei personaggi e qualche elemento nuovo c'è e, uno di questi, è che le quinte che racchiudono questa storia non sono quelle di un palco singolo ma delimitano metaforicamente lo spazio dei vari diari personali. Ogni ragazza racconta la sua parte di storia attraverso il proprio diario e questo introduce un altro elemento: nella Giostra la persona era definita dal suo rapporto con il gruppo e il suo "io" veniva costruito dalla percezione di molteplici sguardi. Anche qui gli sguardi sono tanti, ma la definizione di personaggio e situazione è giocata su due piani che si incrociano: il resoconto di chi parla fa eco a quelli delle altre o dell'altra che hanno, o ha, vissuto la situazione che si sta raccontando. Quindi, per scelta logica visto che si tratta di una storia compressa in spazio e in contenuti, questo gioco di specchi tra un diario personale e l'altro amplifica all'infinito lo spazio e ci permette di conoscere le ragazze sia per come loro stesse si percepiscono che per come vengono percepite.

"Gli occhi sono lo specchio dell'anima", dice un detto, per queste ragazze lo specchio è il gruppo a cui appartengono e, come succedeva nella giostra, nel momento in cui il singolo alza continue barriere verso il gruppo cui appartiene, non solo si sente respinto e non compreso nella sua dichiarazione di disagio, ma tende a continuare ad allontanarsi dagli altri. E anche il gruppo vive  la stessa sequenza, disgregandosi e se l'invidia, o il loro senso di inadeguatezza, in prima battuta sembrerebbe dettare l'inizio di questo processo il vero elemento scatenante è invece "Il segreto". Nel momento in cui manca la condivisione totale, a tutti gli appartenenti del gruppo, anche del minimo pensiero o emozione, il clima si appesantisce e l'armonia vacilla; l'individualità prende il sopravvento rispetto alla condivisione d'intenti e di decisioni. Così il pensiero di Raphaëlle, che fino a quel momento non si era interessata ai maschi, comincia passa dalla curiosità morbosa a un vero atto di rivalsa, Colombe si scopre la differenza fra l'amore vero e quello sognato e via dicendo. Se per Perrotta il cammino di costruzione di se stessi passa attraverso le scelte che ogni giorno siamo portati a fare, per Schmitt l'evoluzione è quel viaggio che ci porta alla scelta ad essere determinante. 

L'analisi dei rapporti fra giovani adolescenti e del loro mondo è così accurata, tangibile e verosimile che ci si dimentica che, a narrare, sia un uomo. Il testo è scorrevole, e l'unico intervento dell'autore, peraltro per nulla invasivo, è nel concatenare i vari resoconti così da rendere meno complicato seguire gli eventi. Julia, Anouchka, Colombe e Raphaëlle rappresentano personalità decisamente differenti fra loro eppure, pur evidenziandone le caratteristiche di scrittura e carattere, la narrazione rimane omogenea e non ci sono problemi a seguire i vari registri narrativi. E alla fine ti ritrovi lì, spiazzato con un finale che non ti aspettavi e ti accorgi che ti sei affezionato a tutte e quattro le ragazze - compresa la secondo dal nome impronunciabile! - e che la storia, che sembrava semplice e forse anche un po' banale, alla fine vista nella sua completezza risulta avere delle sfaccettature del tutto inaspettate.
Un libro veramente affascinate, come solo Schmitt li sa scrivere!
Buone letture,
Simona Scravaglieri


Veleno d'amore
Eric- Emmanuel Schmitt
E/O Edizioni, Ed. 2015
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
Collana "Dal mondo"
Prezzo 12, 50€


Fonte: LettureSconclusionate

mercoledì 23 novembre 2016

[Dal libro che sto leggendo] Raffles. Caccia al ladro



Fonte (immagine di sfondo): CasaSirio


Il post di oggi ha due "colpevoli": la prima è La Leggivendola, con il suo passo veloce e con il visino dolce sembra una riproduzione umana di un manga, e l'altra Carla De Felice di "Una banda di cefali" che è una donna  portatrice sana di allegria e di belle iniziative. La prima mi ha fatto conoscere CasaSirio e la seconda mi ha proposto di partecipare al Blogtour, che partirà fra poco, dedicato proprio a questo libro che è il secondo di una serie, di cui peraltro ho anche il primo - comprato nel 2015 al SalTo -, che ha come protagonista Raffles, il ladro gentiluomo.


Ora, E. W. Hornung, che io non conoscevo affatto, era il cognato di Arthur Conan Doyle e, questa serie di storie -che non sono propriamente racconti come potrebbe sembrare-, sono l'esatto opposto delle avventure di Sherlock. Il personaggio di Conan Doyle combatteva il "male" quello di Hornung invece è un ladro. Sono racconti scorrevoli  ambientati in un periodo specifico, che va dal 1897 al 1900, quando Bunny, il compare e amico di Raffles, dopo aver scontato un periodo in prigione si deve barcamenare tra lavoretti per sbarcare il lunario, rimpiangendo un un caro amico (chi, lo scoprirete solo leggendolo!). Un giorno si vede arrivare un telegramma e tutto quello che verrà raccontato dopo, sarà una conseguenza di quelle parole sconclusionate...


Non l'ho ancora ultimato ma sono a buon punto (circa il 70%) e devo dire che le avventure di questi due masnadieri sono deliziose. C'è anche una nota di colore che, alla lettrice qui presente è balzata all'occhio per le ricerche passate: E. W. Hornung conosceva molto probabilmente il lavoro di Monnier -non Adrienne ma Marc!- che, nonostante la pagina Wikipedia non sia così puntuale, ha pubblicato dal 1858 fin quasi alla fine del 1800 numerose versioni de "La camorra: notizie storiche raccolte e documentate per cura di Marco Monnier". La versione riportata in Wiki è quella che si trova un po' ovunque grazie anche alla traduzione in italiano. In uno dei dialoghi, di "Raffles. Caccia al ladro.", si fa riferimento alla camorra, ai capo-paranza e al giovane onorato (ovvero una specie di apprendista). Ci sono altri riferimenti storici degni di nota, come ad esempio la migrazione italiana verso l'Inghilterra, ma ne riparleremo nella recensione. 

Io ci darei uno sguardo fossi in voi, sia sbirciando l'inizio del libro inserita qui di seguito che guardando anche l'estratto di un capitolo situato intorno a pagina 60 che si trova sul sito di CasaSirio.

