mercoledì 24 dicembre 2014

[Dal libro che sto leggendo] Alla fine John muore...

Fonte: Fotos Photos

In effetti, fra i generi che qui - in questo spazio - mancano c'è anche l'horror. Non che sia proprio appartenente al genere, da quel che leggo è inserito in una sotto categoria che si chiama "splatter" le cui caratteristiche principali, stando a Wikipedia, sono:
"[...]l'estremo realismo degli effetti speciali, che descrivono lo schizzare del sangue ("To splat", in inglese) o la lacerazione dei corpi umani, con conseguente fuoriuscita di interiora. Spesso dal realismo si è passati all'esagerazione, allo scopo di disgustare o anche di far ridere gli spettatori.[...]".

Se avessi avuto un'idea più precisa di ciò che andavo a leggere, probabilmente questo sarebbe uno di quei libri da leggere ad Anzio. Non che sia noiosa la vita di mare, ma quando non sei in giro e stai a casa e non c'è telefono internet o anche la TV, anche il romanzo più strano ti sembra un'ottima alternativa alla noia. E infatti i libri più strani o noiosi li ho letti sempre al mare! 
Tra i difetti fisici c'è che il tomo, di 496 pagine effettive, è che è rilegato come se non dovesse essere aperto (ed è una fatica leggerlo senza sventrarlo, ve lo assicuro) ed è scritto un po' in un carattere più piccolo dello standard. Forse la versione ebook sarebbe stata, per me, la scelta migliore.

Detto ciò, riguardo le mie manie da lettrice, non ho un'idea precisa, a pagina 100, di quel che sto leggendo, sono certa che sto affrontando un testo che all'apparenza è ben tradotto e basta.
Vi farò sapere come è quando lo finisco.
Buone letture e buone feste,
Simona Scravaglieri 


Prologo

Risolvere il seguente enigma rivelerà il terribile segreto che si cela dietro l’universo, posto che non diventiate completamente matti nel tentare di farlo. Se per caso già conoscete il segreto che si cela dietro l’universo, sentitevi liberi di passare oltre.
Diciamo che avete un’ascia. Una da quattro soldi, presa da Home Depot. In un pungente giorno d’inverno, usate la suddetta ascia per decapitare un uomo. Non preoccupatevi, l’uomo era già morto. O forse dovreste preoccuparvi, perché siete voi ad avergli sparato.
Era un tizio corpulento e irrequieto, con la pelle dalle vene prominenti tirata sui gonfi bicipiti e una svastica tatuata sulla lingua. I denti limati a forma di taglienti canini appuntiti... conoscete il tipo. E voi gli state mozzando la testa perché, anche con otto fori di proiettile in corpo, siete abbastanza sicuri che stia per saltare di nuovo in piedi, pronto a strapparvi dalla faccia quello sguardo di terrore che la attraversa.
Con l’ultimo colpo, tuttavia, il manico dell’ascia si spezza. Ora avete un’ascia rotta. Così, dopo una lunga notte passata a cercare un posto dove abbandonare l’uomo e la sua testa, vi decidete a fare un salto in città con la vostra ascia. Andate dal ferramenta, facendo passare per salsa barbecue le macchie rosso scuro sul manico spezzato. Uscite dal negozio con un manico nuovo di zecca per la vostra ascia.
L’ascia aggiustata resta indisturbata nel vostro garage fino a primavera, quando, in una mattina piovosa, trovate in cucina una creatura che dall’aspetto sembra essere un lumacone con un sacco pieno di uova attaccato alla coda. Le sue mandibole spezzano in due una delle vostre forchette apparentemente senza grandi sforzi. Andate a prendere la fidata ascia e fate quella cosa a pezzi. All’ultimo, però, l’ascia colpisce una gamba di metallo del tavolo da cucina e al centro della lama si apre una tacca.
Ovviamente, una lama scheggiata significa un’altra puntata dal ferramenta. Vi vendono una testa nuova per la vostra ascia. Appena tornati a casa, incontrate il corpo rianimato del tipo che avete decapitato tempo prima. Anche lui ha una nuova testa, attaccata al collo con quello che sembrerebbe del filo di plastica per tosaerba, e sul volto ha la caratteristica espressione rancorosa di chi sta pensando: Ecco quello che mi ha ucciso l’inverno scorso. Un’espressione in cui raramente ci si imbatte nella vita di tutti i giorni.
Brandite la vostra ascia. Il tipo guarda a lungo l’arma con i suoi occhi appiccicaticci e decomposti e, con una voce simile a un gargarismo, grida: «Quella è la stessa ascia con cui mi hai decapitato!»
HA RAGIONE?
Erano le tre del mattino quando, spaparanzato nel portico di casa mia, stavo riflettendo su questo enigma, le guance e i lobi delle orecchie intorpiditi da una brezza gelida che mi spostava i capelli sulla fronte facendomi il solletico. Avevo i piedi sulla ringhiera e la schiena appoggiata alla spalliera di una di quelle sedie da giardino in plastica, del tipo che se ne vola per il prato a ogni temporale. Sarebbe stata una buona occasione per fumare la pipa, se ne avessi avuta una e fossi stato sui quarant’anni. Era uno di quei momenti di pace mentale che mi capitano di rado ormai, di quelli che non si apprezzano finché non...
Il mio cellulare prese a vibrare, il suono simile al ronzio di un’ape. Tirai fuori il sottile telefonino dalla tasca della giacca, lanciai uno sguardo al numero e sentii la paura diffondersi nelle vene. Rifiutai la chiamata senza rispondere.Tornò a regnare il silenzio, a parte il lieve applauso degli alberi fruscianti nel vento e le fragili foglie secche che scricchiolavano sul selciato. Quello e il dimenarsi di un cane mentalmente disturbato che cercava di arrampicarsi sulla sedia accanto a me. Dopo aver tentato per due volte di montarci sopra, Molly riuscì a farla cadere su un fianco con un gran rumore metallico. Fissò la sedia rovesciata per qualche secondo e poi iniziò ad abbaiarle contro.
Ancora il telefono. Molly ringhiò alla sedia. Chiusi gli occhi, dissi una rabbiosa preghiera e risposi.
«Pronto?»
«Dave? Sono John. Il tuo magnaccia dice di portare la partita di eroina stasera o sarà costretto a farti fuori. Raggiungilo dove abbiamo seppellito la puttana coreana. Quella senza pizzetto.»
Era un linguaggio in codice. Significava: ‘Vieni da me appena puoi, è importante.’ Un codice, sapete, nel caso il telefono fosse intercettato.
«John, sono le tre del...»«Oh, domani è il giorno in cui uccidiamo il presidente, non scordartelo.» Clic. Aveva riagganciato. Quell’ultima parte stava per ‘fermati a comprarmi le sigarette lungo la strada’.A dire il vero, il telefono probabilmente era intercettato, ma chi lo stava facendo avrebbe potuto altrettanto facilmente intercettare a distanza le nostre onde cerebrali se avesse voluto, perciò la cosa era irrilevante. Due minuti e un sospiro profondo più tardi, stavo canticchiando nella notte a bordo del SUV , aspettando che dalle bocchette del climatizzatore uscisse aria calda e cercando di non pensare a Frank Campo. Accesi la radio, nella speranza di tenere a bada la paura. Capitai sulla stazione della destra locale.
«Sono qui per dirvi che... l’immigrazione, sono come ratti su una nave. L’America è la nave e tuuutti questi topi stanno salendo a bordo, chiaro? E voi sapete cosa succede quando su una nave ci sono troppi topi? Affonda. È così.» Mi chiesi se una nave fosse mai davvero affondata in quel modo. Mi chiesi come mai nella mia macchina ci fosse quell’odore di uova marce. Mi chiesi se la pistola fosse ancora sotto il sedile del guidatore. Mi chiesi...Si era mosso qualcosa là dietro, nell’oscurità? Lanciai un’occhiata allo specchietto retrovisore. Mi venne in mente Frank Campo.

Questo pezzo è tratto da:

Alla fine John muore
David Wong
Fanucci Editore, ed. 2014
Collana "Chrono"
Traduttore Federico Lopiparo
Prezzo 20,00€

- Posted using BlogPress from my iPad

domenica 21 dicembre 2014

L'ha detto... Marcel Duchamp

Fonte: Dailyartfixx


Non c'è soluzione perché non c'è alcun problema. 

 Marcel Duchamp

venerdì 19 dicembre 2014

"La misteriosa morte della compagna Guan", Qiu Xialong - Ogni tanto lungo è bello!

