venerdì 30 ottobre 2015

"Mr. Mercedes", Stephen King - Caro Stephen ti scrivo, così ti singhiozzo un po'...

Fonte: CinemaBlend

Come detto nel Dal libro che sto leggendo, questo volume l'ho preso letteralmente per caso. Mi ci è caduto l'occhio sopra mentre passavo dal reparto frutta a quello del latte in direzione del caffè al supermercato, proprio qualche giorno prima di ultimare il Diario di Settembre
[errata corrige: Holden&Company mi ha fatto notare che King è stato sempre pubblicato da Sperling & Kupfer] La prima cosa che mi ha lasciata interdetta, con tutto il rispetto per Sperling&Kupfer, è che un suo libro non fosse targato Mondadori. Non ho mai letto un rigo di King, ma a casa avevamo una serie di libri suoi e se non vado errata sono tutti Mondadori. [fine errata corrige] Quindi, un po' era destino, mai visto uno Stephen King al supermercato, e tanto meno all'autogrill, un po' me la sono andata a cercare ma, a conti fatti ad una settimana di distanza e alla terza recensione sempre di questo libro - non sono credibile come diplomatica -, a me questo libro non è proprio piaciuto. O meglio, mi spiace che abbia sprecato una signora idea annacquandola in questo modo.

Smarchiamo i contenuti, così possiamo parlare in tranquillità delle caratteristiche del libro.
Baltimora, viene commesso un efferato eccidio: un folle alla guida di una mercedes, all'alba del giorno di apertura della fiera del lavoro, si getta su una folla ordinatamente incolonnata davanti le porte del palazzetto cittadino uccidendo 6 persone fra cui una neonata. Questo è uno degli ultimi casi in cui l'ispettore Hodges si trova a indagare prima della pensione. Caso che è rimasto irrisolto anche nel presente della narrazione, un anno dopo il fattaccio, quando il neo pensionato riceve una strana lettera scritta da quello che di presenta come l'assassino della mercedes che lo sfida ad un gioco mortale. Il problema non è solo capire finalmente chi sia costui e perché ha commesso quel delitto che sembra conoscere fin troppo bene ma, soprattutto, capire se sia intenzionato a commettere un'altra strage. Hodges, che è il classico vecchio poliziotto viene affiancato da Jerome, giovane in attesa di andare all'università e al contempo tuttofare in casa dell'ex-ispettore per arrotondare le sue entrate.

La cosa che mi dispiace di più del fatto che questo libro non mi sia piaciuto è che gli elemento per fare un bel thriller al cardiopalma c'erano tutti:
- c'è l'ispettore che non ha preso bene il suo pensionamento;
- l'assassino sociopatico che è veramente ben caratterizzato;
- la strage;
- il rompicapo di come si possa aprire una macchina senza essere in possesso di chiave e del telecomando in essa incorporato;
- ci sono elementi di comunicazione e informatica molto verosimili.

La cose che mancano sono:
- la tensione, a forza di saltare di capitolo in capitolo, dalla voce dell'ispettore a quella dell'assassino la tensione perde quota a favore delle continue elucubrazioni;
- l'investigatore è un po' più "older" di testa di quanto ci si aspetti da un corrispettivo reale anche di un anno fa;
- c'è un caso, vecchio, risolto in un momento in cui sembra stare a significare "miservivaunattaccoeunpo'ditempoperpartireconlasoluzionefinale";
- una traduzione che non è stata affatto rivista da un correttore di bozze e contiene delle frasi che sarebbe meglio non aver visto;
- una soluzione credibile ma non eclatante come si prenderebbe da un libro inserito nella categoria "thriller".

Una cosa, King, me l'ha dimostrata: che i thriller lenti non sono solo appannaggio del nord europa con una deroga speciale per Dicker in Svizzera e che si può essere lenti anche in 400 e rotte pagine. Se avesse deciso di soffermarsi di meno su alcuni particolare insignificanti o riflessioni superflue sarebbe sicuramente stato un lavoro avvincente. Invece l'autore ci tiene che i suoi personaggi, volta per volta, si presentino riflettendo sugli avvenimenti che li ha portati a quel punto con il risultato di far sembrare alcuni punti del proprio lavoro come un allungamento del brodo. Ci sono momenti di tensione sicuramente ma si sciolgono come neve fresca al sole distraendo il lettore con le paturnie di un personaggio o con inutili riflessioni di altri o anche da frasi come questa, che viene dopo che è stata fatta saltare una macchina in aria con una persona, dove sia la stritolata che la stritolatrice sono parenti di chi è saltato in aria:
Zia Charlotte continua ad avvinghiare la figlia in una stretta mortale, singhiozzandole di non guardare.
Ecco, a me che sono limitata, non è riuscito di singhiozzare nulla a nessuno, nemmeno con impegno, e mai mi è successo di pensare che chi avvinghi la figlia in una stretta mortale sia uno che le voglia davvero bene! Questa frase, come molte altre che ho tralasciato pensando ad una svista, è rappresentativa di quelle che proprio non hanno alcun significato reale. Va bene che zia Charlotte non sta simpatica a nessuno, tanto meno a me, ma è un tantino esagerato! In sostanza questo libro non mi ha ispirato che quella voglia di finirlo praticamente subito per vedere come andava a finire e, in parte, è anche dovuto alla continua alternanza di voci tra ispettore e assassino nei capitoli che si avvicendano uno dietro l'altro; da un lato sai sempre dove sono uno e l'altro, dall'altro ti sembra di star a guardare una partita a tennis dove le mosse degli avversari sono chiare a tutti. Quindi nessuna sorpresa e nessun passo falso verrà nascosto e come spettatore al lettore non resterà che stare passivamente a guardare.

In più, sebbene la formula dell'autopresentazione dei personaggi, mentre si raccontano agli altri protagonisti, possa sembrare una mossa accattivante e possa armonizzare casi vecchi e dare possibili svolte allo stallo in cui si trovano investigatore e assassino, dall'altro, con la successiva aggiunta di nuovi personaggi nella fazione dei "buoni", l'eterogeneità del  gruppo che si va a formare fa sì che alcune deduzioni siano così limitanti per l'investigatore stesso che sembra diventare una spalla e non più il protagonista ed elemento trainante. Cosa che poi ha il suo massimo apice in chiusura libro.

Probabilmente il fatto che non mi sia piaciuto è anche dovuto al fatto che il thriller per eccellenza per me è "The Gost Writer"( Robert Harris, Oscar Mondadori) dove storia, finzione, fantapolitica e poteri occulti riescono a tenerti incollato al libro fino all'ultima pagina anche se, la copia in mio possesso, era scritta per metà quasi in maniera illeggibile. Non è successo in questo caso e come detto in apertura è un peccato perché sarebbe potuto essere veramente un buon lavoro se non ci fosse stata così tanta roba.
Visto che questo è il primo volume di una trilogia spero nel prossimo,
buone letture,
Simona Scravaglieri

MR. Mercedes
Stephen King
Sperling&Kupfer, ed 2014
Traduzione Giovanni Arduino
Collana "Pandora"
Prezzo 19,90€



Fonte: LettureSconclusionate

mercoledì 28 ottobre 2015

[Dal libro che sto leggendo] L'ambasciata di Cambogia


Fonte: Journal Sentinel Online

 Se guardando la foto la prima cosa che vi viene in mente è la serenità, quella che state provando è l'emozione che provoca questo libro. E' un racconto lungo, solo 63 pagine, ma si presenta come un piccolo cameo che ci porta in un quartiere sonnacchioso e abitudinario dove ogni lunedì Fatou, nigeriana a servizio di ricchi borghesi, percorre il pezzo di strada che è davanti all'Ambasciata di Cambogia per raggiungere la piscina di un centro estetico lì vicino.

Fatou non è nata in Inghilterra ma in Africa e ha imparato presto come si sta a servizio. E' venuta qui per cercare una vita migliore, invece ora ha vitto e alloggio e nulla più dalla famiglia dove lavora. Ha incontrato anche Andrew in una domenica al parco che oggi è diventato il suo migliore amico.