I dati del libro sono sotto l'estratto come al solito.
Buone letture,
Simon Scravaglieri






NON UNA PASSEGGIATA
  

Non so ancora cosa mi stupì di più, se il telegramma che mi rimandava all’annuncio o l’annuncio in sé. Il telegramma è qui davanti a me mentre scrivo. A quanto pare, è partito da Vere Street alle otto di mattina dell’11 maggio 1897 e arrivato mezz’ora dopo all’ufficio postale di Holloway. E in quella grigia contrada mi ha puntualmente trovato, ancora non lavato ma già all’opera prima che la giornata si facesse calda e il mio solaio invivibile. 

“Guarda annuncio Mister Maturin Daily Mail potrebbe fare per te per favore prova parlo io se serve - (…)” 
Lo trascrivo preciso a com’era stato steso ‒ tutto d’un fiato, così da togliermi il mio ‒ tralasciando le iniziali che, in calce, completavano la sorpresa. Erano per forza quelle del blasonato medico che aveva lo studio a un fischio da Vere Street e che un tempo mi aveva definito, per sua sfortuna, consanguineo. Più di recente mi aveva riservato ben altro: ero “una disgrazia”, appellativo che pronunciò dopo aver fatto qualcosa di molto simile al nominare il nome di Dio invano; mi ero “scavato la fossa da solo”, e ora potevo anche seppellirmici; se avessi avuto ancora l’insolenza di presentarmi in quella casa me ne sarei andato ben più in fretta di come fossi entrato. Questo e altro ancora il mio parente più stretto era stato capace di sbattere in faccia al povero diavolo qui presente. Non si era nemmeno trattenuto dal chiamare la servitù e impartire quelle brutali istruzioni per allontanarmi. E adesso si riduceva al tono di quel telegramma! Non ci sono parole per descrivere il mio sbalordimento. Non riuscivo letteralmente a credere ai miei occhi. Eppure le prove erano a dir poco stringenti, neanche un’epistola intera sarebbe riuscita a tradire il mittente in modo altrettanto chiaro. Crudelmente ellittico, ridicolmente preciso, pronto a lesinare mezzo centesimo sulla chiarezza e poi a pagare da grand’uomo per quel “Mister”; ecco il mio nobile parente calzato e vestito. Ripensandoci, anche il resto gli si addiceva, in fondo. Come benefattore aveva una reputazione a cui rimaner fedele; quello, oppure l’impulso che a volte sorprende anche i più razionali: la prima tazza di tè della giornata, i giornali del mattino, l’annuncio visto per caso e il resto sull’abbrivio di una coscienza sporca. 
Non mi restava che leggerlo di persona; e meglio prima che dopo, anche se il lavoro chiamava. Stavo scrivendo una serie di articoli sulla vita in carcere e la mia penna stava mettendo a nudo il sistema; un quotidiano letterario e filantropico sfoggiava le mie cosiddette accuse, gongolando soprattutto sulle più gravi; e la paga, pur misera per un lavoro creativo, era una fortunosa boccata d’ossigeno. Il caso volle che il mio primo assegno fosse arrivato proprio con la posta delle otto, e capirete la mia condizione se dico che avevo dovuto incassarlo per poter comprare il Daily Mail. 
Quanto all’annuncio in sé, che dire? Potrei lasciargli la parola se solo lo trovassi, ma non ci riesco, e ricordo giusto che “un anziano gentiluomo dalla salute cagionevole” ricercava “un infermiere e attendente personale”. Un infermiere! Seguiva un’appendice assurda che offriva “un generoso salario a un candidato che abbia frequentato l’università o una public school”; e, di colpo, capii che se mi fossi offerto avrei avuto il posto. Chi altri che avesse “frequentato l’università o una public school” si sarebbe sognato di farlo? Ce n’era un altro nelle mie stesse ristrettezze? Senza contare il mio ammorbidito parente che non solo si era offerto di mettere una buona parola, ma era proprio il tipo d’uomo capace di farlo. C’erano forse referenze migliori delle sue in tema d’infermieri? Le incombenze, poi, avrebbero proprio dovuto essere detestabili e repellenti per indurmi a rifiutare. Di certo il contesto sarebbe stato migliore di quello della mia modesta pensione e in particolare del mio solaio, così come tutti gli altri aspetti della quotidianità che mi vennero in mente rientrando in quella sgradevole residenza.
Così m’inoltrai in un banco dei pegni, al quale ero nuovo solo nelle vesti di momentaneo acquirente, e nel giro di un’ora salivo sul tram indossando un abito dignitoso, anche se appena appena antiquato e intaccato dalle tarme, e un cappello di paglia. L’indirizzo fornito dall'annuncio rimandava a un appartamento in Earl’s Court che mi costò un viaggio in metropolitana, con l’aggiunta di un pezzo in periferica e una camminata di sette minuti. 
Era ormai trascorso il mezzogiorno. Percorrevo Earl’s Court Road inspirando il profumo di buono che emanava il pavimento in legno levigato: era meraviglioso camminare di nuovo nel mondo civile. Qui gli uomini indossavano cappotti, le signore guanti. La mia sola paura era imbattermi in questa o quella vecchia conoscenza; eppure, era il mio giorno fortunato, lo sentivo nelle ossa. Avrei ottenuto il posto e così, ogni tanto, avrei potuto annusare ancora il profumo della strada in legno, magari durante le commissioni per il vecchio; o forse avrebbe voluto percorrerla egli stesso, con la sua sedia a rotelle e con me alle sue spalle. 
Quando arrivai agli appartamenti ero nervoso. Formavano una piccola schiera in una strada secondaria e nell'osservare una targhetta sulla parete all'ingresso provai una certa compassione: quel medico doveva attraversare tempi piuttosto magri, pensai. Provai una certa compassione anche per me. Mi ero crogiolato nella visione di alloggi migliori di quelli: nessun balcone, portiere senza livrea, niente ascensore... col mio invalido che abitava al terzo piano". Arrancai fin su, desiderando di non aver mai vissuto a Mount Street, e sfiorai un individuo abbattuto che scendeva le scale.