Fonte: Dollymic
Per coloro che pensavano che anche questo lavoro, seppur di provenienza cinese e non dell'Europa del Nord, per la sua lunghezza non mi sarebbe piaciuto, ecco una sonora smentita. Mi è invece piaciuto quello che ho letto per varie motivazioni di cui la principale è che non allunga il brodo con le descrizioni inutili della capocchia di uno spillo. La lunghezza del lavoro, infatti, è data dall'indagine che vede coinvolto il commissario Chen con il suo sergente Yu che devono scoprire come è stata assassinata la compagna Guan.

Chen è un giovane quadro, Yu un uomo di esperienza consolidata e Guan era stata insignita, anni prima, del titolo "Lavoratrice modello della nazione". Come poteva essere che la lavoratrice modello - tutta presa, in apparenza, solo dal suo lavoro, che vive in un dormitorio e che non aveva documentate frequentazioni - fosse finita, a miglia da casa sua, rinchiusa in un sacco di plastica per l'erba falciata, completamente nuda e abbandonata in uno specchio d'acqua poco conosciuto e poco frequentato? Nessun indizio viene subito a galla ma tra un tira e molla, fra le indicazioni/imposizioni del partito (regime) e nonostante la reticenza di molti cittadini, il compagno Chen si mette al lavoro per scoprire come questa barbarie possa aver avuto luogo.

Cosa mi è piaciuto? Il fatto che Chen oltre ad essere stato assegnato ad un reparto della polizia ha una provenienza di studi umanistica, che molto spesso rimanda ad Elliot -  "ufficialmente" per il percorso di studi, dichiarato più volte durante lo svolgersi della trama, che lo ha portato a contatto con la letteratura americana; ma è anche una trasposizione dell'esperienza dell'autore stesso (andato in America per il suo dottorato si è ritrovato accusato di essere un simpatizzante delle manifestazioni di Tienanmen e quindi ha deciso di non rientrare più in patria)-. Mi piace che il suo amore per l'autore americano si riesca a fondere con la sua cultura cinese senza soluzione di continuità permettendo di apprezzarne i pregi di uno e dell'altra attraverso le citazioni piazzate ad arte.

Adoro gli spaccati di vita della metropoli cinese e  anche la descrizione delle evoluzioni fatte dal partito comunista per modernizzare la Cina. E' comunque un giallo ben costruito dove gli indizi si scoprono di pari passo con chi indaga. Insomma vuole distinguersi dal giallo inglese che vede, chi indaga, l'essere che tutto sa e che si tiene per sé la soluzione del caso fino all'ultimo, non è nemmeno come quelli americani. Qui l'investigatore viene a sapere le informazioni quando parla chi è correlato al caso e quindi automaticamente anche il lettore può cercare di individuare il colpevole.

L'unica cosa che mi ha lasciato un po' interdetta è solo il colpo di scena finale che, se non ci fosse stato avrebbe dato a tutto il lavoro un aspetto decisamente finto, era necessario per il realismo, ma lascia i lettori e l'autore senza una piccola soddisfazione che non vi dirò perché, se lo volete sapere, ve lo dovete leggere!

Molto bello e scorrevole e altamente consigliato,
non vedo l'ora di leggere il prossimo!
Buone letture,
Simona Scravaglieri


La misteriosa morte della compagna Guan
Qiu Xialong
Marsilio Editore, ed. 2002
Collana "Tascabili Maxi. Gialli"
Traduttore P. Vertuani
Prezzo 12,50€




mercoledì 17 dicembre 2014

[Dal libro che sto leggendo] cassandra al matrimonio



Fonte:Autoblog

Siamo in un giugno dei primi anni '60; alla Berkeley University stanno finendo gli esami e gli studenti si organizzano per tornare a casa o per le vacanze. Cassandra, sorella gemella di Judith, sta meditando di tornare un giorno prima di quanto aveva inizialmente comunicato. In fondo c'è un desiderio, che quel matrimonio, la cui notizia le era giunta inaspettata, come un mattone che la riportava nel baratro combattuto in nove mesi di analisi - da quando Judith era andata via da Berkeley per frequentare la Juliard di New York -, in fondo non si celebrasse. Lei e Judith, nonostante avessero sempre cercato di non sembrare uguali in fondo erano un'entità unica e quell'estraneo che aveva preso il cuore di Judith non sapeva cosa stata dividendo.

Questo è in sostanza quello di cui si parlerà in questo libro aperto, come dicevo ieri sui social, "solo per vedere se era scorrevole". In effetti lo è, visto che ieri sera ho chiuso a 120 pagine lette e che oggi continuo a sbirciarlo con la curiosità di chi vuole sapere come andrà a finire. La Baker riesce, nonostante le continue divagazioni, che servono a dare l'immagine contestuale di presente e passato, a mantenere un ritmo costante con una tensione crescente volta a scoprire quello scontro fra due anime che sono in fondo facce della stessa medaglia. Due gemelle. Due pensieri che convergono anche quando sono lontani e la paura del cambiamento di chi si appresta a percorrerlo e di chi lo subisce.

Libro, manco a dirlo, stupendo, di cui vi relazionerò quando l'avrò finito.
Buone letture,
Simona

Parla Cassandra

Uno 
Ho detto a tutti che potevo liberarmi il ventuno e che sarei arrivata a casa il ventidue. (Giugno). Ma poi è andata meglio di come pensavo - sono riuscita a correggere tutti gli esami e a farmi mettere i voti e a consegnare in segreteria entro le dieci di mattina del ventuno e dono tornata a casa così leggera, e inquieta, che ho iniziato a rivedere i miei piani. Sono solo cinque ore di macchina dall'università al ranch - se mantieni una certa andatura, senza fermarti a bere il succo d'arancia ogni cinquanta chilometri come facevamo sempre io e Judiith nei primi due anni di college, o nei bar, come abbiamo fatto in seguito, dopo aver imparato a dimostrare ventun anni pur avendone meno di venti. Come ho già detto, se ti dai una mossa, puoi arrivare a Berkeley al nostro ranch in cinque ore, e il motivo per cui non ci è mai interessato farlo, ai vecchi tempi, è che avevamo bisogno di tornare in famiglia un po' per gradi, preparandoci psicologicamente all'accoglienza tripartita di nonna, mamma e papà - che ci amavano ferocemente in tre modi diversi. Anche noi gli volevamo bene, in sei modi diversi - ma ce la prendevamo comoda lo stesso.
Ormai non era pi tripartita - l'accoglienza. Mamma era morta da tre anni ( giovanissima, anche se le probabilmente non la pensava così) e quindi non era stata invitata al matrimonio di Judith. Mentre io sì. E se ci fosse andata, ovviamente ci dovevo andare, avrei svolto un ruolo di notevole rilevanza ufficiale - in qualità di unica damigella della sposa. Judith me l'aveva chiesto per lettera e io non avevo risposto in modo chiaro - perché sono timida e m'imbarazzo, soprattutto ai matrimoni - ma le avevo detto che sarei tornata a casa in ventidue, e inconsciamente le avevo dato via libera già il ventuno, che a giugno è il giorno più lungo dell'anno. Quando sono rientrata dalla segreteria, ho capito che io fondo in fondo mi andava. Ho passeggiato un po' per l'appartamento e ho guardato due o tre volte nel frigorifero - che era così freddo, bianco, vuoto - e più volte ancora fuori dalla grande finestra che dà verso ovest, sulla baia con le isole carcerarie e quel ponte incredibile.E' veramente incredibile, solo che a forza di guardarlo così spesso alla fine mi sono convinta che esiste, e certe volte d'inverno mi sembra che sia bello. Perfino irresistibile, a volte - ma siccome lo è anche la mia analista, è come se si annullassero a vicenda.
Sono uscita fuori e mi sono fermata in terrazza a riflettere - a pensare al caldo che avrebbe fatto a casa, al caldo feroce, ustionante, e a come sarebbe stato bello rivedere il cane e il gatto nuovo e mio padre e mia nonna. E mia sorella. Judith.
Il ponte era tornato bello. Era illuminato dal sole, e attraente quasi quanto un'insegna al neon che indica l'uscita in un auditorium senz'aria e pieno di gente, dove stai seguendo una lezione che - come mi capita spesso - non ha niente di interessante. Ma non tutte le lezioni possono essere interessanti, ovviamente; puoi startene lì seduta ad ascoltarle per quello che valgono e ignorare l'insegna che indica l'uscita  anche se è lì che brilla. Oltretutto, il mio mentore mi assicura che io, di natura, non sono una che scappa; non fa per me. Sono portata solo per l'introspezione, e per l'inquietudine, e quindi, mentre me ne stavo lì a misurare il ponte, immagino che sapessi già chella fine sarei andata a casa, avrei partecipato al matrimonio di mia sorella come da invito, l'avrei aiutata ad abbottonare e a chiudere la zip di qualsiasi cosa avesse indossato, le avrei tenuto il bouquet mentre prendeva l'anello, mettendoselo al naso o al dito, ovunque avesse deciso di infilarselo, e sarei rimasta zitta al momento di parlare o tacere per sempre. Ci sarei andata, con ogni probabilità, e avrei fatto tutto quello che ci si aspetta dall'unica damigella della sposa. Probabilmente avrei perfino danzato, da damigella.

