domenica 29 dicembre 2013

L'ha detto... Jean-Luc Godard

Fonte: Siracusa News


La televisione crea l'oblio, il cinema ha sempre creato dei ricordi. 
 Jean-Luc Godard

venerdì 27 dicembre 2013

"Giallo di zucca", Gaia Conventi - A Ferrara pensavo nevicasse e invece....


Fonte: Polo Bibliotecario Ferrarese

Ho un problema a classificarlo questo libro. In parte il dubbio è anche fomentato dal fatto che in copertina riporta "romanzo" e in seconda di copertina c'è una frase del tipo "Se il giallo inglese l'avessero inventato i ferraresi,probabilmente assomiglierebbe a questo".
Probabilmente la prima è la definizione più corretta anche se la storia è incentrata sulla ricerca di un assassino che a Ferrara, città simbolo fra quelle che tra fine 1400 e inizio 1500 furono le culle della cultura italiana. E stranamente, l'assassino, ammazza un professore, una ex bidella paninara, la "capa" della paninara e viene definito "l'assassino delle favole" che fa poco Ariosto e molto Basile, ma questa è una riflessione/curiosità che mi è venuta leggendo il libro.

I protagonisti sono Luca e Poirot, cane belga con una inguaribile passione per le cagnette. Lui è originario di Ferrara ma vive a Milano, fa il fotografo della Scientifica e vive con questo cagnone tutto pelo con una grande passione per i documentari della National Geographic e per la pizza con i peperoni. Ha i parenti ancora a Ferrara, per la precisione gli zii e un cugino che lo ospiteranno quando deciderà di saperne di più del delitto del professor Broccoletti trovato impiccato nella libreria MiaoBook.

Devo ammettere che, inizialmente ero molto scettica pensavo che questa discrepanza fra la copertina e l'interno mi riservasse brutte sorprese e che a Ferrara avesse "nevicato" - per chi non lo sapesse se un giallo o un thriller si dilungano io uso dire che a casa dell'autore ha nevicato parecchio. Tradizione che trae origine dalla mia antipatia per i titoli del nord europa che per svolgere tali generi ci impiegano dalle 800 pagine alle 2.400 della trilogia laarsoniana!-. In effetti, per quanto mi riguarda, il libro decolla dopo qualche capitolo ma dopo riesce a catturare l'attenzione del lettore portandolo con un buon ritmo fino alla fine.

Il fatto che sia un romanzo mi autorizza a dire che mi sono veramente divertita e ho riso a crepapelle in qualche punto mentre lo leggevo. Non è un giallo, nonostante l'indagine proprio perché il giallo fa da sfondo al rapporto fra uomo e cane. E' interessante vedere anche il confronto, descritto dall'autrice,sui comportamenti dell'uomo e del cane maschio innamorati. Se l'animale agisce d'istinto inizialmente, secondo quanto ci dice la Conventi, rincitrullisce nel momento clou della fase di innamoramento. Dall'altro lato è d'obbligo osservare che, al suo terzo lavoro (gli altri due non li ho ancora letti), Gaia Conventi, riesca a imbastire un mistero che ha credibilità fino all'ultimo mantenendo la semplicità senza doversi appoggiare ad artifici. 

In questo devo dar atto, in parte, a quel che c'è scritto in seconda di copertina svincolandolo dalla attribuzione d'origine ovvero "inglese". Rispetta tutti i canoni del genere ma non ha i vincoli del tipico giallo inglese che ha fatto scuola ad una marea di imitatori. Il lavoro della Conventi si inserisce con merito nella tradizione giallistica italiana contemporanea derivata, anzi incentrata, sul mistero e non sul piazzare ad arte gli indizi e nel rispetto delle gerarchie e dei ceti sociali tipici dei gialli inglesi. In questo lavoro l'evoluzione è costante e centellinata ad arte e trova spazio fra una gag è l'altra di Luca, del suo cane e degli altri protagonisti della storia. Tutti hanno la loro caratterizzazione e fino quasi all'ultimo, tutti sono potenziali assassini per varie motivazioni. La soluzione arriva in maniera sì improvvisa ma con una spiegazione verosimile e non campata in aria. E non è una cosa molto comune al giorno d'oggi dove all'imbastitura di trame complicatissime e intricatissime corrispondono conclusioni quasi fiabesche. In questo caso, invece, il lavoro è professionale avvalendosi di una struttura semplice e si risolve in una scoperta articolata ma anche giustificata e realistica.  

Se fossi stata una redattrice di Bompiani, avrei preferito dare alle stampe e ai miei lettori questo libro al posto del "caso Harry Quebert" che si è invece rivelato un'enorme polpettone. E tutto questo a riprova che sarebbe più semplice guardare nel giardino italiano per scoprire che l'albero della produzione letteraria di qualsiasi genere non è affatto appassito ma è più rigoglioso che mai. Come al solito però bisogna guardare ai piccoli e medi editori e non alle case editrici major per poter scoprire vere chicche.
Duecentotrentaquattro pagine, a dimostrazione che non ne servono di più, ben scritte, articolate, divertenti e scorrevoli che non lasciano delusi.
Se, come me, a Natale non avete "ammazzato" leggendo un giallo e volete farlo a Capodanno, questo, è il libro giusto per chiudere in bellezza l'anno, magari con il sorriso in bocca.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Giallo di zucca
Gaia Conventi
Betelgeuse Editore, Ed. 2013
Collana "Orion"
Prezzo 14,00€

Fonte: LettureSconclusionate




mercoledì 25 dicembre 2013

A nalate può succedere di essere sintetici...



...per evitare di divenire stucchevoli o prolissi!
Avrei potuto scrivere uno dei miei soliti polpettoni e invece vi faccio i miei più sentiti auguri. Vi auguro di trovare sotto l'albero - vicino al termosifone, dietro al letto, insomma ovunque ve li facciano trovare! - i libri che avreste voluto leggere e quelli che non avevate nemmeno pensato di comprare (quelli sono i migliori, perché possono essere delle vere scoperte!). A tutti tanti tanti auguri!

Io e Oscar, andiamo a litigarci la colazione...
Buon Natale, buone letture e buone feste,
Simona & Oscar!


domenica 22 dicembre 2013

Babbo Natale è strunz letto da Paolo Baron...

Di questa raccolta di racconti vi avevo parlato un po' ma in particolar modo nel [Dal libro che sto leggendo]. Poi mi è capitato di trovarlo anche come consiglio di acquisto per Natale su Rolling Stone Magazine e, insieme, riporta la lettura della storia, che da il titolo alla raccolta, e che in parte vi avevo trascritto il 27 Novembre scorso.

Vi auguro, quindi, buon ascolto e buone letture.
Simona



Il libro da cui è tratto questo racconto è:

Babbo Natale è strunz
AA.VV.
80144 Edizioni, ed. 2010
Prezzo 11,00€

venerdì 20 dicembre 2013

"Un genio nello scantinato", Alexander Masters - Caos e ordine del biografo e del personaggio...

Fonte: The Guardian

Non è una norma, per me, inserire un video all'interno di una recensione ma visto che si tratta di una biografia non convenzionale questa sarà una recensione "non convenzionale". Vi invito a vedere il video e poi proseguire la lettura. 