Questo pezzo è preso da:

Raffles
Caccia al ladro
E. W. Hornung
CasaSirio Editore, ed. 2016
Traduzione a cura di Chiara Bonsignore
Collana "Morti&Stramorti"
Prezzo 15,00€

mercoledì 16 novembre 2016

[Dal libro che sto leggendo] Follia




Stavolta libro finito e storia decisamente interessante. E' vero, a differenza di tutti gli Adelphi letti sinora, solo questo riporta un voto in meno rispetto il massimo e il motivo c'è: un leggero allungamento del finale che rovina l'effetto generale, ma il lavoro rimane valido.
Pure qui, come nel caso de "Il petalo cremisi e il bianco" la storia è un tantino diversa da come ve l'avevo raccontata nel diario di Settembre.

Questa storia viene raccontata come un memoir dell'ultimo periodo di lavoro di un medico specializzato in psichiatria criminale e che si trova a presentare il caso più tragico incontrato nella sua carriera, ovvero l'amore nato fra la moglie del vicedirettore e un paziente reo di aver ucciso la moglie e averla decapitata. Lui bello e dannato, lei bellissima e sola. Una miscela esplosiva che porta lei a fare scelte al limite della moralità e lui a nutrirsi della sua nuova musa.

Il bello di questo libro non sta nel finale, ma nel viaggio. È in scritto in una maniera scorrevole, ha un ottimo ritmo che non presenta momenti di stasi che tanto ci annoiano e ha la giusta dose di tensione nei momenti cardine della vicenda.
Un libro da leggere e conoscere che difficilmente dimenticherò.
Buone letture,
Simona Scravaglieri


I.

Le storie d'amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale so un mio interesse professionale ramai da molti anni. Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intesità differiscono sensibilmente, ma che tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione, e così via. La storia di Stella Raphael è una delle più tristi che io conosca. Stella era una donna profondamente frustrata, che subì le prevedibili conseguenze di una lunga negazione e crollò di fronte a una tentazione improvvisa e soverchiante. Come se non bastasse, era una romantica. Traspose la sua esperienza con Edgar Stark sul piano del melodramma, facendone la storia di due amanti maledetti che sfidando il disprezzo del mondo in un nome di una grande passione. È stata una vicenda il cui corso ha distrutto quattro vite, eppure Stella, ammesso che abbia mai provato qualche rimorso, è rimasta fedele alle sue illusioni fino alla fine. Io ho cercato di aiutarla, ma lei mi ha tenuto lontano dalla verità finché non è stato troppo tardi. Non aveva scelta. Non poteva permettersi di lasciarmi vedere le cose come stavano: sarebbe stata a rovina delle poche, fragili strutture psichiche che le erano rimaste.
All'epoca dei fatti Stella era sposata con Max Raphael, uno psichiatra criminale; avevano un figlio di dieci anni, Charlie. Il padre di Stella, un diplomatico, era stato rovinato anni prima da uno scandalo, ma adesso sia lui che la moglie erano morti. Quando sposò Max, stella aveva sì e no vent'anni. Max era un uomo riservato, piuttosto malinconico, con buone doti di amministratore, ma debole, e senza fantasia. Fin dal nostro primo incontro capii che non era la persona adatta per una dona come Stella. Quando Max fece domanda per il posto da vicedirettore, lui e Stella vivevano a Londra. Ma x venne da noi per un colloquio; fece una buona impressione sul consiglio direttivo, e soprattutto sul direttore Jack Straffen. Nonostante il mio parere contrario, Jack gli offrì il posto, e qualche settimana dopo i Raphael arrivarono in ospedale. Era l'estate del 1959, e il Mental Health Act era appena diventato legge.
Anche se dio solo sa se non si è preso i miei anni migliori, questo è un posto spaventoso. È un istituto di massima sicurezza, una cittadella fortificata che sorge su un alto colle e domina la campagna circostante; fitte pinete a nord e a ovest, bassi acquitrini a sud. È costruito secondo il tipico schema lineare dell'architettura vittoriana, con bracci che si irradiano dai corpi principali in modo che tutti i padiglioni abbiano la vista libera sull'aperta campagna al di là del Muro. È un'architettura morale, che esprime regolarità, disciplina e organizzazione. Tutte le porte si aprono verso l'esterno, perché non si possano barricare, e tutte le finistre hanno le sbarre. Solo le terrazze digradanti, che scendono fino al muro ai piedi della collina e ricoperte di alberi, manti erbosi e aiuole fiorite, ingentiliscono e rendono in qualche misura più umana la tetra architettura carceraria.
La resisdenza del vicedirettore si trova a un centinaio di metri appena dal Cancello principale. È una grande casa scura di pietra grigia, uguale a quella dell'ospedale, un po' in disparte dalla strada interna e nascosta fra i pini. Costruita in un periodo in cui i medici arrivavano con famiglie numerose e almeno due domestici, era decisamente tropo grande per i Raphael. Prima del loro arrivo era rimasta vota per anni, e il giardino, abbandonato a se stesso, era inselvatichito. Con mia grande sorpresa Max si preoccupò immediatamente di risistemarlo. Fece pulire lo stagno sul retro della casa, ci rimise l'acqua e i pesci rossi, e potò le siepi di rododendro che correvano tutt'intorno al prato, facendole rifiorire.
I progetto che lo interessava di più, tuttavia, era il restauro della vecchia serra in fondo all'orto. Era una grande costruzione ornamentale del secolo scorso, che era servita per coltivare orchidee, gigli e altre delicate piante tropicali. A suo tempo era stata una struttura ariosa e imponente, ma all'arrivo si Max e Stella si trovava in un tale stato di abbandono che si era parlato di abbatterla. Quasi tutti i vetri erano rotti, e i pochi sopravvissuti erano coperti di polvere e ragnatele. La vernice si era scrostata, e in molti punti le parti in lego erano marcite e crepate. Dentro gli uccelli avevano fatto il nido, topi e ragni erano di casa, e tra le fessure del pavimento di pietra crescevano le erbacce..
Ma Max Raphael aveva la passione per il vittoriano, e l'architettura esotica della serra, coi suoi ghirigori di legno e vetro e gli slanciati archi romanici delle finestre, sembrava piacergli in modo particolare. Fortuna volle he tra i pazienti in semilibertà dell'ospedale 'era un uomo che sosteneva di poter restaurare la serra. Quell'uomo era lo scultore Edgar Stark.