Questo pezzo è tratto da:

cassandra al matrimonio
dorothy baker
Fazi Editore, ed. 2014
Collana "Le strade"
Prezzo 16,50€ 

domenica 14 dicembre 2014

L'ha detto...George Bernard Shaw

Fonte: Luigi D'Elia



Esistono cinque categorie di bugie; la bugia semplice, le previsioni del tempo, la statistica, la bugia diplomatica e il comunicato ufficiale. 

George Bernard Shaw

sabato 13 dicembre 2014

Buon compleanno Feltrinelli ZOOM






Tre anni fa, il 16 Dicembre 2011, nasceva Feltrinelli ZOOM la collana completamente digitale di Feltrinelli. E' in atto una iniziativa che partirà dal 16 dicembre. A partire dal 10 - lo so sono in ritardo!- 7 titoli saranno, uno al giorno, scaricabili gratuitamente.

I titoli in questione sono:

Mercoledì 10      "Le confessioni di Xavier X.",  A.S.
Giovedì 11          "Nemmeno sapevo d'esser poeta",Marina Cvetaeva  
Venerdì 12          "L'amico vegano a cena", Autori Vari
Sabato 13           "Tutto il resto è noia", Marco Lazzarotto  
Domenica 14      "L'Italia nel pomeriggio", Paolo Di Paolo
Lunedì 15           "Vivo di diamanti", Margo Channing
Martedì 16          "Il marito di campagna" John Cheever

I festeggiamenti proseguiranno il sedici con una maratona editoriale in diretta streaming attraverso Google Hangout dal titolo "Il tempo digitale vola. Libri e cultura al ritmo dei bit." durante il quale, per tre ore, si alterneranno 20 esperti del mondo del libro, dell'editoria,della comunicazione, del film making e dei videogame raccontando l'evoluzione del mondo digitale, nei vari ambiti di pertinenza, degli ultimi anni; dallo stesso giorno e fino al 31 dicembre sarà in vendita a prezzo eccezionale un cofanetto ebook a 9,99€ - che a Gennaio, per i ritardatari costerà 14,99€!- con venti fra i più interessanti titoli del catalogo Feltrinelli ZOOM. Non mi chiedete quali siano, perché il comunicato non specifica!

Sempre il sedici, qualora tutto questo non vi bastasse, usciranno 15 nuovi ebook che copriranno generi differenti e tra gli autori ci sono anche "Erri De Luca, Banana Yoshimoto, Raymond Chandler, Osho, José Saramago ed Edoardo Sanguineti" e contestualmente alcuni titoli, già in catalogo, verranno aggiornati con una nuova grafica.

Per chi volesse seguire l'hangout l'appuntamento è:

sulla pagina di Google+ di Feltrinelli Zoom oppure all'indirizzo http://bit.ly/libriebit dalle 12:30
Tra gli ospiti:
Pino Cacucci, scrittore e traduttore, Tito Faraci, sceneggiatore di fumetti, Sergio Altieri, scrittore, traduttore e curatore della collana Zoom Filtri, Giuseppe Catozzella, scrittore ed editor e molti altri.

Dopo non dite che non vi avevo avvertito!
Buone letture e buon compleanno a Feltrinelli ZOOM!
Simona Scravaglieri

venerdì 12 dicembre 2014

Come fu che andammo a finire a Più libri più liberi...



Fonte: VF Design


In fondo è abbastanza semplice, siamo state in fiera perché ci vado ogni anno, perché incontro facce vecchie e nuove che mi fa piacere vedere e perché è un'occasione succulenta per fare acquisti di libri nuovi visto che ,per ovvi motivi, non posso permettermi di comprare tutto a prezzo pieno. Ok va bene, diciamo anche che c'è chi aspetta Natale, chi la Befana, chi Santa Lucia: Io aspetto la fiera!

Di una cosa possiamo star certi: "In Italia non si legge"... Non vi è nuova la notizia? Nemmeno a me! Stando ai soliti dati, l'unico settore che va bene - si fa per dire - è quello per i ragazzi. In pratica come i ragazzi mettono piede in una scuola più specialistica di elementari e medie non leggono più. Poi nessuno conta gli scambi fra i lettori, le vendite private dell'usato, quelle online o anche i prestiti bibliotecari. Si mappa solo quello che è il dato ufficiale e quindi le carrozze della metro non sono piene di gente che legge, ma sono solo una proiezione alla Matrix!

Smarcato il tasto dolente, Fiera conclusa, editori sfiancati, editor e traduttori nonché uffici stampa con i piedi lessi e il viso caratterizzato da una smorfia che è il rimasuglio del perenne sorriso esibito dalle 10 alle 22 per cinque giorni di seguito, caffè pessimi, panini simili al cartone ma tanti libri portati a casa. In fondo la fiera di Roma è il momento in cui si vede, non solo ciò che è più commerciale, ma anche quelle che sono le nuove leve su cui determinati editori vogliono puntare per l'anno in corso (natale) o quello successivo. Poi se si ha la faccia tosta di chiedere qual è il titolo che hanno pubblicato su cui hanno strenuamente creduto e che non necessariamente è quello commerciale, allora, solo nel momento in cui la faccia dell'editore elabora la richiesta strana che gli fate e se cambia libro da porvi, saprete che da lui avete ottenuto un vero tesoro.

Come detto, ho portato a casa tanti libri quindi andiamo per elenco, facciamo prima. Gli editori sono messi in ordine alfabetico e non d'importanza e nemmeno di acquisto!


Avigliano Editore:

Un volantino recitava "Vieni a salvare un libro dal macero", chi sono io per condannarli a morte certa?
- "A poco a poco quello sguardo. frontiere del cinema americano", Maurizio De Benedictis, mi piaceva il tema.

-"Nella mia vita ci piove dentro", Salvio Formisano. Copertina molto carina e in più mai mi era capitato uno che si chiamasse Salvio...non ho grandi giustificazioni se non che con due euro a libro ho salvato due titoli dal macero.


Caravan Edizioni:

- "Serpenti", Daniel Krupa. Percorso di riconoscimento e annullamento delle paure. Storia sudamericana come fu per "Quando parlavamo ai morti". I libri Carvan hanno sempre l'aspetto innocuo, ma nascondono sempre belle storie e anche approfondimenti che non ti aspetteresti da un piccolo libello.


Di Girolamo Editore:

- "MediaMafia. Cosa nostra fra cinema e TV", Andrea Meccia. Ecco, prima che possiate fare la semplice associazione con "la cupola romana" di cui i giornali titolano in questi giorni, il libro l'ho preso solo ed esclusivamente perché scritto da Andrea Meccia. Ho conosciuto questo autore attraverso un suo saggio su mafie e film in una antologia che si chiama "StrozzateciTutti". Lavoro accurato che denota un autore attento e competente e che quindi vale la pena comprare quando arriva in libreria con nuove pubblicazioni.



Due Punti Edizioni:

- "I mimi", Marcel Schwob. Costui è l'uomo degli incontri casuali; la prima volta che l'ho incontrato è stato con un suo libro edito da Adelphi che si chiama "Vite immaginarie". Schwob, di cui non chiedetemi di pronunciare il cognome, è vissuto fra il 1867 e il 1905 e - ecco il secondo incontro casuale - è stato insegnante, a l'Ecole des Hautes Etudes, di Pablo Picasso e del suo amico frateno Max Jacob ( che è stato poeta, pittore, scrittore e critico). E' anche definito un precursore della corrente surrealista come un altro autore, edito stavolta da Due Punti, che risponde al nome di Jacques Vaché e il libro è "Lettere di guerra". Potevo farmelo sfuggire?


Fazi:

- "cassandra al matrimonio", Doroty Baker. L'autrice è vissuta dal 1907 al 1968 e mi è capitato di vederla nominata in parecchi libri che ho letto. Appena ho visto la notizia della sua pubblicazione ho deciso di prenderlo. Tante volte vi venisse il dubbio del refuso il titolo è scritto proprio così!