Come un giorno compare l'Ambasciata, alimentando la curiosità del quartiere senza sconvolgergli invece i ritmi, così anche nella nostra vita avvengono cose che, temporaneamente minano la nostra serenità, ma poi a ben guardare tutto scorre e tutto passa. Basta solo imparare a dare il giusto peso alle cose e alle persone. 

Veramente un bel libro adatto a quelle giornate dove il tempo uggioso ci costringe in casa. Gradevole, ben scritto e scorrevole. Si legge in un pomeriggio.
Buone letture,
Simona Scravaglieri


0-1

Chi si aspetterebbe l'Ambasciata di Cambogia? Nessuno. Nessuno poteva aspettarsela, nessuno se l'aspettava. E' una sorpresa, per tutti noi. L'ambasciata di Cambogia!
Di fianco all'ambasciata c'è un centro benessere. Dall'altra parte una fila di residenze private, quasi tutte appartenenti a ricchi arabi (o almeno così sosteniamo noi, la gente di Willesden). In genere hanno le colonne corinzie ai lati dell'ingresso e - secondo un'opinione diffusa - una piscina sul retro. L'ambasciata, al contrario, non è molto imponente. E' solo una villa con quattro o cinque camere da letto alla periferia di Londra, costruita negli anni Trenta., circondata da un muro di mattoni rossi alto circa due metri e mezzo. E avanti e indietro, rasentando orizzontalmente quel muro, sfreccia un volano. Giocano a badminton, nell'Ambasciata di Cambogia. Poc, smash. Poc, smash.
L'unico vero indizio che l'ambasciata sia davvero un'ambasciata è la piccola targa di ottone sulla porta (con la scritta AMBASCIATA DI CAMBOGIA) e la bandiera nazionale della Cambogia (noi presumiamo che lo sia: cos'altro potrebbe essere?) che sventola sul tetto di tegole rosse. Qualcuno dice: «Oh, ma è circondata da un alto muro, e questo dimostra che non è una residenza privata, come le altre case della via, bensì un'ambasciata». La gente che lo dice è stupida. Molte di quelle case private sono circondate da un muro, alto più o meno come quello dell'Ambasciata di Cambogia, eppure non sono ambasciate.

Questo pezzo è tratto da:

L'ambasciata di Cambogia
Zadie Smith
Mondadori Editore, ed. 2013
Traduttore Silvia Pareschi
Collana  "Libellule"
Prezzo 10,00€

domenica 25 ottobre 2015

L'ha detto... Hermann Hesse

Fonte: Isola felice


Troppo spesso togliamo tempo ai nostri amici per dedicarlo ai nostri nemici. 
 Hermann Hesse


venerdì 23 ottobre 2015

"Chi ha paura di pulcinella?", Massimo Torre - Dietro l'angolo la verità...

Fonte: fotocommunity

È da giugno che mi porto dietro questo libro, ovvero da quando ho avuto l'opportunità di ascoltare Massimo Torre alla giornata di #nonsolosòle, e ammetto che, nonostante questo libro fosse in circolazione dal 2014, non lo conoscevo proprio. Lo so, lo so, anche altri altro mi hanno detto che ho trascurato una parte molto importante e ben fatta del catalogo E/O -tipo i libri di Paolo Foschi che ho in giro per casa e ancora non ho letto ma ho promesso di farlo-, ma non è facile star dietro a tutto, ecco! Comunque è stata una bella sorpresa leggerlo, visto che è un libro scorrevole, divertente e che, mentre ti strappa una risata, ti rifila in maniera elegante e discreta un sacco di verità. Il problema occorso la scorsa settimana è che, in particolare in questo caso, mi trovo a dover scegliere se raccontarvi tutte le verità nascoste o lasciarvele scoprire da soli. Vedremo come andrà in questo resoconto e lo scoprirò anche io con voi...

Siamo nella Napoli di oggi al rione Sanità dove è da poco tornato un figlio di questo quartiere, Puccio D'Aniello, che ha vissuto per lungo tempo all'estero e dove comparirà un personaggio abbastanza misterioso che si metterà a sconvolgere gli affari del clan che spadroneggia sugli abitanti. Questo "tipo" usa combattere e mettere alla berlina gli uomini del clan con abili mosse di arti marziali e con battute e balletti canzonatori vestito da Pulcinella. Già dall'inizio, al suo primo scontro, si rivela un vero osso duro che mette alla berlina la famiglia portando il figlio degli Sparaco completamente nudo nella piazza del mercato. Questo atto mette in dubbio il potere che il clan può esercitare a La Sanità e la rende "conquistabile" da altri gruppi di stampo camorristico che aspettano da tempo il momento giusto. In più, tanto per evitare che ci annoiamo c'è un lato nascosto e buio dei traffici degli Sparaco che non è conosciuto praticamente da nessuno, nemmeno del gruppo dei più vicini al capofamiglia. Interessi più grandi attendono con ansia che Sparaco faccia la sua parte e guardano con attenzione anche chi sembra mettergli i bastoni in mezzo alle ruote anche se non ha ben capito ancora che cosa si muove nell'ombra.
Riuscirà il nostro eroe?

E' una trama abbastanza complessa anche se all'apparenza sembra abbastanza semplice e, tanto per dare un tocco di veridicità, Massimo Torre, ci inserisce spaccati della vita quotidiana del rione e anche un po' di informazioni su come si vive nei quartieri come La Sanità. Giust'appunto lunedì si parlava, al gruppo di lettura di cui vi parlerò in dettaglio in un altro post, di come si vive a Napoli e mi sono trovata a dire che tra la realtà e il romanzo molto spesso, su Napoli e Terra di Lavoro, non ci passa un mare, ma proprio un oceano. Il problema principale è che questa realtà vive di "sfumature" che sono quelle che, di un racconto, un report o un documentario, si dimenticano più facilmente. Ecco, del mondo autonomo e non più di passaggio di questo rione descritto da Torre, io trovo tutti quegli elementi che permetterebbero a tutti di capire "che cos'è la camorra" e "che cos'è lo stato" e chi è "chi sta in mezzo" a tutto questo. 
Ma attenzione! Questo non è un libro di camorra, di denuncia o altro! Come già spiegato tante volte quando ci si avvicina a questi scritti bisogna capire che la corrente letteraria campana contemporanea si è per la maggior parte ispirata alla propria realtà e se, nel proprio vissuto comune, c'è anche la camorra allora ne parla come sarebbe impossibile parlare del Quartiere di Porta Genova a Milano senza parlare della parte più famosa ovvero i Navigli.

Allora è una cosa serissima e pesantissima? In effetti no, anzi devo ammettere di essermi fatta ricche e grasse risate mentre lo leggevo, facendo anche un paio di figuracce perché stavo leggendo mentre camminavo e, chi mi stava accanto, mi ha preso un po' per scema. Il punto è che si alternano situazioni di pericolo ad altre che sembrano un po' paradossali. Ma l'impianto regge: da un lato perché gli attimi "folkloristici" servono a smorzare le situazioni più tese e a preparare le successive. Ad aiutare queste situazioni di cuscinetto ci sono anche gli spaccati di vita del quartiere come i mercati, la gente che passa, la chiesa vuota dove un parroco si scaglia contro la camorra, la gente che apre la porta del negozio del "tuttaio" per chiedere che cos'è "tuttaio" e via dicendo. Ma che cos'è un tuttaio? Ce lo spiega proprio Puccio, ovvero è colui che ripara sempre tutto con un prezzo modico. Inutile dire che in questo quartiere povero, uno come lui, serve proprio come il pane! 