Questo pezzo è tratto da:

Follia
Patrick McGarth
Adelphi, Ed. 2012
Traduzione a cura di Matteo Codignola
Collana "Gli adelphi"
Prezzo 12,00€

lunedì 14 novembre 2016

Diario di un mese di libri... Ottobre 2016

Fonte (Immagine di sfondo): A Work in progress


Libri comprati:

"I romagnoli ammazzano il mercoledì", Davide Bacchilega - Las Vegas Edizioni (Scambio)
"Di grammatica non si muore", Massimo Roscia - Sperling&Kupfer (Usato)
"Giro di vite", Henry James - Einaudi Editore (Scambio) 
"Lady Susan", Phillys Ann Karr - Sonzogno Editore (Scambio)  
"I ghepardi", Finn Carling - Iperborea (Scambio) 
"Una notte sul treno della Via Lattea", Miyazawa Kenji - Marsilio (Scambio) 
"Il re del mondo", Ivan Cotroneo - Bompiani (Scambio) 
"Addio alle armi", Hernest Hemgway - Mondadori (Scambio) 
"A volte ritornano", Stephen King - SuperPocket(Scambio)
"Cuori in Atlantide", Stephen King - Sperling&Kupfer (Usato)
"CELL", Stephen King -  Sperling&Kupfer 
"Joyland",  Stephen King - Sperling&Kupfer (Usato)
"L'incubo di Hill House", Shirley Jackson - Adelphi (Premio #regelamiunracconto)
"Rizzoli", Nicola Carraro e Alberto Rizzoli - Mondadori (Reimanders)

Libri regalati

"Barbarian Days. A surfing life", William Finnegan - Little Brown Book Group
"Il Miglio verde", Stephen King - Sperling&Kupfe (Grazie Angela!)
"La legge e la signora", Wilkie Collins - Fazi editore
"Sicilia terra bruciata", Vincenzo Maimone - Fratelli Frilli Editori
"Meriloqui in illudoteca", Meri Nigro



Libri letti

"Veleno d'amore", Eric-Emmanuél Schmitt -  Edizioni E/O 
"Shakespeare and Company", Sylvia Beach -  Sylvestre Bonnard Editore 
"Chi perde paga", Stephen King -  Sperling&Kupfer
"Il petalo cremisi e il bianco", Michel Faber -  Einaudi Edizioni
"Follia", Patrick McGarth -  Adelphi (Novembre)


Libri in lettura

"Sulla letteratura", Umberto Eco -  Edizioni Bompiani
"I terribili segreti di Maxwell Sim", Jonathan Coe -  Mondolibri
"Girl with green eyes", Edna O'Brien -  Penguin UK
"Gli ultimi eretici", Vasile Ernu- Hacca Edizioni (in lettura)
"Città in fiamme", Garth Risk Hallbergh - Mondadori Editore (in lettura)
"Alla ricerca del tempo perduto Vol.1: Dalla Parte di Swann", Marcel Proust - Mondadori Editore (in lettura)


È Ottobre! Le foglie cadono insieme alle castagne, abbiamo raccolto l'uva e io sono uscita indenne dal periodo delle sagre paesane. È stato anche un mese un po' ballerino a causa dei terremoti ma ne siamo usciti indenni... Nonostante la scia sismica che, ancora oggi, ogni tanto ci fa ballare stiamo tutti bene - persino le pile di libri da leggere non ci sono crollate addosso! -. Quindi, il mese scorso dicevamo che ho aderito alla gara a squadre su Goodreads, e come è andata? Abbastanza bene, ho quasi ripreso il mio ritmo, anche se il traffico del rientro dall'ufficio mi distrugge e quindi alla sera leggo di meno durante la settimana, anche se le recensioni, come vi sarete accorti, cominciano a uscire nuovamente solo in questo periodo. Ma ce la possiamo fare!
La squadra cui appartengo si chiama "Brunello" - già vi vedo ridere, lo so che per una che non beve, una gara di squadre con nomi di vino non sono il massimo! - e, insieme a me, ci sono anche Rowizyx di Occhio verde acido (caposquadra), Monica, *Giulia*, Auntie, Micol e posso solo dirne meraviglie. Sono tutte molto orientate sul risultato e - qualcuno potrebbe dire inspiegabilmente ma siamo lettrici quindi spiegabilissimo - non c'è stato uno screzio e ma un'ampissima collaborazione. Sono delle schegge a leggere e, grazie a loro ho conosciuto qualche libro di cui ignoravo l'esistenza. Sono stati letti 56 libri dalla squadra ed è ancora più interessante leggere i commenti sui libri letti che sono puntuali e con molti spunti di riflessione. Ammetto che una challenge così interessante non l'avevo mai vista. Se non avessi da leggere altri mille mila libri probabilmente ne farei ogni mese con le stesse colleghe. Per ora comunque posso ritenermi più che soddisfatta anche se i miei tempi di lettura sono ancora troppo lunghi rispetto a quelli del precedente semestre!

Tra i libri letti due libri belli a sorpresa, uno a sorpresa così e così e l'ultimo è un "No, prova ancora". Il "no, prova ancora" è sicuramente "Il petalo cremisi e il bianco" di Michel Faber. Ha detto bene al libro che quest'anno, per la mia innata passione per Collins e Dickens, io mi sia ripassata molto bene il periodo e che quindi sia riuscita a cogliere in tutti gli anfratti i riferimenti sul 1875 inglese, in particolare della Londra del periodo, perché, se non mi fossero stati così evidenti, difficilmente avrebbe avuto una valutazione tanto alta fra le mie letture. È talmente raffinata la ricerca, che ha condotto Faber, che persino le preghiere vengono citate e alcuni riferimenti sulla chiesa frequentata da Agnes hanno veramente del particolare. Il problema è che la ricerca non è sorretta da niente: storia poco consistente, narrazione secondo me sbagliata - nel passaggio da toni descrittivi che ricordano il periodo ad altri che invece sono più che contemporanei-, e da una trama che si perde nei meandri dei covoni di lavanda che stanno per essere bruciati nella tenuta dei Rackam. Talmente lungo che Einaudi non riesce manco a centrare la sinossi in cui si dice che la trama segue la scalata sociale di Sugar, scalata che deve aver fatto in un altro libro... perché non mi sembra che qui abbia fatto questo gran salto di qualità. 