- "anna bolena, una questione di famiglia" e "wolf hall", Hilary Mantel. Qui mi è finalmente sorto il dubbio che, quest'anno, Fazi voglia lanciare la moda dei titoli scritti senza maiuscole, altrimenti non avrei alcuna spiegazione più plausibile da dare, non l'ho chiesta perché me ne sono accorta a fiera conclusa. Ero convinta che la Baker sarebbe stato il libro di punta e invece la gentile ragazza allo stand mi ha presentato un libercolo che riportava l'inizio di uno dei libri e qualche notizia su Hilary Mantel che è anche vincitrice del Man Booker Prize. Quindi mi sono lasciata convincere. La Mantel ha scritto due saghe, da due libri ciascuna, uno sulla storia inglese e uno su quella francese. Vi lascio indovinare quale sia quella che ho preso io!


Gorilla Sapiens:

"Intanto, da qualche parte nello spazio...", AA.VV. Ecco, intanto Gorilla ha cominciato da qualche settimana a postare gli incipit dei racconti, intanto ci sono buona parte degli autori gorilliani e infine non è fiera se non si compra almeno un libro Gorilla Sapiens!


Indiana Editore:

"Adulterio in America centrale", Clancy Martin. Copertina favolosa, storia interessante, spero di potervene parlare presto!


Lavieri Edizioni:

"Ciacio al polo", Sarah Khoury. Questo è un regalo per il mio nipotino che ha quasi tre anni. L'ho preso perché, per lui, non comprerei altri libri se non quelli di Lavieri che sono curati in ogni loro parte. Dalla grafica alla storia, finanche alla carta nulla è lasciato al caso ed è garanzia di alta qualità. Sono fissata? Probabilmente sì, ma la penso proprio così!


Minimum Fax:

 C'è stato un interessante confronto fra Cognetti e Raimo sulla natura e genesi del racconto e quindi per approfondire entrambe le posizioni:
-"Una cosa piccola che sta per esplodere", Paolo Cognetti
-"Le persone, soltanto le persone", Christian Raimo

-"Dubliners 100", AA.VV. Raccolta di racconti di 15 autori irlandesi di cui avevo letto e che che volevo approfondire. Dopo Edna O'Brien sono diventata un po' fissata lo ammetto!


Neo Edizioni:

- "Antropometria", Paolo Zardi. Scoperto nella raccolta de "La vita sobria" mi sono domandata perché non avessi nulla di suo, e infatti ho rimediato. Questo è il primo dei due volumi editi da Neo Edizioni di questo autore.


Spartaco Edizioni:

- "Anni luce" e "Il diluvio", Maggie Gee. Qualche settimana fa vi ho recensito "La famiglia White" che il libro pubblicato fra il primo e il secondo titolo che ho comprato in fiera. La trilogia, da quello che ho sommariamente letto, non necessariamente va letta nella sequenza di pubblicazione, ma mi piace l'idea che c'è dietro e non mi sono voluta far sfuggire l'occasione!

- "Il terzo settore in fondo", Marco Ehlardo. L'autore era allo stand, lavora nel mondo del sociale e ha scritto questo breve romanzo, semiserio sottolinea il sottotitolo, che, come la maggior parte dei racconti del sud, si appoggia, si aggrappa sarebbe meglio dire, alla realtà. Mi è piaciuta la quarta di copertina e l'ho preso volentieri.

-"Il libro di Emma", Marie-Célie Agnant questo è colpa di LibrangoloAcuto !


SUR Edizioni:

- "Scrittore fallito", Roberto Arlt
- "L'ultima conversazione", Roberto Bolaño
Li ho scelti perché ho letto da qualche parte - non mi viene in mente dove! - che l'Istituto di cultura argentina ha organizzato un incontro su tre autori: Cortàzar, Arlt e  Bolaño. Visto che Sur mi ha fatto passare la naturale antipatia per gli scrittori del Sud America nata grazie a due titoli, cominciati e mai finiti "Cent'anni di solitudine" e "il marito di Donna Flor", mi sono detta che valeva la pena di approfondire.

E arriviamo alla novità, almeno per questo blog. Ogni anno, ed è la prima volta che lo dichiaro pubblicamente, scelgo una casa editrice che non ho mai frequentato per conoscerne il catalogo e i temi che tratta. Quest'anno la scelta è caduta su: Exorma Edizioni che tra le novità proponeva questo libro:

"La strage dei congiuntivi", Massimo Roscia. Autore straordinariamente divertente, che si è presentato con la scritta "se io sarei" al posto del proprio nome sul tesserino di operatore professionale, ha scritto un noir che attraverso lo svolgersi della trama ci dovrebbe ricordare di quanti delitti compiamo giornalmente mentre parliamo o scriviamo. La vittima è sempre la stessa, ovvero la lingua italiana.
Inutile aggiungere che, con questo libro, vi darò il tormento!

Del resto cosa ho visto? Praticamente nulla, pochi incontri interessanti, alcuni workshop per autopubblicanti che non mi interessavano particolarmente e nulla più. Quindi effettivamente ho partecipato solo all'incontro Raimo-Cognetti e a quello con Massimo Roscia, ho visto un pezzo della presentazione di Andrea Meccia e tanto mi basta per poter dire di aver seguito quello che mi interessa. Certo gli incontri fra Nazione Indiana VS Effe sulla questione editore-lettore-blogger sono cose che possiamo pure scordarci!

Questa è la mia esperienza in fiera, insieme a Irene Daino di LibrangoloAcuto e Elena Tamborrino de "ExLibris. Appunti di una lettrice disordinata", 
Buone letture,
Simona Scravaglieri

mercoledì 10 dicembre 2014

[Dal libro che sto leggendo...] Dall'idea alla pagina

Fonte: European Academy Creativity


Questo è il terzo volume della bella collana del Corriere della Sera (e se ve lo siete persi e siete curiosi o desiderosi di averlo, basta andare sullo store del Corriere per averlo!).
Dopo aver imparato a leggere "tra le righe", a comprendere i diversi modi di scrivere a seconda del fine per il quale si scrive e come questo possa essere modificato, oggi invece ci troviamo ad affrontare il problema dell'idea generatrice di un racconto o di un romanzo.

Nella quarta di copertina si legge:

Hawthorne aveva un'abitudine interessante per i nostri fini: amaca annotare sui suoi taccuini soprattutto brevi riassunti, frasi e immagini folgoranti, insomma le idee in nuce di quelli che sarebbero diventati i suoi romanzi e racconti. Leggere alcuni di questi appunti è illuminante per capire ciò che Gerge Steiner chiama la "grammatica della creazione"

Quale migliore presentazione?
Buone letture,
Simona Scravaglieri


I contemporanei del futuro 

Perché leggere i classici? ha riflettuto molto sull'argomento Giuseppe Pontiggia, Uno straordinario scrittore nonché uno dei maggiori critici della seconda metà del Novecento, autore tra l'altro di un romanzo di grande successo come Nati due volte. Pontiggia parla di "contemporanei del futuro", usando un ossimoro apparente che in realtà descrive con esattezza la peculiarità del fare letteratura: essa annulla il tempo proprio nel momento in cui si pone con il racconto lontano non solo con il passato ma soprattuto nel futuro, consegnandolo alla lettura delle generazioni che verranno. Leggere ha il potere di rendere attuale ciò che non lo è, di ridare vita a un testo che viene a noi da un altro tempo. È come esplorare un mondo dimenticato dallo scorrere della storia. Il tema, affrontato in questa ottica, è complesso e rimanda anche ad aspetti magici e sciamanici. Colui che legge e l'interroga il testo ha il potere di riportare in vita voci altrimenti sospese nel silenzio di una morte in un certo senso solo apparente. Si apre il volume. E gli occhi corrono sulla pagina resuscitano il percorso di senso costruito da qualcuno che è scomparso dieci, cento, mille anni fa. Le nostre due voci coincidono senza sovrapporsi, ognuna conserva la propria identità. Più un lettore è bravo e più è vivido l'effetto (e questo vale in particolare per l'attore, che recita il testo prestandogli bocca e corpo). Leggere ha sempre aspetti che vanno oltre la semplice esperienza di decodifica del testo scritto, e porta verso dimensioni non usuali, creando un'esperienza che è dentro ma anche fuori dal tempo. Se è vero che i classici sono i "contemporanei del futuro", e che hanno sempre qualcosa da raccontare non solo a noi ma anche alle generazioni che verranno, bisogna pensare anche a loro, quando si scrive. Quanti libri sopravviveranno a una stagione letteraria, alla moda del momento, anche dopo un grande successo? Quali e quante opere di oggi diventeranno classici del futuro? Le migliori, perlomeno una parte di esse. Il tempo è infatti, in genere, il più severo dei censori e il più sincero dei critici. Ogni buon libro è sempre un po' preveggente, anche al di là della volontà dell'autore stesso. Solo il lettore del futuro saprà capire in che modo, e quanto, le pagine arrivate fino a lui dal passato abbiano conservato il potere di illuminare la sua esperienza nel presente.Questo modo di intendere la pratica della lettura è diametralmente opposto a quello delle l'antologie scolastiche, che mettono in fila gli autori per epoche e data di nascita, interpretando la tradizione letteraria secondo un criterio logico ma arbitrario. Spesso si pecca di determinismo: c'è stata una corrente e quindi ne è venuta l'altra; un autore ha scritto il romanzo X e dunque "il successivo" ha scritto il romanzo Y. Ma il grande gioco della letteratura, il gioco delle voci e delle suggestioni testuali che si intrecciano, non è mai così banale. E spesso la scelta antologica non rende giustizia agli autori, poiché vuole spiegare, non "degustare" la loro opera; si concentra, a causa del suo intento scolastico, Sulla novità che gli scrittori hanno apportato a una presunta "progressione storica" di temi e di stili piuttosto che sul mostrarne le pagine migliori. E se questo è il solo approccio critico che la scuola offre, come stupirsi che gli studenti si sentano autorizzati a semplificare la pratica della lettura, ed eventualmente della scrittura, senza immergersi nella complessità, e nel piacere, del lavoro dello scrivere e del leggere?