L'uomo che vedete con quel sorriso dolce e l'aria fra l'imbarazzo e la contentezza è Simon Philips Norton genio matematico conosciuto per il suo lavoro insieme ad altri scienziati nell'Atlante che riguarda la Matematica dei gruppi. Ora, non vi spiegherò cos'è, ma vi assicuro che leggendo il libro riuscirete a districarvi su sistemi come quello che tutt'ora Simon studia, il "mostro", senza assumere la tipica faccia di quello che cerca di capire in che lingua parla colui che gli è di fronte. Le principali caratteristiche di Simon si possono anche raggruppare in insiemi:

- Il suo tipico modo di parlare è alternato ad una modulazione di grugniti che di volta in volta esprimono il suo stato d'animo.
- Nonostante per un errore abbia smesso di lavorare per le università a tutt'oggi la matematica è parte integrante della sua vita.
- Nel mentre che la sua mente elabora è un attivista nella battaglia a favore del trasporto pubblico e contro l'utilizzo delle macchine private.
- Solitamente è uno che prende e parte, cartina alla mano, per gite fuori porta, apparentemente senza un senso preciso, ma che poi, inserite nel giusto punto di vista - quello di Simon per l'appunto -, assumono le sembianze di importanza quasi vitale sia per il suo attivismo e sia per la matematica.
- E' un collezionista di volantini ed è un uomo felice.

Tutto qui, capitoli di matematica per noi umani a parte.

Un immenso lavoro fatto da Masters che si divincola fra le carte, che all'inizio di questa avventura, riempiono la scantinato dove Norton vive e la reticenza di un uomo che vorrebbe apparire non per il genio che ha ma per quello che lui ritiene importante. Si Instaura così un dialogo costante e a tratti decisamente divertente fra autore e soggetto. Un po' come se il personaggio di un romanzo uscisse dalla trama e dicesse al suo autore: "Senti bello così non va, questa principessa è decisamente racchia! Ora te lo dico io che facciamo... Comincia da qua...".
Ed è probabilmente per questa caratteristica narrazione a tratti classica, ovvero con una sola voce, ma molto più spesso corale che è difficile non affezionarsi ad entrambi.

Questo libro da quando l'ho aperto ha percorso un sacco di km. E' venuto con me in ufficio, dai medici, in fiera e ovunque l'ho portato ha attirato l'attenzione, non solo per l'interessante commento in seconda e terza di copertina ma soprattutto per la gustosa selezione fra immagini e disegni che sono parte integrante della narrazione. La scrittura è scorrevole e difficilmente si incorre terminologie complicate proprio perché è interesse dell'autore far conoscere quest'uomo straordinario non solo attraverso le sue fobie ma in particolare per il suo lavoro. Lavoro che, per essere semplificato per noi mortali che non siamo così avvezzi a parlare di Matematica pura, richiede un'applicazione e un impegno notevoli che però ,nei capitoli che vengono sparsi qui e là durante la narrazione, hanno dato i loro risultati. Probabilmente è questa la dimostrazione che, per arrivare al grande pubblico non servono terminologie altisonanti o solo ricerche meccaniche delle fonti da cui prendere spunto. Basta metterci il cuore e affrontare con il proprio soggetto un pezzo di vita, anche se in qualche caso è necessario fare lavoro di immedesimazione - in questo caso, infatti è più semplice visto che il soggetto è vivente e decisamente in movimento.

Se vorrete entrare in questo piccolo mondo dovrete fare i conti con l'affezione che vi farà prolungare la lettura per non lasciare questi due uomini così diversi e per alcuni versi così uguali. Caos e ordine sono le cose che interessano Simon e soprattutto riportare ordine dove c'è caos matematico; caos e ordine sono anche le cose che premono a Alexander e nello specifico riportare ordine nel caos delle carte nortoniane che sono la testimonianza di una vita eccezionale da lasciare ai posteri. Inutile dire, quanto ho amato questo libro e che lo consiglio caldamente a chi vuole fare una lettura diversa del solito.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Un genio nello scantinato
Biografia di un uomo felice
Alexander Masters
Adelphi Edizioni, Ed. 2013
Collana "Fabula"
Prezzo 22,00€

Fonte:LettureSconclusionate

mercoledì 18 dicembre 2013

[Dal libro che sto leggendo] Moby Dick e altri racconti brevi


Alessandro Sesto
Fonte: LettureSconclusionate



Se Chartier leggesse questo racconto probabilmente si farebbe una bella risata. Non è di lui che parliamo oggi, bensì di Alessandro Sesto, approdato nel coloratissimo catalogo Gorilla Sapiens e che, qualche settimana fa mi è capitato di vedere a Roma la presentazione del suo lavoro all'HulaHoop Club Eternauta. In quell'occasione il racconto che vi ho trascritto per oggi non è stato letto - quindi è veramente un'anteprima - e che mi permette di mostravi perché questo libro ci mancava.

Sesto, con particolare maestria, e come potrete vedere dal testo riportato, anche con eleganza riesce a trattare un argomento complicato come il rapporto autore e opera, su cui hanno scritto grandi come Segre e Chartier e moltissimi altri, e a semplificarlo infilandolo in un cornice più "sicura" per il lettore che, tra una risata e l'altra - e vi assicuro che si ride veramente parecchio-, riesce anche ad apprezzare (e avvicinare!) il concetto più complicato. E probabilmente gli rimarrà più in mente di quanto lo avrebbe immagazzinato ascoltando un simposio in merito.

Non troverete solo queste ironiche scene ma anche delle analisi, a tratti irriverenti, ma molto puntuali su generi, protagonisti, trame e finali che, se non guardate solo superficialmente, vi faranno ritornare con la memoria a quel che avete letto per capire se fa sul serio o dice solo per scherzo. Io un'idea ce l'ho, ma ve la racconto nella recensione. Frattanto credo che, visto il racconto scelto, sia superfluo aggiungere che questo è un bel libro da regalare a Natale, tanto per non rimanere nella massa dei libri regalati e mai letti che popolano le librerie delle persone cui li regaliamo pedissequamente ogni anno.

Miglioriamo le nostre condizioni di lettori e il nuovo anno che è alle porte con libri di qualità.
Buone letture,
Simona Scravaglieri


L'autore 
Ieri sera al bar, fresco di wikipedia parlavo di Tolstoj credendo di fare la mia porca figura, quando la cameriera mi ha informato che nessuno più ritiene che un testo possa avere un autore definibile come individuo. Poi ha aggiunto che l'autore, se proprio se ne vuole parlare ma sarebbe meglio di no, è una sorta di composto magmatico formato dall'insieme delle rappresentazioni che il pubblico ha delle narratore; rappresentazioni determinate dal testo stesso, dalla posizione della critica letteraria, dall'interpretazione di ogni lettore effettivo, potenziale e immaginario, dall'ambiente sociale in cui viene prodotto e letto, dal vissuto infantile dell'impaginatore, dagli archetipi sognati dal correttore di bozze e da altre cose che, complice un eccessivo consumo di vino della casa, ricordo solo confusamente. A ogni modo è irritante: gli autori non esistono più e io a parlare di Maupassant, Austin e tutti gli altri come un fesso. Nessuno mi dice niente, sono sempre l'ultimo a sapere.
Protestando comunque che tutto ciò mi era notissimo ho intanto indagato sulle fonti relative a questa sparizione dell'autore, così cambio bar e mi rifaccio un nome. Lei ha menzionato il libro di un certo Hix, lo ricordo perché era come il rumore del singhiozzo con la ics, e io avevo appunto il singhiozzo per colpa di quel vinaccio. Comunque il libro si intitola Morte d'autore, un'autopsia, o Autopsia della morte di un autore, insomma, l'essenziale è che l'autore è morto. Ho sorriso come a dire, ah certo, Hix lo conosco bene, ma la cosa non è così semplice, e bevuto l'ultimo me ne sono tornato a casa da solo con la mia ignoranza.
Oggi quindi sono andato alla biblioteca comunale. Chiedo il libro, e la bibliotecaria a sua volta mi chiede l'autore, con tono assolutamente meccanico e privo di intenzione, come se fosse la domanda più ovvia possibile. Devono proprio pensare tutti che sono un deficiente. Ribatto che come è noto, l'autore non è certo una persona fisica, ma piuttosto, e a essere riduttivi, una descrizione approssimativa delle rappresentazioni mentali della figura narrante da parte dei lettori potenziali del testo. Mi risponde che se non le dico il nome dell'autore non può trovare il libro. Da non credersi. L'autorino con nome e cognome che scrive con la penna d'oca... intendo, siamo tutti adulti, abbiamo fatto le nostre, non c'è proprio motivo che ci raccontiamo storie. Niente l'impiegata è inamovibile. E tutti intorno che le danno ragione, come negli incubi. A questo punto credo che mi stiano mettendo alla prova.