Libro che invece un po' mi ha deluso, soprattutto dopo aver smosso mari e monti per averlo, è "Shakespeare and Company"di Sylvia Beach. Ora, non che sia brutto, ma ha quest'aria di parziale che il memoir della Adrienne Monnier non aveva (Rue de l'Odèon - Duepunti edizioni). La Beach era innamorata del genio di Joyce e ce lo propina ovunque e in qualunque modo (tanto che non sembra più una biografia attraverso una vita di lavoro fra i libri ma una biografia del Joyce non ufficiale); è vero, Joyce è stato un po' onnipresente nella vita di Shakespeare& Company, però si perde lo spirito di quello che Adrienne e Sylvia hanno creato in quel tratto di strada. Di lì sono passati un sacco di personaggi che hanno fatto la cultura del periodo e il sapore di quello che si stava creando e che era quindi in divenire e avrebbe cambiato, non solo la cultura europea ma soprattutto il ramo che segue le orme di Hemingway, non si sente. Non arriva proprio. Diversamente, appare uno Joyce altalenante, un artista fatto e finito, che quando crea è il maestro ma se lo lasci da solo con qualche banconota il giorno dopo ha una montagna di debiti. James è uno che crea e ha bisogno, per contraltare di qualcuno che lo limiti, nella vita e nelle parole e, a quanto pare, in nessuna delle due situazioni, nessuno l'ha mai fatto. Limitare il genio? Già vi vedo con la faccetta da "L'ha detto! Orrroreeeee! Orroreeeeeeee!". Joyce sarebbe stato lo stesso Joyce senza tante parole ed è evidente, dalla sua biografia parallela in questo libro:  Joyce non era un genio perché scriveva un tanto al chilo con l'Ulisse, Joyce era un'idea. Solo che in Picasso il genio e l'idea hanno poi trovato una sintesi nel famoso Bue, Joyce aveva bisogno di trovare la sua sintesi attraverso un confronto che non c'è mai stato, stando alla Beach. Approfondiremo...

Belli invece sono stati sia "Veleno d'amore" di Eric-Emmanuél Schmitt che "Chi perde paga" di Stephen King. Il primo mi ha riappacificata  con Schmitt, bella la storia e anche l'analisi sociologica sul mondo di queste quattro ragazzine, narrato in maniera inconsueta - ovvero un dialogo fra diari - che ha un finale per nulla scontato e tiene bene senza dover contare solo sulle emozioni del lettore. È un libro che lascia il segno, non come La giostra del piacere, ma quasi. Le quinte che caratterizzano le storie schmittiane, qui, diventano metaforiche e sono i limiti dei diari dei ricordi di ogni ragazza e permettono un tipo di conoscenza del personaggio atipica, fatta di continui confronti fra come la ragazza si percepisce e su come viene invece percepita dagli altri. È decisamente interessante questo gioco di incastri fra percezioni, storie personali e resoconti delle stesse situazioni, un gioco degli specchi difficile da far reggere rendendolo credibile e, invece, pare che a Schmitt venga del tutto naturale.
Discorso diverso per "Chi perde paga". Mi ero quasi pentita dopo averlo proposto per una task, dopo aver letto un giudizio drastico di Holden&Company e invece a me è piaciuto. Oddio, non è la storia del secolo, ma credo che mi sia piaciuto più del precedente, MR. MERCEDES, perché la narrazione ha un bel ritmo, anche se ogni tanto ci toccano un paio di pagine di intermezzi che allungano i momenti topici, dall'inizio alla fine e infatti ci ho messo molto meno di quel che pensavo a leggerlo. L'idea della storia non è malvagia anche se, a questo punto, io la chiamerei la "trilogia dei figli unici" perché i figli unici, in queste storie, sono tutti un po' fuori di testa e succubi delle madri e dall'altra i buoni sono sempre i fratelli maggiori. È una cosa che mi è venuta in mente mentre vedevo a confronto fra Peter (protagonista di Chi perde paga) e Jerome (MR. Mercedes); è inutile i fratelli maggiori americani devono avere una marcia in più. Anche le sorelle maggiori italiane, non perché io appartengo a questa categoria, ma fidatevi io so!

Oh, ricordate quando il mese scorso dicevo mai più al comprare tutti questi libri? Ecco questo mese mi sono decisamente limitata e sono stata brava. Il primo libro è il premio per "l'amico di Murakami" per la vittoria del concorsino #regalamiunracconto. L'avete letto il racconto vincitore? Se non lo avete ancora letto lo trovate qui: Martedì 
Nel post che indiceva la gara avevo scritto che si poteva scegliere, fra una selezione di libri, quello da ricevere ovvero:


"Il tempo dell'attesa. La saga dei Cazalet 2", Elisabeth Howard - Fazi Editore*
"La strage dei congiuntivi", Massimo Roscia - Exòrma Edizioni
"Sottrazione", Carlo Sperduti - Gorilla Sapiens
"L'incubo di Hill House", Shirley Jackson - Adelphi
"Il superlativo di amare", Sergio Garufi - Ponte alle Grazie
"A proposito di Grace", Anthony Doerr - Rizzoli Editore
"Mailand", Nicola Pezzoli - Neo edizioni


L'amico di Murakami ha scelto "L'incubo di Hill House"di Shirley Jackson libro che, a dir la verità, a fine ottobre ha registrato un sacco di recensioni positive - l'amico è avanti! - di ragazzi entusiasti che lo hanno letto per le solite Challenge di Halloween. E' un classico del genere gotico in cui la protagonista che, dice la quarta di copertina "non ricorda di essere mai stata felice in tutta la sua vita, viene assoldata dal sinistro professor Montague, aspirante cacciatore di fantasmi, per un soggiorno sperimentale a Hill House...". Il resto? Non lo so, ma temo che ne comprerò un'altra copia per me presto... Però li so scegliere bene i premi dei concorsi eh?
Poi, visto che tanto dovevo raggiungere un importo per evitare le spese di spedizione ho comprato, sulla scia dell'entusiasmo ritrovato per King "CELL"Joyland". Non direi la verità se dicessi che quello che mi interessava fra i due era il primo che volevo trovare ad un prezzo conveniente perché avevo letto parte della trama che mi aveva attirata. Ero disponibile a leggerlo anche in inglese, ma quel "fetuso" di canadese che aveva scritto nella sezione spedizioni "Will send: Worldwide" è sparito alla richiesta di scambio e quindi alla fine mi sono rassegnata a comprarlo in italiano. Perché mi interessava? Distopia! L'umanità viene totalmente, anzi quasi, annientata da un misterioso virus che, in un giorno specifico, colpisce chiunque sia al telefono che non muore ma si trasforma in un pazzo sanguinario. Chi si è salvato dovrà lottare per la vita e per ricostruire un gruppo che sovrasti e distrugga quello creato dalla tecnologia. Nell'elenco dei "vorrei" c'è anche Under the dome tante volte qualcuno se ne volesse separare io qua sto! 
"Joyland" invece è la storia di uno studente universitario squattrinato che per tirar su qualche soldo si fa assumere in un luna park dove non solo s'innamora di una ragazza ma scopre che il "Castello del brivido" ospita un vero fantasma di una donna uccisa quattro anni prima. Sì lo so, l'entusiasmo di questa descrizione comprova quanto detto più su, faceva numero e non è stato una mia prima scelta!