Questo pezzo è tratto da:

Dall'idea alla pagina
Con i racconti di Nathaniel Hawthorne
Guido Conti
Corriere della Sera Edizione, Ed. 2014
Collana "La scuola del racconto"
Prezzo 6,90€

domenica 7 dicembre 2014

L'ha detto...Adam Osborne

Fonte: PsicologiaMantova


La cosa più preziosa che puoi fare è un errore: non imparerai nulla dall'essere perfetto. 

 Adam Osborne

venerdì 5 dicembre 2014

"E così vuoi lavorare nell'editoria", Alessandra Selmi - Libri e scrittori, binomi difficili...




Fonte: Linkedin

Se fossimo ancora all'Accademia di Francia quando Chartier presentava il suo corso, ci saremmo trovati di fronte un uomo che pensava all'oggetto "libro" come un qualcosa di fisico che, cessato il suo lavoro di prima scrittura, lo scrittore lasciava - in quel momento parlava del Don Chisciotte - nelle mani di revisori e impaginatori che, per questioni di resa finale, facevano tagli che potevano influenzare anche il risultato finale del libro. Il libro, come spiegava Chartier, diventava non più del suo creatore bensì il risultato di una collaborazione di un'intera filiera produttiva; ma il "risultato" non era "aleatorio" bensì fisico. Occupava uno spazio, aveva una sua presenza grafica e oggettiva che, insieme al contenuto, contribuiva all'esperienza di lettura di coloro che vi si sarebbero avvicinati.

Sono passati anni da quel lontano 2006 e l'oggetto libro deve dividere il suo spazio con un qualcosa di immateriale come l'ebook, ma le maestranze, quelle che rendono possibile la magia della materializzazione delle storie esiste ancora, ma è diversa. Oggi, Alessandra Selmi attraverso "i dolori di un giovane editor" ci porta per mano dietro le quinte di un mondo che conosciamo solo in parte. Vediamo l'editore e i suoi collaboratori alle fiere e alle presentazioni dei libri, ma in pratica cosa fanno? Oggi si non taglia più in maniera indiscriminata un testo, anche perché oggi l'autore non è più quello di una volta. Il lavoro viene accettato e pubblicato, nelle case editrici serie,  in base ai generi trattati dalla casa editrice e sopratutto della collana cui dovrà appartenere. Si deve riguardare fino allo sfinimento, cercando di assicurarsi che non vi siano errori, anche se, come anche Alessandra conferma c'è sempre un bastardissimo errore che si nasconde finché la stampa definitiva non è pronta per la distribuzione verso le librerie! Così l' "Ostia!", messo in bocca all'anziano di un paese sperduto della Provenza, fa sorridere quanto "l'aereo che apparecchia sulla pista d'atterraggio", ma bisogna tenere conto che sono errori che, in quattrocento o seicento e rotte pagine, possono sfuggire. Diverso il caso in cui si manda in stampa non revisionando il testo, allora sì che si può pensare ad un editor in vacanza perenne alle Maldive. 

Ma quali sono i veri dolori dell'editor? Lo scrittore in primo luogo. Lo scrittore propone, un tempo timidamente oggi molto meno, nel momento in cui il suo lavoro viene accettato si trasforma e diventa il mostro dell'editor. Correggere, sintetizzare, verificare i contenuti o le eventuali copiature - citazioni, chiamiamole "libere citazioni" - diventa un lavoro improbo che comprende anche il processo in senso inverso - ovvero lo scrittore che corregge l'editor-. Per cui seguono lunghe discussioni su come mettere gli accenti, come riscrivere un concetto, le misteriose sparizioni di pezzi di scritto e le apparizioni di capitoli non previsti. Insomma l'editor è una persona che di propensione fa il pungiball dovendo tenere conto delle indicazioni di scuderia che vogliono un risultato e l'ego dello scrittore che vorrebbe ottenere un tomo degno della Treccani.

Poi c'è un risvolto che potremmo definire un'evoluzione del ruolo dell'editore. Entrambe le figure professionali iniziano la loro carriera perché amano leggere.
Ecco, quando poi, finalmente, la carriera comincia ad avere una sua parvenza di vera e propria esistenza, allora la questione cambia e non poco. La lettura è un piacere e come tale viene gestita nel tempo libero o per occupare i tempi morti. Nel caso di chi lavora nell'editoria non è più propriamente un piacere. Per l'editore dare "l'ok" ad un libro significa far quadrare i conti (prezzo del libro, di produzione, di distribuzione, licenze, diritti etc... etc...) per un editor significa esplorare mondi inesplorati che, non è detto, che gli importasse approfondire.

Così si passa dal romanzo storico al saggio sulle foche monache, per poi tornare all'approccio della rete o sui temi sociali finendo magari per far quadrare un saggio sull'economia. Questo perché da un lato non sempre si riesce a sopravvivere lavorando per un solo editore e, dall'altro, perché la selezione dei manoscritti è vitale e deve essere verificata prima e durante la lavorazione.

Veniamo al dunque: perché leggere questo libretto.
Per divertirsi: leggendo che molto spesso è più facile dire che si fa il killer di professione che spiegare a tua nonna in cosa consiste il tuo lavoro. Per avere la conferma che, fare il proprio lavoro con professionalità, non è una passeggiata e non sempre, nel caso dell'editor quasi mai, porta a soddisfazioni plateali ma che questa "soddisfazione" risiede nel vedere il tuo lavoro, condensato in un gruppo di pagine rilegate, materializzato in una vetrina di una libreria. Quel lavoro sarà un po' tuo e solo tu saprai quanto hai dovuto lavorare per far sì che fosse lì, amato o odiato dai lettori non importa.
Il mestiere dell'editor, come dice ad un certo punto è fatto di viaggi, da una presentazione all'altra, carichi di manoscritti da verificare e da testi da editare il tutto senza mai fermarsi. Se poi alla sera, prima di svenire a letto per la stanchezza, riesci a leggere una pagina di un libro che avevi scelto e comprato, per poterti concedere il lusso di leggere quello che vuoi tu, allora sarai riuscito a farti un vero regalo!
E allora la domanda è lecita:"E così vuoi lavorare nell'editoria?". È un mestiere da veri duri, che quando si guardano indietro avrebbero parecchio da raccontare e Alessandra ha fatto proprio questo!

Divertente fra serio e faceto il racconto di questa esperienza, che ancora continua, nel mondo editoriale si legge con grande facilità. Corredato di un piccolo vocabolario alla fine per comprendere i termini tecnici - non me n'ero accorta  e ho passato un'ora a cercare di capire che cosa erano le "vedove"! -. E' stata veramente una lettura interessante.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


E così vuoi lavorare nell'editoria

I dolori di un giovane editor
Alessandra Selmi
Editrice Bibliografica, ed. 2014
Collana "I libri di WUZ"
Prezzo 9,90€


Fonte: LettureSconclusionate




mercoledì 3 dicembre 2014

[Dal libro che sto leggendo] L'Admiràl



Fonte: Wikipedia

Quale modo migliore di pubblicare un giorno prima dell'inizio di "Più libri, più liberi" - Roma dal 4-8 Dicembre-, se non con una nuova casa editrice? Nuova, almeno per me! Tra i titolo spiccava questo romanzo con delle punte di giallo. Poi, aprendolo, si torna indietro nel tempo, all'epoca della Repubblica di Venezia e anche della peste. A fare da fili conduttori due casi: il capitano che comanda la guarnigione dell'isola ucciso da un trafficante che attendeva la fine della quarantena e il "pater" Efrem, che si interessa di queste anime in attesa del giudizio che possa decretare l'uscita dal lazzaretto, che ha una macchia nel suo passato. Scegliere la fede o l'amore carnale?