Questo pezzo è tratto da:

Moby Dick e altri racconti brevi
Alessandro Sesto
Gorilla Sapiens Editore, Ed. 2013
Collana "Caramella acida"
Prezzo 12,90€


domenica 15 dicembre 2013

L'ha detto...Jacinto Benavente y Martinez

Fonte: Wikimedia Commons


Molti pensano che avere talento sia una questione di fortuna; forse la fortuna è questione di talento. 
 Jacinto Benavente y Martinez

venerdì 13 dicembre 2013

"Se il mondo finisce a dicembre non pago Equitalia", AA.VV. - Attori di una storia chiamata vita...


Fonte: MoviePlayer

Ma voi siete superstiziosi? Io a volte sì anzi, devo ammettere, che le fatiche dovute alla mia salute altalenante mi hanno fatto diventare un po' più guardinga. Non faccio cose strane, non mi spavento per i gatti neri (anche perché ne ho avuto uno quando ero bambina che era amatissimo!) e nemmeno metto un tipo particolare di intimo, ma sono affezionatissima a degli oggetti dai quali non mi separo mai. Uno di questi è questa raccolta. L'ammetto mi è stata recapitata in ospedale da mia madre scetticissima e un po' guardinga sulle letture della figlia che s'era appena salvata la vita e che, con tanto di sondino (o come si chiama!) al naso per strafarsi di ossigeno, guardava come fosse Natale il pacco di libri sparsi sul letto d'ospedale. Non credo mi si possa biasimare!

Scopro oggi, che il primo racconto letto, e che tanto mi è piaciuto è di un certo Stefano Tofani, ve lo ricordate?? L'autore de "L'ombelico di Adamo". Lo scopro oggi, proprio perché nel prendere il mano il libro e cercare il modo corretto di farvene un resoconto, mi è caduto l'occhio sui titoli e sugli autori. Di quelli che conoscevo già c'è la splendida Raffaella F. Ferrè (conosciuta con l'antologia e il blog di Strozzateci tutti) e Patrizia Rinaldi (della quale potete leggere il blog). Gli altri mi sono sconosciuti, ma so già, come mi ha detto Paolo Baron alla fiera della piccola e media editoria di Roma, che li leggerò sicuramente in giro perché hanno già pubblicato o pubblicheranno libri. Sono tutti autori promettenti. 

Perché comprare questa raccolta, cos'ha di speciale? Nulla, ci siamo noi nelle nostre debolezze e abitudini comuni. C'è una parte di noi che non ci piace mostrare e che solitamente non facciamo conoscere volentieri nemmeno alla nostra ristretta cerchia di amici. Che sia la voglia di creare una cerchia ristretta di persone che si pensano possano vincere al superenalotto, la curiosità verso qualche arte divinatoria o anche il destino che ci piomba addosso, anche se noi cerchiamo invano di sottrarci alle sue decisioni, quelli rappresentati, con un leggero sorriso, siamo noi. Chi in misura maggiore e chi in minore ha le sue superstizioni o manie oppure fobie legate ad azioni e oggetti e alcuni anche alle persone. Nel mio caso, c'era la ritrosia a parlarvene sia perché mi sono piaciuti parecchio ( e come spesso dico, quando ne sono troppo affascinata non riesco ad essere obiettiva) e sia perché, lasciarli andare dalla piccola lista dei "libri già letti" alla più grande libreria di quelli "definitivamente chiusi"- perché qui recensiti-, mi fa sentire un piccolo grande senso di abbandono. 

La scelta dei racconti, che probabilmente nel [Dal libro che sto leggendo] vi avrò segnalato come "posizionati ad arte" ho scoperto essere una selezione "naturale". Paolo Baron l'ha definito "come mettere le canzoni in sequenza per un CD". E io invece ero convinta che questo crescendo, che si avverte dietro ai racconti, fosse creato appositamente; rimane il fatto che naturale o no l'effetto c'è e non è pesante. Questa mancata pesantezza è data dal fatto che, sebbene il tema della superstizione sia comune a tutti i racconti, nessun racconto presenta collegamenti con l'altro. E' un po' come stare in una mostra multimediale con tutti schermi e, passando dall'uno all'altro, si vede un filmato differente. 

Quindi passerete dalla nonna un po' maga di Stefano Tofani, ad un futuro sposo, che ha fissato la data di matrimonio lo stesso giorno in cui si dice che i Maya abbiano profetizzato la fine del mondo, di Raffaella Ferrè, ad un particolare bar di periferia di Simone Arminio passando per un altro bar con uno sfortunatissimo assicuratore che cambia la sua vita e quella degli altri avventori in punto di morte raccontato fra le pagine del diario del barista protagonista della storia di Andrea Dilaghi. Poi ci sono anche Viola Picò che voleva prendersi una rivincita sul mondo di Patrizia Rinaldi e l'adolescente che fa filone - adoro questa definizione del marinare la scuola!- dalle lezioni e passa delle ore che le ricordano che non sempre evitare la scuola sia la cosa giusta da fare di Raffaella Migliaccio terminando in bellezza con una bellissima storia che inizia con una bimba che fa vedere alla madre il dentino che le è caduto di Lorenzo Iervolino.

L'evidenza del "noi" non è così diretta, rendendo questi racconti estremamente piacevoli e scorrevoli. Tale retrogusto è dato solo dal deposito della storia, quando sono state lette tutte e rimangono lì, a girare fra i neuroni del nostro cervello. Solo allora, ci sorprenderemo a rispecchiarci in un comportamento, in una espressione o anche in una descrizione di una situazione. Non serve farsi il controllo continuo o mettersi ogni minuto sotto processo. Le raccolte come queste insegnano che la vita va come deve andare, che sia per destino, premonizione, per un dio o per qualcos'altro noi siamo attori di una pièce teatrale recitata con improvvisazione ma pilotata da un'entità che non ci è dato conoscere che ci porta verso lidi che non avremmo mai conosciuto altrimenti. Possiamo vederla in maniera negativa, ovvero che potrebbe finire il mondo domani o che la sfortuna è dietro l'angolo. Ma possiamo anche guardare alla cosa in un altro modo, come sembrano scritte queste storie, ovvero con una sorta di ironia mista alla buona volontà di affrontare tutto quello che "il grande scrittore della vita" ha architettato per la trama della nostra. Non potremo dispiacerci di averle tentate tutte, abbiamo fatto il nostro dovere per renderla una storia migliore.