Nel tempo ho recensito parecchi libri che parlano della Napoli contemporanea e questo si inserisce nella lista in maniera perfetta. Se, parlando di romanzi gialli, "Fuoco su Napoli" è la lirica spiegazione, con una visione molto ampia, della Napoli di oggi, "Rosso Caldo" è quel romanzo giallo che mette in comunicazione la teoria ampia di Cappuccio del "rapporto della città con i fantasmi" portandola nella vita pratica quella di ogni giorno in cui vivi e morti si interfacciano e si sussurrano con la gente vera, Massimo Torre, con il suo "Chi ha paura di Pulcinella?", diventa cicerone dei vicoli che, seppur non dimenticando il loro rapporto con chi c'è stato e ora non c'è più, sopravvivono con malinconica ironia in una vita di stenti e fingendo di essere morti per non incappare nelle maglie della camorra. Pulcinella quindi diviene non solo l'immagine di un cambiamento e di una rivoluzione ma soprattutto anelito di "libertà". E questa parola, all'interno del rione, assume significati differenti dall'usuale e toglie dalle spalle di chi vi abita il peso della diffidenza: si può tornare in chiesa, si può ricominciare a desiderare, si può anche sorridere senza per questo dover abbandonare il luogo in cui si è vissuto per anni. L'isolamento creato dai francesi cesserebbe il suo peso e la mancanza di interferenze nei commerci favorirebbe il rifiorire di un'economia ammazzata dalla gestione mafiosa delle varie organizzazioni che insistono sul territorio.

La parte forse più pregevole e degna di nota in questo romanzo è lo spazio dedicato ad una riflessione che, seppur non messa troppo in risalto, coglie mirabilmente il punto cruciale che impedisce un cambiamento e un allontanamento dei traffici camorristici da Napoli ed è inserito in una serie di riflessioni che pongono a confronto le due visioni della gestione statale della giustizia. Sono messe in bocca ai due rappresentanti della giustizia in questa storia. Da un lato c'è un commissario che danni vede morire la gente e non ha le prove per incastrare il clan: lui vede in Pulcinella l'opportunità di riscatto, per poter finalmente sgominare la banda e restituire la libertà al rione.
Dall'altro c'è il prefetto che da un punto di vista più ampio fa un'altra serie di ragionamenti vedendo in Pulcinella un sobillatore di masse. In fondo "chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quel lascia ma non quel che trova" e in questa riflessione c'è una grande verità. In Campania ci sono così tanti gruppi di stampo mafioso che, se ne cancelli uno, ce ne sono molti altri che si contenderanno lo spazio appena liberato. Quindi seppur difficilmente condivisibile il "mal comune, mezzo gaudio" del nostro prefetto, ragionandoci a mente fredda, e con in mano tutte le variabili della storia, anche lui non ha tutti i torti.
Ma l'autore ha ben presente da che parte stare, e il suo punto di vista arriva forte e chiaro, ma dovete scoprirlo da soli!

Veramente un bel romanzo giallo, con le giuste punte di tensione, accattivanti momenti ironici, è scorrevole, ben scritto e ha una storia che regge perfettamente con una vicenda auto-conclusiva che lascia una piccola traccia a fare da anticipazione al secondo di quattro libri che è uscito recentemente sempre con lo stesso editore.
Un libro veramente consigliato a tutti,
buone letture,
Simona Scravaglieri

Chi ha paura di Pulcinella?
Massimo Torre
Edizioni E/O, ed. 2014
Collana "Originals"
Prezzo 15,00€


Fonte: LettureSconclusionate

mercoledì 21 ottobre 2015

[Dal libro che sto leggendo] Chi ha paura di Pulcinella?


Fonte: Locali d'autore



Questo è il libro che mi ha fregato venerdì, la recensione c'era, ma secondo me, non era all'altezza e quindi aggiusta qui e aggiusta lì... Insomma vi è mai capitato di scrivere qualcosa e di non riuscire a sistemarla se non sconvolgi tutto l'assetto su cui il testo si poggia altrimenti, sarà pure bello, ma non è niente di speciale? Ecco, a me è successo giovedì sera nel momento in cui la volevo programmare e invece sta ancora lì, tra le bozze.

Siamo a Napoli e in particolare al rione Sanità in cui domina indisturbato il clan degli Sparaco oramai da anni. Due novità si presentano nel presente della storia: l'arrivo di uno strano uomo, molto schivo e defilato che di mestiere dice di fare il tuttaio e l'arrivo poco dopo di uno strano personaggio burlone e provocatore che si professa come "affamato di giustizia" e che comincia a mettere alla berlina gli uomini del clan e il clan stesso.

Non vi racconterò molto altro se non che questo libro è così gustoso e divertente che non mancherete di sorridere qui e lì. Ma attenzione, fra le situazioni che si susseguono, c'è anche un po' di realtà vera quella che, i resoconti giornalistici e non, non sempre riescono a descriverci. Massimo Torre invece riesce a rendere veramente bene l'idea e io lo consiglio caldamente perché è stato una rivelazione.
Questo è il primo di quattro libri, il secondo è uscito recentemente, quindi mi tocca anche sbrigarmi per stare al paso con lo scrittore!
Buone letture,
Simona Scravaglieri


PROLOGO 


Il mare non bagna la Sanità e nemmeno s’intravede lontanamente.
La Sanità si estende sotto un lunghissimo ponte. Lo costruirono i francesi all’inizio dell’Ottocento per collegare il resto di Napoli alla reggia di Capodimonte, situata sull’omonima collina, perché ad attraversare l’antico rione ci si impiegava troppo tempo. Il percorso era tortuoso. Fu il fratello maggiore di Napoleone, Giuseppe Bonaparte, a cominciare la costruzione della grandiosa opera, ardimentoso frutto dell’ingegneria francese, e Gioacchino Murat, re di Napoli finché non lo fucilarono i borbonici, la terminò. Tutto in appena tre anni…
Da quel momento la Sanità è stata di fatto esiliata dal resto della città.
Le strade di Napoli sono tutte strette ma trafficatissime vie di passaggio che è obbligatorio attraversare per andare da un rione all’altro. L’unico posto da cui non è necessario passare per dirigersi verso gli altri luoghi della città è la Sanità. Lì bisogna andarci apposta, per qualche motivo particolare. E di motivi in realtà non ce ne sono tanti, a parte il rifornimento di droga. Il rione è uno dei più poveri e in una città già assai povera è quanto dire. Le poche attività che reggevano l’economia del posto, come l’artigianato della pelle che produceva guanti, borse, eccetera, sono state spazzate via dalla concorrenza dei cinesi. E quello che resta del commercio locale subisce l’asfissia delle famiglie camorriste che si alternano in virtù delle guerre di successione. Il posto, infatti, si presta proprio perché isolato. Le rare vie d’accesso sono facilmente controllabili. Una pacchia per le varie bande, che possono agire in modo quasi indisturbato. E quel “quasi” molto spesso si riduce a niente.

Il tempo di cui si racconta in questa storia è quello degli Sparaco, che ormai agivano indisturbati già da parecchi anni. Il capo, Clemente Sparaco, era detto ’o fravecatore, ossia “il muratore”, non tanto perché in gioventù avesse fatto per pochi mesi quel mestiere, quanto piuttosto perché amava murare vivi i suoi malcapitati nemici. Si narra addirittura che si eccitasse nell’osservare le vittime attraverso i monitor del suo salottino privato mentre morivano a poco a poco di fame. Una sorta di mortuario “reality” tutto suo. Si narra anche che avesse, di tali murati vivi, una videoteca accuratamente catalogata, da cui di tanto in tanto, quando non aveva un murato fresco di giornata, sceglieva i filmati preferiti per guardarli e riguardarli. In quell’epoca nessuno osava mettere in discussione il dominio degli Sparaco sulla Sanità. Le altre bande camorriste piuttosto dovevano guardarsi dalle mire espansioniste del fravecatore, i cui affari andavano a gonfie vele e la cui straordinaria ricchezza, in quel misero luogo di stenti, ridondava brutalmente.
Ma si sa, e Clemente Sparaco lo sapeva bene, che tutto ha un inizio e una fine. Per questo era molto attento a procrastinare quest’ultima. Possibilmente oltre i limiti dell’eternità. «Mai abbassare la guardia!» diceva, un giorno sì e un giorno no, al suo amato rampollo Ciro, destinato nei suoi progetti a succedergli di lì a qualche centinaio di anni. E magari ad ampliare i confini dell’impero fin dove il sole non tramonta mai. Come quello di Carlo V.
Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E a Napoli questo vale più che in qualunque altro posto.
Questo pezzo è tratto da:

Chi ha paura di Pulcinella
Massimo Torre
E/O Edizioni, Ed. 2014
Collana "Originals"
Prezzo 15,00€


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domenica 18 ottobre 2015

L'ha detto... Stendhal

Fonte: Funghi italiani


L'amore è un bellissimo fiore, ma bisogna avere il coraggio di coglierlo sull'orlo di un precipizio. 