Poi c'era  questo libro che mi faceva l'occhiolino fra i Reimanders e io non ho resistito quindi l'ho preso, tanto lo sapete che alle storie sull'editoria non resisto, e nel dettaglio si chiama "Rizzoli. La vera storia di una grande famiglia italiana". Leggendo la seconda di copertina si capisce che il protagonista della storia è Angelo Rizzoli e che, Nicola e Alberto che firmano questa biografia, sono i nipoti che raccontano il nonno come lo hanno conosciuto in famiglia, attraverso i ricordi più intimi.
Ultimo, ma non meno importante:
"Di grammatica non si muore" di Massimo Roscia detto anche "il kamikaze". Io di Massimo ne ho parlato in lungo e in largo ho sempre detto a tutti di leggere la "La strage dei congiuntivi" perché, secondo me, è un libro bellissimo che ci insegna a non perderci come cultori dell'arte della lettura. "Di grammatica non si muore", è invece un libro che parla di grammatica! ALT, non è un libro di scuola, è una raccolta di storie che al contempo ci ricordano che, come si dice nelle vignette che girano spesso tipo "Una virgola ti salva la vita..." o " Ma il tempo che risparmi mettendo "K" al posto di "ch" come lo impieghi?", che delle volte la grammatica ci salva dalle incomprensioni e non serve così tanto tempo per utilizzarla al meglio. Non l'ho ancora finito ma trovo veramente interessante il lavoro fatto da Massimo anche se, per la verità - che Massimo mi fulmini all'istante! -, per un secondo ho dubitato che la sua simpatia e la sua allegria potessero riuscire a ravvivare "la regola". 

Dunque, ora, facendo un paio di calcoli ci stiamo chiedendo... "E tutti gli altri libri?". Ricordate che il mese scorso vi avevo detto che avevo ceduto un sacco di libri che non avrei più riletto? Ecco questi sono una "parte" di quelli che ho avuto in cambio.

"I romagnoli ammazzano il mercoledì", Davide Bacchilega. Quattro storie di quattro personaggi che si assomigliano solo perchè sono romagnoli, hanno 39 anni anni e il mercoledì si trovano nelle vesti di carnefici o di vittime e, qualche volta rivestono entrambi i ruoli. Se "Il milanesi ammazzano il sabato" come faranno i romagnoli al mercoledì? È una cosa che mi domando da Dicembre scorso quando l'ho visto a Più libri più liberi. Quando l'ho visto passare fra i libri in scambio appena aggiunti non credevo ai miei occhi e l'ho preso prima che qualcuno me lo fregasse!
"Giro di vite", Henry James, racconto definito come " romanzo breve Gotico" vede come protagonisti due bambini perseguitati dai fantasmi di un'istitutrice e un maggiordomo e, come dice la quarta di copertina, "intrappolati in una tirannica atmosfera". Non l'ho mai letto ma molti dei miei amici su FB sì e ne hanno tessuto le lodi, dopotutto era Henry James... perché lasciarlo lì?
"Lady Susan" di Phillys Ann Karr, libro con una copertina brutta, ma così brutta che nemmeno ve la posso descrivere ve la linko: Lady Susan. "Lady Susan" e' il romanzo incompiuto di Jane Austen e pare che questa, "pare" perché io manco sapevo chi fosse la Karr, che questa sia l'unica versione che sia stata ripresa in mano da qualcuno e che sia stata  rimaneggiata  e definita bella - per Drood di Dickens e di Simons ci posso anche stare per quello che ho letto sin'ora, ma per la Karr e la Austen permettetemi di dubitare!- . 
Leggerla per vedere se davvero regge è una cosa che mi interessa, per ora l'unica cosa che so, oltre alla copertina da Harmony, è che ci sono un sacco di "..." nel dialogo riportato in quarta di copertina, un po' più di quanto io li tolleri ma sopravviverò. Forse.

"I ghepardi", Finn Carling. Questo libro ha, alle spalle, un dialogo divertente fra me e colui che me lo ha ceduto. Io l'ho chiesto, lui ha accettato mettendo questa postilla "spero che ti piaccia più di quanto non è piaciuto a me". La mia risposta a cotanta sincerità è stata "Tranquillo, se è una sòla lo rimetto in circolazione!" e, devo avergli ispirato simpatia, visto che mi ha inserito una pin insieme al libro. È stato un regalo simpatico da ricevere!
"Una notte sul treno della Via Lattea", Miyazawa Kenji. Sono racconti e in particolare fiabe, credo mistiche o metaforiche che hanno come filo che le unisce il percorso del treno che attraversa la via Lattea. Di Kenji avevo sentito parlare non so dove, ma mi è rimasto impresso il fatto che sia bravissimo a creare immagini metaforiche e strabilianti. Potrei essermi anche sbagliata, guardo talmente tanti video sui libri e recensioni nei blog che potrei confondermi, per ora so solo che: la terza di copertina è talmente sintetica da non potervi raccontare altro e che comunque si fa riferimento alle fiabe, quindi forse potrei averci preso!
"Il re del mondo", Ivan Cotroneo. Ivan Cotroneo lo conosco grazie ai social, sapevo che faceva il traduttore ma non che scrivesse per cinema e tv. Questo è il suo primo romanzo, che indaga sull'impatto della società odierna sull'uomo. Il suo protagonista è un giovane di belle speranze che vuole fare l'attore e e vive già una vita spericolata ma, un giorno, incontra un'autrice famose, che gli propone di partecipare a un reality che gira sul sesso, l'amore e il tradimento. Il nostro giovane rimane coinvolto più del previsto, poi un omicidio...
"Addio alle armi", Hernest Hemgway. È un libro pesante, non per narrativa, ma proprio fisicamente. Sono 362 pagine più qualcuna di titolo e note e pesa quasi come uno di 500. Io pensavo di averlo già e, invece, mentre lo cercavo per verificare un dubbio che mi era venuto non sono riuscita a trovarlo. Mentre facevo mente locale davanti al pc, su dove poteva essere andato a finire, eccolo lì che mi passava davanti la copia in scambio. Scommettiamo che quando lo inizio di nuovo, salta fuori la mia copia?