L'ho appena iniziato e dopo essermi acclimatata in questo ambiente dalla scrittura così particolare sono già, al terzo capitolo, curiosa di come andrà a finire! Vi farò sapere ma so già che il genere mi piace, a voi lascio la possibilità di dare una sbircitata della prima pagina del primo capitolo.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


1. 
A bordo di una feluca a otto remi ornata cogli stendardi color porpora della repubblica, Efren il caritatevole, sacerdote della chiesa di Santa Maria di Nazareth, osservò con affetto il piccolo porticciolo dell'isola del lazzaretto uscire gradualmente dall'oscurità che a quell'ora ammantava ancora gran parte dell'isola. L'acqua della laguna  intorno alla barca era quieta e rifletteva la lue lilla di un cielo in cui sorgeva l'aurora. La brezza marina portava con sé un lieve odore di salsedine il cui effetto benefico teneva desti i sensi degli uomini che governavano la barca. da lontano l'isola del lazzaretto appariva silenziosa e piatta. Oltre il porto e la collina di terra, invisibili dall'acqua, si distendevano le gallerie di quarantena - costruzioni lunghe e basse, mura di pietra ora imbiancate, ora annerite dal fumo delle torce appese - che in quei giorni ospitavano centinaia di mercanti, ambasciatori, agenti, bucanieri, malandros, charlatàn, maryuol e ferragutti d'ogni sorta provenienti dai porti del mediterraneo e dell'oriente. Il fine ultimo di quell'isola era quello di proteggere la repubblica dalla possibilità che fra costoro vi fosse un portatore di contagio: la febbre ostinata e letale che i marnàr chiamavano mors atra, morte atroce in italico.Tanti anni prima, durante i suoi viaggi negli stati d'oltremare, Efrem aveva assistito ad epidemie di mors atra nei villaggi dei pescatori del ducato di Naxos o  sui vascelli mercantili provenienti dalle coste egiziane, talvolta persino nelle ville dei patrizi che governavano i porti di Candia in nome della repubblica: e ogni volta che davanti alla sofferenza dei morenti aveva riflettuto sulla natura della mors atra, era giunto alla conclusione che non si trattava d una punizione divina, come alcuni religiosi del suo tempo andavano professando, ma di un fenomeno naturale che un giorno la medicina - con l'aiuto di menti illuminate dal Signore - avrebbe potuto sconfiggere.


Questo pezzo è tratto da:
L'Admiràl
Sara Mandich
Lingua Franca Edizioni, ed. 2014
Collana "Europea"
Prezzo 9,90€

domenica 30 novembre 2014

L'ha detto... John Steinbeck

Fonte: Stella d'argento


Ci sono cose che non si possono guardare alla luce della ragione, ma sono così come sono. 

John Steinbeck

mercoledì 26 novembre 2014

[Dal libro che sto leggendo...] La misteriosa morte della compagna Guan

Fonte: Repubblica Esteri
Non è Shanghai, ma rende l'idea!

Con la scuola del racconto del corriere non abbiamo finito, ma oggi, volevo parlarvi di questo libro che è uscito in Italia per Marsilio Editore nel 2002 e che io trovo veramente interessante. La particolarità è, che pur essendo un tomo (543 pagine) - e voi sapete cosa io pensi riguardo a gialli del genere - sono piacevolmente stupita di essere arrivata a metà del libro e di non avere avuto ancora il desiderio di uccidere l'autore o di mandarlo in Siberia.

Per chi non lo sapesse solitamente per me i gialli e ancor di più i thriller dovrebbero finire a pagina 300, oltre di solito ci sono chiacchiere inutili. In questo caso, l'autore che scrive in inglese ma riesce a coniugare due anime opposte in maniera stranamente armonica. Da un lato la sua cultura d'origine quella cinese, comunista, e con regole ben definite e dall'altro la cultura americana, che lo ha accolto quando dopo le proteste di piazza Tiananmen è rimasto bloccato in America dove si era recato per scrivere un libro su T.S. Elliot.

Quindi, mentre percorrete le strade, entrerete nelle povere stanze o nei piccoli appartamenti di Shanghai avrete un commento di fondo tutto particolare che va dalla poesia classica cinese, a quella contemporanea alla citazione di quelle americane. Il connubio, come detto ha un che di interessante. 
Quindi oggi vi lascio, in proporzione al libro, una corposa parte del primo capitolo... riuscirete a resistere?