 Stendhal


mercoledì 14 ottobre 2015

[Dal libro che sto leggendo] MR. MERCEDES

Fonte: ImWithGeek

Mi sembra che non sia la prima volta di King con i pagliacci, ma potrei anche sbagliarmi. Sulla scia della vittoria dell'autore della National Medal Of Art (vedi Diario per informazioni più dettagliate), ho deciso che uno sforzo lo potevo pure fare, almeno uno lo dovevo leggere. E visto che venerdì ero al supermercato e mi mancavano 10 euro per avere il secondo bollino per il pupazzetto per mio nipote, ho fatto un'eccezione (la seconda questa, la prima è stata quest'estate quando ho comprato la saga Maze Runner scontata) e l'ho preso al Carrefour (OrroreOrrore!!). Poi mi sono accorta, al rientro a casa che, questo, è uno di tre libri che compongono una trilogia (un'altra saga, dopotutto mi mancava, no?). Ma poteva finire qui? 

No! Parlando domenica con LibrAngolo Acuto ho scoperto anche che mi è sfuggita, oppure l'ho letta e non me ne ricordo totalmente, la recensione di questo libro scritta da Holden & Company, dove evidenzia un errore dovuto alla traduzione che influisce sula soluzione del thriller. Errore che nel testo originale pare non esserci. Ecco, io la recensione me la sono andata a cercare e ve l'ho linkata, ma la leggerò più in là visto che, oramai, l'ho comprato e iniziato e, tanto per gradire, ho preso anche il successivo in libreria - e pure di questo me ne hanno dette peste e corna, ma finché non vedo non credo!-. 

AGGIORNAMENTO: Holden riguardo la recensione citata ha specificato che:
preciso solo che - a proposito della mia recensione che linki - l'errore di traduzione c'è, sì, ma non influisce affatto sulla soluzione del thriller, perché si riferisce a un dettaglio del tutto marginale relativo a un personaggio che nel libro non compare nemmeno. 
Detto ciò si inizia con un antefatto che è un anno indietro rispetto il presente della storia. Siamo nel parcheggio dell'auditorium di Baltimora alla vigilia della Fiera Annuale del Lavoro. Ci sono molte persone che sono arrivate prima del tempo e come possono cercano di combattere il freddo e il sonno in attesa di un'alba che non vedranno. Il fatto di cronaca che li riguarda spunterà fuori esattamente l'anno successivo e vedrà coinvolto l'ispettore in pensione Hodges. Perché MR. Mercedes vuole mettersi in contatto con lui? È in cerca di attenzioni? È davvero lui?

Per ora il libro fila mentre, mi perdoni il traduttore, ma la traduzione non sembra, in alcuni punti, aver visto un correttore di bozze. Ho visto un paio di vocaboli senza senso e più di un paio di frasi in cui una distribuzione diversa delle virgole sarebbe sicuramente auspicabile. Però la storia mi piace, quindi sono curiosa di vedere dove va a parare e se becco lo spoiler di cui accenna l'attentissimo H&C. Vi farò sapere!
Buone letture,
Simona Scravaglieri



MERCEDES GRIGIA

9-10 Aprile, 2009 

Augie Odenkirk aveva una Datsun del 1977 che camminava ancora bene nonostante i chilometri, ma la benzina era cara, specialmente per un disoccupato, e il City Center si trovava dalla parte opposta della città, così lui decise di prendere l'ultimo autobus della sera. Alle undici e venti scese con lo zaino sulle spalle e il sacco a pelo arrotolato sotto braccio. Pensò che l'imbottitura di piume gli avrebbe fatto comodo verso le tre del mattino. La notte si annunciava fredda e nebbiosa.
«Buona fortuna, amico», lo salutò il conducente «Meriteresti di trovare qualcosa anche solo per il fatto di essere il primo.»
Peccato che non fosse vero. Quando Augie giunse in cima all'ampio e ripido viale che conduceva all'enorme auditorium, scorse almeno una ventina di persone già in attesa fuori dalla fila di porte, alcune in piedi e la maggior parte sedute. Erano stati piazzati dei paletti uniti dal nastro giallo con sopra scritto NON ATTRAVERSARE, disegnando un passaggio complicato che si ripregava su se stesso come un labirinto. Augie li riconobbe, erano gli stessi usati dai cinema e dalla banca dove al momento era in rosso, e ne intuì lo scopo: stipare una marea di gente nel più piccolo spazio possibile.
Avvicinandosi alla fine di quella che presto sarebbe diventata una fila indiana di aspiranti lavoratori, rimase sorpreso e insieme sconcertato di vedere che la donna in fondo alla coda portava una bambina addormentata dentro un marsupio. La piccola aveva le guance paonazze per il freddo e il respiro catarroso.
La donna sentì Augie arrivare, orami a corto di fiato, e si voltò. Era molto giovane e davvero carina, nonostante le occhiaie livide. Ai suoi piedi, una borsa trapuntata. Probabilmente conteneva l'occorrente per la bimba.
«Ciao», lo salutò. «Benvenuto nel Club dei Primi Arrivati.»
«Chi dorme non piglia pesci.» Augie ci pensò sopra per un attimo, per poi dirsi: Ma che diavolo, e porgerle la mano.
«Sono August Odenkirk. Augie. Una vittima recente dei tagli, per usare un'espressione del Ventunesimo secolo. Insomma, sono stato licenziato.»
Lei gli strinse la mano. Aveva una bella presa, forte e sicura. «Janice Cray. Questo tesorino è Patti. Anch'io sono una vittima come te. Facevo la domestica in casa di una simpatica famiglia di Sugar Heights. il marito ha, ehm, una concessionaria d'auto.»
Augie abbozzò una smorfia.
«Lui mi ha assicurato che gli dispiaceva fare a meno di me, m che dovevano stringere la cinghia.»
«Sta succedendo sempre più spesso», rispose Augie, chiedendosi: Non hai trovato nessuno che badasse alla piccola? Proprio nessuno?
«Sono stata costretta a portarmela dietro.» Lui immaginò che Janice Cray non avesse dovuto leggergli nella mente per capire cosa stesse pensando. «Non avevo nessuno a cui lasciarla. Letteralmente nessuno. La ragazzina in fondo alla strada non poteva restare per tutta la notte, neanche se l'avessi pagata, cosa comunque impossibile. Se non trovo un lavoro, non hoi dea di come ce la caveremo.»
«Perché non te l'hanno tenuta i tuoi genitori?»
«Vivono nel Vermont. Se fossi furba, mi precipiterei laggiù con Patti. Solo che hanno già i loro problemi. Secondo papà, gli porteranno via la casa. Non che gliela ruberanno... è qualcosa che c'entra con il mutuo.»
Augie annuì. Anche quello capitava sempre più spesso.
Un gruppetto di auto avanzava lungo il ripido pendio che saliva da Marlborough Street, dove l'autobus lo aveva lasciato. Svoltarono a sinistra nella grande spianata deserta del posteggio, che senza dubbio all'alba sarebbe stata piena... con ore di anticipo sull'inaugurazione della Prima Fiera Annuale del Lavoro. Nessuna delle macchine sembrava nuova. I conducenti parcheggiarono, e dalla maggior parte dei veicoli scesero tre o quattro tizi, che si diressero verso le porte dell'auditorium. Augie non era più l'ultimo in coda. La fila aveva quasi raggiunto la prima svolta.