Una raccolta da leggere e so' già che non ve ne pentirete!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Se il mondo finisce a dicembre non pago Equitalia
Racconti di ordinaria superstizione
AA.VV
80144 Edizioni, Ed 2012
Prezzo 10,00€


Fonte: LettureSconclusionate

mercoledì 11 dicembre 2013

[Dal libro che sto leggendo] Ricordare, raccontare. Conversazioni su Salamov





Fonte:123RF
E' dallo scorso anno che voglio trovare il tempo di trascrivere questa lettera. La forza di Herling sta nella sintesi pungente e nell'analisi puntuale. Un po' come nei suoi tanti racconti ( a parte uno di cui dovrò trovare il tempo di parlarvi).
Sta rispondendo all'allora responsabile di collana Einaudi che rispondeva ad una sua sollecitazione su che fine avesse fatto, dopo un anno, la pubblicazione de "I racconti della Kolima" e la relativa introduzione scaturita da un dialogo a due voci con il primo traduttore italiano di Salamov Piero Sinatti. Se siete curiosi di sapere qualcosa di più sulla vicenda potete trovarla dettagliatamente spiegata nella recensione:"Siamo spiacenti" di Gian Carlo Ferretti

Questo è un libro invece molto bello. La semplice traduzione di una vita lontana da noi che si è spenta il 17 gennaio 1982 e che ancora oggi rimane erroneamente poco ascoltata e letta, come d'altronde quella di Herling.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Napoli, 6 maggio 1999 
Gentile Dottor Bersani,
avrei potuto fare a meno di rispondere alla sua lettera del 4 maggio. Ma non le darò questa soddisfazione. Appartengo agli scrittori della "razza Orwell" (tanto vilipeso dal vostro Calvino nella lettera a Pampaloni), sempre pronti a bollare la human stupidity in nome della human decency.
Sorvolo sulla sua curiosa e assai disinvolta comunicazione che dopo un anno avete deciso di pubblicare Salamov in una diversa collana, che rende superfluo il nostro dialogo con Sinatti. E' un piccolo monumento della vostra serietà editoriale. E Passo subito al merito della faccenda.
Nella vostra attività editoriale passata (o che almeno tale sembrava) si potevano distinguere due filoni. Un filone, che chiamerò "della bella pagina", aveva consigliato Natalia Ginzburg a rifiutare il grande libro di Primo Levi [errore fu Pavese a rifiutarlo secondo quanto evidenziato in "Siamo Spiacenti"]; il secondo filone, che chiamerò "dell'impegno politico", aveva spinto Giulio Einaudi a vagheggiare un progetto di pubblicare le opere complete del famigerato Andrej Zdanov (proposito felicemente abbandonato a causa di sopravvenuti avvenimenti storici). Nessuno di questi filoni era accettabile per me  e per Sinatti. Particolarmente il secondo, che però ho ritenuto estinto dopo il 1989, come mi fece capire il dottor Bo  per invogliarmi ad accettare il vostro invito un anno fa. Quanto al primo filone, mi è difficile immaginare un lavoro, diciamo, sull'opera di Primo Levi che eviti di dare "un peso eccessivo" alle cose da lui descritte nei suoi libri. Così mi è difficile immaginare un lavoro su Salamov concentrato nella "discussione letteraria" a scapito delle argomentazioni storico-politiche. La verità (come sono quasi certo) è che nessuno di voi, dirigenti Einaudi, si è dato la pena di leggere i Racconti della Kolima, non dico tutti, ma almeno una decina. Se lo aveste fatto, sareste in grado di capire che il nostro dialogo, eccessivamente politicizzato e storicizzato secondo Lei, è un modestissimo e moderatissimo commento alla bomba contenuta nell'opera di Salamov. Una bomba che i lettori del vostro volume in preparazione non potranno non udire anche senza l'aiuto della prefazione di Sinatti e mia. Se lo avesse fatto Lei, si risparmierebbe considerazioni davvero prive di senso contenute nella sua lettera.
Non crederà, spero, che il vostro verdetto ci costringerà a cestinare il nostro lavoro. Faremo tutto il possibile per pubblicarlo in italiano, naturalmente con una nota introduttiva che racconterà, per filo e per segno, la nostra disavventura con la celebre ( e meritoria, per usare la sua qualifica) casa editrice torinese. 

Il libro da cui è tratto questo pezzo è:

Ricordare, raccontare. 
Conversazioni su Salamov 
Gustaw Herling, Piero Sinatti
Ancora del mediterraneo Editore, ed. 1999
Collana "Le Gomene"
Prezzo (all'epoca) 12.000£

domenica 8 dicembre 2013

Carlo Verdone : i grandi nomi della letteratura italiana

Ogni tanto è anche bello farsi due risate e questa domenica che tradizionalmente è dedicata alla preparazione degli addobbi natalizi vi posto questa esibizione di Verdone che sicuramente sarà d'aiuto per cominciare bene la giornata.

Buona domenica e buone letture,
Simona Scravaglieri


venerdì 6 dicembre 2013

Giornata AntiStalking del web "Lettera al mio stalker #FF #stalkingstalkersday" di Gaia Conventi


Quando è nata l'idea ed è stato stabilito il giorno avevo qualche dubbio legato al fatto che, per questo blog, il venerdì è giorno di pubblicazione. Poi mi sono detta fortunata visto che ho avuto raramente di questi problemi, ma mai legati alle mie attività in questo spazio. 

Quindi ho deciso di aderire per tutti/e coloro che giornalmente vivono situazioni come quelle che racconta Gaia. In una nazione dove la prova di colpevolezza non è mai garanzia di condanna e l'applicazioni di leggi, sempre troppo poco adeguate al problema cui si riferiscono, è discrezionale si può dire che persone come chi racconta di seguito non avranno mai giustizia.
 
Questo post, in accordo con la proprietaria, è stato interamente preso dal suo sito Giramenti e oggi invito tutte i o le bloggers a replicarlo sui propri spazi perché, anche se non siamo coinvolti direttamente, la libertà di parola ed espressione senza costrizioni o delazione sia garantita a tutti meno a chi ne abusa.