Buone letture,
Simona Scravaglieri

1.
Il corpo fu rinvenuto alle 16 e 40 dell'11 maggio 1990, nel canale Baili, un canale fuori mano, a circa trenta chilometri a ovest di Shanghai. In piedi vicino al corpo, Gao Ziling, capitano della Avanguardia, sputò tre volte con forza sul suolo bagnato, un tentativo poco convinto di scacciare la mala sorte della giornata, iniziata con il tanto atteso incontro di due amici che non si vedevano da più di vent'anni. Era stata una pura coincidenza che la Avanguardia, una nave pattuglia del Dipartimento di sicurezza pubblica delle acque di Shanghai, verso l'una e mezza si fosse avventurata per un lungo tratto nel Baili, perché di solito non ci si avvicinava nemmeno. Questa variante sul percorso era dovuta a Liu Guoliang, un vecchio amico che Gao non vedeva da vent'anni. Erano stati compagni di liceo e, dopo aver finito la scuola nei primi anni sessanta, Gao aveva cominciato a lavorare a Shanghai, mentre Liu era andato prima in un college a Pechino e poi in un centro per gli esperimenti nucleari nella provincia di Qinghai. Durante la Rivoluzione culturale si erano persi di vista. Ora Liu stava lavorando a un progetto per una compagnia americana a Shanghai, e si era preso un giorno di vacanza per vedere Gao. Dopo tanto tempo, questo era un evento che entrambi attendevano con ansia. Si erano trovati vicino al ponte Waibaidu, dove i fiumi Suzhou e Huangpu si incontrano con una linea di divisione rivelata dalla luce del sole. Il Suzhou, perfino più inquinato dello Huangpu, appariva come una cerata nera in netto contrasto con il blu del cielo terso. Dal fiume proveniva un fastidioso puzzo nonostante la gradevole brezza primaverile. Gao cominciò a scusarsi per non avere scelto un luogo più piacevole per l'occasione. La Casa da Tè Al lago nella città vecchia di Shanghai, per esempio. Avrebbero avuto molte cose da dirsi in un pomeriggio passato tra raffinati servizi da tè, cullati dalla musica di pipa1 e sanxian2 in sottofondo. Ma nessuno aveva voluto sostituirlo nel suo turno e Gao era stato quindi costretto a rimanere a bordo della Avanguardia per l'intera giornata. Dopo un'occhiata all'acqua fangosa e al suo fardello di immondizie - bottiglie di plastica, lattine di birra, confezioni accartocciate e pacchetti di sigarette vuoti - Liu suggerì di andare con la barca da qualche altra parte a pescare. Il fiume era cambiato a tal punto da diventare irriconoscibile, mentre loro non erano cambiati poi così tanto; la pesca era una passione che li accomunava fin dai tempi del liceo. «Nel Qinghai ho sentito la mancanza di una buona carpa» confessò Liu. Gao si illuminò all'idea: poteva facilmente giustificare il suo percorso come un giro di routine, e inoltre avrebbe ostentato il suo potere di capitano. Fu così che suggerì di raggiungere il Baili, un canale del fiume Suzhou, a circa un centinaio di chilometri a sud del ponte Waibaidu. Lì le riforme economiche di Deng Xiaoping non erano ancora arrivate, era lontano dalle strade principali e il villaggio più vicino distava circa tre chilometri. Ma arrivarci via fiume non era così facile. Una volta sorpassate le Raffinerie Orientali che incombevano su Wusong, il passaggio si restrinse, ed era a tratti così poco profondo da rendere la navigazione quasi impossibile. Dovettero allontanare dei rami sporgenti, ma dopo una strenua lotta alla fine arrivarono in un catino d'acqua nera, oscurata da sterpi ed erbacce alte. Fortunatamente il Baili si rivelò essere il magnifico posto che Gao aveva promesso: era un canale stretto, ma grazie alle abbondanti piogge degli ultimi mesi non era certo a corto d'acqua; inoltre, non essendo eccessivamente inquinato, i pesci abbondavano. Appena gettarono l'amo sentirono abboccare. Presto furono tutti e due occupati a ritirare le lenze, e i pesci cominciarono a saltare fuori dall'acqua e ad atterrare sull'imbarcazione, contorcendosi boccheggianti.
«Guarda un po' questo» disse Liu indicando un pesce che si dibatteva ai suoi piedi. «Più di mezzo chilo.»
«Magnifico» disse Gao. «Ci stai portando fortuna oggi!» Un minuto dopo anche Gao stava estraendo l'amo con il pollice dalle carni di una spigola di tre etti. Gettò di nuovo la lenza con entusiasmo, con un esperto gioco di polso. Prima che l'avesse riavvolta a metà, qualcosa diede alla lenza uno strattone fortissimo. La canna da pesca si piegò e un'enorme carpa scintillò alla luce del sole. Non avevano tempo per parlare. Il tempo scorreva all'indietro mentre squame argentate danzavano nel sole dorato: venti minuti - o vent'anni. Erano tornati ai bei vecchi tempi: due studenti liceali seduti fianco a fianco, che pescavano, bevevano e pescavano, il mondo intero appeso alle loro lenze. «Quanto viene mezzo chilo di carpa?» chiese Liu, prendendone un'altra fra le mani.
«Una come questa?»
«Almeno trenta yuan, direi.»
«Vediamo: ho già più di due chili... Sono circa cento yuan, giusto?» disse Liu. «Siamo qui da appena un'ora e ho già un bottino superiore a una settimana di paga.»
«Stai scherzando!» esclamò Gao, estraendo il suo amo da un bluegill. «Un ingegnere nucleare con la tua reputazione!»
«No, è vero. Avrei potuto fare il pescatore, e andare a pesca a sud del fiume Yangtze» disse Liu scuotendo la testa. «Nel Qinghai spesso stavamo per mesi senza un boccone di pesce.»
Liu aveva lavorato per vent'anni in un'area desertica, dove gli abitanti del luogo osservavano l'antica tradizione di servire un pesce intagliato nel legno durante la festa della primavera, perché l'ideogramma cinese per "pesce" significa anche "sovrabbondanza", un portafortuna per l'anno che viene. Il gusto si può anche dimenticare, ma non la tradizione.
«Non ci posso credere» disse Gao indignato. «Il grande scienziato che fa le bombe nucleari guadagna meno del modesto ambulante che vende uova cotte nel tè. Che scandalo!»«È l'economia di mercato» disse Liu, «il Paese sta cambiando in meglio, la gente vive meglio.»
«Ma non è giusto, per te, intendo dire.»
«Be', non mi posso lamentare di questi tempi. Sai perché non ti ho scritto durante la Rivoluzione culturale?»
«No. Perché?»
«Sono stato giudicato un intellettuale borghese e mi hanno chiuso in cella per un anno. Anche dopo la scarcerazione ho continuato a essere considerato "elemento politicamente nero", e non ho voluto coinvolgerti.»
«Mi rattrista sentire questo» disse Gao, «ma avresti dovuto dirmelo. Le mie lettere tornavano al mittente. Avrei dovuto immaginarlo.»
«È tutto passato» disse Liu, «ed eccoci qui, insieme, a pescare per recuperare i nostri anni perduti.»
«Sai cosa ti dico?» disse Gao, desideroso di cambiare argomento. «Ne abbiamo abbastanza per fare un'ottima zuppa.»
«Una magnifica zuppa. Wow! Un altro!» Liu stava riawolgendo la lenza con un pesce persico che si dibatteva, ben al di sopra dei trenta centimetri.
«La mia vecchia moglie non è un'intellettuale, ma è piuttosto brava a fare la zuppa di pesce. Aggiungi poche fette di pancetta di Jinhua, un pizzico di pepe nero e una manciata di cipolle verdi. Oh, che zuppa!»
«Non vedo l'ora di conoscerla.»
«Per lei non sei un estraneo: le ho mostrato spesso la tua foto.»
«Sì, ma una foto di vent'anni fa» disse Liu. «Come può riconoscermi da una foto del liceo? Ti ricordi il famoso verso di He Zhizhang? La mia lingua non è mutata, ma i miei capelli sono diventati grigi.»
«Anche i miei» disse Gao.
Erano pronti per tornare. Gao si rimise al timone, ma il motore vibrò stridendo. Provò allora a dare gas. Lo scappamento a poppa sputò fumo nero, ma la barca non si mosse di un'unghia. Il capitano Gao si voltò verso l'amico grattandosi la testa e fece un gesto di scusa. Non riusciva a capire il problema, il canale era stretto ma di acqua ce n'era. L'elica, protetta dal timone, non poteva aver raschiato il fondo. Forse ci si era impigliato qualcosa, una rete da pesca strappata o una cima sciolta. Una rete era piuttosto improbabile: il canale era troppo stretto perché i pescatori vi gettassero le reti. Se invece si trattava di una cima, sarebbe stato piuttosto difficile districare l'elica. Spense il motore e saltò a riva. Anche da lì non vide nulla di strano, così cominciò a sondare l'acqua fangosa con una lunga canna di bambù che aveva comprato per sua moglie, come stenditoio per il loro balcone.
Dopo alcuni minuti toccò qualcosa sotto l'imbarcazione. Sembrava un oggetto soffice, piuttosto voluminoso, pesante.
Questo pezzo è tratto da:

La misteriosa morte della compagna Guan
Qiu Xialong
Marsilio Editore, ed. 2002
Collana "Tascabili Maxi. Gialli"
Traduttore P. Vertuani
Prezzo 12,50€

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domenica 23 novembre 2014

L'ha detto... Bertrand Russell


Fonte: Elnografo


L'entusiasmo è per la vita quello che la fame è per il cibo. 
 Bertrand Russell

venerdì 21 novembre 2014

"La vita sobria. Racconti ubriachi", AA.VV. - I due lati della bottiglia...


Fonte: TerzoBinario

Se dovessi descrivere ciò che pensi, vivi cosa ti emoziona e cosa invece no, quale sarebbe la maniera più semplice? Probabilmente il modo migliore passa attraverso la descrizione del nostro lato oscuro. Vizio o virtù? Vizio, o anche dipendenza. Sembra questo il leitmotiv della raccolta di racconti di cui vi parlo oggi e che è uscita, da qualche giorno, per Neo Edizioni. Un viaggio, a volte tortuoso, attraverso un mondo che viaggia su un confine tortuoso quello fra gusto e dipendenza. E' interessante riflettere su quali implicazione e quale importanza possa arrivare ad avere per noi un oggetto come una bottiglia di vino e il suo contenuto.

Dieci scrittori si sono cimentati nel descrivere questo aspetto della vita raccontando parte della milioni sfumature del mondo della vita, chiamiamola, alcolica. Da dove si comincia a cosa comporta, il significato delle cose che si riflette nelle rivelazioni della bottiglia, la penitenza analcolica e la deriva della sbronza. Non è necessario marcare nettamente il percorso scandendolo nelle sue tappe cronologiche, anche perché sarebbe complicato - riunendo così tante penne diverse - far raccontare da ognuno una fase che non si trovi a sbordare in quelle altrui, ma le fasi salienti si colgono nello zigzagare tra una esperienza di vita e l'altra. Se la bottiglia si rompe potrebbe essere foriera di brutte notizie, per il futuro, anche se prima, nel presente in cui l'hai presa, lo stesso oggetto integro è messaggero della buona novella. Ma la bottiglia è anche ricordo, quello che ci riporta indietro negli anni, quando era sinonimo di unione e condivisione di un ideale e del ritrovarsi nonostante quella dittatura che cercava di dividerci dalle persone  reputate pericolose. E il ricordo, non necessariamente è velato di nostalgia, può essere recente e doloroso e, attraverso il liquido che contiene, può velare o svelare la realtà. Può farci sentire forti ed essere una sorta di comfort-food, ma può velocemente diventare veicolo di solitudine, amplificatore e creatore di nuovi dolori, e al contempo, una volta svanito l'effetto, rivelatore dell'inferno che solitamente ci rifiutiamo di vedere.

È un inferno che conosciamo, almeno sulla carta, quello del rifugio verso il liquido ambrato che è inizialmente uno status symbol o anche un modo di apprezzare le meraviglie dell'umana trasformazione delle materie prime. È come il formaggio, un qualcosa che è  innocuo come il latte può trasformarsi in milioni di derivati che hanno acquisito il carattere, attraverso la trasformazione, come anche la pericolosità. Così avviene alla società che tenta di trasformarsi in ciò che non è, ma che contestualmente prova e riprova ad essere ciò che vorrebbe essere, ma che ,in fondo, non ha capito bene di cosa si compone. Si ripetono i processi di vinificazione e si rivivono anche le stesse esperienze, forse per migliorare ma probabilmente per capire. Cosa ho sbagliato? O cosa non ho capito? Come posso migliorare il risultato o come posso trasformare una sconfitta in nuova linfa per arrivare ad una vittoria?