Questo pezzo è tratto da:

MR. MERCEDES
Stephen King
Sperling& Kupfer, ed. 2014
Traduzione Giovanni Arduino
Collana "Pandora"
Prezzo 19,90€

lunedì 12 ottobre 2015

Diario di un mese di libri... Settembre 2015

Fonte: Giacomantonio


Libri comprati:
"Storie ciniche", W. Somerset Maugham
- Adelphi Edizioni (Regalo)
"City of bones", Cassandra Clare - Walker books publisching

"Ultima. La città delle contrade", Carlo Vincenzi - Dunwich Edizioni
"Il meraviglioso mondo di OZ", L. Frank Baum, Wirton Arvel, W.W. Denslow, Brunella Pernigotti (testo bilingue) - Kentauron Edizioni


Libri regalati
"Gli anni della leggerezza", Elisabeth Jane Howard - Fazi Editore

"Assassinio all'Ikea", Giovanna Zucca - Fazi Editore
"Florence Gordon", Brian Morton - Sonzogno Editore



Libri letti

"Infinite Jest", David Foster Wallace - Einaudi. Stile libero Big Edizioni 
"In cerca di Transworderland. Il mio viaggio in Nigeria", Noo Saro-Wiwa - 66th  and 2nd Edizioni 
"Eureka Street", Robert McLiam Wilson - Fazi Editore
"Florence Gordon", Brian Morton - Sonzogno Editore
"Maze Runner - Il labirinto", James Dashner - Fanucci Editore
"Chi ha paura di Pulcinella?", Massimo Torre - E/O Edizioni (non ultimato)
"Quando le chitarre facevano l'amore", Lorenzo Mazzoni - Spartaco Editore (non ultimato)
"I fratelli Karamazov", Dostoevskij - Sansoni Editore (non ultimato)
"A spool of blue thread", Anne Tyler - Ballantine books (non ultimato)



E siamo arrivati a Settembre! Settembre è il mese in cui molti, di ritorno dalle vacanze, fanno i buoni propositi - un po' come fosse un secondo Capodanno-, mentre io tiro fuori o apparecchio coperte, la legna, il tè, le tazze e tazzine per qualsiasi bevanda calda, che per me diventa una specie di comfort-food, e mi preparo alle letture fatte comodamente sui miei divani circondata da cuscini e gatti dormienti (gatti? sì gatti, dal 9 Agosto siamo in tre, io Oscar e Joyce!). 
Nel mese attuale ho aperto le danze con un regalo ("Storie Ciniche", W. Somerset Maugham) scelto dal vincitore di un contest veloce fatto per festeggiare il matrimonio di mio fratello. Chiedevo di festeggiare con noi facendo una foto (carina, divertente, simpatica, insomma come più ci piaceva) dove però fosse presente una "Ceres". Ha vinto la foto che campeggia in alto, oltretutto fatta proprio al ricevimento, che anche secondo me è talmente tanto eccezionale da aver chiesto il permesso di pubblicarla qui! Per la cronaca, io regalavo i libri mentre la giuria era composta dagli sposi. 

Tra le notizie del mese c'è che Stephen King, come annuncia nel suo spazio Goodreads,  ha ricevuto dalle mani del presidente Obama la "National Medal Of Art" il 10 settembre scorso, medaglia che viene assegnata per "i contributi eccezionali dati, da singoli e gruppi, per il sostegno e la diffusione delle arti negli Stati Uniti". In particolare il suo riconoscimento è questo:
Stephen King per i suoi contributi in qualità di autore. Uno degli scrittori più popolari e prolifici dei nostri tempi, Mr. King combina la sua notevole narrazione con la sua tagliente analisi della natura umana. Per decenni, le sue opere di horror, suspense, la fantascienza, e la fantasia hanno terrorizzato e deliziato il pubblico di tutto il mondo.
Fonte: President Obama to Award 2014 National Medals of Arts
Quindi se il mese prossimo vedrete fra le mie letture King, sapete il perché. In fondo credo di essere l'unica a non aver mai letto manco un rigo scritto da quest'uomo quindi mi sembra il caso di rimediare. Tra parentesi, tra i premiati, insieme a lui figura anche Sally Field ( la dignità, l'empatia e coraggio delle sue performance hanno toccato il pubblico di tutto il mondo, e lei ha implementato quelle stesse qualità off-schermo nella sua difesa per le donne, diritti delle persone LGBT, e la salute pubblica ), che ricordo per la sua interpretazione magnifica in "Fiori d'acciaio", e Ann Hamilton (La signora Hamilton utilizza il tempo come processo e materiale, e il suo lavoro dimostra l'importanza di sperimentare l'arte in prima persona nell'era digitale) che conosco per le sue Book Sculptures - non pensate che sia particolarmente "acculturata", in queste sculture sono incappata veramente per caso; mi domandavo in particolare chi avesse potuto dar vita a questo massacro! -.

Tra gli acquisti (sono stata brava eh??) campeggia "City of bones" che ho preso per un errore fatto in un acquisto precedente di Agosto (Diario Agosto) in cui ho comprato questo libro della stessa autrice: "City of fallen angels". Avevo letto il primo capitolo e mi sentivo in grado di poterlo leggere con facilità ma, quando mi è arrivato, ho scoperto che era il quarto libro di una saga - anche abbastanza lunga 7 libri mi sembra-, e così ho dovuto prendere anche il primo. È con tutta probabilità una SagaSòla ma almeno è scritta in maniera semplice. Invece "Ultima. La città delle contrade" (Dunwich Edizioni) e "Il meraviglioso mondo di OZ" (Kentauron Edizioni) sono due segnalazioni delle case editrici. Nel primo caso mi è capitato di entrare in contatto con un distributore entusiasta che manda in continuazione su Twitter i titoli e le sinossi dei libri che distribuisce e sono per la maggior parte Urban Fantasy, fantasy e dintorni, da quel che ho visto. Ho chiesto qualcosa di "distopico" e mi ha risposto direttamente qualcuno delle Dunwinch Edizioni con il titolo di Carlo Vincenzi che ho naturalmente comprato. Per Kentauron Edizioni, invece, si tratta di un testo bilingue; si può dire che capitino "a cecio" come si suol dire e in più era a costo zero, grazie ad una sponsorizzazione della stessa casa editrice, e chi sono io per lasciarlo lì? Ecco, appunto, non l'ho fatto!


"Assassinio all'Ikea", Giovanna Zucca è un giallo tutto al femminile, potrei dirvi che l'unico maschio è quello che schiatta ma non è così. Si chiama in questo modo perché il morto viene rinvenuto in un cassettone di un letto all'Ikea, ma l'indagine deve essere ben contorta visto che nella scheda del libro si ipotizza un delitto passionale o uno di mala. La storia si svolge a Padova, il morto era  un uomo spostato che aveva anche un'amante. 
Mentre il mese scorso con i miei acquisti e regali ero stata più brava e avevo letto molto di più, stavolta non sono stata abbastanza veloce, ma recupererò. 
Sempre stesso editore, ovvero Fazi Editore,"Gli anni della leggerezza", Elisabeth Jane Howard: ecco di questo libro si parla da un po'. Vi avevo già scritto in altre occasioni che Fazi, negli ultimi due anni, ha pubblicato, nella sezione internazionale, un libro più bello dell'altro e la Howard rientra appieno nella lista. E' uno di quei libri che cominci ad odiare dopo un po', secondo me, ma che poi alla fine ti rimangono appiccicati addosso e non li lasci andare volentieri, come è già successo con Maggie Gee (The White family, Spartaco Edizioni), con Jean-Baptiste Del Amo (Il sale, Neo Edizioni) e anche con Christa Wolf (La città degli angeli, E/O Edizioni). Da quello che ho letto di questo libro siamo più vicini a Del Amo e alla Gee, con una saga familiare che si apre con un rientro di tutti per una ricorrenza. Perché ad un certo punto li odi questi libri? Perché in fondo quella che sembra essere trama principale è talmente breve che  si può dire che non succeda nulla. Il vero libro sta nella ricostruzione dei rapporti dei vari appartenenti alla famiglia o al nucleo riunito. E' un'azione di scavo, lenta e inesorabile che porta a galla tutti quei sospesi che, nella vita, abbiamo un po' tutti ed è per questo che a volte diventa sfiancante. L'altra faccia della medaglia è che questa ascesa agli inferi dei rapporti familiari o comunque affettivi è lenta quanto basta per essere assorbita come esperienza. Un ricordo nel tempo sbiadisce, l'esperienza no e diventa parte di noi, diventa parte di quel magazzino di informazioni che ci permettono di fare le scelte ed essere consapevoli delle conseguenze perché, magari, ci siamo già passati. Quindi, per quanto mi riguarda, questi libri sono imprenscindibili, anche se, quando li leggi, ti sfiancano un po'. Vi farò sapere se le mie impressioni riguardo la saga dei Cazalet e se la mia impressione si rivela quella giusta.