Grazie,
Simona Scravaglieri

Lettera al mio stalker #FF #stalkingstalkersday

Caro Daniel,
da diverso tempo ti reputo il mio stalker e spero davvero che tale qualifica non ti offenda. Del resto, sia chiaro, non saprei come altro considerarti: non un ammiratore e nemmeno un semplice utente di Giramenti.
Mi sono posta spesso il quesito, fin dal post che ci ha fatti incontrare. Non sapendo come incasellarti, ho chiesto consiglio alla Questura di Ferrara. Ho fatto presente che mi hai dato della donnaccia su Facebook, che sul mio blog ti sei spacciato per il tuo avvocato, il tuo psicologo, per tua cognata e per qualche altro personaggio, sempre presentandoti con la stessa email e lo stesso IP.
Secondo la Questura di Ferrara, il fatto che abiti a Catania ti rende uno stalker a basso rischio d’azione. Dunque uno stalker inamovibile e un po’ pigro, spero che la cosa non ti urti.
Sempre secondo la Questura, non si è certi che sia proprio tu a celarti dietro quel computer, e non importa se la tua faccia compare in un video intitolato «gaia conventi distruttrice dello scrittore Trille Daniel Cristian e smerdamento alla youcanprint». La certezza matematica non esiste, forse non sei tu, forse è il tuo psicologo, il tuo avvocato, tua cognata… Ecco, magari tua cognata no, sarebbe poco credibile.
Quindi la Questura ha preso le tue parti, e spero che la cosa ti renda felice. Non esserlo troppo, il tuo sorriso potrebbe sparire a breve.
In questi mesi, dopo la tua telefonata al mio numero di casa, ho dovuto contattare Telecom, e anche Telecom non voleva darmi ragione. Pensa che, nonostante il mio gestore telefonico avesse lasciato online i miei dati sensibili, ho impiegato due mesi per cambiare gratis il numero. Spero che nel frattempo tu non mi abbia cercata ancora, in quei mesi non ho risposto al telefono. Ovviamente non ho potuto cambiare indirizzo, ma tanto tu sei pigro e non verrai mai a trovarmi, dico bene?
In tanti hanno stabilito che il tuo interesse nei miei confronti era cosa accettabile, poi la Questura ferrarese mi ha chiarito il concetto: tu puoi darmi della donnaccia perché in quel post, dove racconto come ti sei spacciato per lettore per spammare il tuo libro su Yahoo Answers – cosa che hai pienamente confermato in questo commento –, gli utenti di Giramenti esprimono molta perplessità circa le tue doti di scrittore. E poco importa che tu ti definisca autore presso una piattaforma di self publishing, evidentemente non sei pronto ad accogliere le critiche del pubblico.
Ma stai tranquillo, la Questura dice che hai i tuoi buoni motivi per dirmi che sono una troia, io molti meno nel farti presente che la tua scrittura risulta inadatta alla pubblicazione.
Per lungo tempo, nonostante tu ci abbia tenuto a farmi sentire la tua presenza, ho lasciato i tuoi commenti in moderazione.
In ottobre (immagine cliccabile) mi davi della stronza e mi suggerivi di pigliare la vita con calma, in novembre mi consigliavi di prendere confidenza con un’arma da fuoco.
Poi, avendo visto che i tuoi consigli non smuovevano la mia coscienza, ti sei fatto più esplicito.
In questo nuovo commento mi spieghi che i proiettili vengono venduti con estrema facilità. Se la Questura avesse stabilito che posso considerarmi vittima di stalking, dovrei sentirmi seriamente minacciata da tale asserzione. Purtroppo, però, la Questura, la Postale e per lungo tempo anche la Telecom, hanno decretato che in quanto affermi e minacci non si ravvisa alcuna forma di stalking. Alcuna forma credibile, intendo, essendo tu – a parere di qualcuno – un tizio che mai prenderebbe un treno, mai armerebbe una pistola e mai si presenterebbe alla porta di casa mia.
Ovviamente ho qualche dubbio a riguardo, ma non ho alcuna intenzione di passare di nuovo una mattina in Questura. Lascerò quindi sia il web a decidere come devo pormi nei tuoi confronti: questa lettera verrà diffusa via Twitter (con questi hashtag: #FF #stalkingstalkersday), via Facebook e tramite reblog.
E ora, se credi, puoi smettere di sorridere. Ora, infatti, fai parte – assieme a me – di un piccolo esperimento. Cosa che ti renderà assai popolare: in qualità di scrittore dovresti esserne soddisfatto, in qualità di stalker forse un po’ meno. Ma la Questura ha stabilito che tu non sei uno stalker, stai tranquillo.
Che succede poi? Puoi scegliere di fare diverse cose: stampare questo post e andare in Questura a Catania, segnalare questo post alla Polizia Postale, acquistare – facilmente – quei proiettili. Ovviamente la tua libertà d’azione termina sul mio zerbino. Una vittima di stalking non lo direbbe mai ma io, ormai si è capito, non mi ritengo una vittima.
Spero non me ne vorrai ma, mentre tu acquisti proiettili, io uso la tastiera. La mia arma è questa, vediamo se funziona meglio delle tue minacce.
[* Gentili lettori, partecipare a questo esperimento è molto semplice: condividete questa lettera sui social network – gli hashtag su Twitter sono #FF #stalkingstalkersday –, ribloggate il post o usatelo per integrare i vostri articoli dedicati allo stalking. Se scopriremo che la battaglia va combattuta in questo modo, sapremo come difenderci e come uscirne vincenti. Grazie a tutti].

"Mussolini censore", Guido Bonsaver - L'intelligenza e la dannazione della cultura...



Fonte: Pinterest



Sembra fatto apposta e invece è veramente un puro caso, che mi capitino a tiro libri, di cui parlare, che si occupano proprio di editoria. Nel caso precedente avevo scordato di mettervi l'assaggio e in questo caso di inserirvi la recensione e, come detto martedì, non c'è occasione più ghiotta della settimana romana dedicata a "Più libri più liberi" e alla possibilità di fermarsi a parlare con gli editori per schiarirsi le idee. Il motivo principale per il quale la recensione non è uscita subito è perché a me, questo libro, è veramente piaciuto tanto ed è difficile a caldo non scriverne con un continuo di "è bello, interessante, coinvolgente etc" senza però addurre motivazioni convincenti - e sarebbe stato come leggere una delle tante recensioni "adulatorie" che io tanto odio -. In questi casi, come in quelli relativi alle recensioni negative, è necessario prendere le distanze dal libro lasciandolo depositare per poterlo raccontare razionalmente a voi.

Quando si parla di questo periodo storico, come scrissi per "Operazione Compass. La Caporetto del deserto", si incorre in una illimitata serie di luoghi comuni creati e fomentati dalla cultura ufficiale nella convinzione, probabilmente, che questo possa servire da deterrente. In effetti, la ricostruzione storica di un fatto è una delle cose più difficili da portare avanti perché bisogna staccarsi  dal proprio pensiero e dalle proprie scelte e scendere in maniera imparziale nei fatti selezionandoli e organizzandoli per poterli proporre al pubblico. Mi si potrebbe dire che raccontare per filo e per segno le questioni storiche non risolve come avviene nell'America del sud dove, a meno di vent'anni dalla liberazione dai lager nazisti,  ci fu la mattanza dei desaparecidos o che, nonostante tutte le crociate contro la fede che crea sette suicide o assassine, ancora oggi nel mondo ne nascono milioni e infine che, all'imbecillità umana non c'è limite. Ma resto convinta che, in alcuni casi, la realtà sia un ottimo deterrente.

Mussolini era un uomo non un dio. Il mito del duce, che ancora oggi vediamo nell'iconografia che ci viene propinata quando si parla del periodo fascista è un derivato di una campagna volta a creare il mito. E il mito come si crea? In questo caso con un libro. Uno solo, non duecento. Scritto da una donna, stampato da un editore (prima inglese e, in versione censurata, dopo in Italia) e letto da milioni di persone che non sono state costrette, ma hanno scelto di farlo. E' qui che risiede l'intelligenza e la dannazione della cultura nella creazione del mito. Anche oggi ne abbiamo milioni di esempi dati dalla dilapidante pubblicazione, o meglio autopubblicazione, degli scritti di autori "inediti" per varie e molto spesso decisamente opportune ragioni, in cerca della fama effimera, e soprattutto non appartenente al genere scrittore,  di ricavarsi un posto nell'olimpo dei miti. Ma il mito non è dell'autore l'autore crea e il mito rimane l'oggetto di quello che scrive proprio come succede con la Sarfatti che, donna ebrea (convertita al cristianesimo prima del '38) e amante di Mussolini, crea il mito di cui l'uomo dovrà correr dietro per una vita.