Ah non ve l'avevo detto? Questo è il mese di King! Mi ha talmente convinta "Chi perde paga" che, come ho visto passare i titoli me li sono accaparrati. Anzi no, solo uno dei due ovvero "Cuori in Atlantide", perché l'altro mi è stato inviato in dono per aver scelto di scambiare il libro di Cotroneo. Non mi chiedete il perché, non lo so! "Cuori in Atlantide" Riguarda il Vietnam e nello specifico indagano sull'impatto che ha avuto sulla società americana attraverso storie diverse, ambientate in un lasso di tempo che va dal 1960 al 1999. Mentre "A volte ritornano", sono storie dell'orrore. Non è che sia un'entusiasta del genere, ma tanto uno di quelli di questo scrittore è anche l'horror, quindi prima o poi ci dovrò fare i conti quindi, quando sarà, potrei iniziare da qua!

Dicevamo il mese di King? E diciamolo anche perché Angela Cannucciari, che tanto mi aveva incuriosita con "Il Miglio verdealla fine ne ha trovata una copia anche per me, sapendo che io, dopo averne viste e lasciate mille-mila al mercatino, ora che invece ero realmente intenzionata a comprarlo, non ne ho trovata nessuna! Ne aveva parlato nel Wrap-Up di Marzo 2016  in una maniera così accorata e felice, che mi sono detta che forse era ora che lo leggessi anche io! Angela venderebbe anche i freezer agli eschimesi quando è entusiasta, sappiatelo!

Ma non sentite la mancanza di Wilkie su questo blog? Ecco pure Fazi a quanto pare, visto che ad ottobre ha pubblicato questo: "La legge e la signora". E' un romanzo concepito nella maturità e che è ancora una novità per l'epoca dove, dopo aver esplorato i vari tipi di trame e di intrecci del genere mistery, in questo caso stupisce i suoi lettori con un investigatore donna. La donna in questione si è da poco sposata con un uomo che, poco dopo, lei scopre non essere quello che pensava. Il mistero risiede nel fatto che lui ha cambiato cognome e quando rientrano a Londra lei decide di indagare a fondo al passato oscuro del marito.
"Sicilia terra bruciata" è un poliziesco noir ambientato ad Acireale, è il secondo dello stesso autore in cui il commissario Costante è costretto a rientrare per un'improvvisa spirale di violenza scoppiata in città. 
"Meriloqui in illudoteca" di Meri Nigro invece mi è stato proposto dall'autrice ed è una raccolta "di illusioni ludiche" dice il titolo e la sinossi aggiunge: "L'illudoteca è un posto immaginario dove intrattenere illusioni con giochi di pensieri. "Poesie" e "Meriloqui" si alternano in questo spazio: un piccolo viaggio." Vi saprò dire alla fine del viaggio che ne penso.

E ora il regalo di mammà. Siamo state in centro per delle pratiche che dovevo firmare e, visto che notoriamente arriviamo sempre prima, dovevamo occupare un'ora di tempo in attesa del notaio. Quindi abbiamo fatto una cosa che non avevamo mai fatto insieme: siamo state in libreria! Lo so, io e mia madre che siamo lettrici appassionate - si può dire che mi ha contagiata lei! -, non eravamo mai state contemporaneamente in libreria e ne siamo uscite con tre libri, due suoi e uno mio. I suoi, devo ammettere, non li ricordo, ma quello che ha regalato a me è il Pulitzer 2016: "Barbarian Days. A surfing life" di William Finnegan che in Italia è pubblicato da 66thand2nd con il titolo "Giorni selvaggi: una vita sulle onde". E' una biografia e un diario di viaggio di un uomo che fin da ragazzino è vissuto alla ricerca dell'onda perfetta e nei lungi viaggi fatti alla ricerca dell'onda ha attraversato luoghi e la storia degli stessi. Un diario anticipato da un celebre profilo apparso sul New York Times e poi divenuto libro. 

E siamo arrivati in fondo anche se ora mi rendo conto che ho dimenticato un libro che mi ha donato Librangolo Acuto e che non so dove ho messo. Per cui vi grazio e lo inserirò il mese prossimo. 
Quindi vi auguro buone letture,
e con questa rubrica ci aggiorniamo il mese prossimo!
Simona Scravaglieri


venerdì 11 novembre 2016

"Il petalo cremisi e il bianco", Michel Faber - Il fastidio...

Fonte: LettureSconclusionate

Quest'anno va un po' così, ci sono periodi che una alla fine riesce a fare tutto e periodi che invece no, per quanto ti impegni, ventiquattro ore non bastano. Ecco, è del secondo genere il periodo che sto attraversando con l'aggravante che, ogni volta che scrivo di un libro, non mi piace l'insieme di quello che vi racconto e questo limita le recensioni che sto pubblicando nell'ultimo periodo. Per cui oggi, accantoniamo un secondo i libri belli che ho letto e che ancora devo recensire, parliamo invece di una sonora delusione. Vent'anni di ricerche andate in fumo in una trama poco consistente e una mancata attenzione alle ripetizioni, ma povero editor noi lo perdoniamo perché quasi mille pagine sono una vera impresa, sono parte integrante di un libro che mi ha accompagnato per un paio di settimane di gara. Sarebbe stato davvero interessante riuscire a collimare questa ricerca raffinata e puntuale con un modo di costruire le trame, a cui evidentemente averebbe voluto tendere, di un autore che, nel 1875, ancora era famoso e che nomina almeno un paio di volte anche Faber: Wilkie Collins.