E infine eccola qua! "Florence Gordon" di Brian Morton pubblicato Sonzogno Editore. Libro che inizia anche la carrellata dei libri letti. È stata veramente una lettura simpatica. Passerete il tempo a dire "Oh Sta zitta Florence e ascolta!", ma rassegnatevi, Florence, non vi darà retta affatto! Sonzogno, per questo libro, mi deve un sabato che ho passato con il magone per il finale a sorpresa. Non che non me lo fossi immaginato, ma non me lo figuravo trattato così: mi ha tolto il fiato! Ora, nonostante Florence Gordon sia una donna con la quale non si riuscirebbe mai ad apparire intelligenti e che non ha alcuna intenzione di stare simpatica a nessuno, alla fine vi affezionerete, ma, vi assicuro, che ve ne renderete conto solo dopo aver finito il libro. Provare per credere! 
Tra i libri letti figura anche "Infinite Jest" di David Foster Wallace, pure lui mi ha riservato un finale che non mi aspettavo o almeno, speravo, che a qualcuno andasse meglio. Ma Wallace questa soddisfazione non me l'ha voluta dare e mi dovrò accontentare. Libro composito e alquanto complicato che ha una recensione aperta. Lo rileggerò con la medesima calma più in là, dopotutto stavolta so già dove vuole andare a parare, in modo da chiarire alcune cose che sono comunque rimaste in sospeso. 
Poi è stata la volta di Noo Saro-Wiwa e sono andata a stare per un po' in Nigeria con "In cerca di Transworderland. Il mio viaggio in Nigeria" (66th  and 2nd Edizioni), che dire bello è dire poco. Un diario di un viaggio che, se non sei nigeriano di origine, non farai mai e quindi avere la possibilità di leggerlo è comunque una grande opportunità. In più descrivere certi aspetti del mondo nigeriano è veramente complicato e lo è ancora di più farlo senza scioccare i tuoi lettori. Il padre, che nei ricordi di Noo corrisponde all'idea che me n'ero fatta io, aveva un pensiero, nei riguardi dei suoi lettori, completamente diverso da quello della figlia. Nella sua scrittura è talmente realistico da essere crudo. Ha ragione, tutta la dissertazione sugli usi e costumi di certa parte dell'africa riguardo i bimbi albini - se siete particolarmente sensibili non vi consiglio di leggere "La foresta dei fiori" - io me la ricordo come l'avessi letta ieri ma non me lo vorrei ricordare ogni volta perché mi si accappona la pelle, ecco! In questo preferisco la delicatezza della figlia che, o perché è donna o perché ha una formazione occidentale visto che ha vissuto per la maggior parte della sua vita in Inghilterra, è sicuramente la via migliore per farsi leggere e per far capire. Perché non sempre le cose che leggi devi condividerle ma devi conoscerle, essere preparata. E non significa che queste cose arrivino a noi ma, come accennava Sergio Nazzaro in Mafiafrica (Editori Riuniti) e come in qualche modo si legge fra le righe in questo libro, c'è gente che, su certe usanze, ci fa i soldi. E alcuni di questi rituali sono veramente raccapriccianti. Ricordate sempre che, se non se ne parla, non è detto che non esista!


"Eureka Street", Robert McLiam Wilson, sempre Fazi Editore, era una lettura per un GDL (gruppo di lettura) romano. Dovevo finirlo per il 21 e, nonostante non fossi ottimista, ci sono riuscita salvo poi dare buca a quelli del gruppo per questioni mie logistiche. Vivere ai castelli è bellissimo, ma sei sempre lontano da tutto e ti serve sempre la macchina  che, al centro di Roma, è un po' complicato parcheggiare. Insomma non ce l'ho fatta ma, come succede sempre quelli del gruppo romano di Maddechèaho, nonostante il nome non faccia presagire nulla di buono, hanno veramente un gran occhio sui libri e sono veramente felice di averlo letto. Siamo in Irlanda, alla fine degli anni '90 e del conflitto a bassa intensità che si chiama The Troubles. Perché specificare? Perché la tecnica narrativa usata per questo libro è fatta così: attraverso la vita e le vicissitudini dei due protagonisti, presi in un momento particolare della loro vita che è quello in cui si cresce e si diventa da ragazzi ad adulti, l'autore narra il cambiamento che accompagna la fine delle rivolte. Ed è veramente interessante comprendere che le dinamiche dei gruppi ribelli diventano con il tempo abitudinarie e nello stesso lasso di tempo si perdono anche le ragioni per le quali è cominciato tale conflitto. Alla fine, la guerra, non appartiene più alle due fazioni, ma alle minoranze che formano i gruppi armati. È così che, ad un certo punto, arrivi a constatare che la guerra che combattono per te non è la tua guerra. Pensavo fosse stato il primo libro di Wilson e invece è il terzo scritto nel 1996, preceduto da Ripley Boogle (1989), un romanzo su un senzatetto, e anche da Il dolore di Mafred, che è già stato pubblicato da Fazi editore. Ce n'è anche uno annunciato da tempo e che pare non arrivi mai che si dovrebbe chiamare Extremists e che forse è in correlazione con Eureka Street. Speriamo che venga pubblicato presto ma, nel frattempo, mi aggiornerò con i precedenti libri non letti, dopotutto Wilson è un premiato di Granta nel 2003 e non è da tutti! (Tra i premiati in un altro anno c'è anche Maggie Gee per aggiungere un'informazione in più).

Infine per il mondo "Tic Tac Toe", ovvero saghe (belle) e saghette (sòle), c'è "Maze Runner - Il labirinto" di James Dashner pubblicato in Italia da Fanucci Editore. In effetti la saga tradotta in Italia si compone di tre libri più un prequel, ma, scrivendo la recensione di questo libro- che vedrete più in là-, ho scoperto che l'autore non ha scritto solo un prequel ma due, quindi potrebbe uscire forse un altro libro. E' lo stesso autore degli altri tre libri in inglese che ho preso in Agosto che fanno parte della trilogia che, in Italia, è chiama de "Il giocatore" e sono: "The eye of minds","The rule of thoughts","The dead cure". La storia ha un che di interessante, anche se ho scoperto per puro caso che l'autore ha una vera fissazione per iniziar i libri con gente che si risveglia o si riprende in un luogo in cui non ricorda di essere entrato di sua sponte. Ne "Il labirinto" succede a Thomas che si risveglia in quella che sembra essere una scatola di metallo che improvvisamente comincia a sollevarsi verso l'alto, come fosse un ascensore, cosa che succede, in parte, anche al protagonista di "The rule of thoughts" - non mi chiedete il nome ho letto solo una pagina e mezza!- il secondo libro della saga de "Il giocatore". 
Per quanto riguarda Maze Runner è la storia della fuga di un gruppo di ragazzi che da due anni vengono sistematicamente portati in una radura, uno al mese, e lì lasciati per unirsi al gruppo di chi c'è già. La radura in cui si trovano è circondata da alti muri in cui si aprono quattro portali che danno su un labirinto da cui sembra sia impossibile scappare, e invece... Ora devo ammettere pensavo peggio, ma tanto peggio, e invece non è proprio così malvagio. Certo come dice The Books Blender il linguaggio creato dai ragazzi, che sono nella radura e non sanno da dove vengono, è un po' stupidotto. Sembra che abbiano paura che la mamma li riprenda perché hanno detto la parolaccia! E anche sui personaggi non si è soffermato molto l'autore, però il fatto che il film si distacchi di poco dalla trama, e che ne cambi il minimo che serve per renderla credibile visivamente, mi dice che del buono c'è. Rimane il fatto che per la prima volta in vita mia posso dire che la soluzione adottata da Dasner per interpretare i segreti del labirinto, anche se un tantinello laboriosa, è sicuramente più avvincente di quella che ci viene rifilata dal film. Certo, se vi avvicinate a Maze Runner, siate coscienti che questi libri sono stati scritti per essere una trilogia quindi sono come Jurassic Park dove, prima del "The end", c'è la scenetta che fa da intro al film successivo. Quindi, leggerli singolarmente non ha alcun senso e la storia non reggerebbe in questo modo. E infatti, dopo aver finalmente trovato lo stramaledetto secondo libro, mi sono anche accorta che mi devo sbrigare pure a leggerlo visto che "La fuga" è già uscito ( a Ottobre) nelle sale cinematografiche e quindi rischio di avere anticipazioni indesiderate. Vi farò sapere, "La fuga" sarà il libro-saga del mese di ottobre insieme ad un'altra serie, che non avevo previsto, ma di cui poi vi dirò... Faccio come Dasner, lascio la porta aperta al prossimo diario! :D 