Mussolini aveva intuito ma non il carattere. Bonsaver dice che fu il primo, fra i dittatori del tempo, a capire il valore dell'informazione ma le conclusioni che vengono fuori man mano che gli anni vengono raccontati è che non riesce a gestire questa sua "intuizione". E' un accentratore ma non ha visione d'insieme e vive in Italia, paese da sempre ingolfato sa una burocrazia ottusa e ipocrita nonché pigra. Non c'è azione, come quella perpetrata ai danni di Gobetti, in cui non debba intervenire in prima persona perchè venga portata a termine e non c'è libro che non passi la censura, almeno fino al '38 perché, nonostante le note del ministero, non c'è prefettura che si disturbi a leggere i libri inviati. E allora perché tanti libri furono censurati? Grazie ai delatori. Sono loro la vera risorsa attiva del fascismo. I delatori danneggiano non solo gli editori, ma anche gli scrittori e agiscono per il livellamento della cultura. Basta una lettera e il gioco è fatto.

Dall'altro lato, l'intelligenza, se vogliamo definirla così, di alcuni editori emerge nell'aggirare le regole e le censure. Si passa dalle milioni di prime edizioni finte - quando ci si accorgeva che un libro era da censurare poteva venir richiesto di non andar olte la prima edizione e quindi l'editore continuava a mettere in circolazione ristampe marcate "prima edizione" - alla "richiesta di consiglio" volta a  lusingare e compiacere chi sventolava il timbro della censura sulle operazioni di "taglio" da fare sui testi per non incorrere in reprimende.

Infine se vi domandate ancora la connessione fra le mie chiacchierate odierne e questo libro essa risiede nel fatto che, oggi come ieri, la grande casa editrice poteva permettersi il lusso non solo di farsi censurare qualche titolo ma, soprattutto, di protestare. Oggi come ieri la produzione letteraria e le case editrici sono molte ma la loro sopravvivenza era dovuta alla censura: quella di ieri perpetrata vietando la distribuzione e la vendita di certi titoli oggi semplicemente relegando i loro titoli in luoghi non visibili ad uno sguardo poco attento. Basta che un libraio nn sappia fare il suo lavoro o che si inventi il mestiere per danneggiare una filiera attiva e fiorente nonché attenta alle proposte di autori che si propongono come vera e propria innovazione. Scrittori che devono attendere la provvidenza di Ferretti e sperare che questa sia sufficientemente aggiornata da non limitarsi a passare solo per i canali istituzionali ma anche per quelli dei social per rendere loro giustizia.

Guardare al passato in maniera corretta senza aggiunte denigratorie o abbellimenti forse ci permetterebbe di migliorare la nostra vita e quella della comunità e probabilmente di apprezzare la variegata proposta editoriale italiana che non forma piramidi all'entrata della libreria.
Ora posso dirlo! Un bellissimo libro, interessante e a tratti anche avvincente, scritto in maniera scorrevole e chiara senza alcuna voglia di dar sfoggio a vocaboli che possano rendere difficile la vita del comune e tranquillo lettore della domenica.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Mussolini censore
Storie di letteratura, dissenso e ipocrisia
Giulio Bonsaver
Editori Laterza, Ed. 2013
Collana "I Robinson/Letture"
Prezzo 18,00€


Fonte: LettureSconclusionate

mercoledì 4 dicembre 2013

[Dal libro che sto leggendo] Siamo spiacenti

Fonte: Best5
Quale libro migliore potrei scegliere per festeggiare l'evento della settimana a Roma ovvero la Fiera della piccola e media editoria italiana? E' stato un caso, era lì che mi guardava dallo scaffale dei libri letti ma con i quali ho un conto in sospeso che può essere una recensione o anche un pezzo appartenente a questa rubrica. Non è un libro di recentissima lettura, risale ad Aprile ma che mi è piaciuto talmente tanto da fargli una polposa e forse "polpettosa" (passatemi il temine!) recensione che trovate qui: Siamo spiacenti.

Racchiude, come preannuncia l'introduzione di cui vi riporto la prima pagina, l'elenco dettagliato dei rifiuti editoriali dagli anni 20 ad oggi. Non è il cimitero degli esordienti non pubblicati bensì si propone di analizzare volta per volta quelli che furono rifiuti di alcuni e che diventarono la fortuna di altri. Una sorta di divina provvidenza trasversale che guarda benevola tutti autori ed editori che hanno avuto pazienza e costanza per farsi riconoscere e per accettarsi. Troverete autori cocciuti, altri signorili, troverete editori arrivisti e quelli che invece sono in crisi molto prima della grande depressione editoriale degli anni '80 in Italia.

Ci sono tutti e ci sono anche una moltitudine di ragionamenti fatti sulle carte che, volta per volta, Ferretti ha portato alla luce scartabellando negli archivi. E' un modo per guardare all'editoria in maniera consapevole e per ribadire che il grande libro che ci ruberà il cuore non è ancora stato scritto o se lo è stato non sarà stampato necessariamente da una casa editrice di grido ma ci sta aspettando, magari proprio sui tavoli della fiera, confuso fra milioni di titoli e di colori in una festa della parola scritta.

Un bel saggio, scritto in maniera scorrevole e molto interessante. Forse lo dovremmo leggere tutti,, almeno per una volta nella vita chissà mai la divina provvidenza di autori ed editori decida di aiutare anche noi lettori indicandoci la strada delle buone letture.

Buone letture,
Simona Scravaglieri
Niente di meglio di un rifiuto 
I rifiuti editoriali hanno una lunga storia, che non è stata finora mai raccontata in modo organico. Questo libro cerca appunto di raccontarla dagli anni venti a oggi in Italia, realizzando una controstoria o storia per così dire in negativo dell'editoria libraria, che volta a volta conferma o integra, corregge o contraddice la storia in positivo dei titoli pubblicati e delle relative strategie editoriali, o suggerisce angolazioni nuove di interpretazione, fa emergere meglio certi aspetti, induce a ripensamenti sulla storia stessa in un'ottica diversa, e per tutto questo risulta alla fine altrettanto significativa. Una controstoria che riguarda in modo specifico i testi o gli autori inediti di cui vien rifiutata la pubblicazione (anche se può venir rifiutata la richiesta di una seconda o terza edizione, naturalmente), e che esclude la produzione specialistica e scolastica. Una controstoria inoltre che analizza e ricostruisce vicende e casi anche noti, ma spesso non valorizzati, e lo fa comunque in una prospettiva nuova e con nuovi risultati. Derivandone così una sua complessiva e oggettiva originalità.
Il tema del rifiuto va affrontato perciò fuori da quell'atteggiamento di condanna troppo facile e sbrigativo ( e talora interessato), che si ritrova periodicamente in articoli, pamphlet e saggi. Circola infatti da tempo un luogo comune parziale  e fuorviante: l'editore potente, distratto, mercantile, conformista o crudele, che rifiuta il manoscritto dell'autore indifeso, incompreso, impotente e vittima. Certo, ci sono editori colpevoli di ingiustizie per superficialità e incompetenza, disordine o miopia, e ci sono apparati di selezione inadeguati, ma in generale il vittimismo degli autori non è giustificato, e anzi molto spesso un libro mediocre deve il suo successo proprio alle capacità promozionali degli editori tanto vituperati. 