Ma di che parla questo libro? Cominciamo con il cancellare totalmente quello che vi ho detto nel Diario di Settembre: non è la storia della scalata sociale di Sugar prostituta dei bassifondi di una Lontra di fine ottocento, bensì la storia della famiglia Rackam. La vicenda inizia quando l'anziano padre deve trovare un erede, a cui affidare la sua ditta che produce prodotti di bellezza, tra i due figli di cui il primo, Henry, ha deciso di darsi alla vita religiosa e il piccolo, William, sembra invece un grande scapestrato. William vuole fare lo scrittore e invece si ritrova praticamente sul lastrico perché suo padre, per convincerlo a rinsavire, decide di tagliargli il mantenimento e ha una moglie completamente svanita, pazza per il dottore di famiglia, che alterna giornate buone a quelle cattive ma, in sostanza, vive come fosse una ragazzina senza responsabilità di alcun genere. Poi, all'ennesima difficoltà, William un giorno decide di trovare conforto nelle braccia di una donna e, dopo alterne vicende, arriva fra le braccia della strana e seducente Sugar, donna alta e filiforme che lo conquista con attenzioni, diverse da quelle che si aspettava da una prostituta, e che non sperava più di ricevere.

Sugar pertanto è una coprimaria, che ogni tanto sparisce per interi capitoli, che però molto spesso riveste ruoli secondari  e di risolutore nelle situazioni in cui la storia si arenerebbe. William la vuole, ma ci vogliono i soldi per mantenerla, e decide di fare quello che il padre gli chiede: crescere e prendere in mano le redini del patrimonio familiare. Ma cos'è che non va in questa storia? E' che la storia non va molto più avanti, quasi mille pagine di situazioni svolgono una trama povera che trascura le descrizioni più accattivanti, appiattendosi nel seguire lunghe descrizioni di attività giornaliere o di vita mondana o cittadina che, sono belle se dette una volta, ripetute più volte diventano ridondanti. La merda (lo dice lui) di cani, cavalli, il fango, il putridume, il piscio da catini svuotati dai piani alti delle case nelle strade di Londra ci accompagnano dalla prima all'ultima pagina. Ora, io capisco che vuoi farmelo sapere Faber e giuro che lo apprezzo ma, se 50 pagine prima mi hai descritto lo stato di quelle strade e ora mi parli di una donna che si accascia in una via secondaria, che senso ha elencare tutte le cose con cui si è macchiata il vestito da sera, lasciando invece poco spazio - mal disposto peraltro - all'incontro di due donne che, proprio in quella situazione, ricoprono un ruolo chiave? Io sarò anche precisetta, ma tu me le servi su un piatto d'argento!

Passiamo più di cento pagine a parlare del dilemma di William sul far contento il padre o no e poi, capitolo successivo e si riparte dicendo "erano quattro mesi che William aveva cominciato a gestire la Rackam"? E dove sono questi quattro mesi? Che ha fatto? Che ha detto? Il mondo dopo aver rischiato di morire di inedia nel trastullo del "lavoro o non lavoro" vuole sapere come ha fatto! E invece no... il tutto viene liquidato nel giro di qualche frase.
Se periodo storico e usanze sono davvero il fiore all'occhiello di questo scrittore, diverso è il trattamento della caratterizzazione dei personaggi. Agnes corrisponde in pieno a quella che è la descrizione e l'atteggiamento della donna rappresentata nel periodo, a Sugar vengono riservati ruoli differenti a volte è decisamente più moderna del suo tempo, in alcuni punti un po' troppo, in altri assume comportamenti del suo tempo anche se, mettendo i due lati sul piatto di una bilancia, la raffigurazione di questa donna dell'ottocento non gli si addice manco un po'. Stessa cosa dicasi per William, molto poco ottocentesco, decisamente troppo maschilista e poco intelligente. Forse i personaggi meglio centrati sono Agnes e Henry e la piccola che compare ad un certo punto della trama - ma non vi dico chi è perché sono una brutta persona!

Tutto questo calderone di considerazioni si traduce in una trama a tratti con ritmo e in alcuni casi decisamente lenta, che nicchia all'utilizzo di fine ottocento dei mille personaggi-che-ti-perdi-e-quasi-non-ricordi-chi-è-il-protagonista e che non ha centrato il punto principale dei grandi romanzi dell'epoca. C'erano sì tanti personaggi, ma ogni capitolo avrebbe potuto reggere come una puntata singola di un racconto che era un "di cui" di un progetto più grande che alla fine si traduceva in un romanzo. Che, per poter reggere e avere della vitalità, la storia avrebbe dovuto essere costruita a concatenazioni e non con un cipiglio moderno che fa sembrare il tutto molto pesante e che non punta a nulla. In sostanza, se avesse scritto un saggio, sarebbe venuto meglio e non avrebbe dovuto preoccuparsi di far incrociare le vite o caratterizzare i personaggi e, magari, le abluzioni della prostituta che non vuole rimanere incinta dopo il rapporto con il suo cliente sarebbero risultate più interessanti. In una cosa in particolare Faber ha fallito con me: mi ha fatto sentire una puritana.

Io che ho letto davvero di tutto ho trovato veramente fuori luogo il passaggio da descrizioni delle trine e merletti, indossate dalle prostitute, interrotte da frasi tipo "tirò fuori il cazzo". Ecco, non è che io sia puritana è solo che questi bruschi cambiamenti di registro lo fanno assomigliare a quella narrativa che vorrebbe essere erotica e non riesce manco ad essere un porno. Perché a seguire affermazioni del genere non ci sono frasi dello stesso tono. Deduco che "fastidiare" le persone sia l'obiettivo di tali inserimenti che io, infastidita appunto, ho trovato decisamente volgari e fuori luogo. usate in questo modo.
Io la vedo così, magari a qualcuno è piaciuto e sono curiosa davvero di sapere il perché e il per come... magari scopro punti di vista che ho trascurato. Qualora voleste farmelo sapere sarò felice di leggere le vostre considerazioni. 

Buon fine settimana e buone letture,
Simona Scravaglieri 


Il petalo cremisi e il bianco
Michel Faber
Einaudi Editore, ed. 2010
Traduzione di Elena Dal Pra e Monica Pareschi
Collana "Super ET"
Prezzo 17,00€


Fonte: LettureSconclusionate


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