 Tra i libri non ultimati c'è Massimo Torre con "Chi ha paura di Pulcinella?", che invece  ho finito ad Ottobre, e non aspettavo fosse così. Oddio l'autore a #NonSonoSòle me lo aveva forse accennato, ma non immaginavo che fosse così bravo da riuscire a rendere Napoli come Napoli. Concetto complicato, ma aderente alla questione di "ciò che si vede di Napoli e ciò che Napoli è". Con stupefacente naturalezza Massimo riesce a mettere insieme i concetti di appartenenza al rione, l'onore, l'appartenenza al gruppo e il concetto di vita melanconica tipica di alcuni quartieri napoletani. Un libro di cui vi parlerò presto.
"Quando le chitarre facevano l'amore"di Lorenzo Mazzoni questo lo devo finire per forza, oramai l'ho aperto da troppo tempo nel parleremo il mese prossimo.
"I fratelli Karamazov", Dostoevskij - Sansoni Editore: sono due volumi, ingialliti dal tempo. Furono presi in occasione di una serie di scambi anobiani e dovevo leggerli con un gruppo di lettura, ma visto che per questioni di blog la mia lettura è un po' sconlusionata, me li porto avanti da sola.
E veniamo alla vera sfida:
"A spool of blue thread"di Anne Tyler  della Ballantine books. Questo è una vera sfida, perché me lo sono comprato in lingua originale. In parte è colpa/pregio di Librangolo Acuto che legge tanti libri in lingua originale e in parte è colpa della copertina e del fatto che io amo le edizioni economiche americane, che non hanno nulla a che vedere con quelle italiane. Questa in particolare non ha una pagina che non sia scritta e tutto il testo è stampato fitto fitto e soprattutto senza sbavature di inchiostro e in modo chiaro. In più il libro non si segna e ne si demolisce se lo apri un po' più del normale, cosa che non si può dire delle corrispettive edizioni italiane. Comunque si tratta di una saga familiare e inizia una sera in cui Red e Abby si stanno preparando ad andare a dormire e ricevono una telefonata dal figlio Denny. Denny parla solo con il padre e il messaggio innesca una serie di discussioni prima e situazioni poi che sgretolano il mondo che questa famiglia pensava di aver costruito. Che sia colpa del padre poco attento alle virgole o di una madre che, facendo l'assistente sociale, è naturalmente portata ad essere forse troppo comprensiva? Che succede dopo ve lo farò sapere, ma sono orgogliosa di essere arrivata già fino a questo punto :D

Grazie per essere arrivati sin qui, diciamocelo stavolta sono stata più stringata! Ci rileggiamo, con questa rubrica, il mese prossimo!
Buone letture,
Simona Scravaglieri


domenica 11 ottobre 2015

L'ha detto... Albert Einstein


Fonte: Mamma nella città


Il processo di una scoperta scientifica è un continuo conflitto di meraviglie. 
 Albert Einstein


venerdì 9 ottobre 2015

"Eureka Street", Robert McLiam Wilson - All'alba del cambiamento...


Fonte: Matteo Rinaldi

Ogni tanto mi piace pensare che ci sia una "divina provvidenza" che ti fa capitare in mano un libro che hai tralasciato, volutamente o solo per distrazione, al momento giusto. Una provvidenza come quella che era raccontata da Gian Carlo Ferretti in "Siamo spiacenti"; nello scorrere i rifiuti editoriali che si sono succeduti dal dopoguerra in poi, spulciando fra la corrispondenza degli editori e di alcuni scrittori, Ferretti diceva che la Provvidenza era quell'entità che faceva sì che i bei libri, quelli che avrebbero fatto la storia della letteratura italiana, nonostante i rifiuti avrebbero comunque trovato alla fine un editore e sarebbero stati apprezzati da milioni di lettori. La divina provvidenza che ipotizzo io non è così grandiosa ma sicuramente, in questo caso, mi ha permesso di recuperare un libro che avevo tralasciato e che invece vale veramente la pena di leggere.

In questo caso siamo a Belfast e siamo alla fine dei The Troubles ovvero del conflitto nordirlandese che si è svolto fra la fine degli anni sessanta e la fine del 1900. Il periodo storico è ben presente, per ovvi motivi, nella trama ma non è un argomento sul quale l'autore si soffermi; la resa è invece un indotto dalla trama e dai personaggi che man mano si muovono fra Irlanda e America. Chuckie e Jack sono i rappresentanti ideali delle due fazioni in contrapposizione, il primo è protestante e il secondo è cattolico, sono i figli ideali di questo mondo che è naturalmente spaccato in due, fra chi vuole andare e chi vuole rimanere, e sono l'anticipazione di ciò che avrebbe evitato il conflitto ovvero sono amici. Jack è orfano e adottato, ha studiato e nonostante la laurea conseguita in Inghilterra al suo rientro, in una città povera anche a causa del conflitto che vive, si ritrova a fare il recupero oggetti non pagati. Chuckie, disoccupato e con poca istruzione, sogna una vita diversa e migliore che pensa sia data dai soldi. Il primo è appena stato lasciato dalla sua ragazza storica che, stanca dei continui  attacchi decide di ritornare in Inghilterra, l'altro cerca l'amore della sua vita che deve essere diversa da quella avuta dalla madre. Il libro si apre in un punto di svolta, Jack lascia il lavoro che tanto lo fa star male e Chuckie inventa il suo sistema per accumulare soldi. Due vite parallele che potrebbero separarli, come avviene per il conflitto, ma invece li rende più uniti e forti in virtù di un'amicizia che li rende l'uno in confidente e il riferimento dell'altro. 

Contrapposizioni che però non sono così evidenti quando si legge perché, se lo fossero, probabilmente il libro risulterebbe difficile da leggere. Invece alla vita di Jack completamente in linea con un mondo che vive una profonda crisi da anni si contrappone la fantasiosa e quasi assurda ascesa "sociale ed economica" di Chuckie che in questo contesto sembra quasi una favola. Si legge anche una certa leggera polemica nei confronti di un mondo che non conosce gli irlandesi e tantomeno l'Irlanda e la sua storia e che è preparata solo ad aspettarsi prati verdi e boschi popolati di folletti. L'Irlanda è anche questo ma non solo. E infatti ai tradizionali ritrovi nel pub e alle birre mandate giù una dopo l'altra, si contrappongono storie di amori talmente forti da mettere un uomo in condizione di indebitarsi per permettere alla moglie malata di stare bene in un letto attrezzato come quello degli ospedali a casa, alla povertà isolata di eureka Street si contrappone il quartiere borghese dove Jack risiede e la solitudine regna sovrana. Ma la vita è solo per i temerari che hanno voglia di viverla. Si può cambiare anche non vincendo alla lotteria, basta potersi guardare allo specchio senza doversi condannare perché per lavoro hai fatto ciò che non condividi. Il cambiamento si nutre dell'appoggio degli amici e anche dello sguardo amorevole o dell'affetto di una donna che ti rende più forte di quel che credevi di essere.