L'alcool dà l'alcool toglie, una madre alla figlia, una amore all'amata/o, una vita a chi vi si perde. Se sia giusto o no, è difficile da stabilire, perché come viene fuori da questa raccolta, l'alcol è pericoloso ma anche compagno anche quando non si eccede nel suo consumo. Ogni storia alcolica appartiene a chi la vive. Ogni storia ha il suo protagonista e il suo carico di esperienze e di amori. Ogni uomo ha la sua risposta. Che sia per salute o per piacere non importa. Ogni storia è un mondo a sé. Che si nasca portati alla dipendenza? Probabilmente no, si nasce dipendenti dall'emozione e quando questa manca, come una bimba che viene rifiutata dal padre, é facile associare alla dipendenza situazioni e non l'emozione ferita.

Tra i racconti spicca quello di Stefano Sgambati che, nel suo approccio al tema si presenta in una veste diversa da Eroi Imperfetti e diventa felicemente narratore "maledetto" in una sintesi micidiale di una perdita e della bottiglia che annunciava l'evento. La bottiglia ha una natura circolare e nella circolarità della vita lo stesso oggetto rappresenta la vita che oggi dà e domani toglie. rimane l'oggetto, oppure un ricordo ma sicuramente rimane il dolore e la remora di ciò che sarebbe potuto essere, e per il fato, non sarà. A conferma della maturità di questo scrittore che sa porsi davanti al suo lavoro in maniera sempre rinnovata e sperimentale. Questo Sgambati, a me è proprio piaciuto!

Si legge veramente in un attimo questa raccolta. Piena di spunti e di prove di scrittura che formano insieme non solo un viaggio alcolico ma anche un laboratorio di scrittura dove la trama e le parole vanno cercando nuovi modi per raccontare e raccontarsi.
Raccolta consigliatissima, ben fatta e coinvolgente sopratutto per una come me che, pur non essendolo, vive una vita da astemia!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

La vita sobria. Racconti ubriachi.
AA.VV.
Neo Edizioni, Ed. 2014
Collana "Iena"
Prezzo 13.00€


Avevo chiesto ad un amico di farmi una foto fuori dall'usuale...
Nessuno crederà mai possa averla fatta io! :D




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mercoledì 19 novembre 2014

[Dal libro che sto leggendo] Scrivere e riscrivere #occhioallapenna



Fonte: LettureSconclusionate


Pensavate che le mie dichiarazioni, riguardo il voler collezionare tutta la raccolta, della scorsa settimana sarebbero rimaste lettera morta? E invece eccoci qui, con un'altra puntata de "La scuola del racconto" di Guido Conti per Il Corriere della Sera. Questa volta, dopo aver affrontato nel primo libro "come si legge", affrontiamo "la riscrittura".

Detta così, ammetto, non dice poi molto ma, se ampliamo il concetto, coinvolgendo anche Maupassant la nebbia si dirada quando Conti spiega che, complice l'ampliamento dei possibili lettori -dopo la metà dell'ottocento anche l'editoria affronta la questione industriale e la nuova attenzione all'alfabetizzazione-, la scrittura non si ferma solo alla "questione puramente letteraria" ma spazia anche nel campo giornalistico.

Nel caso ancora più specifico, alcuni pezzi scritti da questo autore per i giornali sono stati rimaneggiati, da lui stesso, per uscire come racconti. Quindi il focus è capire e carpire i segreti per rileggersi e anche trasformare qualcosa in altro. Questione che peraltro è complicatissima da fare, a me succede molto spesso in piccolo quando scrivo i post di questo blog. Se dovessi rimaneggiare i post pubblicati, e devo dire che una volta ci ho anche provato, sarebbe una battaglia persa. Chissà se con queste indicazioni il mio rapporto, con i pezzi di cui vado meno orgogliosa, cambia. Vi farò sapere!

In questo caso ho scelto di tralasciare l'introduzione e darvi un assaggio del primo capitolo che fa i confronti fra un resoconto giornalistico che si chiama "Storia di un cane", che non vi riscrivo altrimenti il post diverrebbe la Divina Commedia. Il racconto rimaneggiato esce sotto il titolo "Mademoiselle Cocotte". 

Prima di lasciarvi alla lettura vi lascio anche queste informazioni:
per commentare online questi libri è disponibile anche un hastag: #occhioallapenna e c'è anche un anche un blog Tumblr "Occhio alla penna". Sembra una pessima battuta ma "buttateci un occhio"!

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Mademoiselle Cocotte: prima e dopo

Cominciamo dalla fine. In Storia di un cane, l'autore conclude sottolineando la veridicità della storia.La vicenda narrata è realmente accaduta, puntualizzata, e questo è il suo maggior pregio.  
Questa storia ha un solo merito: è vera, interamente vera. Senza lo strano incontro col cane morto, dopo sei settimane e a sessanta leghe di distanza, non l'averi certamente ricordata: Se ne vedono tante, tutti i giorni, di queste povere bestie senza dimora!Se il progetto della Società protettrice degli animali sarà realizzato, forse incontreremo meno cadaveri a quattro zampe arenati sulle sponde del fiume. 
Così si conclude l'articolo di giornale. Il valore del testo dunque non è dato dalla sua costruzione ma dalla sua rispondenza ai fatti. Ben diverso è i caso di un'opera narrativa in cui lo stile, la chiarezza, la forza emotiva morale sono gli elementi importanti. Leggiamo adesso il racconto Mademoiselle Cocotte per scoprire come l'autore abbia prodotto questo "supplemento di valore narrativo", attraverso un'analisi del lavoro di taglia e cuci, di riscrittura e rifinitura fatto dal passaggio dalla prima versione giornalistica al racconto vero e proprio. Osserviamo come la vera scrittura creativa stia nel correggere, nel mettere a fuoco la prima idea, nel ripensare parti più o meno lunghe, calibrando il tutto per raggiungere la pulizia e l'armonia perfetta di struttura e linguaggio. Come vedremo, grazie a questa operazione sul testo, fatta di varianti a volte minime, il racconto e l'impressione che esso lascia sul lettore cambieranno profondamente. Madame [refuso: era Mademoiselle] Cocotte comincia così:


Stavamo uscendo da un manicomio, quando scorsi in un angolo del cortile un uomo alto, magro, che ripeteva ostinatamente l'atto di chiamare un cane immaginario. Con voce dolce, tenera, gridava:"Cocotte, piccola Cocotte, vieni qua Cocotte, vieni qui, bella" battendosi sulla coscia come si fa per attirare le bestie.Chiesi al medico "Quello, chi è?".Mi risposte " Oh! Quello non è interessante. È un cocchiere di nome François, diventato pazzo dopo aver annegato il suo cane".Insistei: "Raccontatemi la sua storia. Le cose più semplici, più umili, sono quelle che a volte ci toccano il cuore".Ed ecco la storia di quell'uomo, riferita per intero da una palafreniere suo amico.

Maupassant, nella nuova versione, taglia il cappello introduttivo dal precedente pezzo giornalistico, in cui riassumeva la notizia della nascita di un ospizio per cani randagi che, a Parigi di metà Ottocento, doveva essere un grande problema non solo sociale ma anche sanitario. Siamo agli albori degli Enti per la protezione degli animali e della nascita dei canili comunali, alle origini di una niova sensibilità verso il mondo animale, una delle conquiste del mondo moderno che porterò alla Carta dei diritti riconosciuta a livello internazionale. In un articolo, è la "notizia" della progettata fondazione del canile a catturare l'attenzione del lettore.Nel racconto si entra nella storia nel modo più efficace: con un dialogo, un movimento a due. di botta e risposta, che da subito mette il lettore di fronte ai personaggi con la più efficace delle caratterizzazioni, il linguaggio. La storia, a cui il dottore è indifferente, tocca invece il cuore del narratore. In Mademoiselle Cocotte la notizia della nascita degli ospizi per i cani perde senso ed è François che diventa subito protagonista, quindi è lui che compare fina dall'inizio sulla scena, nel cortile del manicomio.Importante peraltro sottolineare che la veridicità dei fatti è un'ossessione ricorrente nell'opera narrativa di Maupassant, quasi egli dovesse ricordare sempre al lettore le follie e il disordine del reale. Questa volta preferisce invitare ad ascoltare il racconto del palafreniere sottolineando che la sua bellezza sta nell'essere umile e semplice.

Questo pezzo è tratto da:

Scrivere e riscrivere
Con i racconti di Guy De Maupassant
Guido Conti
Corriere della Sera Edizioni, Ed. 2014
Collana "La scuola del racconto" Vol.2
Prezzo 6,90€ (Più il prezzo del quotidiano)
 solo 6,90€ sullo store del Corriere della Sera

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