Il libro da cui è tratto questo pezzo è:

Siamo spiacenti
Controstoria dell'editoria italiana attraverso i rifiuti
Gia Carlo Ferretti
Bruno Mondadori Editore, ed. 2012
Prezzo 20,00€


domenica 1 dicembre 2013

L'ha detto... Nicola Piovani


Fonte: Hitechweb

La musica è la parte più inconscia della percezione dello spettatore cinematografico. 
 Nicola Piovani

venerdì 29 novembre 2013

"Io sono Malala", Malala Yousafzai - E ripensare ai coccodrilli è stato un attimo...


Fonte: MyOpera

Anche questa recensione mi ha dato più di un grattacapo perché è facilmente mal interpretabile, ma è un problema in cui sono incorsa già in passato così correrò questo rischio ugualmente. E' una storia vera, quindi non può avere una definizione di "bello" o "brutto"; una vita è una vita, punto e basta. Così per inoltrarci nei meandri di questo scritto dobbiamo però scindere due aspetti principali: da un lato c'è la storia e dall'altro lo stile in cui è scritta. Cominciamo con la storia che, in fondo, è la componente più facile da smarcare.

Per chi non lo sapesse Malala è oggi praticamente un'adolescente famosa in Pakistan ma anche nel mondo. Da quando era piccola, grazie anche al supporto della famiglia, questa ragazzina coraggiosa rivendica il proprio diritto allo studio in un paese in cui ,dal 2009, la forte presenza di talebani aveva imposto il divieto alle bambine del diritto allo studio. Malala ha rilasciato interviste, è stata filmata e ha tenuto un blog a distanza per una grande testata giornalistica e questo l'ha esposta, più di tante altre ragazze, ad un pericolo che si pensava rimanesse solo una minaccia. Invece nel 2012, il pulmino che la sta riportando a casa dalla scuola viene improvvisamente fermato, sale un uomo chiedendo chi sia Malala e quasi non aspetta risposta ma spara ferendola gravemente e colpendo anche due sue compagne. Il libro è una trascrizione puntuale di 14 anni di vita in questa situazione, che vede la fede musulmana sempre interpretata e declinata in maniera volutamente sbagliata e ottusa contando sull'ignoranza delle masse. Una cosa assai comune anche per i cristiani, pertanto non è una novità.


Quello che emerge, però, in maniera abbastanza evidente è che Malala ha avuto l'opportunità di vivere in una famiglia molto particolare e che, nonostante tutto, è riuscita ad essere più moderna di quanto si possa pensare di riuscire vivendo nelle montagne del Swat dove anche l'energia elettrica è un vero lusso. quindi se da un lato ha dell'eccezionale il coraggio di una bambina di opporsi al mondo oscuro disegnato per lei dai grandi, dall'altro lato dobbiamo tenere conto che il padre ha cresciuto, indirizzato e formato i propri figli verso una visione della vita non occidentale ma sicuramente più contemporanea. A questo si aggiunga anche che per una Malala che studia ce ne sono milioni di altre che vengono date in spose molto prima della crescita o anche bambine che sono costrette a fare lavori pesanti o vengono uccise. Quindi la battaglia di Malala ci ricorda che nella richiesta al mondo intero di poter studiare si racchiude non solo questo ma anche il diritto ad arrivare all'età adulta e a poter pensare di testa propria. Questo non prescinde dalla religione ma ne è compendio indipendentemente dal credo che si professi. 
E' bello anche sapere che una ragazzina possa raccontarci di trovare svago e divertimento aprendo un libro a noi, che siamo abituati a cercare cose più effimere come vuoti talk show o peggio real che creano nuovi personaggi strapagati ma con molto poco da proporci.

Se tutto si riducesse a questo probabilmente questo libro, nelle mie librerie, lo trovereste codificato con ben 5 stelle su 5 di votazione. Invece oggi ne ha solo 3, indice di un libro bello ma non bellissimo e la motivazione è legata solo alla stesura di questa biografia.
Quando iniziai questo blog mi capitò fra le mani un libro veramente molto bello e intenso dove Fabio Geda - "Nel mare ci sono i coccodrilli", Fabio Geda B.C. Dalai Editore, prezzo 16,00€ -  prendeva e trascriveva la testimonianza di un giovane pakistano (non mi chiedete di dirvi il nome perchè non saprei trascriverlo!) arrivato dopo mille peripezie in Italia. Anche lì il giovane in questione ambiva ad una istruzione. La differenza nei due libri non sta nella voglia di conoscere e di costruire una vita diversa dei due ragazzi e nemmeno nelle esperienze della vita ma nel lavoro di chi trascrive questi libri. Se Geda punta l'attenzione nella storia senza facilitare i pietismi fini a se stessi ma mostrandoci quel lumicino cui, questo piccolo eroe, si è sempre riferito con coraggio per attraversare mezzo mondo e arrivare a Torino, Christina Lamb, invece trascrive tutto o forse fa un editing molto leggero o peggio troppo adulto. Il risultato è un po' destabilizzante. A parte la Malala che si batte per i suoi diritti di cui non si può non condividere gli obiettivi ne viene fuori una seconda che ha un approccio più politico e studiato e che rende l'altra un qualcosa di selezionato perché- lo so pare brutto scriverlo ma non trovo altri paragoni! - "vende". Attenzione non sto dicendo che non sia reale ciò che è accaduto, sto solo dicendo che con questo secondo aspetto, che esce prepotentemente ad un certo punto del libro, la storia reale sembra limata non dal ricordo di una giovane che sente la mancanza dei suoi luoghi d'origine bensì da una studiata mossa politica.
Probabilmente il fine di sollevare l'opinione mondiale contro chi, alle soglie del 2014, ancora pensa che una donna valga meno di un cane e pretende che la gente viva come prima del medioevo, richiede anche questo ma, girando per i vari social dei lettori, soprattutto nei commenti stranieri la mia non è la sola osservazione di questo tipo mossa contro questo lavoro.

A chi m'ha chiesto com'è questo libro ho risposto che è sempre complicato raccontare di questi libri che viaggiano comunque sempre sul filo del rasoio delle nostre coscienze: se ispirano pietismo, che si esaurisce nel tempo della lettura del libro, entreranno nella pila degli amati al momento e subito dimenticati e se, invece, convincono al dissenso questo è solitamente effimero perché non esprimibile sul posto e quindi senza alcun valore. Il valore del libro è comunque dato dalla possibilità di visitare un paese che non è più una meta turistica sicura perché ancora oggetto di scorribande talebane e, non meno importante, dal potersi mettere nei panni di persone di cui pensiamo di conoscere usi e costumi e che invece probabilmente non conosciamo affatto.