E all'improvviso ti accorgi di essere cresciuto; la differenza fra il giovane e l'adulto è che il giovane è un idealista guarda in grande nei sogni ma non sa come raggiungerli e l'adulto li ridimensiona e cerca la strada più chiara per raggiungere obiettivi personali. Il mondo non cambierà d'un botto come pensavamo da giovani, ma se sommiamo tutti i cambiamenti di chi ha avuto il coraggio di farli, ci accorgeremo che anche il mondo stesso è cambiato. Ma non si cresce di botto e nemmeno ci si accorge di stare cambiando, bensì te ne rendi conto a cose fatte, quando ti guardi indietro e ti rendi conto di quanta strada hai fatto. Stessa cosa avviene più in grande: Belfast è divisa in due fazioni di cui fondamentalmente ognuno difende la propria. Ma di fronte al disastro di una strage tutti quelli che sono i proclami assumono il loro significato reale: sono parole senza senso che uccidono persone, sono azioni dimostrative fatte perché non si è ottenuto quello che si voleva. Poco importa se tra quei morti ci sono gli stessi uomini, donne e bambini per i quali vengono fatte le richieste. L'orrore rimane identico da qualsiasi lato della barricata lo si guardi, perché in quelle vite spezzate non ci sarà mai un motivo così grande da poter giustificare tale atto che toglie loro l'opportunità di un futuro. In questo l'autore riesce perfettamente a identificare il senso di sgomento e di inutilità che dovrebbe pervaderci sempre i queste occasioni.

E', a suo modo, un romanzo concreto e che non ha mezzi termini, non si limita a raccontare una storia, ma a ridimensionare le ragioni che hanno ucciso più di tremila persone in 30 anni di scontri. E non si limita solo a quello, l'inutilità delle manifestazioni di facciata, i personaggi che si schierano con questo e quel pensiero politico, l'establishment culturale alla deriva sono tutti sintomi di una società che, con anni di conflitti interni, ha perso la ragione da cui hanno avuto inizio e la propria identità. Ma, nonostante si possa pensare che sia un romanzo pessimista, Wilson da la sua visione per evitare che in futuro si possa ripetere e sta nel rapporto dei protagonisti. Non è tanto la tolleranza che ci salverà ma l'amicizia e la stima reciproca nonché il rispetto. Perché la tolleranza è in fondo un atto di superiorità mentre l'amicizia e il rispetto impongono che chi li prova si metta sullo stesso piano dell'altro.
Visione con la quale sono sicuramente d'accordo e cedo che sia per questo che ho trovato veramente bello e avvincente questo libro. L'amico non è solo quello che cerca di capirti ma anche quello che ti porge la mano quando hai bisogno di rialzarti o semplicemente di aiuto. Può non capire fino in fondo i motivi per cui fai una scelta oppure un'altra, ma più in là gli sarà più chiaro solo se saprà starti vicino. E per me è veramente un bel messaggio.

Che sia la divina provvidenza, sotto forma di Gruppo di lettura - cui mio malgrado alla fine non sono potuta andare alla fine -, o che sia solo questione di fortuna non saprei, ma l'ho letto in meno di tre giorni - avevo una sequela libri aperti in contemporanea, come al mio solito, ma dopo averlo chiuso mi è mancato un po'. Sicuramente leggerò anche "Il dolore di Manfred", uscito nel 2004 sempre di Fazi Editore in attesa che esca il nuovo e annunciato libro di Wilson.
So di essere ripetitiva ma anche questo è un titolo straconsigliato!
Buone letture,
Simona Scravaglieri



Eureka Street
Robert McLiam Wilson
Fazi Editore, ed. 2009
Traduttore Lucia Olivieri
Collana "Tascabili"

Prezzo 12,00€


Fonte: LettureSconclusionate


mercoledì 7 ottobre 2015

[Dal libro che sto leggendo] Florence Gordon

Fonte: LettureSconclusionate



Quando un libro è bello, lo è punto e basta. In questo caso, come forse vi sarete accorti dalla recensione di venerdì, è estremamente complicato parlare di un libro con cui si ha feeling e qualcosa da cui ci si stacca con difficoltà ma di cui ci si rende conto solo dopo averlo finito.
Probabilmente il tutto è generato dal personaggio principale che è tanto scostante da non farti rendere conto che, in fondo ti stai veramente affezionando.

E' stata una bella lettura e non nascondo di aver pensato "Oh, sta zitta Florence!" facendo le parti della giovane nipote Emily. Che si trova a dover trovare un punto di incontro con questa nonna fuori dagli schemi che per la prima volta riesce a frequentare con una certa frequenza. Da un lato la ricerca di attenzione sul suo lavoro e dall'altro la ricerca di un comportamento e di un modo di comunicare che le possa permettere di permeare il mondo di Florence.

Un libro veramente imperdibile! E qui i primi due mini capitoli per dar sfogo alla vostra curiosità!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

1 
Florence Gordon stava cercando di scrivere un memoir ma due fattori giocavano contro di lei: era vecchia ed era un’intellettuale. E chi mai al mondo, si domandava a volte, avrebbe voluto leggere un libro che parlava di una vecchia intellettuale?
Forse c’era persino un terzo fattore, perché non era solo un’intellettuale, era anche femminista. E questo significava che, se mai fosse riuscita a finire quel libro, i critici lo avrebbero inevitabilmente bollato come polemico e petulante.
Se sei una vecchia femminista, qualsiasi cosa tu dica è polemico e petulante per definizione.
Florence chiuse il portatile.
Non ne vale la pena, pensò.
Ma poi lo riaprì.

2

Florence non si sentiva polemica o petulante. Non si sentiva nemmeno vecchia.
E comunque la vecchiaia non è più quella di una volta –o quantomeno era questo che continuava a ripetersi.
Per come la vedeva lei, le cose stavano così. Aveva settantacinque anni. In un’altra epoca, sarebbe stata davvero una vecchia signora a quell’età. Ma oggigiorno era diverso. Era stata giovane negli anni Sessanta, e se lo eri stata –«la beatitudine di essere vivi in quell’alba» –in qualche modo avevi la sensazione che non saresti mai invecchiata. Eri lì quando i Beatles erano sbarcati in America; eri lì quando era stato scoperto il sesso; eri lì quando era nata l’idea della liberazione; e se anche ti fossi ridotta a diventare una vecchia signora scorbutica che, pur orgogliosa del suo passato, voleva solo essere lasciata in pace a leggere, scrivere e pensare –se anche ti fossi ridotta così, qualcosa nel tuo animo sarebbe sempre rimasto verde.
Florence non era –è importante sottolinearlo –il tipo di donna che cercava di apparire più giovane. Non si tingeva i capelli; non aveva alcun interesse per il Botox; non si faceva sbiancare i denti. I suoi vecchi denti irregolari, ruvidi, onesti e mai ritoccati, le andavano più che bene così com’erano.
Florence non era il tipo di donna che desiderava riafferrare la giovinezza. In parte questo era dovuto al fatto che la vita che viveva ora le sembrava molto interessante.
Era una donna forte, fiera e indipendente, che accettava la vecchiaia ma si sentiva comunque fondamentalmente giovane.
Ed era anche, a sentire molte delle persone che la conoscevano e persino molte delle persone che l’amavano, un’autentica rompipalle.



Questo pezzo è tratto da:

Florence Gordon
Brian Morton
Sonzogno Editore, ed. 2015
Traduzione di Maura Parolini e Matteo Cutroni
Prezzo 17,50€

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