Un libro scritto fitto fitto, pieno di descrizioni e anche dell'amore per l'istruzione di tutta una famiglia che vive oggi fuori dal Pakistan, in Inghilterra, ma continua a rimanere pakistana perché crede veramente nelle possibilità del popolo del Pakistan molto più di quanto anche quest'ultimo creda in se stesso. E' stata quindi, comunque, una lettura interessante.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Io sono Malala 
Malala Yousafzai 
Con Christina Lamb 
Garzanti Libri Editore per Corriere della Sera*, 
ed speciale 2013 Prezzo 12,90€ 
*L'edizione speciale cui si fa riferimento in questo pezzo è acquistabile solo sul Corriere Store


Fonte: LettureSconclusionate



mercoledì 27 novembre 2013

[Dal libro che sto leggendo] Babbo Natale è strunz


Fonte: Le cronache di Lollo e altri eventi


Siamo all'ultima settimana di Novembre e già da parecchio, smontate le illuminazioni e decorazioni di Halloween, sono spuntate quelle natalizie. Quindi mi sono detta perché non iniziare anche io in anticipo a portare la gente sulla buona strada?  Ecco, non sarei io se vi proponessi un libro "convenzionale" che dite? Non è una lettura recente, chi mi segue da un po' sa perfettamente che questo è stata una delle letture che ho fatto a Marzo quando ero in ospedale.

Non credo che sia stato solo il fatto di aver bisogno di avere un po' di sole e di buonumore ma i racconti di questo libro sono di un'ironia travolgente accompagnati da solida morale che viene dal vederci rappresentati nella nudità dei gesti ricorrenti (come per esempio quelli che si fanno a Natale) che ci rendono umani e tradizionali.

Tra una risata e l'altra, un maglione e un commento di un regalo o di una situazione abbiamo l'opportunità di vedere da dove veniamo, come avviene per il passo del racconto che vi metto sotto - che da il titolo anche alla raccolta -come siamo oggi e possiamo anche intravvedere come diventeremo. Non è mai un male, ma un ottimo spunto di riflessione su come vorremmo essere e invece come appariamo agli altri.

Se invece non siete in vena di introspezione, a parte le risate, sono anche un ottimo spunto di conversazione e questa raccolta in particolare rappresenta anche un ottimo regalo. Volete mettere vedere la faccia del puntiglioso zio che scarta il regalo e si trova un titolo come "Babbo natale è strunz"? Impagabile!

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Babbo Natale è strunz 
"Last Christmas I gave you my heart", il Natale scorso t'ho dato il mio cuore. "But the very next day you gave it away", ma il giorno dopo l'hai dato via.
E' stato George Michael a lanciare definitivamente l'idea di riciclare i regali di Natale. Quel pezzo suonava e ancora suona ovunque durante le feste di fine anno. Era l'84, ma l'abitudine era già radicata da tempo, l'avevo visto con i miei occhi almeno dieci anni prima. 
Allora, come oggi, in quei giorni di Dicembre scoprivi di avere familiari sconosciuti. Comparivano a tavola la sera della vigilie e li rivedevi direttamente l'anno successivo con i loro regali inutili. Poi c'erano i soliti parenti che trovavi la domenica pomeriggio a casa dei nonni, senza scampo.
Rivedevi anche certi maglioni a fasce colorate spessi un dito, con il collo alto e pruriginoso, che davano, a me a mio fratello, un'aria - anzi, una mancanza d'aria - da lavoratori degli altiforni dell'Italsider (all'epoca era ancora lì a Bagnoli). Quei maglioni potevano avere un senso soltanto a casa mia dove non c'erano i riscaldamenti e faceva un freddo fetente. Invece sbucavano dai cassetti solo per i giorni di festa da trascorrere i trasferta, in case dove le temperature erano tropicali. Anche quel Natale, io e Ciro, Più piccolo di me di due anni, ci aggiravamo sudati, con gli occhi lucidi e le guance rosse come due palle, perfettamente mimetizzati con il multicromatico albero di casa di quello stronzo di mio nonno.
Era alto ameno due metri e mezzo (l'albero non mi nonno) e aveva ai suoi piedi l'unica cosa che ci interessava di tutto quello che accadeva intorno.
Ci giravamo intorno come guardoni sul ciglio di una spiaggia per nudisti. A volte pretendevamo ( a vuoto) di mangiare seduti lì, accanto ai regali, e nei momenti di défaillance di chi, a rotazione, ci controllava, provavamo a strappare un po' della carta natalizia che avvolgeva i pacchi segnai da un cartoncino con il nostro nome. 
Avrei dovuto capire che quella mezza parola che Ciro aveva intravisto strappando la carta dorata del suo regalo nascondeva una fregatura: Ciccio. Che cazzo di regalo poteva iniziare con Ciccio?
Fu drammatico.

Questo pezzo è tratto da:

Babbo Natale è strunz
AA.VV.
80144 Edizioni, ed. 2010
Prezzo 11,00€

domenica 24 novembre 2013

Italo Calvino: un uomo invisibile

Parigi, Febbraio del 1974, Fausto Rapetti gira questo bellissimo documentario su Italo Calvino, stabilitosi da 7 anni, nella capitale francese. Lì Calvino, scrive romanzi e scrive dell'Italia. "Come mai non ha mai scritto su Parigi?" chiede l'intervistatore. "Forse per scrivere di Parigi, dovrei staccarmene essere lontano. Se è vero che si scrive partendo da un'assenza. Oppure dovrei esserci dentro fino in fondo. Dovrei esserci stato fin dalla giovinezza se è vero che sono gli scenari della nostra "prima" vita quelli che danno forma al nostro mondo immaginario."
E Infine dice "forse bisogna che un luogo diventi un paesaggio interiore in modo che l'immaginazione prenda a vivere quel luogo a farne il proprio teatro".

Probabilmente aveva ragione, oggi non si lascia più alla propria all'immaginazione il tempo e lo spazio di scegliersi o sedimentarsi in un paesaggio interiore. E quindi forse anche noi lettori sempre in cerca di sbirciare quelli altrui, non ci soffermiamo sulla ricchezza di ciascuno dei paesaggi messi in scena dai vari scrittori.
Il confronto fra intervistatore e intervistato tocca uno dei lavori di Calvino "le città invisibili", il rapporto con Parigi, quello con Torino dove lavora e i libri che rimangono nella sua memoria e nel confronto giornaliero con un mondo che cambia.

E' bello vedere queste interviste perché sono un po' come dei testamenti o dei suggerimenti che vengono dal passato. Calvino dice anche una cosa che è anche un avvertimento per i nuovi scrittori "agli scrittori, essere visti di persona non giova affatto. Ci sono stati scrittori enormemente popolari di cui non si sapeva niente.[...] Ora lo scrittore ha occupato il campo e del luogo immaginario non è rimasto niente."

Non aggiungerò altro. Non è un'intervista lunghissima ma è una summa di quello che era Calvino al di là di quello che la critica e la scuola ci hanno insegnato. Come è avvenuto per Montale qualche settimana fa anche qui, Calvino è un uomo che parla di sé stesso come uomo e poi di un altro "sé stesso" quando è scrittore. Nel primo ci sono la ricerca della tranquillità, una vita familiare, il vivere una città come Parigi come cittadino e non come turista. Dall'altra c'è lo scrittore e il lettore che declina le immagini su cui gli capita di soffermarsi in letteratura o in letture e contestualmente è in cerca del silenzio o dell'invisibilità per poter visitare il luogo invisibile che sarà il palco dei successivi lavori.

Buone letture e buona domenica da me e da Oscar,
Simona Scravaglieri 





Il libro citato è:

Le città invisibili
Italo Calvino
Mondadori Editore, ed. 1996
Collana "Oscar opre di Italo Calvino"
Prezzo 9,00€
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...